Il dono dello Spirito per tutta l'umanità

 Il dono dello Spirito per tutta l'umanità
Dopo l'Ascensione, celebrata la scorsa domenica, ecco la solennità di Pentecoste, che celebra il dono dello Spirito Santo. "Non vi lascerò orfani" aveva promesso Gesù ai suoi amici, annunciando loro il proprio ritorno al Padre; "vi manderò lo Spirito Santo". E per aiutarli a capire chi fosse, quel misterioso Spirito, lo chiamò Paràclito, termine allora usato per designare un avvocato difensore, un consigliere amico, un sostegno nelle difficoltà.
Quella promessa, le letture di oggi dicono che Gesù l'ha adempiuta due volte. Della prima parla il vangelo (Giovanni 20,19-23): il giorno stesso della risurrezione, manifestandosi agli apostoli, Gesù "alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo", accompagnando il dono con parole che ne esprimono la finalità: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi". Lo Spirito è dunque la forza divina che sostiene gli apostoli nella missione loro affidata, il consigliere che li guida nel decidere chi rendere partecipi e chi invece escludere dai benefici della redenzione. Questi compiti assegnati agli apostoli trovano chiarimento in altre pagine della Scrittura; qui si afferma che nel tradurli in atto essi non sono lasciati a sé stessi, ma possono contare sull'assistenza divina.
L'altro adempimento della promessa di Gesù è narrato nella prima lettura (Atti 2,1-11). Il giorno di Pentecoste (cioè il cinquantesimo dopo la Pasqua, il decimo dopo la visibile ascensione di Gesù al cielo) il dono dello Spirito Santo avviene in forma sensibile: un fragore di tuono, un vento gagliardo, lingue di fuoco si posano sui presenti e li rinsaldano nella percezione di una realtà spirituale. Avviene come per l'Ascensione: Gesù torna al Padre subito dopo essere risorto; quaranta giorni dopo "si fa vedere" nella sua ascesa, per soccorrere i limiti dell'umanità nel percepire eventi che di natura loro sfuggono ai sensi.
Un particolare è poi importante nel fragoroso dono dello Spirito che oggi celebriamo: le immediate conseguenze da parte di chi l'ha ricevuto. La Pentecoste era già una festa ebraica, e a Gerusalemme convenivano per l'occasione ebrei della diaspora, abitanti in tutti i Paesi del mondo allora conosciuto (l'elenco che ne dà questa pagina della Scrittura è un bel documento di geografia storica). Mentre prima se ne stavano chiusi in casa per paura, non appena irrobustiti dallo Spirito Santo gli apostoli escono e si mettono a parlare, annunciando a tutti "le grandi opere di Dio". Essi cominciano così ad adempiere al mandato ricevuto nel giorno di Pasqua; comincia la missione della Chiesa, destinata a tutti gli uomini di tutti i tempi.
Si collega a questo aspetto la seconda lettura di oggi, tratta dalla prima lettera di Paolo ai cristiani di Corinto (12,3-13), i quali vivono in uno scenario ben diverso: gli eventi di Gerusalemme sono lontani nello spazio e nel tempo, ed i Corinzi provengono non dal mondo ebraico ma da quello pagano. Relativamente allo Spirito Santo l'apostolo richiama loro molte cose, di quelle già spiegate loro a voce: ricorda che lo Spirito Santo è Dio; che muove gli uomini a riconoscere in Gesù il redentore; che distribuisce doni diversificati secondo i destinatari perché ciascuno dia frutti diversi per l'utilità comune; che l'hanno ricevuto con il battesimo, e senza distinzioni di razza o di condizione sociale.
Il fatto che l'abbiano ricevuto anche i cristiani di Corinto conferma che lo Spirito Santo non è stato dato solo agli apostoli, né solo agli ebrei, ma a tutti quanti professano la fede in Gesù. La Pentecoste dunque ci riguarda; la promessa di Gesù di non lasciare orfani i suoi amici riguarda gli uomini di ogni tempo e paese; anche noi, spiega l'apostolo Paolo, "noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito, per formare un solo corpo". E' il mistico corpo di Cristo; è la sua Chiesa.

 

                          Auguro a tutti una Buona e Santa Solennità di Pentecoste - Padre Salvatore Usai ocd.
 

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La comunità dei credenti accoglie la misericordia del Signore e l'annuncia gioiosamente a tutti
Celebriamo la solennità dell'Ascensione. "Il terzo giorno è risuscitato, è salito al cielo e siede alla destra del Padre" (dal Credo). Il Signore Gesù è salito al cielo. E' il compimento della sua missione, è la pienezza della sua gloria, cioè della sua bontà, della sua potenza, della sua grandezza. Gesù, nostro fratello, è Dio, è il Salvatore, è il Signore! A Lui la lode, l'amore, l'adorazione, il nostro attaccamento nella fede.
"Vado a prepararvi un posto perché voglio che dove sono io, siate anche voi". Indica la meta verso la quale è diretta la nostra esistenza. Se la meta è chiara, si cercano i mezzi per raggiungerla, si affrontano e si superano gli ostacoli. E' la meta che dà senso alle cose. Per noi è il paradiso la realtà che dà senso alla nostra vita, alle nostre cose, alle nostre azioni?
Gesù è salito al cielo, ma rimane con noi. "Io sono con voi tutti i giorni fino ala fine del mondo". E' presente con noi, in mezzo a noi: nell'Eucarestia, nella Parola, nei Sacramenti, nel prossimo, specie in quello bisognoso. Rimane nella Chiesa, sacramento di salvezza: segno efficace della presenza di Cristo. Ci domandiamo: Sono un segno efficace? Come Chiesa, come comunità parrocchiale, siamo un segno efficace? Aiutiamo a vedere, a incontrare Cristo Salvatore?
Ci scrive papa Francesco nel documento "La gioia del Vangelo": "Questa salvezza, che Dio realizza e che la Chiesa gioiosamente annuncia, è per tutti, e Dio ha dato origine a una via per unirsi a ciascuno degli esseri umani di tutti i tempi. Ha scelto di convocarli come popolo e non come esseri isolati. Nessuno si salva da solo, cioè né come individuo isolato né con le sue proprie forze. Questo popolo che Dio si è scelto e convocato è la Chiesa. Gesù non dice agli Apostoli di formare un gruppo esclusivo, un gruppo di élite. Gesù dice: «?Andate e fate discepoli tutti i popoli?» (Mt 28,19). il Signore chiama anche te ad essere parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore!"
Per S. Luca negli Atti degli Apostoli l'Ascensione è una partenza. I quaranta giorni caratterizzati dalle apparizioni del Risorto sono un tempo particolare in cui i discepoli alla scuola del Maestro si sono preparati ad affrontare la sua assenza e a diventare testimoni convinti della risurrezione. Tra la partenza e il ritorno del Cristo glorioso, viviamo il tempo della Chiesa. La Chiesa è fondata sul passato, sulla salvezza operata da Cristo, è protesa verso il futuro di Dio, la salvezza piena e definitiva del cielo e, sostenuta dalla forza dello Spirito, è impegnata nel presente con la virtù della speranza che è la certezza che Dio porterà a compimento ciò che ha promesso. Una speranza operosa!
Noi cristiani, tutti noi, preti, vescovi, laici, suore, vecchi, bambini, padri e madri di famiglia. abbiamo ricevuto il dono della fede e del battesimo per questo scopo preciso: portare e comunicare il dono della fede agli altri. Il cristiano non vive per sé, ma per gli altri, nel senso della carità, dell'aiuto al prossimo più povero e bisognoso, ma soprattutto nel senso della fede che va vissuta per testimoniarla e annunziarla agli altri.
Tutti gli uomini hanno bisogno di Cristo e il dono più grande che possiamo fare ai fratelli è appunto di testimoniare e annunziare Gesù Salvatore. Non facendo discorsi ma con l'esempio e con la parola giusta in certi momenti.
Per rievangelizzare il nostro popolo è necessario che ciascun battezzato diventi missionario. Questo significa che ciascuno di noi deve dare un po' del suo tempo e delle sue capacità alla missione della Chiesa. Non possiamo più essere passivi fruitori di servizi religiosi, dobbiamo diventare attivi collaboratori della Chiesa. Se non faccio nulla per la mia parrocchia, che cristiano sono? Non solo un aiutare finanziariamente, ma dare del mio tempo, delle mie capacità, per aiutare a rievangelizzare il nostro popolo.
E' importante prendere coscienza di questa meravigliosa vocazione della Chiesa e quindi di ciascuno di noi. Ed è importante chiederci se ci sentiamo veramente discepoli e missionari di Gesù, inviati nel mondo dalla sua bontà e dalla sua fiducia.
La Vergine Maria, che ha sostenuto l'attesa dello Spirito Santo e ha accompagnato i passi della Chiesa, accompagni anche noi. 

                                                    Buona Solennità dell'Ascensione a Tutti da Padre Salvatore Usai ocd

L'Ascensione di Gesù e la nostra - omelia di p.Pablo Martin ...

 
La grande gioia del vangelo
Nel libro degli Atti degli Apostoli si riferisce che, dopo una prima violenta persecuzione, la comunità cristiana di Gerusalemme, eccettuati gli apostoli, si disperse nelle regioni circostanti e Filippo, uno dei diaconi, raggiunse una città della Samaria. Là predicò Cristo risorto, e il suo annuncio fu accompagnato da numerose guarigioni, così che la conclusione dell'episodio è molto significativa: "E vi fu grande gioia in quella città". Ogni volta ci colpisce questa espressione, che nella sua essenzialità ci comunica un senso di speranza; come dicesse: è possibile! E' possibile che l'umanità conosca la vera gioia, perché là dove arriva il Vangelo, fiorisce la vita; come un terreno arido che, irrigato dalla pioggia, subito diventa verde. Filippo e gli altri discepoli, con la forza dello Spirito Santo, fecero nei villaggi della Palestina ciò che aveva fatto Gesù: predicarono la Buona Notizia e operarono segni prodigiosi. Era il Signore che agiva per mezzo loro. Come Gesù annunciava la venuta del Regno di Dio, così i discepoli annunciarono Gesù risorto, professando che Egli è il Cristo, il Figlio di Dio, battezzando nel suo nome e scacciando ogni malattia del corpo e dello spirito.
"E vi fu grande gioia in quella città". Leggendo questo brano, viene spontaneo pensare alla forza risanatrice del Vangelo, che nel corso dei secoli ha "irrigato", come acqua che porta vita, tante popolazioni. Alcuni grandi Santi e Sante hanno portato speranza e pace ad intere città - pensiamo a san Carlo Borromeo a Milano, al tempo della peste; alla beata Madre Teresa a Calcutta; e a tanti missionari, il cui nome è noto a Dio, che hanno dato la vita per portare l'annuncio di Cristo e far fiorire tra gli uomini la gioia profonda. Mentre i potenti di questo mondo cercavano di conquistare nuovi territori per interessi politici ed economici, i messaggeri di Cristo andavano dappertutto con lo scopo di portare Cristo agli uomini e gli uomini a Cristo, sapendo che solo Lui può dare la vera libertà e la vita eterna. Anche oggi la vocazione della Chiesa è l'evangelizzazione: sia verso le popolazioni che non sono state ancora "irrigate" dall'acqua viva del Vangelo; sia verso quelle che, pur avendo antiche radici cristiane, hanno bisogno di nuova linfa per portare nuovi frutti, e riscoprire la bellezza e la gioia della fede.
Ora abbiamo le parole semplici e profonde di papa Francesco: "La gioia del vangelo riempie il cuore e la vita di coloro che si incontrano con Gesù. Con Gesù sempre nasce e rinasce la gioia". Il papa ci ricorda la gioia del vangelo e ci richiama l'importanza dell'opera di evangelizzazione, nel nostro tempo, nelle situazioni della nostra vita.
L'apostolo Pietro nella seconda lettura ci dice: "Adorate il Signore nei vostri cuori, pronti sempre a dare ragione della speranza che è in voi, con dolcezza e rispetto".
E la gioia del vangelo non è un insieme di idee, ma l'esperienza di vita con Gesù, in Gesù, per Gesù. "Osservate i miei comandamenti": è così che si ama Gesù. "Pregherò il Padre e vi darà lo Spirito Santo, consolatore, difensore. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui. Io sono nel Padre e voi in me e io in voi".
Scrive il papa nel documento La gioia del vangelo: "Invito a rinnovare ogni giorno il proprio incontro personale con Gesù, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta"... Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge in avanti!"

                                                         Buona VI Domenica di Pasqua a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                            don Lucio D'Abbraccio, "Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa"

La risposta è Gesù: via, verità e vita
Io sono la via, la verità e la vita. Parole immense, che evadono da tutte le parti.
Io sono la via, sono la strada, che è molto di più di una stella polare che indica, pallida e lontana, la direzione. È qualcosa di vicino, solido e affidabile dove posare i piedi; il terreno, battuto dalle orme di chi è passato ed è andato oltre, e che ti assicura che non sei solo. La strada è libertà, nata dal coraggio di uscire e partire, camminando al ritmo umile e tenace del cuore. Gesù non ha detto di essere la meta e il punto di arrivo, ma la strada, il punto di movimento, il viaggio che fa alzare le vite, perché non restino a terra, non si arrendano e vedano che un primo passo è sempre possibile, in qualsiasi situazione si trovino. Alla base della civiltà occidentale la storia e il mito hanno posto due viaggi ispiratori: quello di Ulisse e del suo avventuroso ritorno a Itaca, il cui simbolo è un cerchio; il viaggio di Abramo, che parte per non più ritornare, il cui simbolo è una freccia. Gesù è via che si pone dalla parte della freccia, a significare non il semplice ritorno a casa, ma un viaggio in-finito, verso cieli nuovi e terra nuova, verso un futuro da creare.
Io sono la verità: non dice io conosco la verità e la insegno; ma io sono la verità. Verità è un termine che ha la stessa radice latina di primavera. E vuole indicare la primavera della creatura, vita che germoglia e che mette gemme; una stagione che riempie di fiori e di verde il gelo dei nostri inverni. La verità è ciò che fa fiorire le vite, secondo la prima di tutte le benedizioni: crescete e moltiplicatevi. La verità è Gesù, autore e custode, coltivatore e perfezionatore della vita. La verità sei tu quando, come lui in te, ti prendi cura e custodisci, asciughi una lacrima, ti fermi accanto all'uomo bastonato dai briganti, metti sentori di primavera dentro una esistenza.
Io sono la vita. Che è la richiesta più diffusa della Bibbia (Signore, fammi vivere!), è la supplica più gridata da Israele, che è andato a cercare lontano, molto lontano il grido di tutti i disperati della terra e l'ha raccolto nei salmi. La risposta al grido è Gesù: Io sono la vita, che si oppone alla pulsione di morte, alla violenza, all'auto distruttività che nutriamo dentro di noi. Vita è tutto ciò che possiamo mettere sotto questa nome: futuro, amore, casa, festa, riposo, desiderio, pasqua, generazione, abbracci. Il mistero di Dio non è lontano, ma è la strada sottesa ai nostri passi. Se Dio è la vita, allora c'è della santità nella vita, viviamo la santità del vivere. Per questo fede e vita, sacro e realtà non si oppongono, ma si incontrano e si baciano, come nei Salmi.
Coraggio amici, che il Signore ricolmi i nostri cuori di pazienza e passione. Pazienza per imparare a perdonare le nostre miserie e passione per rialzarci ad ogni caduta e ricominciare a camminare con Lui. Un abbraccio a tutti e siamo sempre uniti nella preghiera.

 

                                                           Buona V Domenica di Pasqua a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

                                                                                     V Domenica di Pasqua - Anno B - Matteo Farina


 Ascoltare e seguire il Buon Pastore
Il vangelo ci presenta una delle immagini più belle che, sin dai primi secoli della Chiesa, hanno raffigurato il Signore Gesù: quella del Buon Pastore. Il testo ci descrive i tratti profondi del rapporto tra Cristo Pastore e il suo gregge, un rapporto talmente stretto che nessuno potrà mai rapire le pecore dalla sua mano. Esse sono unite a Lui da un vincolo d'amore e di reciproca conoscenza, che garantisce loro il dono immenso della vita eterna. Nello stesso tempo, l'atteggiamento del gregge verso il Buon Pastore, Cristo, è presentato con due verbi specifici: ascoltare e seguire. Questi termini designano le caratteristiche fondamentali di coloro che cercano di seguire il Signore. Innanzitutto l'ascolto della sua Parola, dal quale nasce e si alimenta la fede. Chi è attento alla voce del Signore è in grado di valutare nella propria coscienza le giuste decisioni per agire secondo Dio. Dall'ascolto deriva, quindi, il seguire Gesù: si agisce da discepoli dopo aver ascoltato e accolto interiormente gli insegnamenti del Maestro, per viverli quotidianamente.
In questa domenica viene spontaneo ricordare a Dio i Pastori della Chiesa, e coloro che si stanno formando per diventare Pastori. Una speciale preghiera per il papa, i vescovi, i parroci, per tutti coloro che hanno responsabilità nella guida del gregge di Cristo, affinché siano fedeli e saggi nel compiere il loro ministero. In particolare intendiamo pregare per le vocazioni al sacerdozio in questa Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, affinché non manchino mai validi operai nella messe del Signore. Anche in questo tempo, nel quale la voce del Signore rischia di essere sommersa in mezzo a tante altre voci, ogni comunità ecclesiale è chiamata a promuovere e curare le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Gli uomini infatti hanno sempre bisogno di Dio, anche nel nostro mondo tecnologico, e ci sarà sempre bisogno di Pastori che annunciano la sua Parola e fanno incontrare il Signore nei Sacramenti.
Ci sono di aiuto le parole semplici, concrete e profonde di papa Francesco: "Se io mi sento attratto da Gesù, se la sua voce riscalda il mio cuore, è grazie a Dio Padre, che ha messo dentro di me il desiderio dell'amore, della verità, della vita, della bellezza... e Gesù è tutto questo in pienezza! Questo ci aiuta a comprendere il mistero della vocazione, specialmente delle chiamate ad una speciale consacrazione. A volte Gesù ci chiama, ci invita a seguirlo, ma forse succede che non ci rendiamo conto che è Lui, proprio come è capitato al giovane Samuele. Ci sono molti giovani: vorrei chiedervi: qualche volta avete sentito la voce del Signore che attraverso un desiderio, un'inquietudine, vi invitava a seguirlo più da vicino? L'avete sentito? Avete avuto voglia di essere apostoli di Gesù? La giovinezza bisogna metterla in gioco per i grandi ideali. Pensate questo voi? Siete d'accordo? Domanda a Gesù che cosa vuole da te e sii coraggioso! Sii coraggiosa! Domandaglielo! Dietro e prima di ogni vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata, c'è sempre la preghiera forte e intensa di qualcuno: di una nonna, di un nonno, di una madre, di un padre, di una comunità... Ecco perché Gesù ha detto: «Pregate il signore della messe - cioè Dio Padre - perché mandi operai nella sua messe!» (Mt 9,38). Le vocazioni nascono nella preghiera e dalla preghiera; e solo nella preghiera possono perseverare e portare frutto. Mi piace sottolinearlo oggi, che è la "Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni". E invochiamo l'intercessione di Maria che è la Donna del "sì". Maria ha detto "sì", tutta la vita! Maria, nostra Madre, ci aiuti a conoscere sempre meglio la voce di Gesù e a seguirla, per camminare nella via della vita!"

 

                                                         Buona IV Domenica di Pasqua a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

                                              Gesù il buon pastore "Alle mie pecore do la vita eterna ...


In Gesù ritroviamo la speranza e il senso della vita
Sottolineiamo alcuni elementi del testo evangelico che riporta l'esperienza dei discepoli di Emmaus. Due dei discepoli erano in cammino... La fede non ci deve allontanare dalle strade in cui camminano gli uomini, come la gloria non relegò il Cristo risorto in un cielo inaccessibile. Appena uscito dalla tomba, Gesù è impaziente di riaccostare gli uomini privi di speranza. Gesù cammina con loro. Con quale tatto li fa parlare, gli fa confessare la loro delusione, li fa esprimere. Non introduce discorsi apologetici. Le anime depresse non accettano discorsi; vogliono soltanto essere ascoltate.
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro ... Con calma, con una vibrazione di sicurezza nella voce, con una fiamma interiore che non può frenare, lo Sconosciuto rivede gli stessi fatti storici sotto un' altra visuale, con un' altra angolatura. A poco a poco nel loro paesaggio interiore i dubbi si dissolvono come la nebbiolina del mattino nella pianura di Emmaus. Il loro cuore allo scoccare della Parola divina prende fuoco.
Quando furono vicini al villaggio ... I due discepoli sono già arrivati. Ma lo Sconosciuto sembra continuare la strada. Non si invita da sé, non s'impone; semplicemente, è pronto a sparire. I due insistono con una preghiera stupenda: Resta con noi, Signore!
Quando fu a tavola con loro: dopo il dono della Parola, ecco il dono del Pane eucaristico come alla sera del giovedì santo nel Cenacolo. Nel gesto con cui si dona, Gesù si rivela e scompare. D'ora in poi ogni contatto con Lui si farà nella fede.
Trovarono riuniti gli Undici e gli altri con loro. I discepoli si raccolgono nel Cenacolo per pregare. La Chiesa è nata nella preghiera e vi persevera. La preghiera sostiene la crescita della Chiesa. Gesù è presente nell'Eucaristia celebrata in sua memoria; è presente nella Chiesa in cui Simone Pietro (il Papa) è il primo testimone della Risurrezione; è presente nella testimonianza dei due discepoli di Emmaus. Noi testimoniamo la sua Presenza con la nostra vita?
Dovremo anche noi nella vita di ogni giorno sforzarci di spezzare il pane, cioè condividere la gioia, dare la nostra attenzione e il nostro perdono. Quando poi incontriamo chi è nel bisogno dobbiamo condividere i doni che Dio ci ha dato.
Al termine del racconto è interessante notare come i due discepoli non tengono per sé il dono della manifestazione del Signore, ma ripartirono subito per Gerusalemme per annunciare agli altri come il Signore si era manifestato. La fede non la si tiene per sé; la fede, come tutti i doni di Dio, sono fatti per essere donati.
Comprendiamo allora come Gesù ha scelto di restare con noi fino alla fine del mondo e di farsi riconoscere in questi tre "luoghi": nella sua parola ("chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica è come chi costruisce la sua casa sulla roccia"), nell'Eucarestia ("prendete e mangiate questo è il mio Corpo"), nei fratelli, specie nei più bisognosi ("qualunque cosa avete fatto a uno d questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me).
L'esperienza dei discepoli di Emmaus ci porta a illuminare la situazione del nostro tempo: c'è molto buio sulla terra, molti problemi, drammi, guerre, violenze, ingiustizie. tutte cose che tormentano il cuore degli uomini, specie dei più poveri. Allora abbiamo bisogno con la preghiera e con la sincerità della vita di implorare che il Signore resti con noi, perché Lui certo non ha paura del buio del mondo, ma siamo noi che abbiamo paura e abbiamo bisogno di essere incoraggiati nel bene e salvati dai pericoli. Siamo noi che abbiamo bisogno, con la sua presenza, di comprendere quali sono i nostri doveri per costruire il mondo secondo il suo progetto di amore e di salvezza. Con buona volontà, con fiducia, con speranza. "Non lasciatevi rubare la speranza", ci dice papa Francesco.

 

                                                        Buona III Domenica di Pasqua a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.


                                                   Paróquia Divino Salvador » Sou eu mesmo (Lc 24,35-48)
 


 Dopo la morte di Cristo, gli apostoli rimasero soli. Ebbero paura al punto di rinchiudersi per il timore delle persone malevole. Avevano vissuto tre lunghi anni con il Maestro, ma non l’avevano capito, al punto che Cristo dovette rimproverarli seriamente (Lc 24,25). Non l’avevano capito perché il loro modo di pensare restava troppo terra terra. Vedendo Cristo impotente e senza coscienza sulla sua croce, essi avevano gettato tutt’intorno sguardi impauriti, dimenticando ciò che era stato detto loro: “Vi vedrò di nuovo, e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv 16,22). Ed ancora: “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).
I discepoli si rallegrarono al vedere Cristo, furono rassicurati dalle sue parole: “Pace a voi! Ricevete lo Spirito Santo!”. Ma essi dovettero attendere la Pentecoste perché lo Spirito Santo venisse a purificare i loro spiriti e i loro cuori, a dare loro il coraggio di proclamare la gloria di Dio, di portare la buona novella agli stranieri e di infondere coraggio ai loro seguaci. Dio si è riavvicinato agli uomini ed essi si sono rimessi nelle sue mani, per mezzo di Cristo e dello Spirito Santo.
Concedendo agli apostoli il potere di rimettere i peccati, Cristo ha detto loro: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (Gv 20,22-23). Come Cristo ha fatto con gli apostoli, così il vescovo, imponendo le mani ai sacerdoti che vengono ordinati, trasmette oggi il potere dello Spirito Santo, che permette loro di dispensare i sacramenti e, attraverso di essi, di assolvere i peccati. Ogni sacramento, non solo evoca il ricordo di Cristo, ma è Cristo in persona, che agisce immediatamente per salvare l’uomo. Nel dispensare i sacramenti, la Chiesa si mette in un certo senso ai piedi della croce per portare la salvezza ai credenti. Come potrebbe quindi dimenticare la fonte dalla quale scaturiscono le grazie di salvezza che sgorgano dalle sue mani?
Dio realizzerà il suo più grande desiderio, renderà l’uomo felice se egli lo vorrà, se risponderà “sì” al Padre che gli offre la gioia, a Cristo che gli porta la salvezza, allo Spirito Santo che gli serve da guida.
Dio non impone il suo amore agli uomini. Egli attende che l’uomo stesso faccia un passo in avanti. Dio salva chi si apre a lui per mezzo della fede, della speranza e dell’amore. Dio si avvicina, e anche l’uomo deve avvicinarsi a lui. Allora Dio e l’uomo si incontrano sullo stesso cammino, in Cristo, nella sua Chiesa.
Cristo non è solo uomo, né solo Dio. È Dio e uomo allo stesso tempo; grazie a questa duplice natura, egli è come un ponte teso tra l’umanità e Dio. Il sacrificio offerto a Dio da Cristo ha cancellato le colpe passate, presenti e future. “Egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso” (Eb 7,27). Da allora gli uomini possono “per mezzo di lui accostarsi a Dio” fiduciosi del fatto che “egli resta sempre” (Eb 7,25).
Così, per la sua natura prodigiosa e il suo sacrificio completo, Cristo è il solo Intercessore e Sacerdote Supremo. In Cristo, gli uomini ritornano al Padre. In Cristo il Padre rivela agli uomini l’amore che egli porta loro.
È sempre più facile avvicinarsi a Dio prendendo la mano caritatevole che il Padre tende all’uomo per aiutarlo a seguire Cristo, nostro Redentore. Tale è il senso del salmo che evoca l’uomo miserabile il cui grido giunse fino agli orecchi del Signore, e che fu liberato dai suoi mali.

    A Tutti Auguro una II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia  -  Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                                                II domenica di Pasqua anno C

Accogliere e scegliere Cristo nella vita
La Pasqua è Cristo morto e risorto per tutti noi, per l'umanità, per l'universo. Cristo è il centro del cosmo e della storia. E' il Figlio di Dio, onnipotente e vicinissimo a noi, per farci partecipi della sua vita già su questa terra, per essere ricolmi della sua pienezza per l'eternità. La pasqua è il centro e il fondamento della fede cristiana... allora è e deve essere anche il centro e il fondamento del nostro cammino di Sinodo nel quale ci sentiamo una comunità parrocchiale convocata per scegliere Cristo nella vita. E' così che abbiamo affrontato in un primo discernimento comunitario le realtà che sentiamo più importanti nella nostra vita umana e cristiana: la Famiglia, i Giovani, le Persone in difficoltà, la vita Sociale. Affronteremo poi nel mese di maggio, che è orientato alla festa della Madonna della Pace, la realtà della parrocchia e del suo rinnovamento secondo le ispirate indicazioni del Concilio e ora del nostro grande papa Francesco.
  Cristo risorto è il fondamento della nostra fede, è la nostra fede. Cristo, Figlio di Dio fatto uomo per noi, dopo aver vissuto tutta la sua vita per farci conoscere l'amore di Dio, condannato e morto sulla croce, è risorto, è vivo, è il Vivente per sempre, è il Redentore, il Salvatore dell'umanità, è il salvatore di ciascuno di noi. La nostra fede non è una formula, non è un'idea, ma una Persona, con la certezza che Lui ci infonde: "Io sono con voi!"
  L'apostolo Pietro nel suo primo discorso a Gerusalemme dirà: "Quel Gesù che voi avete crocifisso, Dio lo ha risuscitato. e noi ne siamo testimoni". Questa è la fede di tutta la Chiesa lungo il corso della storia, la fede dei santi e dei martiri, la fede dei popoli e dei cuori, questa è la fede che noi oggi abbiamo, che vogliamo accrescere, che vogliamo consegnare al mondo di oggi e al futuro della storia. Cristo risorto è la potenza di Dio, che vince il male e la morte, che vince il mondo, che apre i cieli. Cristo risorto è la potenza di Dio nei problemi del nostro mondo, nei problemi e nella debolezza della nostra vita. Nella nostra debolezza può risplendere la potenza di Dio, perché Cristo, buon pastore, ci è accanto e ci guida, ci porta in salvo, ci apre ad una vita "nuova", che è la pace di sentirci amati in maniera inesprimibile da Dio, che ci apre ad un amore bello, intenso, immediato e concreto verso il Signore e verso tutti gli uomini.
  Ringraziamo Dio per il dono della fede. La fede è così affascinante, che molti hanno lasciato tutto per la fede, molti hanno dato la vita per essa. Basta pensare ai martiri di tutti i tempi, a tutti gli annunciatori del vangelo, a tutti i testimoni della carità.
  Il fatto che Gesù è Dio fatto uomo, che è morto e risorto per noi, che cosa cambia nella nostra vita? Effettivamente, cambia il senso di tutto! Ci dà la certezza più grande: Cristo Gesù è vivo nella gloria dei cieli, è vivo e operante accanto a noi, è vivo in noi. Si tratta di sentirlo e trattarlo come una persona vera, reale, concreta, col quale viviamo insieme ogni momento. Lui vive per noi, perché è Amore; noi possiamo vivere con Lui e per Lui. Ci può essere una realtà più grande?
  La risurrezione di Gesù ci impegna ad una grande fiducia, ad un grande ottimismo. Siamo chiamati ad avere fiducia perché Cristo è risorto. "Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, come non ci darà ogni cosa assieme a Lui?", ci dice S. Paolo.
  Cristo Risorto è l'ottimismo, la fiducia, la certezza. La fiducia cristiana non è semplice attesa del futuro, ma coscienza che il regno di Dio è in mezzo a noi. La resurrezione è entrata nel mondo ed è come un seme e un germe potente. Dio ci ha chiamati, col battesimo, a vita nuova: e noi sappiamo "che siamo passati da morte a vita, perché amiamo i fratelli".
  La resurrezione è dono e conquista, futuro e presente, attesa ed esperienza insieme. La gioia della resurrezione si può già sperimentare vivendo la carità nelle sue espressioni di servizio, di perdono, di mitezza e benevolenza, di dono di sé; la risurrezione si può sperimentare lasciando sprigionare la vita del nostro battesimo, la vita nuova nello Spirito. Quanti santi e quanti cristiani hanno vissuto e vivono questa straordinaria esperienza! E' commovente e incoraggiante pensare a tutto il bene, la bontà, il sacrificio, la fede, la santità che c'è nelle case, nelle città, nel mondo intero. Questa è vita nuova, vera; anche se non fa notizia e non pensiamo a tutto ciò che il Signore continuamente opera sulla terra e nel cuore delle persone e ci lasciamo invece sempre intristire dalle notizie cattive.
  In nome della resurrezione siamo chiamati a liberare il mondo dalle incrostazioni del peccato, che sono le ingiustizie, le diseguaglianze, lo sfruttamento, la pornografia, la violenza, la povertà estrema in tanta parte della terra. Dobbiamo sostenere, amare, curare chi è nella sofferenza per il suo corpo ammalato, handicappato o invecchiato. Dobbiamo essere i difensori della dignità della vita di tutti, in nome di Cristo che non ha esitato a venire tra noi, a morire e risorgere per noi, perché Dio crede veramente nell'uomo e vuole la sua dignità, la sua vita, la sua gioia.
  Ho cercato di pensare e di portare nella preghiera le persone che sono maggiormente nella sofferenza, sono andato a trovare qualcuno di loro: ho ammirato la bontà, la santità, il sacrificio offerto con il sorriso dell'amore di quelle mamme accanto ai loro figli da decine di anni.
  Una famiglia mi ha consegnato una busta con una generosa offerta per la carità, con su scritte queste parole "Desideriamo condividere con altri fratelli la gioia della Risurrezione di Gesù Cristo". Un messaggero mi parla di un suo condomino, dice: "E' un uomo buono... lui vive il vangelo così... pensa sempre a chi ha più bisogno"
La forza della Pasqua di Gesù trasforma tante persone in creature splendide.

                    A Tutti Auguro una Buona, Felice e Santa Pasqua nel Signore - Padre Salvatore Usai ocd,
 

                                Omelia II domenica di Pasqua (anno C), P. Marko I. Rupnik - YouTube      

 Osanna a chi ci salva col suo amore
Ci commuove ogni anno, nella Domenica delle Palme, salire assieme a Gesù il monte verso il santuario, accompagnarlo lungo la via verso l'alto. In questo giorno, ovunque sulla terra e lungo i secoli, giovani e gente di ogni età Lo acclamano gridando: "Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"
Gesù entra in Gerusalemme. La folla dei discepoli lo accompagna in festa, i mantelli sono stesi davanti a Lui, si parla di prodigi che ha compiuto, un grido di lode si leva.
Folla, festa, lode, benedizione, pace: è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l'anima.
Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. E' grande l'amore di Gesù. E così entra in Gerusalemme con questo amore, e guarda tutti noi. E' una scena bella: piena di luce - la luce dell'amore di Gesù, quello del suo cuore - di gioia, di festa.
"Questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall'aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù". (papa Francesco)
Gesù si era incamminato come pellegrino verso Gerusalemme per le festività della Pasqua. Egli sa che Lo aspetta una nuova Pasqua e che Egli stesso prenderà il posto degli agnelli immolati, offrendo se stesso sulla Croce. Sa che, nei doni misteriosi del pane e del vino, si donerà per sempre ai suoi, aprirà loro la porta verso una nuova via di liberazione, verso la comunione con il Dio vivente. È in cammino verso l'altezza della Croce, verso il momento dell'amore che si dona. Il termine ultimo del suo pellegrinaggio è l'altezza di Dio stesso, alla quale Egli vuole sollevare l'essere umano.
"Una seconda parola: croce. Gesù entra a Gerusalemme per morire sulla Croce. Perché la Croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, di tutti noi, e lo lava, lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l'amore di Dio. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all'umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro. E anche i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l'intera creazione. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell'amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte". (papa Francesco)
Mettere insieme, come fa la celebrazione di oggi, i due atteggiamenti della folla che prima lo acclama e poi lo condanna, ci fa capire come è facile dimenticare l'amore di Dio, lasciarsi andare al peccato, rinnegare il Signore.
Ma il Signore ci inonda del suo amore e della sua misericordia. Si tratta di lasciarci amare e salvare da Lui. Lui che, come dice S. Paolo, "mi ha amato e ha dato tutto se stesso per me".
Così possiamo vivere la Settimana Santa, così possiamo vivere la vita che abbiamo davanti.

                                         Auguro a tutti una Buona Domenica delle Palme - Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                             Alla ricerca del tesoro della vita             

  Gesù è Vita e Resurrezione
Continua il nostro cammino quaresimale. Sempre abbiamo davanti a noi la figura, la vita, la persona di Gesù, nostro salvatore. Abbiamo contemplato e accolto Gesù come acqua che disseta, nell'esperienza del suo incontro di salvezza con la samaritana. Gesù è la risposta alle sete profonda del nostro cuore.
Un giorno ha ridato la luce agli occhi del cieco-nato e ha dato al suo cuore la luce della fede. Gesù è la luce della nostra vita. Ci ha dato questa luce nel battesimo, ci chiama a vivere nella sua luce ogni giorno della nostra vita, ci chiama ad essere anche noi, come Lui, luce del mondo. Oggi accogliamo, contempliamo e adoriamo Cristo Gesù "vita del mondo", vita di ciascuno di noi.
Nella risurrezione di Lazzaro fa con comprendere tutta la sua potenza di Figlio di Dio, di Dio che dà la vita, di Dio che vuole la vita dei suoi figli. Egli afferma: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Ciascuno di noi può dire: "Tu Gesù Signore sei vita, la vera vita, sei la mia vita, sei la vita di tutti, sei la vita del mondo".
Possiamo meditare in questo racconto della risurrezione di Lazzaro l'amore vero e concreto di Gesù per gli uomini, per gli amici: Gesù piange per la morte dell'amico Lazzaro, va alla tomba, si commuove profondamente e affidandosi alla potenza di Dio grida: "Lazzaro vieni fuori!".
Gesù è il padrone della vita. E quello che testimonia ora nei confronti di Lazzaro, lo vivrà pienamente nella sua propria risurrezione dopo aver sofferto una passione indicibile, vissuta come amore per la salvezza, cioè per la vita di tutti, la vita nuova su questa terra la vita che durerà per sempre nell'eternità.
Gesù ha dato tutto se stesso per la mia vita. Possiamo chiederci: "Come vivo la mia vita? che senso ha la mia esistenza? come la costruisco giorno per giorno? verso quale meta è orientata? Ogni giorno della mia esistenza, come nel giorno della mia morte, Gesù Signore è la "risurrezione e la vita", è colui che vuole la mia vita, la vita degli altri, la vita degli uomini sulla terra, vuole la vita di tutti nell'eternità dei cieli.
Gesù mi insegna a vivere, mi sostiene nelle debolezze, mi riempie la vita dei suoi doni e della sua gioia, mi fa capire che il senso e la realizzazione della mia esistenza è una vita vissuta nell'amore: nell'amore a Dio e nell'amore al prossimo. Perché Dio è amore, Dio è gioia, Dio è vita. 

                                        Auguro a tutti una Buona Domenica Quaresimale - Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                                           Domenica delle Palme 2019 - FIGLIE DI SAN PAOLO