Dio ci vuole felici, ma veramente

 Dio ci vuole felici, ma veramente.
C'è in tutti un gran desiderio di essere felici: ciascuno sogna secondo un proprio schema ma sempre si scontra con le delusioni scottanti che adagio adagio rendono rassegnati a una vita mediocre.
Ci si illude che la felicità stia in momenti di particolare piacere, o in esperienze di potere, di ricchezza, di benessere materiale immediato. Così, la vita dell'uomo si snoda in tensioni e attese, in delusioni e rassegnazioni che spengono ogni sogno e ogni ideale.
Gesù è venuto per ricondurre l'uomo alla sua autentica felicità, a realizzare quell'antica' immagine dell'Eden dove l'uomo viveva sereno e felice: Gesù è venuto a riproporre l'unica via possibile per risalire dalla china del peccato, dalla ribellione a Dio, dal rifiuto del suo progetto, verso la verità della vera dignità umana nella quale soltanto si può trovare la propria pienezza.
Ecco il senso delle "beatitudini": sono la traccia sicura per ritrovare l'antico equilibrio, per saper godere della realtà così come Dio stesso l'ha pensata. A prima vista l'insegnamento di Gesù sembra condurre alla sofferenza, alla rinuncia, a privarci di quanto ci affascina: essere poveri, avere fame, piangere, sono queste le linee di marcia indicate da Gesù. Qui si trova la vera libertà, la capacità di dominare su di sé e sulle cose, la lealtà di rapporti interpersonali trasparenti.
Nel pensiero di Gesù, la felicità dell'uomo risiede nella capacità di gestire la propria storia non seguendo le linee imposte dall'opinione pubblica, ma cercando la vera grandezza dei figli di Dio.
Il fascino delle cose, delle relazioni amorose, del piacere immediato, della stima e della fama sempre più vasta, è uno stimolo che non può essere l'unico scopo del vivere, né il criterio per le proprie scelte: la libertà dell'uomo resta sempre la condizione più vera per una felicità genuina e duratura. Questa è la proposta di Gesù.
Sembra che nemmeno il cristiano abbia sempre il coraggio di seguirla, tanto più quando già respira aria di potere e di ricchezza: sembra che certe "poltrone" o certi "indici di gradimento" siano ancora il criterio che determina scelte pubbliche e private.
Ma la conseguenza non è la felicità raggiunta: è solo un momento pagato sulla pelle altrui e spesso anche sulla propria.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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 Non temere, tu sarai....
Ogni vita è vocazione e ad ogni vocazione è legata una particolare missione da compiere. Fin dall'inizio della storia della salvezza Dio ha chiesto agli uomini la loro collaborazione per realizzare il suo progetto di salvezza a beneficio dell'umanità. Nell'Antico Testamento sono stati chiamati i patriarchi e i profeti, nel Nuovo Testamento lo stesso Gesù e gli apostoli.
Ma Dio continua ancora oggi a chiamare uomini e donne perché collaborino alla costruzione del suo regno nel mondo e facciano conoscere alle persone di tutto il mondo il suo messaggio di amore e di pace.
Dalle letture emerge la chiamata divina innanzitutto come un manifestarsi di Dio all'uomo. Prima di inviare, di affidare una missione, Dio si fa conoscere nella sua grandezza e bontà. L'uomo è posto davanti alla verità di Dio che illumina e gli fa comprendere la sua realtà di creatura debole, fragile, limitata, peccatrice. Eppure è proprio dell'uomo che Dio si serve per diffondere il messaggio di salvezza. E' interessante notale le esperienze, le sensazioni, la paura per la consapevolezza della propria indegnità e infine la risposta generosa sia di Isaia, sia di Pietro e degli apostoli.
Isaia, davanti alla manifestazione di Dio sente tutto il suo peccato e il peccato del suo popolo, ma si apre alla fiducia.
Così Pietro: nel racconto del vangelo Gesù dice a Pietro: "prendi il largo e cala le reti." "Maestro abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso niente. Ma sulla tua parola getterò le reti". Nella fede Gesù compie per Pietro e i suoi compagni il miracolo della pesca abbondante. Pietro, davanti a Gesù, riconosce tutta la sua debolezza e i suoi peccati: "Allontanati da me che sono un peccatore." Ma Gesù lo chiama con una vocazione grande: "Non temere, d'ora in poi sarai pescatore di uomini". E viene sottolineata ancora la generosità della risposta: "Lasciarono tutto e lo seguirono", perché avevano trovato Gesù e Gesù è tutto e li costituisce partecipi e continuatori della sua missione.
Questa liturgia ci porta a pensare alla grande vocazione dei consacrati, i sacerdoti, le suore, i religiosi, i missionari: preghiamo intensamente per la loro fedeltà, la perseveranza, la loro santificazione e vogliamo pregare, come Gesù ci raccomanda, per chiedere sempre nuove vocazioni generose e gioiose.
Poi ciascuno di noi deve pensare come vive la propria vocazione, nella famiglia, nel lavoro o nello studio, nella sofferenza, nelle varie situazioni in cui si trova.
Tutti possiamo vivere la vita come vocazione; vocazione a continuare l'opera e la missione di Gesù, con la generosità del cuore: "Ecco, manda me!". 
                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
                                             
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La carità, "Amatevi come Io vi ho amato"
Gesù è il vero profeta, che ci parla e ci porta il regno di Dio, l'amore di Dio, la tenerezza e la potenza di Dio che ci salva.
Ma come i profeti della Bibbia, non viene accolto. Pensiamo al profeta Geremia mandato a predicare la conversione e la penitenza: viene contestato, ma Dio gli promette la sua protezione. Ci sono delle espressioni profonde dell'amore di Dio rivolto a Geremia (e ciascuno le può applicare a sé) "prima di formarti nel grembo materno ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato, ti ho stabilito profeta delle nazioni. Alzati in fretta, dì loro tutto ciò che ti ordinerò, non spaventarti di fronte a loro, io sono con te per salvarti"
Gesù, come ci racconta il vangelo, "mandato a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare a prigionieri la liberazione" quando afferma "Oggi si è compiuta questa Scrittura", si trova davanti l'incomprensione, la critica, il rifiuto dei suoi compaesani. A quel punto ricorda loro la benevolenza di Dio manifestata anche verso i pagani, come la vedova di Zarepta, miracolata dal profeta Elia e il generale Naaman, il Siro, guarito dal profeta Eliseo.
Il Signore non viene meno alle sue promesse, al suo amore. Anzi fa comprendere la sua presenza con i tanti atti di amore che esprime, anche con miracoli, verso chi è povero, malato, peccatore, bisognoso di aiuto e di salvezza. Gesù è amore, Gesù ci insegna ad amare, Gesù ci ha dato il suo comandamento, che è il distintivo del cristiano, "Amatevi gli uni gli altri, come Io ho amato voi".
Comprendiamo allora come l'apostolo Paolo nei suoi scritti, come nella lettera ai Corinti, ci parla dell'amore, della carità, come la virtù e l'espressione di vita più grande. Ci aiuta anche a imparare a vivere la carità nelle varie situazioni, a esprimerla in tanti modi concreti e veri.
Afferma. Anche se io facessi le cose più grandi, ma non ho la carità, sono una nullità. Anche se facessi gesti grandi e sacrifici, ma per vanto, senza la carità, non contano nulla.
"La carità è magnanima, benevola è la carità, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine".

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
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Il Signore ci ha fatti popolo di Dio e Corpo di Cristo

La liturgia di oggi mette in luce l'identità profonda della Chiesa: noi siamo un popolo radunato attorno dalla Parola di Dio e costituito in unità dalla Parola di Dio; siamo un popolo salvato dalla presenza vera di Cristo che "oggi" (come in ogni Eucarestia) è in mezzo a noi come Messia e Salvatore.
Riprendendo il racconto dell'A.T. ritroviamo in quel radunarsi di popolo alcuni atteggiamenti propri delle nostre liturgie: leggere la Parola, alzarsi, inginocchiarsi, adorare, ascoltare coloro che spiegano la parola letta, gridare al Signore la nostra fede (Amen, Amen!).
Anche nel vangelo è la Parola che convoca la comunità, che è proclamata solennemente all'assemblea in attento ascolto, è spiegata, interpretata come messaggio di speranza, di gioia, di liberazione. Ma solo con Gesù essa è attualizzata e realizzata pienamente: in Lui si compie la Parola... "oggi". Gesù fa il suo commento, molto breve; ma in esso si rivela, si presenta, si fa conoscere apertamente come il Messia Salvatore. La gente non è pronta, non è attenta al passaggio di Dio; a Nazareth succede il più grande scompiglio. I "suoi" non l'hanno accolto, non si sono aperti alla fede, hanno creduto che fosse un matto, lo hanno cacciato come un bestemmiatore.
Ma Gesù è stato chiaro: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura, che voi avete udita".
Qual'era la Scrittura letta e ascoltata? E' il testo profetico di Isaia: "Lo Spirito del Signore è su di me, per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore".
Cristo Gesù è il Messia, il consacrato di Dio (sono i vari termini usati nell'A.T.). Gesù porta la buona notizia dell'amore infinito di Dio a tutti.
La parola "poveri" significa: i poveri di spirito, i poveri materialmente, gli umili, coloro aspettano e confidano nella Provvidenza del Padre; ma "povero" è ogni uomo, perché non è per nulla padrone della sua vita, perché è debole, fragile, peccatore. Gesù è vangelo, buona notizia, gioia e speranza per tutti. Gesù porta la liberazione vera da ogni schiavitù, dà la luce della verità e porta il senso della vita e delle cose ("dà la vista ai ciechi"). Gesù porta la vera liberazione di fronte a ogni oppressione morale, materiale, di fronte agli sfruttamenti, alle ingiustizie, alle manipolazioni; di fronte all'oppressione del proprio limite e del proprio peccato. Gesù porta ogni grazia e ogni misericordia, ogni rinnovamento, con la possibilità di ricominciare come da capo (anno di grazia è il giubileo di Dio), di rinnovare tutte le cose, di credere, e vivere l'impossibile ("Nulla è impossibile a Dio").
E questo Gesù lo compie, lo realizza "oggi". Lo compie anche per noi in ogni momento e in maniera particolare in questo momento dell'Eucarestia. Per noi suo popolo, per ciascuno di noi membro del suo Corpo (v. II lettura) Gesù compie la sua opera di Messia, di Salvatore.
Anche noi oggi viviamo l'Anno Santo della Misericordia.

Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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 L'amore di Dio è per tutti gli uomini
Il primo dei segni, che noi chiamiamo miracoli, di Gesù, avviene a Cana di Galilea, in una festa di nozze.
Gesù non disdegna le cose umane, è pienamente inserito nella vita della sua gente, nei suoi momenti gioiosi e in quelli tristi. Anzi dà pieno valore e benedizione a tutte le situazioni della vita umana.
Compie il primo miracolo ad una festa di nozze e neanche per una cosa indispensabile... Il primo non lo compie per guarire un malato, sanare un lebbroso, perdonare un peccatore, sfamare le folle... farà anche questo; il primo è per la gioia di due sposi, ai quali è venuto a mancare il vino.
Dimostra tutta la sua attenzione e premura per la vita delle coppie, per le famiglie, perché ci sia o ritorni l'amore, quando sembra venir meno. Per questo va la nostra preghiera per tante situazioni di sofferenza anche oggi.
C'è la sensibilità, l'attenzione, la preghiera di Maria Ss. "Non hanno più vino". "Fate tutto quello che vi dirà".
Il segno di Cana è grande in se stesso, ma è soprattutto il richiamo al continuo grande segno di Dio nel suo amore all'umanità. Dio è lo sposo dell'umanità, è l'innamorato dell'umanità e di ciascuno. Dio è amore, è tenerezza, è misericordia: Dio rinnova sempre il suo amore, anche quando viene meno la nostra fedeltà.
Da Lui impariamo ad amare, nelle vicende delicate e difficili della vita: la sensibilità, l'attenzione, il darsi da fare, il ricorrere a Dio e implorare da Lui quella grazia che può rinnovare la vita delle persone, delle famiglie, della società.
A Cana Gesù partecipando ad una festa di nozze proclama il suo atto di fede nell'amore umano. Lui crede nell'amore, lo benedice, lo rilancia con il suo primo prodigio, lo collega a Dio. Perché l'amore è il primo segnale indicatore da seguire sulle strade del mondo, un evento sempre decretato dal cielo.
Gesù prende l'amore umano e lo fa simbolo e messaggio del nostro rapporto con Dio. Anche credere in Dio è una festa, anche l'incontro don Dio genera vita, porta fioriture di coraggio, realizza la vita dell'uomo. 

Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 
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  Battezzati in Spirito Santo e fuoco
E' la festa del Battesimo del Signore. La pagina del Vangelo sottolinea che, quando Gesù ebbe ricevuto il battesimo da Giovanni nel fiume Giordano, «il cielo si aprì". Questo realizza le profezie. C'è scritta nella Bibbia questa invocazione: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,19). Se i cieli rimangono chiusi, il nostro orizzonte in questa vita terrena è buio, senza speranza. Invece, celebrando la venuta, la fede ci ha dà la certezza che i cieli si sono squarciati, si sono aperti. Nel giorno del battesimo di Gesù ancora contempliamo i cieli aperti. La manifestazione del Figlio di Dio sulla terra segna l'inizio del grande tempo della misericordia, dopo che il peccato aveva chiuso i cieli, elevando come una barriera tra l'essere umano e il suo Creatore. Con la nascita di Gesù i cieli si aprono! Dio ci dà nel Cristo la garanzia di un amore indistruttibile. Da quando il Figlio di Dio si è fatto carne è possibile vedere i cieli aperti. È stato possibile per i pastori di Betlemme, per i Magi d'Oriente, per il Battista, per gli Apostoli di Gesù, per santo Stefano, il primo martire, che esclamò: «Contemplo i cieli aperti!» (At 7,56). Ed è possibile anche per ognuno di noi, se ci lasciamo invadere dall'amore di Dio, che ci è stato donato la prima volta nel Battesimo per mezzo dello Spirito Santo. Lasciamoci invadere dall'amore di Dio! Questo è il grande tempo della misericordia!
Quando Gesù ricevette il battesimo di penitenza da Giovanni il Battista, solidarizzando con il popolo penitente - Lui senza peccato e non bisognoso di conversione -, Dio Padre fece udire la sua voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento». Gesù riceve l'approvazione del Padre celeste, che l'ha inviato proprio perché accetti di condividere la nostra condizione, la nostra povertà. Condividere è il vero modo di amare. Gesù non si dissocia da noi, ci considera fratelli e condivide con noi. E così ci rende figli, insieme con Lui, di Dio Padre. Questa è la rivelazione e la fonte del vero amore. E questo è il grande tempo della misericordia!
"Non vi sembra che nel nostro tempo ci sia bisogno di un supplemento di condivisione fraterna e di amore? Non vi sembra che abbiamo tutti bisogno di un supplemento di carità? Non quella che si accontenta dell'aiuto estemporaneo che non coinvolge, non mette in gioco, ma quella carità che condivide, che si fa carico del disagio e della sofferenza del fratello. Quale sapore acquista la vita, quando ci si lascia inondare dall'amore di Dio!" (papa Francesco)
E ora pensiamo e rinnoviamo la grande grazia del nostro Battesimo. "Io vi battezzo con acqua, ma viene Colui che è più forte di me... Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco". Io sono battezzato nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo; sono consacrato nello Spirito Santo, sono tempio dello Spirito Santo e del fuoco del suo amore.
Questo è bello quando battezziamo i bambini. Ogni bambino che nasce è un dono di gioia e di speranza, e ogni bambino che viene battezzato è un prodigio della fede e una festa per la famiglia di Dio.
Questo è importante quando battezziamo giovani o adulti. Questo è vita cristiana per tutti noi, che ogni giorno viviamo la grazia del nostro battesimo, grazia nella quale cresciamo e maturiamo, realizzando una vita vera e in pienezza davanti a Dio e davanti al prossimo, per noi stessi e per il bene degli altri, che sono veri fratelli.
Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 
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 Le stelle di Dio
Contempliamo la bontà di Dio che è apparsa in mezzo a noi. L'episodio del Vangelo di oggi ci viene riportato solo da Matteo. Egli non racconta nei particolari la nascita di Gesù,
semplicemente la cita, mentre si sofferma in modo dettagliato sulla storia dei Magi, questi saggi pagani che entrano nelle prime pagine del Vangelo. All'Evangelista sta a cuore proprio questo: c'è una Sapienza nuova, Gesù, che non può essere accolta da chi non si mette in cammino, da chi ha paura del cambiamento, da chi non si ritiene bisognoso di luce. E noi dobbiamo metterei sulle orme dei Magi per accogliere e adorare il nostro Salvatore. Il protagonista di questa pagina sembra essere, a dispetto di tutto, proprio il re Erode! Emerge nel suo contrasto con l'atteggiamento dei Magi: questi, accesi dal desiderio di conoscere il Messia, motivo di quella congiunzione astrale insolita, si muovono con entusiasmo. Erode invece, e con lui tutti i saggi esperti delle Scritture, sono subito impauriti. Ma si stava semplicemente realizzando la profezia tanto attesa! Ad un evento di bene si può reagire come Erode: con gelosia, con paura, addirittura con una strage, come avverrà a breve! Eppure Gesù, nella sua regalità, non si presenta con un esercito armato, ma, nella debolezza di un bambino! Dio non è mai ostile e arriva nei tanti segni che accompagnano la nostra giornata, per darci vita. Se come Erode lo vediamo però come un nemico che può toglierci qualcosa, che ci chiede di dare del nostro come un usurpatore, allora coveremmo verso Dio, verso gli altri e verso noi stessi inganno, amarezza, peccato, chiusura alla vita. E' certo che Dio fa sempre saltare i nostri schemi, quando arriva! Non si tratta mai di percorrere una strada già stabilita e programmata, ma di seguire, come fanno i Magi, quella stella che li precede nel cammino. Quante stelle nella nostra storia ci spronano a metterci in cammino, ci accendono il desiderio di Dio, ci stanano dalle nostre comodità. Non dobbiamo fare come Erode, ma come i Magi! Se custodiamo acceso in noi il desiderio di Dio, allora non sarà difficile riconoscere la stella giusta per noi, alzare lo sguardo al cielo e deciderci a seguire la sua traiettoria, perché saremo certi che nell'incomprensione, nella fatica, nell'incertezza del percorso, comunque sarà per un bene, il bene che Dio ha pensato per noi. Così costruiremo la nostra vita nella pienezza della luce e della forza del Signore.

 
Buona Festa della Epifania del Signore da Padre Salvatore Usai ocd.
 
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   Nel nome della Beata Vergine Maria, iniziamo questo nuovo anno del Signore
Un nuovo anno solare che inizia oggi è sempre un motivo per guardare avanti nel segno della gioia, della pace e della speranza.
E ciò lo facciamo affidando questo nuovo itinerario temporale alla Beata Vergine Maria, che oggi celebriamo con il titolo di Madre di Dio, perché Madre di Gesù, nato da lei per opera dello Spirito Santo e della cui natività stiamo celebrando l'annuale ricorrenza con la solennità del Santo Natale che abbiamo ricordato una settimana fa.
Inizia un nuovo anno e l'augurio più bello che possiamo scambiarci, noi cristiani, noi che guardiamo il mondo ed il tempo con gli occhi di Dio e aperti all'eterno, con quanto ci offre la parola di Dio di questo giorno santo e tanto atteso, ma non sempre nel modo migliore, come capita a volte.
Il Capodanno con la Giornata mondiale della pace che noi cattolici celebriamo in questo primo giorno del nuovo anno è sempre qualcosa di stimolante a livello spirituale, umano, sociale, politico, economico.
La benedizione di Mosè a tutto il popolo d'Israele che costituisce il brano della prima lettura di oggi, tratto dal Libro dei Numeri ci può aiutare nel sano e saggio discernimento di come programmare il nuovo anno, alla luce di quanto il Signore opera per noi e si attende da noi: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace.
Benedizione e custodia di Dio nei confronti dell'umanità è quanto assicurato dall'alto, in quanto Dio rispetta i patti ed è fedele per sempre.
Essere in sintonia con Dio e costruire ponti di pace è quanto spetta all'essere umano che cerca la benedizione del cielo e agisce guardando continuamente il cielo, ove è la sua patria per sempre, pur nella consapevolezza che opera nella storia e sulla terra come pellegrino e viandante verso mete celesti.
Non a caso la preghiera iniziale della celebrazione di questo primo giorno dell'anno solare recita così: Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione si renda disponibile ad accogliere il tuo dono.
E nel salmo 66 ci rivolgiamo a Dio chiedendo misericordia e pace per tutti i giorni che stanno a noi davanti: Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; perché si conosca sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti.
Abbiamo bisogno della misericordia di Dio per tutti i nostri errori della vita passata e dell'anno appena trascorso, con la promessa e la buona intenzione e volontà di non continuare a fare gli stessi sbagli, ma ricominciare una vita nuova, nella grazia e nella bontà del Signore.
Questo è possibile nella misura in cui accogliamo nella nostra mente e nel nostro cuore la venuta di Dio tra noi, come ci ricorda il testo della Lettera ai Galati di San Paolo Apostolo.
Con il mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio e l'elevazione, mediante Gesù Cristo, dell'uomo alla dignità di figlio adottivo di Dio, noi abbiamo il dovere di riflettere nel nostro comportamento quello che realmente siamo: non più schiavi, ma figli e in quanto figli, eredi della gloria futura per grazia ricevuta.
Nella riscoperta della nostra dignità di figli di Dio ci aiuta la Vergine Maria che è Madre di Dio e Madre nostra.
Il Vangelo di oggi, lo stesso del giorno di Natale, ci invita a ritornare con gioia, fede e coraggio alla grotta del Bambinello Gesù, per ascoltare, con il silenzio, la luce, l'armonia e la bellezza della strada che stiamo percorrendo la voce di Dio che parte proprio da lì.
Ritrovare Maria, Giuseppe e il Bambino a distanza di otto giorni dal Natale, che abbiamo appena festeggiato, significherà per noi, come è stato per Gesù, procedere alla circoncisione del nostro cuore con gli strumenti dell'amore e della misericordia. Anche per noi, in questo giorno, riprendiamo il nome che abbiamo ricevuto nel giorno del battesimo e che spesso abbiamo dimenticato nel corso dei nostri anni. Anni che si accavallano e ci fanno camminare verso la meta ultima del nostro itinerario terreno.
Dopo aver incontrato Gesù dobbiamo avere il coraggio e la forza della testimonianza, annunciando agli altri ciò che il Figlio di Dio ci ha dettato nel cuore e nella mente in questi giorni santi, che saranno sempre più santi, se li santifichiamo vivendo nella grazia e lontani dal peccato.
La vera schiavitù per ogni battezzato è quella di vivere lontano dalla grazia di Dio e farsi affascinare da ciò che mondanità e soddisfazione delle nostre più basse passioni, compresa quell'odio insanabile che porta un uomo ad essere lupo ad altro uomo e farsi guerra, perché non si è gente di pace e bontà.
E con questa umile e semplice preghiera di tutti noi, fedeli alla Chiesa, chiediamo a Dio in questo giorno, quello che più ci sta a cuore: O Signore, che in Maria hai mostrato che il tuo amore supera ogni nostro sogno e speranza, donaci la forza di non arrenderci mai di fronte alle ingiustizie e ai dolori del mondo, per impegnarci giorno per giorno a costruire nel mondo la tua pace. Amen.
Buon anno a tutti, che sia ricco di ogni bene e di soddisfazioni di ogni genere.

 
Auguri a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 
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  Un modello di famiglia, sempre attuale ed innovativa
In questa prima domenica, dopo Natale 2018, celebriamo, oggi, nel clima di gioia e di speranza, che genera questa ricorrenza annuale della nascita del Redentore, un altro momento significativo del cammino della comunità cristiana: la festa della Santa Famiglia di Nazareth, composta da Gesù, Giuseppe e Maria.
Il testo del Vangelo di Luca che ascoltiamo in questa domenica, ultima anche dell'anno 2018, che volge al termine, ci presenta una famiglia in cammino verso Gerusalemme, insieme agli altri, in una carovana, per andare a celebrare la Pasqua annuale, nella città santa, luogo esclusiva per assolvere all'obbligo della celebrazione, nel ricordo della liberazione di Israele dalla schiavitù dell'Egitto.
C'erano Giuseppe, Maria e Gesù, tutti uniti nel viaggio di andata. Dopo aver svolto tutto quello che era previsto per celebrare la Pasqua fecero ritorno a casa. Ma Gesù, senza avvisare i genitori, restò a Gerusalemme tra i dottori della legge ad insegnare loro ciò che davvero conta davanti a Dio.
Un bambino di 12 anni che insegna ai tanti intellettuali del tempio sacro. Se Gesù avesse chiesto il permesso ai genitori, non glielo avrebbero concesso di certo. A dodici anni, minorenne, con la confusione che c'era a Gerusalemme per la Pasqua, nessun genitore avrebbe permesso una cosa simile.
E lui cosa fa? Rimane lì non per divertirsi o per evadere dal controllo dei genitori o andare, di sfuggita, a fare cose non buone. Altri erano i suoi progetti ed altra la sua missione sulla terra e particolarmente a Gerusalemme. Ecco perché, quale Figlio di Dio, Lui poteva anche non informare i genitori terreni, ma non poteva non ascoltare la voce del suo Padre Celeste che lo voleva esattamente in quel momento, in quel luogo a svolgere la sua missione.
Ben tre giorni rimase lì ad insegnare, anticipando quello che a Gerusalemme sarebbe successo dopo la sua morte in croce, il suo insegnamento silente e sofferente dal patibolo della croce. Dopo, tre giorni, infatti, risuscitò. Dopo tre giorni di sofferenza e di dolore di Maria e Giuseppe, che non trovavano Gesù, ebbero la gioia ritrovarlo in un luogo strategico per portare la parola del Verbo di Dio.
D'altra parte, quando i genitori ritrovano Gesù e lo rimproverano, senza mezze misure egli cosa risponde? «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro".
Esattamente quello che spesso capita nelle nostre famiglie di oggi: non ci capisce più tra genitori e figli, tra marito e moglie e tra parenti vari. Gesù qui chiede una comprensione oltre misura alla Madre e a Giuseppe. Una comprensione di un mistero ancora tutto da scoprire e rivelare. Maria in questo mistero vi era entrata con un si, preciso, detto a Dio nel dialogo con l'arcangelo Gabriele, proprio in quella casa di Nazareth, dove la famiglia si era stabilizzata, una volta venuto alla luce Gesù. Giuseppe questo mistero lo aveva accettato dando la sua disponibilità all'angelo, non dopo un conflitto interiore che lo stava spingendo a ripudiare Maria in segreto, essendo sua promessa sposa.
Gesù ritrovato dai genitori, è la speranza che nutriamo tutti noi nei nostri cuori, quello che la famiglia si ritrovi insieme intorno a Gesù Bambino. Possa il Figlio di Dio far ritrovare genitori e figli, marito e moglie intorno alla tavola della misericordia, dell'amore e della tenerezza del cuore.
Non è festa della famiglia se mancano i bambini e dove mancano i bambini manca il sorriso di Dio, la tenerezza di Dio, un presente e un futuro dell'umanità.
Buona Festa della Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria a tutti da Padre Salvatore Usai ocd
 
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   Natale è Gesù Cristo, nostra gioia.
Natale è Gesù Cristo. Il cristianesimo è Gesù Cristo. La nostra vita è realizzata e salvata in Gesù Cristo.
Fino a che punto c'è in noi questa consapevolezza?
Il fatto che è accaduto duemila anni fa, la nascita di Gesù Cristo, non commuove perché ci pone di fronte un bimbo che non trova accoglienza in nessuna struttura alberghiera, né perché patisce il freddo e il gelo (non si sa se era freddo), né perché è povero e i suoi non hanno potuto accoglierlo meglio.
Commuove piuttosto perché quel bambino è il Figlio di Dio e figlio di Maria per opera dello Spirito Santo ("quello che è generato in lei è opera dello Spirito Santo" Mt.1,20). Commuove perché in Lui abita la pienezza della divinità, essendo "immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura... per mezzo di Lui tutte le cose sono state create e tutte in Lui sussistono..."(Col.1,15-17). Commuove perché "in Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità e voi avete parte alla sua pienezza, con Lui Dio ha dato vita anche a voi che eravate come morti... Col. 2,9-13)
Tutto questo anche se Gesù Cristo appare a tutti come un semplice uomo.
Il nostro Natale riesce a cogliere la profondità del mistero, la grandezza di questo fatto enorme: Dio che vive con noi e per noi? Oppure restiamo nella superficialità del natale folkloristico e consumistico?
In questo consiste la salvezza: l'uomo vive nella fragilità, nei suoi limiti, destinato alla morte e alla fine di tutte le sue cose. Ora non è più così: la nostra umanità è abitata da Dio, vive di una vita divina e non conosce limiti e non finisce mai, perché va oltre le realtà terrene.
Entrando nell'umanità Dio ha divinizzato tutto ciò che di più umano possediamo. Dio ha sposato l'uomo per sempre. Non ci separiamo più da Lui né Lui da noi. Questo significa "siamo salvi". Questo significa "siamo figli di Dio".
Papa Francesco, nell'Esortazione apostolica "La gioia del vangelo", ci dice:
"La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia... Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta".
Al di là dei racconti e del clima natalizio, al di là dell'esteriorità di una celebrazione ridiventata pagana, riusciamo a cogliere il significato profondo del Natale, come ce lo presentano i Vangeli Vangelo e S. Paolo nelle sue Lettere?
Anticamente i cristiani hanno "battezzato" la festa del "sole nascente" (25 dicembre), facendola diventare la festa del Natale del Signore: oggi non rischiamo di paganizzare la festa del Natale, rendendola una pura esteriorità commerciale e folkloristica? Perché?
Come possiamo vivere da cristiani il Natale davanti a Dio nella nostra coscienza e assieme ai nostri, riscoprendo il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio, punto essenziale della fede che professiamo?
Il Natale è un'occasione per "consumare" o per "donare"? In che modo possiamo attuare questo capovolgimento?  Il Signore ci benedica tutti, ma proprio tutti, e rechi in dono a ciascuno la risposta giusta alla propria speranza. E così sia!
A tutti Auguro un Santo e Felice Natale - Padre Salvatore Usai ocd.

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   L'amore e la fede.
In preparazione al S. Natale ricordando la misericordia di Dio, il vangelo ci parla di Maria Ss. e della sua grande opera di misericordia: va a visitare e ad aiutare per tre mesi l'anziana cugina Elisabetta, che dà alla luce Giovanni Battista, il precursore. Sentiamo in tutta la loro profondità le parole di Elisabetta rivolte a Maria Ss."Beata te che hai creduto!" e il cantico di Maria: "L'anima mia magnifica il Signore perché ha fatto cose grandi in me Colui che è potente, la sua misericordia di generazione in generazione..."
Uno scrittore e maestro di vita spirituale si esprime con le espressioni che riporto.
"Maria, ancora scossa da quanto le è successo, comincia a cantare e a fare i complimenti a Dio che salva lei e noi. Nelle loro parole avvertiamo la tensione, lo stupore, l'inaudito che si realizza.
È vero, allora: Dio ha scelto di venire, Dio si rende presente, Dio - il Dio d'Israele - è qui.
E questo scatena la gioia, contagia, stupisce...
«Beata te che hai creduto». È il massimo che si può dire ad una ragazzina semplice, umile, povera, che ha avuto la ventura di parlare con gli angeli, lei che è un nulla, e che si è sentita dire che dovrà avere un figlio che sarà il Santo e figlio dell'Altissimo.
«Beata te che hai creduto, Maria». Non è facile credere! Non è cosi, Maria? Non è cosi anche per te?
Non c'è fatica più grande sulla terra della fatica di credere, sperare, amare: tu lo sai.
Aveva ragione tua cugina Elisabetta a dirti: «Beata te che hai creduto!» Si, Maria, beata te che hai creduto.
Beata te che mi aiuti a credere, beata te che hai avuto la forza di accettare tutto il mistero della Natività e di avere avuto il coraggio di prestare il tuo corpo ad un simile avvenimento che non ha limiti nella sua grandiosità e nella sua inverosimile piccolezza.
Nell'incarnazione gli estremi si sono toccati e l'infinitamente lontano si è fatto l'infinitamente vicino, e l'infinitamente potente si è fatto l'infinitamente povero.
Maria, capisci cosa hai fatto?
Sei riuscita a star ferma sotto il peso di un mistero senza confini.
Sei riuscita a non tremare davanti alla luce dell'Eterno che cercava il tuo ventre come casa per riscaldarsi.
Sei riuscita a non morire di paura davanti al ghigno di Satana che ti diceva che era cosa impossibile che la trascendenza di Dio potesse incarnarsi nella sporcizia dell'umanità.
Che coraggio, Maria!
Solo la tua umiltà poteva aiutarti a sopportare simile urto di luce e di tenebra".
Anche oggi "Beata" ogni persona che crede a Dio, al suo amore, alla sua opera di salvezza e rende testimonianza della propria fede. Beati anche noi quando crediamo!
Quanto è importante e necessario oggi più che mai avere fede, coltivare la fede, affrontare la vita e la storia del mondo con la fede!
Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
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  Chi ha due vestiti, chi ha da mangiare...
Abbiamo delle parole grandi nella liturgia di oggi: La gioia e l'amore, la gioia e l'impegno; l'impegno e l'amore che danno la gioia vera.
Quali i motivi della gioia? Il Signore ha perdonato e perdona peccati, vuole perdonare tutti chiamando a conversione, a vita nuova, a vita buona.
"Il Signore è in mezzo a te, è un Salvatore potente". Il vero motivo della gioia: il Signore è vicino!.
"Siate lieti, sempre, ve lo ripeto, siate lieti: il Signore è vicino".
Quanto è importante affrontare le situazioni e i problemi della vita con la luce della fede! E' importante essere sereni, avere fiducia, non scoraggiarsi. Il Signore è vicino, con noi c'è il Signore, Lui sa di che cosa abbiamo bisogno. Anche nei momenti più difficili, vogliamo credere e sperimentare che è un Salvatore potente e farà tutto per noi, anche al di là delle nostre attese.
E il messaggio del vangelo ci indica la strada della gioia che consiste nell'amore al prossimo e nella fedeltà ai nostri doveri. Il vangelo parla dei gesti concreti della conversione.
A Giovanni si rivolgono anche persone fuori della legge ebraica: pubblicani, soldati.
Ha una parola per tutti, e molto pratica
Giovanni Battista ci dice come dobbiamo vivere l'Avvento, come dobbiamo vivere davanti al Signore, nell'attesa di Lui, come dobbiamo vivere la vita, nella scelta dei valori fondamentali. Alla domanda: Che cosa dobbiamo fare? Egli risponde: "Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto".
Quale concretezza se vogliamo vivere la conversione del cuore e della vita, se vogliamo vivere la giustizia e dare dignità e possibilità di esistenza a chi ci è fratello, ovunque si trovi! "Possiedo ciò che ho donato", ha scritto qualcuno. Sulla terra possiedo ciò che ho messo in banca; per la vita eterna, possederò ciò che ho messo nella banca di Dio, che è il prossimo: la famiglia (la sana cura della famiglia), gli altri (le situazioni che incontro e nelle quali posso intervenire), i poveri e i sofferenti (presenza specifica di Cristo).
Come è attuale e necessario questo richiamo nel mondo di oggi, in tante situazioni vicine e lontane! Il mondo vive le forme più gravi dell'ingiustizia: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri (o impoveriti, a causa dello spreco dei ricchi).
Come cristiani siamo chiamati per primi alla conversione, cioè a servire la verità e la dignità di ogni vita, di ogni persona. Siamo chiamati a vivere la sobrietà, per non lasciarci scivolare nella logica del consumismo e dello spreco, per imparare a condividere con gli altri quanto abbiamo.
Abbiamo anche il dovere di denunciare, richiamare, testimoniare, perché il mondo cambi rotta, anche se può sembrare impossibile (ma nulla è impossibile a Dio e agli uomini di buona volontà). Possiamo farlo anche con piccole azioni concrete: solo così possiamo sentirci "uomini" e "cristiani".
"Chi ha due tuniche..." "E' dando che si riceve..." dice la preghiera di S. Francesco.
Ognuno deve compiere bene il proprio dovere. Giovanni, ai pubblicani, risponde: "Non esigete nulla di più di quanto è dovuto"
Ai soldati ricorda di accontentarsi delle proprie paghe e quindi di non fare violenza per i propri interessi.
"Dopo di me viene uno che è più grande di me". E' il momento in cui si vede la grandezza e l'umiltà di Giovanni Battista. Non è venuto per sé, non ha attirate le persone a sé, ma le ha preparate per il Cristo e ora gliele vuole affidare. Sentirà anche lui le strette al cuore dell'istinto umano, ma sa gioire perché seguono Gesù, il vero Salvatore, come faranno anche due dei suoi discepoli.
La conversione è preparazione del cuore, è vivere in questo tempo con particolare intensità i sacramenti: la confessione, la S. Comunione, che è il Signore Gesù in noi e noi in Lui; il Signore Gesù che mi spinge e mi dà la forza di condividere la tunica e tante altre cose con chi non ne ha, ad essere misericordia per i fratelli.Chiudi questa finestra.
Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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   La bellezza e la purezza di Maria riempia di luce la nostra vita
La solennità dell'Immacolata Concezione che ogni anno celebriamo l'8 dicembre riporta alla nostra riflessione la bellezza e la purezza di Maria, la Madre di Dio e Madre nostra, alla quale dobbiamo ispirarci per essere in sintonia con quanto abbiamo riacquistato nel giorno del battesimo, sacramento che ha rimosso da noi il peccato originale, ridonandoci quella innocenza che dobbiamo difendere ogni giorno per non entrare in tentazione.
Maria è annunciata come soggetto indispensabile nel progetto di Dio fin dal Protovangelo, dopo la caduta di Adamo ed Eva, nel paradiso terrestre e la promessa da parte di Dio di salvare l'umanità dalla sua condizione di peccato.
Una donna sarà la co-protagonista di questo progetto di salvezza del genere umano: ?Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Genesi 3,14-15). In questa ?Donna singolare?, la spiritualità mariana hanno visto l'immagine della Madonna Immacolata, simbolicamente espressa in questo modo anche nell' iconografia cristiana.

Maria, nel momento dell'Annunciazione, all'Arcangelo Gabriele dice il suo generoso Sì a Dio che la vuole Madre del suo Figlio, Gesù Cristo, l'atteso redentore e salvatore dell'uomo. Lei la piena di grazia come la chiama l'Arcangelo è nella condizione ottimale di accogliere nel suo grembo purissimo il salvatore del mondo.
Infatti, con il concepimento verginale, per opera dello Spirito santo, il grembo di Maria Immacolata diventa il tabernacolo dell'Altissimo, dove giorno, dopo giorno, per nove mesi, Maria è in stretto contatto con Gesù. Lo coccola come giovane Madre e lo cura con amore già dal primo istante in cui conosce il mistero che si è manifestato in Lei. Accoglie Gesù nel suo purissimo grembo e vive con Lui un'esperienza di comunione che solo Lei può assaporare profondamente nel suo cuore. Con Gesù Maria compie il suo cammino di fede, speranza ed amore. Lei è la donna del cammino in Cristo, con Cristo e per Cristo, dal primo momento in cui ha avuto l'annuncio dell'Arcangelo Gabriele. Maria è donna del cammino, soprattutto lungo la Via Crucis ed ai piedi del Crocifisso. Il cuore immacolato di Maria, diventa il cuore trafitto della Madre Addolorata. Non a caso, la devozione popolare mariana ha voluto esprimere il dolore immenso della Madre di Dio mediante le sette più dolorose spade che hanno trafitto il suo cuore. E lei proprio perché piena di grazia, preservata dal peccato originale, in vista e per i meriti di Gesù Cristo, unico salvatore del mondo, per costituzione personale è stata ed è madre della vita e della risurrezione in tutti i sensi. Pensata dall'eternità, come Madre del futuro redentore, è stata preservata dal peccato originale e come tale è stata ed è la donna della vita, perché è la piena di grazia, come la chiama l'Arcangelo Gabriele nel momento dell'annuncio della nascita di Gesù. E' donna della vita, perché ha accolto nel suo grembo l'autore della vita, Gesù Cristo il Figlio di Dio, il Dio della vita e non della morte.

Maria è stata presente in tutti momenti più belli della vita di Gesù, condividendo in pienezza la vita umana del suo Figlio ed essendo presente nel momento in cui Cristo risorge dai morti, primizia di una umanità nuova.
Maria è stata associata alla vita eterna, in corpo ed anima, in quanto è stata assunta al cielo, nella pienezza della vita umana e spirituale, come Madre del Redentore.
Tutto quello che Maria ha vissuto come donna è stato segnato dall'amore vita, ma anche dal dolore, e mai, assolutamente mai, dalla morte e pochezza d'animo. Ella è modello di autentica vita per ogni donna e uomo di questa terra.

In questo Avvento di preparazione al Natale 2018, Maria è anche modello esemplare dell'attesa cristiana, nel vero senso, in quanto è la donna del primo avvento, anzi lei stessa è stata l'unica ad accogliere in pienezza il Messia atteso dai secoli.
In questo giorno di festa, in cui ritroviamo in Maria, la dignità di ogni persona umana, la nostra innocenza, purtroppo perduta per le tante nostre debolezze e fragilità umane, rivolgiamoci a lei con umili parole, con motivo di speranza e di gioia per ciascuno di noi suoi diletti figli, per apprendere da Lei come seguire davvero e costantemente Gesù Cristo.

                         Tantissimi Auguri a tutti e Buona Festa dell' Immacolata da Padre Salvatore Usai ocd.

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  Si apriranno le porte della misericordia e dell'amore
Tempo di Avvento: è il nostro annuale cammino "con Cristo, in Cristo, per Cristo", seguendo le tappe della vita di Gesù, accogliendo il suo amore e la sua opera di salvezza che si rende presente ed entra nella nostra vita in ogni momento di preghiera e specialmente nella celebrazione dell'Eucarestia.
L'Avvento, ci prepara ad accogliere la grazia di Gesù nel ricordo e nella celebrazione della sua nascita. Il Natale è segno di grazia, di salvezza, di misericordia, di perdono, di fervore, di amore appassionato e convinto a Cristo Gesù che è venuto e ha offerto tutto se stesso per amore nostro. "Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Suo Figlio per noi". Dio sempre ama di amore infinito il mondo, ama la sua Chiesa, ama ciascuno di noi. Dio è amore sempre, Dio non può essere che amore e misericordia. Questo è l'annuncio e la verità che dà luce, serenità, forza alla nostra vita, in qualunque situazione ci troviamo.
L'avvento è la preparazione al Natale, è la nostra invocazione che il Signore venga ad aiutarci e a salvarci, è il nostro impegno cristiano di andare incontro al Signore e di volergli bene.
Le letture della Parola di Dio di questa domenica presentano la venuta del Signore in diversi modi. Mentre ci fanno ricordare la venuta di Gesù a Betlemme, ci fanno pensare alla venuta gloriosa di Gesù alla fine dei tempi. Questo è presentato, secondo un genere letterario e la sensibilità di allora, con un linguaggio apocalittico. Ma non deve fare paura, perché quella che è chiamata "la fine dei tempi" è in verità l'inizio glorioso del regno eterno e definitivo di Cristo, nel quale - per sua grazia e misericordia - saremo chiamati anche noi per vivere con Lui, nella pienezza della vita e della gioia, per l'eternità. Gesù è venuto e viene continuamente a salvarci per questo. E la nostra vita vigilante e operosa è la nostra collaborazione al regno di Dio sulla terra e la nostra preparazione e il nostro impegno per meritare la vita eterna con il Signore.
In tutte le situazioni che possono accadere la parola di Dio ci dà questo grande annuncio di serenità e di speranza: c'è il Signore, il Signore è con noi e ci salva. "Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina".
La mentalità medievale abbondava in immaginazioni particolari su queste cose. Non era così all'inizio della fede cristiana. Non deve essere così oggi, perché sappiamo che il Signore ha fatto di tutto per farci suoi figli, Egli ci offre tutta la sua misericordia, non desidera altro che portarci nella sua salvezza eterna. Per questo ci invita a vivere una vita cristiana bella e impegnata, nella fede, nella preghiera, nella carità. Ci invita a "stare attenti perché i nostri cuori non si appesantiscono in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita". Ci invita a "vegliare e pregare in ogni momento" per sfuggire al male e aprirci continuamente alla grazia del Signore.
L'apostolo Paolo ci insegna a pregare perché il Signore ci faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti, per rendere saldi e irreprensibili i nostri cuori nella santità e comportarci in maniera da piacere al Signore. Questo è il modo più bello per vivere la vita di ogni giorno e per prepararci all'incontro col Signore.
Possiamo fare anche un'applicazione concreta alla nostra vita: molte volte incontriamo difficoltà, preoccupazioni, sofferenze. I problemi del mondo ci fanno paura. Dobbiamo farci coraggio: il Signore non ci abbandona mai, il Signore è vicino, il Signore viene sempre per aiutarci e per salvarci. Vorremmo poter affermare con certezza di fede, anche in ogni momento difficile: "Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina". Sperimenteremo che il Signore non si smentisce, ma sempre porta a compimento ciò che ha promesso.
Ci facciamo anche alcune domande: Come posso pregare di più e con fede, in questo tempo di avvento? Come posso amare di più il mio prossimo, in casa, nel lavoro, nelle relazioni con gli altri, nella vita della parrocchia? Come posso preparare in concreto l'incontro profondo e personale con Gesù, mio Dio e mio salvatore? Come posso prepararmi a vivere il periodo della Misericordia, il Natale della Misericordia?
Buona Domenica ed inizio dell' Avvento a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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Tu sei Re, il nostro Salvatore
Nella domenica che conclude l'anno liturgico la Chiesa celebra la festa di Cristo Re. Cristo è l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine, o meglio il Compimento di tutte le cose.
Cristo è il re dell'universo, è il re di tutti e di ciascuno. Cristo è il mio re: Colui che mi ha conquistato dando tutto se stesso, colui che mi ha liberato, mi ha fatto suo, per vivere in una libertà e pienezza uniche, colui che mi chiama e mi onora di poter essere un membro attivo, una persona importante nel suo regno, che è la vita, è la Chiesa, è l'umanità, è il regno dei cieli.
L'Apostolo Paolo ci offre una visione molto profonda della centralità di Gesù. Ce lo presenta come il Primogenito di tutta la creazione: in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui furono create tutte le cose. Egli è il centro di tutte le cose, è il principio. Gesù Cristo, il Signore: Dio ha dato a Lui la pienezza, la totalità, perché in Lui siano riconciliate tutte le cose. Signore della Creazione, Signore della riconciliazione.
Questa immagine ci fa capire che Gesù è il centro della creazione; e pertanto l'atteggiamento richiesto al credente, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. E così, i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno opere cristiane, opere di Cristo. Le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d'altro, ne derivano soltanto dei danni, per l'umanità e l'ambiente attorno a noi e per l'uomo stesso.
Oltre ad essere centro della creazione e centro della riconciliazione, Cristo è centro del popolo di Dio. Egli è qui, al centro di noi. E' qui, nella Parola, ed è qui, sull'altare, vivo, presente, in mezzo a noi, il suo popolo.
Cristo, discendente del re Davide, è il "fratello" intorno al quale si costituisce il popolo, è colui che si prende cura del suo popolo, di tutti noi, a costo della sua vita. In Lui noi siamo uno: un solo popolo; uniti a Lui, condividiamo un solo cammino, un solo destino. Solamente in Lui, in Lui come centro, abbiamo l'identità come popolo.
Cristo è il centro della storia dell'umanità e anche il centro della storia di ogni uomo. A Lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e Lui ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone che si rivolge a Gesù e ottiene la salvezza.
Abbiamo bisogno di invocare e affrettare il regno di Cristo: regno di giustizia, di amore, di pace, di perdono, di amore. Davvero il mondo ha bisogno di questo regno, ha bisogno di Cristo Salvatore.
Siamo chiamati ad essere i collaboratori di Cristo, i costruttori del suo regno, i portatori della verità di Gesù, dei valori profondi del suo vangelo, del suo stile e delle sue scelte di vita. Perché il mondo sia "umano", ha bisogno di essere "cristiano", cioè secondo il Cuore di Cristo, il suo regno, nella novità dell'amore. Di questo ogni epoca ha bisogno; anche l'umanità di oggi è chiamata a implorare e a costruire il regno di Dio, la civiltà dell'amore e non dell'odio.

 
Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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  La speranza e la vigilanza cristiana
In questo testo l'evangelista Marco riporta un discorso fatto da Gesù sugli ultimi tempi, usando un linguaggio apocalittico. La sua intenzione era di mantenere vigile la speranza della comunità, che era perseguitata e pensava fosse imminente la fine del mondo. Il messaggio è chiaro: "Vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria". E' chiaro anche l'invito a essere vigilanti. Si tratta di stare sempre all'erta e preparati per la venuta del Signore, con una speranza attiva, sicuri del suo definitivo trionfo sul male.
Gesù vuole che continuiamo a fare la nostra parte per estendere il regno d