Dio è Trinità, Dio è Amore

  Dio è Trinità, Dio è Amore
Oggi è la Domenica della Santissima Trinità. Qui abbiamo la gioia e lo stupore della fede: riconosciamo che Dio non è qualcosa di vago, di astratto, un essere solitario: «Dio è amore». Non è un amore sentimentale, ma l'amore del Padre che è all'origine di ogni vita, l'amore del Figlio che muore sulla croce e risorge, l'amore dello Spirito che rinnova l'uomo e il mondo. Pensare che Dio è amore ci fa tanto bene, perché ci insegna ad amare, a donarci agli altri come Gesù si è donato a noi.
La Santissima Trinità non è frutto di ragionamenti umani e non si comprende con ragionamenti; è il volto con cui Dio stesso si è rivelato, non dall'alto di una cattedra, ma camminando con l'umanità. E' proprio Gesù che ci ha rivelato il Padre e ci ha promesso lo Spirito Santo. Dio ha camminato con il suo popolo nella storia del popolo d'Israele e Gesù ha camminato in mezzo a noi e ci ha promesso lo Spirito Santo che è fuoco, che ci insegna tutto quello che noi non sappiamo, che dentro di noi ci guida, ci dà delle buone idee e delle buone ispirazioni.
La Trinità è comunione di Persone divine le quali sono una con l'altra, una per l'altra, una nell'altra: questa comunione è la vita di Dio, il mistero d'amore del Dio Vivente. E Gesù ci ha rivelato questo mistero. Lui ci ha parlato di Dio come Padre; ci ha parlato dello Spirito; e ci ha parlato di Sé stesso come Figlio di Dio. E così ci ha rivelato questo mistero. E quando, risorto, ha inviato i discepoli ad evangelizzare le genti, disse loro di battezzarle «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). Questo comando, Cristo lo affida in ogni tempo alla Chiesa, che ha ereditato dagli Apostoli il mandato missionario. Lo rivolge anche a ciascuno di noi che, in forza del Battesimo, facciamo parte della sua Comunità.
Siamo chiamati a vivere non gli uni senza gli altri, sopra o contro gli altri, ma gli uni con gli altri, per gli altri, e negli altri. Questo significa accogliere e testimoniare concordi la bellezza del Vangelo; vivere l'amore reciproco e verso tutti, condividendo gioie e sofferenze, imparando a chiedere e concedere perdono, valorizzando i diversi carismi sotto la guida dei Pastori. In una parola, ci è affidato il compito di edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere lo splendore della Trinità e di evangelizzare non solo con le parole, ma con la forza dell'amore di Dio che abita in noi.
Nella Trinità riconosciamo anche il modello della Chiesa, nella quale siamo chiamati ad amarci come Gesù ci ha amato. È l'amore il segno concreto che manifesta la fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. È l'amore il distintivo del cristiano, come ci ha detto Gesù: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Oggi lodiamo Dio non per un particolare mistero, ma per Lui stesso, «per la sua gloria immensa», come diciamo nella preghiera. Lo lodiamo e lo ringraziamo perché è Amore, e perché ci chiama ad entrare nell'abbraccio della sua comunione, che è vita vera, vita eterna già su questa terra.
Ce lo ricordiamo ogni volta che facciamo il segno della croce: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

                       Auguro a Tutti una Buona Solennità della SantissimaTrinità - Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Vieni o Spirito Santo, vita del mondo e della Chiesa
Gli Atti degli Apostoli narrano che, cinquanta giorni dopo la Pasqua, nella casa dove si trovavano i discepoli di Gesù, «venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso...e tutti furono colmati di Spirito Santo». Da questa effusione i discepoli vengono completamente trasformati: alla paura subentra il coraggio, la chiusura cede il posto all'annuncio e ogni dubbio viene scacciato dalla fede piena d'amore. E' il "battesimo" della Chiesa, che iniziava così il suo cammino nella storia, guidata dalla forza dello Spirito Santo.
Quell'evento, che cambia il cuore e la vita degli Apostoli e degli altri discepoli, si ripercuote subito al di fuori del Cenacolo. Infatti, quella porta tenuta chiusa per cinquanta giorni finalmente viene spalancata e la prima Comunità cristiana, non più ripiegata su sé stessa, inizia a parlare alle folle di diversa provenienza delle grandi cose che Dio ha fatto, cioè della Risurrezione di Gesù, che era stato crocifisso. E ognuno dei presenti sente parlare i discepoli nella propria lingua. Il dono dello Spirito ristabilisce l'armonia delle lingue che era andata perduta a Babele e prefigura la dimensione universale della missione degli Apostoli. La Chiesa non nasce isolata, nasce universale, una, cattolica, con una identità precisa ma aperta a tutti, non chiusa, un'identità che abbraccia il mondo intero, senza escludere nessuno. A nessuno la madre Chiesa chiude la porta in faccia, a nessuno! Neppure al più peccatore, a nessuno! E questo per la forza, per la grazia dello Spirito Santo. La madre Chiesa apre, spalanca le sue porte a tutti perché è madre.
Lo Spirito Santo effuso a Pentecoste nel cuore dei discepoli è l'inizio di una nuova stagione: la stagione della testimonianza e della fraternità. È una stagione che viene dall'alto, viene da Dio, come le fiamme di fuoco che si posarono sul capo di ogni discepolo. Era la fiamma dell'amore che brucia ogni asprezza; era la lingua del Vangelo che varca i confini posti dagli uomini e tocca i cuori della moltitudine, senza distinzione di lingua, razza o nazionalità. Come quel giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo è effuso continuamente anche oggi sulla Chiesa e su ciascuno di noi perché usciamo dalle nostre mediocrità e dalle nostre chiusure e comunichiamo al mondo intero l'amore misericordioso del Signore. Comunicare l'amore misericordioso del Signore: questa è la nostra missione! Anche a noi sono dati in dono la "lingua" del Vangelo e il "fuoco" dello Spirito Santo, perché mentre annunciamo Gesù risorto, vivo e presente in mezzo a noi, scaldiamo il nostro cuore e anche il cuore dei popoli avvicinandoli a Lui, via, verità e vita.
Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli, accendi in noi il fuoco del tuo amore.

 

                                                                            Buona Pentecoste a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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  Testimoni e missionari dell'amore di Gesù, della misericordia del Padre
Celebriamo l'Ascensione di Gesù al cielo, avvenuta quaranta giorni dopo la Pasqua. Gli Atti degli Apostoli raccontano questo episodio, il distacco finale del Signore Gesù dai suoi discepoli e da questo mondo. Il Vangelo riporta la gioia degli apostoli, in attesa dello Spirito Santo, per essere in grado di andare a predicare ai popoli la conversione, il perdono dei peccati e a testimoniare con la vita l'amore del Signore.
Gesù parte, ascende al Cielo, cioè ritorna al Padre dal quale era stato mandato nel mondo. Ha compiuto la sua missione, ora torna al Padre. Ma nello stesso tempo Egli rimane per sempre con noi, in una forma nuova. Con la sua ascensione, il Signore risorto attira lo sguardo degli Apostoli - e anche il nostro sguardo - alle altezze del Cielo per mostrarci che la meta del nostro cammino è il Padre. Lui stesso aveva detto che se ne sarebbe andato per prepararci un posto in Cielo.
Tuttavia, Gesù rimane presente e operante nelle vicende della storia umana con la potenza e i doni del suo Spirito; è accanto a ciascuno di noi: anche se non lo vediamo con gli occhi, Lui c'è! Ci accompagna, ci guida, ci prende per mano e ci rialza quando cadiamo. Gesù risorto è vicino ai cristiani perseguitati e discriminati; è vicino ad ogni uomo e donna in tutti gli aspetti della vita, quelli belli e quelli delicati. Gesù è davanti al Padre, sempre pronto a intercedere per noi. Mostrando le sue piaghe che hanno meritato la salvezza degli uomini e il Padre riversa su di noi la sua misericordia infinita. "Il Padre sempre perdona, perché guarda le piaghe di Gesù, guarda il nostro peccato e lo perdona". (papa Francesco)
Gesù è presente anche mediante la Chiesa, che Lui ha inviato a prolungare la sua missione. "Riceverete la forza dello Spirito Santo e mi sarete testimonia Gerusalemme, in tutta la giudea, la Samaria, fino ai confini del mondo".
La comunità cristiana è l'insieme dei fedeli che sono mandati "in missione", ad annunciare e testimoniare con le opere e con le parole l'amore infinito di Dio e la sua misericordia. Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini, nella vita nuova (la vita nell'amore) su questa terra e nella vita delle pienezza eterna.
L'ultima parola di Gesù ai discepoli è il comando di partire: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli". È un mandato preciso, non è facoltativo! La comunità cristiana è una comunità "in uscita", "in partenza". Di più: la Chiesa è nata "in uscita". E voi mi direte: ma le comunità di clausura? Sì, anche quelle, perché sono sempre "in uscita" con la preghiera, con il cuore aperto al mondo, agli orizzonti di Dio. E gli anziani, i malati? Anche loro, con la preghiera e l'unione alle piaghe di Gesù.
Ai suoi discepoli missionari Gesù dice: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Da soli, senza Gesù, non possiamo fare nulla! Nella vita e nell'opera missionaria non bastano le nostre forze, le nostre risorse, che pure dobbiamo impiegare pienamente. Senza la presenza del Signore e la forza del suo Spirito la nostra vita è fragile, il nostro impegno debole. Ma Gesù è con noi; lo Spirito, che Lui sempre ci dà, è la nostra forza, la nostra gioia.

 

                                      Buona Festa della Ascensione del Signore a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Amore, gioia, pace nello Spirito Santo
"Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui".
Amare Gesù, il Signore: come? Osservando, mettendo in pratica la sua parola, quella parola grande, profonda, vera, che ci è donata nel vangelo, quella parola di vita eterna, che ha pronunciato per il mondo e per ciascuno di noi. E qui possiamo ricordare di volta in volta qualche sua parola... Osservare, vivere la parola di Gesù.
Gesù dice che allora avviene una cosa grande: Dio Padre ci esprime tutto il suo amore e viene in noi, assieme a Gesù e prende dimora in noi. Dio che abita nel cuore della persona umana, nel mio povero cuore; povero umanamente, ma con la ricchezza più grande: Dio stesso nella sua comunione d'amore.
Continua Gesù: il Padre vi manderà nel mio nome lo Spirito Santo, Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto. Il dono del Padre e del Figlio è lo Spirito. Lo Spirito lo chiamiamo Dio Amore, lo contempliamo in tutte le sue opere, lo invochiamo nella preghiera del cuore; Lui è luce e forza della nostra vita. Lui ci ricorda e ci insegna le cose di Gesù, come ha fatto già dai primi tempi della Chiesa, come ci ha raccontato la prima lettura: "E' parso bene allo Spirito Santo e a noi di seguire queste indicazioni..." per la vita cristiana che il Signore vuole offrire a tutti i popoli.
Gesù dice: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, Io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbiate timore.
Come va il mondo? Che pace dà? E quando in qualche parte c'è pace, che pace è? Spesso non è l'armonia di popoli e persone che cercano il bene comune gli uni degli altri, ma il compromesso o l'equilibrio fragile tra egoismi ed interessi particolari.
Ma Gesù è venuto per darci la vera pace: "Gloria a Dio e pace in terra". La pace di Gesù è vita piena, perché è la sua vita, il suo amore, il suo sacrificio, il suo progetto di salvezza per tutti gli uomini.
La pace di Gesù è anche e soprattutto la pace delle coscienze, la sua grazia, la sua misericordia, il cuore nuovo che riempie del suo Spirito.
                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

 

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 Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi
Il Signore, nel momento in cui annuncia la sua partenza da questo mondo, quasi come testamento ai suoi discepoli per continuare in modo nuovo la sua presenza in mezzo a loro, dà ad essi un comandamento: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri». Se ci amiamo gli uni gli altri, Gesù continua ad essere presente in mezzo a noi, ad essere glorificato nel mondo.
Gesù parla di un "comandamento nuovo". Ma qual è la sua novità? Già nell'Antico Testamento Dio aveva dato il comando dell'amore; ora, però, questo comandamento è diventato nuovo in quanto Gesù vi apporta un'aggiunta molto importante: «Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri». Ciò che è nuovo è proprio questo "amare come Gesù ha amato". Tutto il nostro amare è preceduto dal suo amore e si riferisce a questo amore, si inserisce in questo amore, si realizza proprio per questo amore. L'Antico Testamento non presentava alcun modello di amore, ma formulava soltanto il precetto di amare. Gesù invece ci ha dato se stesso come modello e come fonte di amore. Si tratta di un amore senza limiti, universale, in grado di trasformare anche tutte le circostanze negative e tutti gli ostacoli in occasioni per progredire nell'amore. E vediamo nei santi la realizzazione di questo amore, attinto sempre dalla fonte dell'amore di Gesù.
Dandoci il comandamento nuovo, Gesù ci chiede di vivere il suo stesso amore, dal suo stesso amore, che è il segno davvero credibile, eloquente ed efficace per annunciare al mondo la venuta del Regno di Dio. Ovviamente con le nostre sole forze siamo deboli e limitati. C'è sempre in noi una resistenza all'amore e nella nostra esistenza ci sono tante difficoltà che provocano divisioni, risentimenti e rancori. Ma il Signore ci ha promesso di essere presente nella nostra vita, rendendoci capaci di questo amore generoso e totale, che sa vincere tutti gli ostacoli, anche quelli che sono nei nostri stessi cuori. Se siamo uniti a Cristo, possiamo amare veramente in questo modo. Amare gli altri come Gesù ci ha amati è possibile: con quella forza che ci viene comunicata nel rapporto con Lui, specialmente nell'Eucaristia, in cui si rende presente in modo reale il suo Sacrificio di amore che genera amore; con la luce e la forze del suo stesso Spirito che è "Amore" in Dio trinità, che è "amore" in noi e tra di noi.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Amati dal Signore, lo ascoltiamo e lo seguiamo
Gesù risorto è vivo nei cieli e sempre accanto a noi come pastore buono per la nostra vita e la vita dell'umanità.
Ci sono nel breve testo del vangelo di oggi tre espressioni che esprimo e sintetizzano questo rapporto profondo tra noi e Gesù il Signore. Dice Gesù: Le mie pecore ascoltano la mia voce, Io le conosco, esse mi seguono. Noi abbiamo ascoltato la voce del Signore, ma siamo chiamati ad ascoltarla sempre di più con attenzione, gioia, amore. Nel cammino della vita cì può essere il rischio di sbagliare strada, di perdersi, di cedere alle tante tentazioni e suggestioni del male, di andar dietro a tante altre voci. Chi ci insegna la vita giusta, chi ci dà il senso vero della vita, chi ci aiuta a costruirla e realizzarla in pienezza, "in pascoli di erbe fresche"? E' il Signore, è la sua Parola. Noi possiamo sentire l'amore profondo e concreto di Gesù: Lui ci conosce, ci conosce con amore, "conosce i pensieri e i dubbi del nostro cuore, Lui ci viene a cercare, sempre. Gesù mi conosce, mi cura, mi guarisce, mi porta al sicuro, nella comunità dei credenti su questa terra, nella beatitudine dei figli di Dio nell'eternità. Gesù ripone in me tanta fiducia, sempre la rinnova e con la sua fiducia quante cose posso fare! La terza espressione dice: Le pecore mi seguono. Quanto è importante seguir Gesù, Lui è la via, la verità, la vita. Come seguirlo? Nella fede, nell'amore, nell'ascolto della sua parola, nel costruire ogni giorno la risposta alla vocazione che ci ha dato, nell'amore al prossimo e ai bisognosi, nel corpo e nello spirito, perché è nel prossimo che Gesù è presente, mi parla, mi muove a seguirlo.
Oggi la "Giornata del Buon Pastore" è la Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni, perché il Signore che ha detto "Pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe", ci sono pastori e guide, sacerdoti, suore, religiosi, religiose, missionari. Nella preghiera umile, sincera, costante comprendiamo quanto è importante che le nostre comunità cristiane e le nostre famiglie siano come dei giardini preparati e pronti per accogliere le vocazioni che Dio vorrà seminare e perché siano aiutate a crescere, a svilupparsi, a maturare risposte belle e forti davanti a Dio, per la Chiesa e l'umanità intera.
"Ma Gesù a un certo punto disse, riferendosi alle sue pecore: «Il Padre mio, che me le ha date...» (Gv 10,29). Questo è molto importante, è un mistero profondo, non facile da comprendere: se io mi sento attratto da Gesù, se la sua voce riscalda il mio cuore, è grazie a Dio Padre, che ha messo dentro di me il desiderio dell'amore, della verità, della vita, della bellezza... e Gesù è tutto questo in pienezza! Questo ci aiuta a comprendere il mistero della vocazione, specialmente delle chiamate ad una speciale consacrazione. A volte Gesù ci chiama, ci invita a seguirlo, ma forse succede che non ci rendiamo conto che è Lui, proprio come è capitato al giovane Samuele... Domanda a Gesù che cosa vuole da te e sii coraggioso! Sii coraggiosa! Domandaglielo! Dietro e prima di ogni vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata, c'è sempre la preghiera forte e intensa di qualcuno: di una nonna, di un nonno, di una madre, di un padre, di una comunità... Le vocazioni nascono nella preghiera e dalla preghiera; e solo nella preghiera possono perseverare e portare frutto" (papa Francesco)

                                                                                 Buna Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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 La gioia dell'amore: Mi ami tu? Signore tu sai che ti voglio bene
L'apostolo Pietro, insieme agli altri, pur in mezzo alle persecuzioni, sa dare il grande annuncio della risurrezione di Gesù: "Dio ha risuscitato Gesù che voi avete ucciso appendendolo ad una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a tutti conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono"
Di Pietro possiamo ricordare la sua grande e ripetuta attestazione di amore a Gesù e la sua obbedienza al Signore.
Gesù nella sua tenerezza e misericordia vuole incontrare Pietro, che per paura lo aveva rinnegato, e gli rivolge quelle semplici e profonde domane: "Mi ami? Mi vuoi bene?" "Signore, tu sai che ti voglio bene, tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene!" E Gesù rinnova tutta la sua fiducia in Pietro e lo conferma nella sua missione di capo degli apostoli e della Chiesa.
Dio è Amore, Dio ci riempie di amore, chiede anche a ciascuno di noi di volergli bene, di amarlo, di imparare a vivere la vita nell'amore.
Così è per Pietro, è ora per papa Francesco, successore di Pietro, così è per ogni cristiano, per ogni famiglia.
Il papa ci ha fatto dono in questi giorni di una grande esortazione, dal titolo "La gioia dell'amore", per aiutare le famiglie e i singoli cristiani a vivere il comandamento dell'amore, secondo l'esempio e l'insegnamento di Gesù, dell'intera Bibbia, seguendo in concreto le indicazioni del grande Inno alla carità, che ci è dato nella lettera ai Corinti.
L'altra espressione forte di Pietro è: "Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini".
L'insegnamento e l'impegno per noi: amare il Signore con tutto il cuore, essere fedeli nell'obbedienza al Signore come espressione di questo amore, vivere nelle famiglie e nelle relazioni ecclesiali e sociali la "gioia dell'amore", che è il grande dono che il Signore offre al cuore di ogni persona.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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   L'amore del Signore per Tommaso e per quanti faticano nella fede
La Seconda Domenica di Pasqua è anche la festa «della Divina Misericordia». E' una bella realtà della fede per la nostra vita: è la misericordia di Dio per noi! E' un amore così grande, così profondo quello di Dio verso di noi, che non viene meno, sempre afferra la nostra mano e ci sorregge, ci rialza, ci guida.
Secondo il Vangelo di oggi, l'apostolo Tommaso fa esperienza proprio della misericordia di Dio, che ha un volto concreto, quello di Gesù Risorto. Tommaso non si fida di ciò che gli dicono gli altri Apostoli: «Abbiamo visto il Signore»; non gli basta la promessa di Gesù, che aveva annunciato: il terzo giorno risorgerò. Vuole vedere, vuole mettere la sua mano nel segno dei chiodi e nel costato. E il comportamento di Gesù è la pazienza: Gesù non abbandona Tommaso nella sua incredulità; gli dona una settimana di tempo, non chiude la porta, attende. Arriva e gli dice con chiarezza: Non essere incredulo, ma credente". E Tommaso riconosce la propria povertà. «Mio Signore e mio Dio»: con questa invocazione semplice ma piena di fede risponde alla pazienza di Gesù. Si lascia avvolgere dalla misericordia divina, la vede davanti a sé, nelle ferite delle mani e dei piedi, nel costato aperto, e ritrova la fiducia: diventa una persona nuova, non più incredula, ma credente.
Pensiamo a Pietro: per tre volte rinnega Gesù proprio quando doveva essergli più vicino; e quando tocca il fondo incontra lo sguardo di Gesù che, con pazienza, senza parole gli dice: «Pietro, non avere paura della tua debolezza, confida in me»; e Pietro comprende, sente lo sguardo d'amore di Gesù e piange.
Ricordiamo i due discepoli di Emmaus: il volto triste, un camminare vuoto, senza speranza. Ma Gesù non li abbandona: percorre insieme la strada. Con pazienza spiega le Scritture che si riferivano a Lui e si ferma a condividere con loro il pasto. Questo è lo stile di Dio: Dio è paziente con noi perché ci ama, e chi ama comprende, spera, dà fiducia, non abbandona, non taglia i ponti, sa perdonare. Dio ci aspetta sempre, anche quando ci siamo allontanati! Lui non è mai lontano, e se torniamo a Lui, è pronto ad abbracciarci.
Annuncio di tenerezza, fiducia, misericordia è la parabola del Padre misericordioso, che accoglie il figlio che ritorna, lo accoglie nella gioia, nella festa. Papa Francesco sempre ci ricorda che Dio sempre ci aspetta, sempre ci accoglie, sempre ci persona, perché l'amore di Dio è più grande di ogni peccato.
Tornando al Vangelo, Gesù invita Tommaso a mettere la mano nelle sue piaghe delle mani e dei piedi e nella ferita del costato. Anche noi possiamo entrare nelle piaghe di Gesù, possiamo toccarlo realmente; e questo accade ogni volta che riceviamo con fede i Sacramenti. É proprio nelle ferite di Gesù che noi siamo sicuri, lì si manifesta l'amore immenso del suo cuore.

 Il papa ci richiama che dobbiamo toccare la carne di Cristo, le ferite di Cristo nei poveri. Tommaso arriva a dir, toccando quelle ferite: "Mio Signore e mio Dio". Noi possiamo arrivare a vivere la vita cristiana in maniera profonda e avvicinandoci ai poveri, ai malati, a qualunque sofferente, toccando le loro ferite, sappiamo che in essi c'è il Signore Gesù: anche davanti a loro possiamo dire con l'amore la nostra fede: Mio Signore e mio Dio".

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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 Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti. “Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. È la testimonianza che ci danno tutti i gulag dell’Europa dell’Est e che riecheggia nella gioia pasquale alla fine del nostro millennio.

                                                    A tutti Auguro una Buona e Santa Pasqua - Padre Salvatore Usai ocd.
 

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 Benedetto il Signore che viene a salvarci nella sua misericordia
La celebrazione di oggi è una preparazione immediata alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la preghiera, la penitenza e le opere di carità fin dall'inizio della Quaresima.
Gesù entra in Gerusalemme per compiere pienamente la sua opera di salvezza del mondo intero, per vivere il mistero e la grazia della sua morte e resurrezione, per offrire tutto se stesso come sacrificio e dono per tutti gli uomini, per ogni uomo. Nel mistero e nella grazia della Pasqua Gesù è veramente il volto della misericordia del Padre, colui che ci porta l'infinito amore di Dio che ci salva.
La liturgia ci invita ad accompagnare con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa e a chiedere la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione.
E' un fatto bello e importante che molta gente, le folle, i giovani, i ragazzi, i bambini sappiano accogliere con gioia e festa grande Gesù nel suo ingresso a Gerusalemme. Gli fanno festa, lo accolgono con segni di gioia, coi rami di ulivo e i loro mantelli, proclamano la loro attesa e la loro fede: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!
E' una festa di fede. Si sente la gioia e la fortuna della fede, non si bada e non ci si lascia intimorire da chi sta tramando contro Gesù.
E' la fede del popolo, è la fede degli uomini, delle donne, dei giovani. I bambini capiscono e vivono con spontaneità e immediatezza questo amore a Gesù il Signore, perché la loro innocenza è come un lago pulito che rispecchia ciò che viene dall'alto.
Com'è la nostra fede? la mia Fede? So vivere la gioia della fede? la festa della fede? C'è tanta gente che accoglie il Signore, tante folle, tanti popoli: so vedere tutto questo bene? So entrare in questo popolo di Dio?
Oppure mi lascio influenzare da chi è dall'altra parte, mi lascio intimorire, perché il mondo, manipolato e schiavo nei suoi peccati, si illude di trovare gioia e salvezza nelle cose materiali, nell'egoismo, finendo per macchiarsi delle più assurde manifestazioni di male?
Siamo chiamati ad accogliere il Signore, a vivere la fede come dono, il nostro attaccamento al Signore, la nostra gioia profonda, il nostro amore al Signore e ai fratelli come impegno che dà senso vero a tutta la vita.
La lettura della passione del Signore ci apre a vivere l'intera settimana santa non nella distrazione, ma nella santificazione, nel contemplare l'amore infinito di Dio così come lo vive Gesù nella sua passione e morte, nell'adorare il Figlio di Dio che non si impone, ma ama e dona se stesso, nel lasciarci riconciliare e salvare, salvare veramente, dal perdono e dalla misericordia di Dio, meritati per noi sulla croce e nella potenza della risurrezione.
                                                           Buona Domenica delle Palme a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

 

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 La donna e Gesù: la misera e la misericordia (S. Agostino)
Abbiamo ancora nella mente e nel cuore la commovente pagina del Figliol prodigo della liturgia di domenica scorsa: era una parabola con cui il Signore ci esortava a credere nella infinita misericordia del Padre celeste e a lasciarci riconciliare con Lui per vivere nella pace vera dell'anima. Oggi dalla parabola passiamo alla realtà: Gesù dà tutto il suo perdono alla donna peccatrice, le cambia il cuore, le dà la possibilità e la forza di ricominciare tutto da capo, di "non peccare più". Anche noi dobbiamo mettere in pratica ciò che abbiamo sperimentato e capito. Abbiamo sperimentato tante volte la misericordia come il figlio prodigo, dobbiamo imparare a vivere nell'amore di Dio, con la sua forza: "rimanete nel mio amore". Abbiamo capito come il figlio maggiore della parabola che non ci possiamo mai sentire a posto, che non possiamo giudicare, che dobbiamo imparare a fare festa per ogni persona che è in cammino verso il Signore: sarà il modo migliore per far scomparire tanta parte del male che c'è nel mondo.
Nell'episodio della peccatrice adultera abbiamo notato il tranello che i farisei e gli scribi tendono a Gesù, ricordando la chiarezza della legge. La legge è chiara, non ci sono dubbi. Una donna che va con un altro uomo non merita pietà. Quello che ha fatto è grave: ha tradito la sua famiglia, suo marito, i suoi figli. Il male che ha commesso deve essere tolto di mezzo. Per questo viene lapidata: perché davanti al male non ci possono essere mezze misure. Gli scribi e i farisei conoscono bene la legge e chiedono a Gesù di applicarla. Senza mezzi termini. Del resto ci troviamo non in un luogo qualsiasi, ma sulla spianata del tempio, in un luogo sacro. Gesù si sentirà di andare contro la "legge di Dio" proprio mentre si trova nella sua casa? Della donna e del male che ha commesso, a questa gente non importa nulla; per loro è solo un pretesto, per mettere Gesù in difficoltà. Dapprima si mette a scrivere, col dito, per terra. Cosa abbia scritto il vangelo non lo dice. Poi lancia il suo avvertimento: "Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei, per ucciderla". Almeno ora diventano onesti e sono coerenti: uno alla volta se ne vanno tutti, cominciando dai più anziani. Ora resta solo la donna e Gesù; dice S. Agostino: la "misera" e la "misericordia". Ma Gesù non vuole affatto condannare, non è venuto per questo. E' venuto a portare misericordia, a guarire i malati, per questo lascia libera la donna. "Nessuno ti ha condannata?" "Neppure io ti condanno!". Ma deve togliere il male, lottare contro il male. Per questo le dice: "Và e non peccare più". Sono le parole più belle e più grandi del cuore di Dio a chi sente tutta la sofferenza dei propri peccati. Gesù dice a ciascuno: Io non ti condanno. Gesù non è venuto a condannare il mondo, ma a salvarlo; non è venuto per i giusti, ma per i peccatori...
Vogliamo imparare tutto l'insegnamento di Gesù mettendoci al posto della peccatrice? Non dobbiamo avere paura di incontrare Gesù quando abbiamo sbagliato, quando siamo nel peccato, nella debolezza, nella tentazione. "Lui ci ama sempre... E' proprio l'unica cosa necessaria che ci possa capitare e che noi dobbiamo cercare: l'incontro con Gesù che prende le nostre difese, ci capisce, ci perdona e ci salva. La fiducia nella misericordia del Signore deve diventare la luce e la forza di ogni giorno della nostra vita. Sentiamo anche tutta la profondità dell'invito di Gesù: Va’ e non peccare più. Amen!     
                                                      Buona Domenica di Quaresima a tutti da Padre Salvatore Usai ocd. 

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 La gioia di Dio è la vita dell'uomo
Quarta domenica di quaresima, domenica della gioia: la gioia di Dio, la tenerezza e la misericordia, la vita dell'uomo, la sua salvezza. Abbiamo il Vangelo del padre e dei due figli, più noto come parabola del "figlio prodigo". Questa pagina di san Luca costituisce un vertice della spiritualità e della letteratura di tutti i tempi. Infatti, che cosa sarebbero la nostra cultura, l'arte, e più in generale la nostra civiltà senza questa rivelazione di un Dio Padre pieno di misericordia? Essa non smette mai di commuoverci, e ogni volta che l'ascoltiamo o la leggiamo è in grado di suggerirci sempre nuovi significati. Soprattutto, questo testo evangelico ha il potere di parlarci di Dio, di farci conoscere il suo volto, meglio ancora, il suo cuore. Dopo che Gesù ci ha raccontato del Padre misericordioso, le cose non sono più come prima, adesso Dio lo conosciamo: Egli è il nostro Padre, che per amore ci ha creati liberi e dotati di coscienza, che soffre se ci perdiamo e che fa festa se ritorniamo. Per questo, la relazione con Lui si costruisce attraverso una storia, analogamente a quanto accade ad ogni figlio con i propri genitori: all'inizio dipende da loro; poi rivendica la propria autonomia; e infine - se vi è un positivo sviluppo - arriva ad un rapporto maturo, basato sulla riconoscenza e sull'amore autentico.
In queste tappe possiamo leggere anche momenti del cammino dell'uomo nel rapporto con Dio. Vi può essere una fase che è come l'infanzia: una religione mossa dal bisogno, dalla dipendenza. Via via che l'uomo cresce e si emancipa, vuole affrancarsi da questa sottomissione e diventare libero, adulto, capace di regolarsi da solo e di fare le proprie scelte in modo autonomo, pensando anche di poter fare a meno di Dio. Questa fase, appunto, è delicata, può portare all'ateismo, ma anche questo, non di rado, nasconde l'esigenza di scoprire il vero volto di Dio. Per nostra fortuna, Dio non viene mai meno alla sua fedeltà e, anche se noi ci allontaniamo e ci perdiamo, continua a seguirci col suo amore, perdonando i nostri errori e parlando interiormente alla nostra coscienza per richiamarci a sé. Nella parabola, i due figli si comportano in maniera opposta: il minore se ne va e cade sempre più in basso, mentre il maggiore rimane a casa, ma anch'egli ha una relazione immatura con il Padre; infatti, quando il fratello ritorna, il maggiore non è felice come lo è, invece, il Padre, anzi, si arrabbia e non vuole rientrare in casa. I due figli rappresentano due modi immaturi di rapportarsi con Dio: la ribellione e una obbedienza infantile. Entrambe queste forme si superano attraverso l'esperienza della misericordia. Solo sperimentando il perdono, riconoscendosi amati di un amore gratuito, più grande della nostra miseria, ma anche della nostra giustizia, entriamo finalmente in un rapporto veramente filiale e libero con Dio.
Meditiamo questa parabola. Rispecchiamoci nei due figli, e soprattutto contempliamo il cuore del Padre. Gettiamoci tra le sue braccia e lasciamoci rigenerare dal suo amore misericordioso.
Scrive S. Paolo: "Vi supplichiamo in nome di Cristo: Lasciatevi riconciliare con Dio!"

                                                         Buona Domenica Quaresimale a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

 

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 Il Signore è paziente e misericordioso
Il Signore è misericordioso e paziente. Con le parole del salmo oggi possiamo pregare, avvicinarci a Dio, contemplare la sua bontà infinità, accogliere i suoi benefici e la sua salvezza, e sperimentare la sua misericordia e la sua pazienza.
Le letture sono il racconto di questa bontà, di questa premura e misericordia del Signore verso i suoi figli.
Innanzitutto possiamo notare come avviene la chiamata di Mosè perché diventi lo strumento di Dio per la liberazione del suo popolo, dei suoi figli, schiavi in Egitto.
La narrazione della vocazione di Mosè implica anche la rivelazione del nome di Dio: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". La curiosità provocata dal prodigio del roveto ardente spinge Mosè ad avvicinarsi; dal roveto, Dio chiama Mosè per due volte. Al patriarca, che manifesta disponibilità, il Signore rivela un progetto di liberazione, da comunicare al popolo. E in seguito, ad una domanda di Mosè, Dio dichiara il proprio nome: "Io sono colui che sono", e aggiunge: "Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi". In realtà, forse Mosè non avrà capito la frase "Io sono colui che sono", cioè sono colui che fa esistere, colui che ti è presente, colui che sarò, e come tale mi manifesterò.
Informato sull'identità di Dio, Mosè accetta di annunziare la salvezza, trasmettendo le parole divine: "Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese, verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele".
Si entra decisamente nella spiritualità pasquale: la liberazione di Israele dall'Egitto è la prefigurazione della libertà e della salvezza operata e offerta da Cristo, attraverso la sua morte e resurrezione e, lungo la storia, attraverso i sacramenti. San Paolo ricorda ai Corinzi il comportamento degli Israeliti nel deserto, le mormorazioni contro Mosè e contro il Signore; quei cristiani sono edotti sul divieto di mormorare. Inoltre si ricorda il miracolo dell'acqua uscita dalla roccia, "e quella roccia era il Cristo". L'interpretazione degli eventi è pienamente Cristologica; si allude al battesimo e alla grazia dei sacramenti.
In questa domenica di Quaresima, la fede è formata con una riflessione sulla liberazione dall'Egitto e sull'acqua uscita da una roccia che accompagnava il popolo: questo avviene nella vita di quanti diventano cristiani.
Con l'evangelista Luca si riflette invece sui segni dei tempi, con un tentativo di capire episodi violenti della storia di Israele. Nelle situazioni difficili non è il Signore che manda dei castighi: il Signore è sempre accanto ai suoi figli per ravvederli, dare loro grazia e forza, per portarli alla conversione e ad una vita operosa che porti frutti di bene.
Il Signore, misericordioso e paziente, concede ancora un po' di tempo per fruttificare. Può essere la situazione di ciascuno di noi. La nostra vita è ancora così lontana dalla bontà, dalla generosità, dalla santità. Il Signore, con tutte le grazie che ci ha dato, si aspetterebbe tanti frutti e invece siamo sempre tanto spogli. Possiamo imparare dall'uomo della parabola che dice: "zapperò, metterò concime, curerò... e vedrai che porterà frutti". Scriveva un giovane, dopo una riflessione su questo fatto: "Signore, abbi pazienza ancora un po' con me, cercherò di darmi da fare, nella vita spirituale e vedrai che porterò frutto, per amore a te e per il bene di tanti fratelli". Questo è un bel segno di un cammino quaresimale nell'impegno.

                                                         Buona Domenica Quaresimale a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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  Gesù, vero uomo, vero Dio
Nel cammino della Quaresima ci è presentato Gesù così come è veramente, vero uomo, vero Dio, volto misericordioso del Padre, nostro Salvatore. La celebrazione liturgica non è solo ricordo, esempio, insegnamento, testimonianza, ma è un incontro vivo con Gesù stesso, che si rende presente e opera per noi la grazia, la pace, la misericordia, la salvezza. Lui si unisce a noi, noi ci uniamo a Lui e troviamo in Lui la luce, la forza, il senso della nostra vita.
Abbiamo incontrato Gesù nell'esperienza delle sue tentazioni nel deserto, umile, fragile, debole, tentato, veramente uomo come tutti, ma vincitore sul maligno con la forza della Parola di Dio.
Ora contempliamo e accostiamo Gesù nella sua manifestazione gloriosa, nella trasfigurazione sul monte Tabor. Mentre pregava ecco quello che avviene: la nube della presenza di Dio, le vesti candide e sfolgoranti, Mosè ed Elia, la voce del Padre: "Questi è il Figlio mio, l'eletto: ascoltatelo!". Gesù è veramente Dio, il Messia, l'inviato del Padre per la nostra salvezza.
Accanto a Gesù i tre apostoli, Pietro, Giacomo, Giovanni, scelti a testimoni della sua gloria, della sua divinità, i quali sperimentano e gustano questa nuova vita: "Signore è bello per noi stare qui..."
Ma Gesù ritorna e fa ritornare alla vita normale, quotidiana, tenendo nel cuore l'esperienza profonda che hanno vissuto. Anche noi siamo chiamati a vivere la vita di ogni giorno, con la luce e la forza della presenza del Signore, con le certezze della fede.
Anche nei momenti difficili, anche quando si fa fatica, anche quando si viene meno e si pecca.
Questi tre apostoli saranno gli stessi che Gesù sceglie nell'ora della sua agonia nell'orto degli ulivi, dove Gesù vive e sperimenta tutta la sua passione, il dolore, la solitudine, la morte. E' veramente uomo, il più sofferente degli uomini, perseguitato, innocente, condannato a morire sulla croce.
I tre non comprendono la portata e la tragicità di quel momento, si addormentano, lo lasciano solo, non sono capaci di vegliare un'ora con Lui, vengono meno nella loro debolezza e nel loro peccato.
Ma Gesù è veramente Dio: non resta nella morte, ma la vince in Sé e la vince per tutti noi.
Gli apostoli, non solo quei tre, ma tutti, come tutti i credenti in Gesù, crederanno e saranno i testimoni della Sua risurrezione, della Sua salvezza piena ed eterna, della vita nuova che è data ad ogni uomo sulla terra e nell'eternità di Dio, che diventa eternità dell'uomo.
Gloria, lode, amore a Gesù, vero uomo e nostro vero Dio.

 

                                                         Buona Domenica Quaresimale a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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   Prostriamoci davanti al Signore, inginocchiamoci davanti ai poveri
"La Quaresima di questo Anno sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio". Il Signore è clemente, misericordioso e grande nell'amore. "Benedici il Signore anima mia, non dimenticare nessuno dei suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie..." Lasciamoci abbracciare dal Signore e viviamo nella sua luce e nella sua gioia la nostra vita.
" Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell'amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l'ipocrisia e l'egoismo". Questo un impegno particolare che riscopriamo in questo Anno.
Fin dalla prima domenica di Quaresima si ha lo sguardo rivolto al mistero della Pasqua, a Cristo "risorto dai morti". "Se crederai con tutto il cuore che Dio ha risuscitato Gesù dai morti, sarai salvo". La nostra salvezza è nella fede in Cristo morto, risorto, vivente per sempre. Per questo invochiamo il nome del Signore, per questo professiamo con le parole e con le opere questa nostra fede.
In questa prima domenica di quaresima il vangelo ci riporta il racconto dell'esperienza di Gesù nel deserto prima di iniziare la sua missione pubblica e le tentazioni che subisce per l'accanimento del maligno. Possiamo riprendere e approfondire le varie parti di questo racconto, vedere il comportamento di Gesù, le sue scelte, la sua debolezza e la sua fedeltà, la prontezza con cui affronta e vince le tentazioni del maligno. Possiamo ritrovare nell'esempio di Gesù, le indicazioni di vita per noi cristiani; l'intento di Luca nello stendere il suo vangelo è quello di aiutare il credente a vivere come Gesù, a vivere la vita nuova da Lui portata.
Al credente non sono risparmiate le tentazioni, come non sono state risparmiate a Cristo. Le tentazioni vanno affrontate: ci sono e vanno attraversate. La nostra vita è questo cammino attraverso le tentazioni. E le tentazioni non sono episodi, ma dinamiche esistenziali: occorre allora fare scelte nei significati profondi dell'esistenza. Occorre chiedersi: la mia vita come la imposto? Su cosa la fondo? Sul successo, sul denaro, sul benessere, sulle cose materiali.? Oppure sui valori importanti della vita e sull'amore che è la forza della nostra vita e la possibilità di vita e di sussistenza per tanti altri? A chi faccio riferimento nel mio comportamento? Alla mentalità comune, alla considerazione e al giudizio degli altri, oppure al Signore e alla sua Parola, autentici fondamenti della fede e della morale, cioè del comportamento pratico?
Gesù ha cercato un grande tempo di silenzio, di preghiera, di penitenza prima della sua missione: lo ha fatto Lui, tanto più dovremo farlo noi, che spesso ci ritroviamo nella dispersione dei pensieri, degli impegni, degli affetti. Quanto sono importanti e necessari i tempi del silenzio, della riflessione, della preghiera, del rapporto personale, vero e prolungato, con il Signore. E' in Dio che ritroviamo sempre noi stessi.
Gesù ha accettato le tentazioni, le ha affrontate in tutta la fatica e la lotta che richiedono, non ha perso la testa; ha accettato tutto lo sconvolgimento che le tentazioni portano nel più profondo di sé, ma è rimasto fedele, anzi ha maturato la sua fedeltà al Padre, proprio attraverso questo prove. Gesù ha illuminato i problemi che gli venivano posti con la Parola della Bibbia; con la Parola di Dio ha vinto le suggestioni del maligno. Le chiacchiere umane, le varie opinioni ed idee, le proposte o i miraggi della mentalità mondana. sulle varie cose, possono essere allettanti, ma noi possiamo sempre chiederci: la Parola di Dio cosa mi dice?
E' più forte, più convincente e più affascinante la Parola di Dio o le parole degli uomini?
"Solo davanti al Signore Dio tuo ti prostrerai, Lui solo adorerai!"
Nello spirito della Quaresima comprendiamo che il miglior modo di vincere il male è compiere il bene, molti atti e molte scelte di bene. Il vero modo di vincere l'egoismo è l'amore, la vita spesa nell'amore, che è la fonte della vera gioia. Il modo per vincere la superficialità, il consumismo, l'attaccamento ai beni terreni fino alla dimenticanza di Dio è vivere la fede e l'adorazione al Signore, è la condivisione e la carità verso il prossimo, soprattutto verso i poveri della terra, vicini e lontani. Prostriamoci davanti al Signore, inginocchiamoci, come Gesù, davanti ai poveri.

                                                                            Buona Quaresima a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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   Guardare come Dio
"Togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello".
Gesù ci propone oggi un Vangelo piuttosto ostico, con il desiderio – da parte sua – di lasciare che le beatitudini dirigano la nostra vita. Vi ricordo, però, questo dato fondamentale della vita cristiana: la vita morale è conseguenza di un incontro, non uno sterile moralismo, la legge di Dio, ricorda san Paolo è opera del Signore, non fatica vana come l'obbedire esternamente ad una norma. E' un po' come quando vedo uno dei miei ragazzi che si prende una cotta: la prima cosa che salta agli occhi è che si cura di più, si tiene in ordine, diventa improvvisamente puntuale: perché innamorato. Gesù ci chiede di essere misericordiosi perché il Padre è misericordioso: il nostro agire è conseguenza dell'incontro che abbiamo avuto con Dio.
Il peccato, dunque, l'agire morale. E subito, sicuramente, ci vengono in mente le grandi tragedie della vita, gli omicidi, le stragi, le aberrazioni di cui veniamo a conoscenza. Bhé, visto tutto ciò che capita nel mondo noi non siamo poi così tanto male! Non uccidiamo, non rubiamo (nel senso di rapina a mano armata, ma se capita di grattare senza troppi danni qualche soldino...) quindi siamo a posto. Invece la Scrittura ci invita a leggere la nostra vita puntando in alto, di non paragonarci a chi si comporta peggio, trovandoci passabili, ma confrontandoci col sogno di Dio su di noi. Dio ci vede come dei capolavori, dei pezzi unici, come dei figli. Vuole che – come aquile – voliamo in alto, e noi sembriamo dei paperi che guardano con sufficienza le galline...
Gesù è chiaro: non guardare alla pagliuzza nell'occhio del fratello tu che hai un trave nell'occhio. Quant'è vero! Quanta fatica faccio a riconoscere i miei sbagli! Quanto sono pronto a giustificarli, ad attenuarli! Con me sono comprensivo e benevolo, con gli errori degli altri sono spietato e giudico con durezza eccessiva. Esagero? Ascoltatevi! Ascoltiamoci quando si tratta di parlare di un'altra persona, dei miei vicini, dell'amministratore del mio condominio. Siamo sempre troppo adolescenti, intenti a proteggerci per paura che qualcuno ci ferisca, sempre troppo concentrati a far apparire il meglio di noi per paura che gli altri non vedano il peggio. Liberi, amici, liberi! Siamo aquile fatte per volare, sbattete le ali! Dio ci dona ali di aquila per accogliere ciò che siamo con verità, per imparare ad amarci e ad amare gli altri con semplicità, per sapere che siamo capolavori in costruzione e durante i lavori in corso uno sopporta un po' di polvere e di rumore. Impariamo a vedere noi stessi e gli altri così come Dio ci vede. Non si tratta allora di non giudicare le situazioni, di non esprimere pareri, no. Ma di cambiare il criterio di riferimento, di vedere le cose con lo sguardo pieno di speranza del Padre che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. E' una vera conversione quella che Gesù chiede, un cambiare del tutto l'atteggiamento, un guardare in modo diverso. Siamo tutti peccatori, siamo tutti figli: non abbiamo bisogno, come i bambini dell'asilo, di fare bella figura davanti alla maestra: un padre e una madre conoscono i difetti dei propri figli e amorevolmente li accettano e cercano – insieme – di migliorarli.
Gesù invita a guardare i fatti, non i sogni: dai frutti si vedono gli alberi. Frutto buono – albero buono, semplice, no? E' vero! Può essere un'idea interrogarsi sulla propria vita, sulle cose che crediamo importanti, sulle nostre scelte: che frutti danno? Siamo sereni, pieni di vita, capaci di affrontare le avversità? Buon segno, abbiamo messo il Vangelo al centro. Ma se – invece – il lavoro sempre più ingombrante, l'ansia del benessere o la voglia di apparire vi danno inquietudine, interrogatevi ed abbiate l'umilt&a