Vincere il male con la perseveranza

 Vincere il male con la perseveranza
Con il suo linguaggio apocalittico il brano non racconta la fine del mondo, ma il significato, il mistero del mondo. Vangelo dell'oggi ma anche del domani, del domani che si prepara nell'oggi. Se lo leggiamo attentamente notiamo che ad ogni descrizione di dolore, segue un punto di rottura dove tutto cambia, un tornante che apre l'orizzonte, la breccia della speranza: non è la fine, alzate il capo, la vostra liberazione è vicina.
Al di là di profeti ingannatori, anche se l'odio sarà dovunque, ecco quella espressione struggente: Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto; ribadita da Matteo 10,30: i vostri capelli sono tutti contati, non abbiate paura. Nel caos della storia lo sguardo del Signore è fisso su di me, non giudice che incombe, ma custode innamorato di ogni mio frammento. Il vangelo ci conduce sul crinale della storia: da un lato il versante oscuro della violenza, il cuore di tenebra che distrugge; dall'altro il versante della tenerezza che salva. In questa lotta contro il male, contro la potenza mortifera e omicida presente nella storia e nella natura, " con la vostra perseveranza salverete la vostra vita". La vita - l'umano in noi e negli altri - si salva con la perseveranza. Non nel disimpegno, nel chiamarsi fuori, ma nel tenace, umile, quotidiano lavoro che si prende cura della terra e delle sue ferite, degli uomini e delle loro lacrime. Scegliendo sempre l'umano contro il disumano (Turoldo).
Perseveranza vuol dire: non mi arrendo; nel mondo sembrano vincere i più violenti, i più crudeli, ma io non mi arrendo.
Anche quando tutto il lottare contro il male sembra senza esito, io non mi arrendo. Perché so che il filo rosso della storia è saldo nelle mani di Dio. Perché il mondo quale lo conosciamo, col suo ordine fondato sulla forza e sulla violenza, già comincia a essere rovesciato dalle sue stesse logiche. La violenza si autodistruggerà (M. Marcolini).
Il Vangelo si chiude con un'ultima riga profezia di speranza: risollevatevi, alzate il capo, la vostra liberazione è vicina.
In piedi, a testa alta, liberi: così vede i discepoli il vangelo. Sollevate il capo, guardate lontano e oltre, perché la realtà non è solo questo che si vede: viene un Liberatore, un Dio esperto di vita.
Sulla terra intera e sul piccolo campo dove io vivo si scaricano ogni giorno rovesci di violenza, cadono piogge corrosive di menzogna e corruzione. Che cosa posso fare? Usare la tattica del contadino. Rispondere alla grandine piantando nuovi frutteti, per ogni raccolto di oggi perduto impegnarmi a prepararne uno nuovo per domani. Seminare, piantare, attendere, perseverare vegliando su ogni germoglio della vita che nasce.

                                                                              Buona Domenica a Tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                          Risultati immagini per Immagini domenica XXXIII del tempo ordinario anno C 
 
Oltre la morte, la Vita
Non ne abbiamo alcuna certezza. Sappiamo che la vita, per come la scienza la concepisce, un giorno si fermerà. Il cuore cesserà di battere, il cervello colliquerà. Il corpo, lentamente ma inesorabilmente, si consumerà.
Eppure, laddove la ragione deve dichiarare il proprio limite, può subentrare la fede. La fede dei fratelli narrati nel libro dei Maccabei, che sono disposti a «morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri», nella convinzione che il «re dell’universo» li «risusciterà a vita nuova ed eterna». La fede di Gesù Cristo, che, venendo da Dio, sa che egli è «Dio dei viventi» e non dei morti: tutti vivono in Lui, con Lui, per Lui.
Gli esseri umani hanno bisogno di colorare la propria vita di speranza, di immaginare un porto di quiete, di recuperare i momenti di ingiustizia tra le braccia di un Signore equo e amorevole. Non sono così importanti i dettagli di ciò che ci aspetta dopo la morte, quanto continuare ad «aggiungere vita ai giorni, più che aggiungere giorni alla vita» (E. Bianchi). Per questo obiettivo la fede nella risurrezione è un grande sostegno: relativizza le nostre preoccupazioni e ci permette di amare senza legarci troppo alle cose che passano.
Quelli che Dio riconoscerà come suoi figli staranno per sempre con lui. Non potranno più sbagliare, né cadere, né soffrire. Sentiranno e vivranno l’amore più grande ed eterno

 

                                                                           Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd 
 

   Risultati immagini per Immagini XXXII domenica tempo ordinario anno C


L'incontro con Cristo trasforma la vita
Il vangelo ci riporta la conversione di Zaccheo. Quest'uomo è una pecora perduta, è disprezzato e uno "scomunicato", perché è un pubblicano, anzi, è il capo dei pubblicani della città, amico degli odiati occupanti romani, è un ladro e uno sfruttatore.
Impedito dall'avvicinarsi a Gesù, probabilmente a motivo della sua cattiva fama, ed essendo piccolo di statura, Zaccheo si arrampica su un albero, per poter vedere il Maestro che passa. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del suo gesto, nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando arriva vicino a quell'albero, lo chiama per nome: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Quell'uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell'anonimato; ma Gesù lo chiama per nome.
E Gesù va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico che diceva: - Ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano? Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo». In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, entrò la pace, entrò la salvezza, entrò Gesù.
C'è questo dialogo meraviglioso: "Zaccheo, scendi: oggi vengo a casa tua". A casa mia, Signore?  Ma io sono... Zaccheo, scendi! Signore ma questa gente... Lascia stare, Zaccheo! Io sono colui che abbandona novantanove pecore nell'ovile e cerca la pecora smarrita: io sono venuto per i peccatori.
E Cristo entra nella casa di Zaccheo. E che cosa accadde in Zaccheo? Che cosa accadde nella casa del suo cuore? L'incontro vero con Cristo.
Zaccheo capisce il dono di Cristo, è sconvolto, perché tutto gli appare incredibile; Zaccheo capisce l'amore gratuito di Dio e si rende conto che l'Amore di Dio aspetta una risposta: una risposta d'amore!
E allora? Ecco la sua decisione:" Signore, io do la metà dei mie beni ai poveri e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto" .
E la risposta di Cristo: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è il figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
Non c'è professione o condizione sociale, non c'è peccato di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. "Dio ricorda", sempre, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Lui è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno.
"Lasciamoci anche noi chiamare per nome da Gesù! Nel profondo del cuore, ascoltiamo la sua voce che ci dice: "Oggi devo fermarmi a casa tua", cioè nel tuo cuore, nella tua vita. E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore, può liberarci dall'egoismo e fare della nostra vita un dono d'amore. Gesù può farlo; lasciati guardare da Gesù!" (papa Francesco)
Anche per noi c'è l'incontro con Cristo Signore. Una domanda allora: io riesco a prendere una decisione vera di cambiare vita come ha fatto Zaccheo?
In questo senza scoraggiarsi. Il perdono di Dio dà la forza di cambiare il cuore e la vita. Nulla è impossibile all'amore di Dio.

 

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                       Immagine correlata


 Il Signore mi è vicino e mi dà forza
Gesù continua l'insegnamento sulla preghiera. Preghiera di ringraziamento: uno dei dieci lebbrosi guariti che torna a ringraziare. Pregare sempre senza stancarsi mai: parabola della vedova insistente. Oggi la parabola del fariseo e del pubblicano. Gesù insegna la preghiera umile, penitente, sincera, la preghiera di chi si sente davanti a Dio veramente povero, bisognoso di tutto. E Dio scolta ed esaudisce la preghiera dei poveri che sono in necessità e dei poveri in spirito, di coloro cioè che non presumano, ma sentono tutta la loro piccolezza e povertà, tutte le debolezze e i peccati della propria vita. "Il Signore ascolta la preghiera dell'oppresso, non trascura la supplica dell'orfano e della vedova". Il pubblicano del vangelo tornò a casa sua giustificato, perché chi si umilia, sarà esaltato. Ecco la preghiera umile e fiduciosa.
Ma oggi vorrei soprattutto sottolineare quanto S. Paolo nella Lettera a Timoteo afferma in un bilancio della propria vita. Abbiamo una pagina sublime della consapevolezza di Paolo, della sua missione evangelizzatrice, della sua fedeltà all'amore del Signore.
"Sto per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita". La vita è un cammino, è una corsa, verso l'eternità, verso la pienezza che Dio; siamo un'offerta davanti a lui.
"Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede". E' una sintesi essenziale e meravigliosa di tutta una esistenza: la vita, combattimento e impegno, per il vangelo. Soprattutto la fede: che è accoglierla presenza di Dio nella propria vita e vivere per Lui. Ho conservato la fede; forse si può anche perdere. Ci deve essere la preoccupazione di conservare, accrescere, far fruttare la fede. Sento molto forte questa espressione di Paolo, soprattutto in questo anno della fede e nella mia vita che è scelta di Dio e aiuto alla fede delle persone. Paolo crede nella vita eterna che il Signore dà ai suoi servi fedeli.
Paolo ripensa ad alcuni momenti difficili nella sua opera di evangelizzatore. Sente l'amarezza dell'abbandono dei suoi, li ricorda e vive verso di loro il perdono e ancora una volta dichiara ed esalta la bontà e la grazia del Signore. "il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché portassi a compimento l'annuncio del vangelo per la salvezza delle genti. Molta profonda questa affermazione che vorremmo fare nostra: "Il Signore mi è vicino e mi dà forza".
Poi la speranza che è la certezza che Dio porterà a compimento la sua opera di salvezza: "Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli".
Paolo vive ed esprime la sua fede nella carità del vangelo. "Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza perché io potessi portare a compimento l'annuncio del vangelo e tutte le genti lo ascoltassero". Siamo alla fine nel mese missionario e possiamo pensare a quante persone hanno risposto alla vocazione di Dio che li ha chiamati all'opera della evangelizzazione.
Così ciascuno di noi può imparare a vivere la propria missione per il vangelo e per Gesù Cristo negli ambienti in cui si trova e col cuore aperto al mondo.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

Immagine correlata


   Le mani alzate e quel grido "giorno e notte"
Nella parabola del vangelo di oggi, Gesù lega in modo ormai indissolubile due temi importanti per la vita di noi cristiani: la necessità e l'insistenza della preghiera. La necessità dell'insistenza della preghiera sembra essere il tema principale della parabola del giudice disonesto. Come egli esaudirà le richieste continue della vedova così il Padre sarà pronto a soddisfare le nostre preghiere. Potremo sviluppare questo tema con gli elementi importanti che fornisce Gesù nella parabola stessa. La scelta dei personaggi per esempio è significativa. La vedova è una persona che non aveva molte tutele che oggi chiameremo sociali. La stessa legge mosaica aveva cercato di dare delle protezioni per le vedove ed altre categorie deboli come gli orfani e gli stranieri. Negli Atti degli Apostoli, l'istituzione dei diaconi è sorta proprio in relazione alla mancanza verso delle vedove.
Ci si può chiedere: chi oggi grida giorno e notte la sua pena al Signore?
Gesù dice: E' necessario pregare sempre. Senz'altro tutti noi ogni tanto preghiamo, diciamo le preghiere, pensiamo al Signore. Ma cosa vuol dire: "pregare sempre, senza stancarsi"? Scopriremo che attraverso i momenti di preghiera noi impariamo ad amare e amare è la vera preghiera e amare si ama sempre.
Meditiamo e approfondiamo oggi il tema della preghiera; anche se è meglio parlare poco di essa e mettersi invece a pregare, a dare tempo e cuore all'incontro con il Signore. Vorrei anche nel profondo interrogare me e ciascuno di voi: "Ho veramente il desiderio di imparare a pregare, oppure sento la preghiera come una cosa noiosa, inutile? Sono deciso a fare passi nella preghiera, programmando tempi precisi per la preghiera, aiutandomi con mezzi, cercando l'essenziale della preghiera, che è il cuore, cioè un rapporto di amore vero con il Signore"?
Se è sincero il mio desiderio "Signore insegnami a pregare", se ho questa volontà, se sono disposto a cambiare atteggiamenti, modi di vivere, orari, il Signore trasformerà la mia vita spirituale e mi aiuterà. Perché, come qualcuno ha scritto, "imparare a pregare è imparare a vivere"; "la preghiera è il respiro dell'anima"; "la preghiera è la forza di Dio nella nostra vita, è l'onnipotenza di Dio messa nelle nostre mani, nella nostra fede".
Gesù dice questa parabola ai suoi discepoli sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi.
                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

 

Risultati immagini per immagini XXIX domenica tempo ordinario anno c


   Fede, purificazione e riconoscenza
In tempi difficili come i nostri, in cui la riconoscenza non entra nella dimensione delle relazioni umane nei rapporti tra le persone, la parola di Dio di questa domenica ci dà l'esatta misura di come esprimere la nostra gratitudine a Dio per tutto quello che ogni attimo riceviamo senza nostro merito o perché migliori degli altri.
E' soprattutto il testo del Vangelo di questa domenica, classificato come dei "dieci Lebbrosi", che ci fa capire come sia distante il nostro modo di pensare ed agire rispetto a quello del Signore. Su dieci lebbrosi guariti, nonostante il consiglio e l'indicazione data dallo stesso Gesù che aveva guarito tutti, solo uno (diremmo oggi in termini statistici: il 10%) va a ringraziare Dio; mentre il restante 90% non sente né l'esigenza, né il dovere morale di farlo. E' come dire che solo il 9-10% dei cristiani che oggi frequentano regolarmente la chiesa, soprattutto di domenica, rende grazie al Signore per i benefici che ricevono ogni giorno e caratterizza di spiritualità la giornata di festa, la Pasqua settimanale, che celebriamo la Domenica. E' questa fede e religione superficiale, non sentita o all'acqua di rosa, scialba, che molti cristiani vivono oggi, pensando di essere dei buoni cristiani. Non è affatto così. La riconoscenza e la gratitudine nascono e si sviluppano nel quadro di una fede vera, autentica e sincera. Solo chi ha fede sa dire grazie ogni attimo a Dio. Quante volte i nostri genitori, nonni ed educatori, di fronte alle nostre continue lamentele, ci ricordavano sistematicamente di dire grazie a Dio per tutto: per la vita, per la famiglia, per il lavoro, per il cibo (anche se poco) per la salute ed anche per la malattia quando sopraggiungeva e nella fede doveva essere giustamente accettata con rassegnazione alla volontà di Dio. "Signore mai peggio"; ringrazia il Signore che poteva andare peggio, contentati di quello che hai, erano e sono i continui appelli e messaggi per ricordare e rammentare che davvero dobbiamo inginocchiarci per dire grazie a Colui che tanto di dona e ci offre per la nostra vita fisica e spirituale.
Comprendere lo stretto rapporto che intercorre tra fede e gratitudine non è facile. Perché spesso la fede è strumentale. E' finalizzata ad ottenere e poi a dimenticare il dono ricevuto. La fede è altra cosa che ricevere una grazia ed un favore. La fede è costante dialogo con Dio, è un costante dire "grazie Signore" per tutto quello che ci dona. Ci ricorda Paolo, che è in carcere e soffre tanto per il vangelo, nel brano della lettera a Timoteo che: "Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso".
La salute del corpo per i più è quella che interessa la stragrande maggioranza dei fedeli. E non sempre si ha la stessa attenzione e preoccupazione per la salute spirituale. Nella colletta specifica della domenica odierna noi così preghiamo: "O Dio, fonte della vita temporale ed eterna, fa' che nessuno di noi ti cerchi solo per la salute del corpo: ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede, e la Chiesa intera sia testimone della salvezza che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio".
Sappiamo anche noi, fratelli e sorelle,  davanti alle nostre povertà spirituali gridare come i lebbrosi: Gesù, abbi pietà di noi. diventa presa di coscienza delle nostra pochezza, come ci viene ricordato nell'antifona iniziale della liturgia di questa domenica: "Se consideri le nostre colpe, Signore, chi potrà resistere? Ma presso di te è il perdono, o Dio di Israele". Amen!
                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

                           Immagine correlata

 Ravviva il dono di Dio che è la fede
Gli apostoli dissero al Signore: "Accresci in noi la fede!". Tutti noi possiamo fare nostra questa invocazione. Anche noi come gli Apostoli diciamo al Signore Gesù: "Accresci in noi la fede!". Sì, Signore, la nostra fede è piccola, la nostra fede è debole, fragile, ma te la offriamo così com'è, perché Tu la faccia crescere. "Signore, accresci in noi la fede!"
Ho paura che molti non comprendano l'importanza di avere la fede, di crescere nella fede... in mezzo a tanta gente che vuole distruggere la fede, che immette nella cultura e nel modo di pensare materialista che vorrebbe convincere che avere la fede significa non divertirsi, non essere felici, che la felicità è da un'altra parte... E molte persone ci cascano e rischiano di rovinare la propria vita, dandosi solo alle mondanità o, al meglio, alle carriere e ai miraggi umani. Persone che rischiano di perdere e rovinare la propria vita nell'eternità: "che cosa serve guadagnare anche il mondo intero, se poi uno perde la sua anima?" ci dice Gesù..
Ecco l'importanza della fede: la fortuna, la gioia, il dono della fede, la luce e la forza della fede!
E il Signore che cosa ci risponde? Risponde: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire.... Il seme della senape è piccolissimo, però Gesù dice che basta avere una fede così, piccola, ma vera, sincera, per fare cose umanamente quasi impossibili, impensabili. Ed è vero! Tutti conosciamo persone semplici, umili, ma con una fede fortissima, che davvero spostano le montagne! Pensiamo, per esempio, a certe mamme e papà che affrontano situazioni molto pesanti; o a certi malati, anche gravissimi, che trasmettono serenità a chi li va a trovare. Queste persone, proprio per la loro fede, non si vantano di ciò che fanno, anzi, come chiede Gesù nel Vangelo, dicono: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».
In questo mese di ottobre, che è dedicato in particolare alle missioni, possiamo pensare a tanti missionari, uomini e donne, che per portare il Vangelo hanno superato ostacoli di ogni tipo, hanno dato veramente la vita; come dice san Paolo a Timoteo: «Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro, ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo». "Ravviva il dono di Dio che ti è stato dato. Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità..." Questo però riguarda tutti: ognuno di noi, nella propria vita di ogni giorno, può e deve dare testimonianza a Cristo, con la forza di Dio, la forza della fede. La fede piccolissima che noi abbiamo, ma che è forte e che aiuta a compiere cose grandi! Con questa forza dare testimonianza di Gesù Cristo, essere cristiani con la vita, con la nostra testimonianza, col nostro amore.
Papa Francesco ci invita fortemente ad essere evangelizzatori e missionari per portare a tutti la gioia del vangelo.
E come attingiamo questa forza? La attingiamo da Dio nella preghiera e nella formazione cristiana. La formazione cristiana avviene nelle varie forme di catechesi, di incontri, di parola di Dio, di esperienza, di evangelizzazione.

                                                                              Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

                                Risultati immagini per Immagini domenica XXVII del tempo ordinario anno C

 
   La parabola del ricco egoista e del povero Lazzaro nell'umanità di oggi
La parabola, presa in se stessa, suscita una problematica sulle relazioni tra ricchi e poveri, ma non ha lo scopo di dare al povero un annunzio alienante e di consolarlo con la speranza della beatitudine eterna, ma di far capire quanto sia grave e carica di conseguenze l'indifferenza del ricco che non si accorge del povero.
Gesù mette davanti agli occhi dei suoi contemporanei e anche davanti ai nostri occhi oggi, il rischio di adagiarsi, della comodità, della mondanità nella vita e nel cuore, di avere come centro il nostro benessere. E' la stessa esperienza del ricco del Vangelo, che indossava vestiti di lusso e ogni giorno si dava ad abbondanti banchetti; questo era importante per lui. E il povero che era alla sua porta e non aveva di che sfamarsi? Non era affare suo, non lo riguardava. Se le cose, il denaro, la mondanità diventano centro della vita ci afferrano, ci possiedono e noi perdiamo la nostra stessa identità di uomini: il ricco del Vangelo non ha nome, è semplicemente "un ricco". Le cose, ciò che possiede, sono il suo volto, non ne ha altri.
L'uomo ricco e del povero Lazzaro: la vita di queste due persone sembra scorrere su binari paralleli: le loro condizioni di vita sono opposte e del tutto non comunicanti. Il portone di casa del ricco è sempre chiuso al povero, che giace lì fuori, cercando di mangiare qualche avanzo della mensa del ricco. Questi indossa vesti di lusso, mentre Lazzaro è coperto di piaghe; il ricco ogni giorno banchetta lautamente, mentre Lazzaro muore di fame. Solo i cani si prendono cura di lui, e vengono a leccare le sue piaghe. Questa scena ricorda il duro rimprovero del Figlio dell'uomo nel giudizio finale: «Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero [...] nudo e non mi avete vestito». Lazzaro rappresenta bene il grido silenzioso dei poveri di tutti i tempi e la contraddizione di un mondo in cui immense ricchezze e risorse sono nelle mani di pochi.
Il ricco sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo.
Nella seconda parte della parabola, ritroviamo Lazzaro e il ricco dopo la loro morte. Nell'al di là la situazione si è rovesciata. Adesso il ricco riconosce Lazzaro e gli chiede aiuto, mentre in vita faceva finta di non vederlo. Prima gli negava pure gli avanzi della sua tavola, e ora vorrebbe che gli portasse da bere! Crede ancora di poter accampare diritti per la sua precedente condizione sociale. La porta che separava in vita il ricco dal povero, si è trasformata in «un grande abisso». Finché Lazzaro stava sotto casa sua, per il ricco c'era la possibilità di salvezza, spalancare la porta, aiutare Lazzaro, ma ora che entrambi sono morti, la situazione è diventata irreparabile. La parabola mette chiaramente in guardia: la misericordia di Dio verso di noi è legata alla nostra misericordia verso il prossimo. Se io non spalanco la porta del mio cuore al povero, quella porta rimane chiusa. Anche per Dio. E questo è terribile.
Per convertirci, non dobbiamo aspettare eventi prodigiosi, ma aprire il cuore alla Parola di Dio, che ci chiama ad amare Dio e il prossimo. 
La parabola ci aiuta a fare un sincero esame di coscienza, nella nostra vita personale, di famiglia, nella vita sociale.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                        Risultati immagini per Immagini XXVI domenica tempo ordinario anno C
 

   Non potete servire Dio, che è la vita, e il denaro
Una parabola un po' difficile da interpretare. Ma ciò che appare evidente è che l'amministratore infedele ha saputo, sotto l'urgenza della situazione, provvedere in fretta, con scaltrezza e con furbizia, al suo avvenire. Tutto è male quello che ha fatto, ma il rimedio rapido e drastico adottato è una lezione per chi ascolta l'annuncio del regno di Dio.
Si parla di iniqua ricchezza, causa di tante ingiustizie. Lo possiamo applicare alla realtà che constatiamo ogni giorno. Ai suoi discepoli Gesù vuol far capire che il denaro è pericoloso. Gesù continua a mettere in guardia i credenti dal pericolo delle ricchezze, invita a farsi un tesoro nei cieli dandole in elemosina, esorta ad amministrare il denaro in maniera saggia, con una sana furbizia, quella dei figli della luce. Che rapporto ho coi soldi? Che uso ne faccio? Mi chiudono in me stesso o nelle mie prospettive mondane o nei miei vizi o in miraggi di grandezza oppure mi aprono all'amore, ad un senso alto della vita, alle prospettive della solidarietà, della giustizia, della rettitudine di coscienza?
Se penso all'eternità, alla quale devo prepararmi, cosa mi servono i soldi? Nelle parabole della vigilanza, dei talenti, del giudizio sulla carità come si collocano? Certo: la famiglia, il futuro, la cura della salute, una vita dignitosa... tutte cose giuste. "Non potete servire a due padroni, non potere servire Dio e la ricchezza", afferma Gesù. Ma poi dobbiamo ricordare quando Gesù dice: "Che cosa serve all'uomo guadagnare anche il mondo intero, se poi perde l'anima".
La tentazione dell'attaccamento ai soldi c'è per tutti, c'è sempre. Ha inquinato e rovinato tante società, ha inquinato e in certi momenti ha rovinato anche la vita della Chiesa. Papa Francesco nell'Evangelii gaudium dice con forza: "No ad una economia dell'esclusione, no alla nuova idolatria del denaro, no ad un denaro che governa invece di servire..."
Per fortuna, ci sono stati e ci sono persone e famiglie che hanno scoperto e hanno vissuto la grazia della semplicità, della virtù della povertà, dell'amore pieno, gioioso e libero a Dio e ai poveri.
Quando si parla dei poveri bisogna essere molto concreti, come è concreta e tragica la loro miseria. Non vorrei limitami a qualche bella parola o a qualche disquisizione sull'interpretazione della parabola. Non è questo che vuole Dio e neanche voi volete questo.
   Papa Francesco è molto chiaro e coraggioso quando parla dell'inclusione sociale dei poveri: Ci invita ad ascoltare il loro grido di fronte a Dio, ad essere fedeli al vangelo, per non correre invano (cioè a costruire la vita senza senso e a rovinarla per l'eternità), a cercare il posto privilegiato dei poveri.
Il profeta Amos pronuncia queste parole del Signore: "Ascoltate, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese..."
"Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero, perché noi potessimo diventare ricchi per la sua povertà", scrive S. Paolo.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                       Risultati immagini per Immagini domenica XXV anno ordinario anno c

 

  Un Padre di una tenerezza inimmaginabile
Il Vangelo di questa domenica lo accogliamo come un testo fondamentale in questo svolgersi dell'Anno della misericordia. E' la parabola del padre buono che lascia la libertà al figlio anche di sbagliare, di andarsene sbattendo la porta, offendendo, sciupando tutte le sue sostanze, rovinando la propria vita. Il padre attende, spera ogni giorno il suo ritorno, lo ama nel suo cuore misericordioso. E quando lo vede ancora da lontano, gli corre incontro, gli butta le braccia al collo, vuole una grande festa. Sono intensi i verbi con cui si descrive il comportamento del padre: "Ancora lontano lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo, lo baciò, disse ai servi: preparate una grande festa". "Perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". Dio è così, è Padre, è amore, è misericordia e tenerezza infinita.
Ciascuno di noi è quel figlio, invitato a tornare al Padre, a lasciarsi abbracciare dal suo calore, dalla sua tenerezza, a lasciarsi commuovere da quel suo cuore che non può amare più di così. Forse è bene non fermarsi a questi due figli, in fondo piccoli e meschini tutti e due, che rappresentano molto bene anche noi. È importante guardare il padre.
Scrive Paolo Curtaz: "Io vedo un Padre che lascia andare il figlio anche se sa che si fà male, correndo un immenso rischio educativo (chi l'avrebbe lasciato andare?) Vedo un Padre che scruta l'orizzonte ogni giorno, senza rancore, senza rabbia, con una pena infinita. Vedo un Padre che corre incontro al figlio minore, che lo abbraccia. Che non gli rinfaccia né chiede ragione dei soldi sprecati, che non lo accusa, che smorza le sue scuse, che gli restituisce dignità, che festa. Vedo un Padre che esce a pregare lo stizzito fratello maggiore che tenta di giustificarsi, di spiegare le sue buone ragioni. Un Padre che cerca di guardare all'essenziale e insegna a guardare oltre le apparenze, a non giudicare superficialmente, a usare la misericordia più della giustizia.
Vedo questo Padre che accetta la libertà dei figli, che pazienta, che indica, che stimola. Lo vedo e impallidisco. Dio è così? fino a tal punto? così tanto? Sì, è così!"
Possiamo allora chiederci: Come vivo questa fede in Dio? Quant'è grande la mia fiducia, il mio affidamento a Lui? So accogliere il suo amore, la sua tenerezza, il suo perdono, la sua misericordia? In questo rapporto vero, profondo, continuo, toccante con il Signore so trasformare la mia vita in amore verso di Lui e verso i tanti fratelli che lui mi fa incontrare e tutti quelli che Lui mi dona come "fratelli" nel mondo?
So essere un testimone e un evangelizzatore dell'amore, del perdono, della tenerezza di Dio, che Padre appassionato di tutti?

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                   Risultati immagini per Immagini domenica XXIV tempo ordinario anno c

  Seguire Gesù con sapienza e amore
Possiamo prendere da questo testo del Vangelo alcuni punti di riflessione e di vita.
Un primo aspetto: Gesù ci invita ad esseri saggi e sapienti, a pensare e a preoccuparci della vita e del nostro futuro.
Questo lo fa con le parabole del costruire una torre e del re che vuole andare in guerra: occorre riflettere e pensare bene alle energie e alle risorse che si hanno.
Se c'è tanta preoccupazione per le cose umane che durano un tempo limitato quanto più, sembra suggerire Gesù, occorre pensare e preparare la nostra vita vera su questa terra e la nostra salvezza per l'eternità.
Il pronunciamento più forte è senz'altro questo: "colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me non può essere mio discepolo". La croce, gli impegni, la propria fedeltà, tutto ciò che fa parte della mia impostazione di vita e della volontà di seguire Gesù, di seguire il suo esempio, le sue parole, la sua strada.
In questo contesto comprendiamo che il suo invito a vivere le relazioni di parentela, di affetto, di presenza, non come un qualche cosa che chiude la vita in maniera egoistica, ma che apre a un amore più grande.
Non si tratta di non voler bene al padre e alla madre, alla moglie, ai figli, ma si tratta di amare veramente e sapere che insieme si cammina sulla strada di Dio, sulla strada della salvezza. Occorre avere allora una grande libertà di spirito, soprattutto di fronte ai beni materiali: Gesù dice: "chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo".
Le cose sono uno strumento, un mezzo, non il fine. Quello che è importante è la realizzazione della mia vita, è accogliere l'amore di Dio, è vivere questo amore.
L'importante è la salvezza piena e definitiva che invochiamo e che attendiamo dalla bontà e dalla misericordia del Signore. 

 

                                                                               Buona domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.


                                         Risultati immagini per immagini XXIII domenica tempo ordinario anno C

Umiltà e gratuità
Potremmo sintetizzare il messaggio della Parola di Dio in queste due parole: umiltà e gratuità. Innanzitutto vediamo come si esprimono i brani della Bibbia, poi cercheremo di confrontarli con la situazione della nostra vita nella società e nella Chiesa di oggi e vedremo come seguire l'insegnamento del Signore per essere suoi discepoli con maggiore fedeltà.
Gesù è a pranzo da uno dei capi dei farisei, nota come le persone scelgono i primi posti e si esprime con una parabola che è immediatamente un insegnamento: "quando sei invitato da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un invitato più ragguardevole di te e tu debba, con vergogna, andare ad occupare l'ultimo posto".
Può darsi che sempre ci sia stata la tentazione di emergere, di farsi notare, di cercare considerazione, prestigio. Oggi lo avvertiamo particolarmente in questa nostra cultura dell'apparire, dell'emergere, del farsi strada, in qualunque maniera, onesta o disonesta; a volte ci possono essere fenomeni di arrivismo, di carrierismo, di spintonate, ad esempio, nei luoghi di lavoro, fino a cercare il proprio successo e i propri interessi, anche a scapito del vero bene di tutti e dell'onestà.
L'umiltà è verità davanti a Dio e davanti agli altri, davanti al mistero della vita. Il libro del siracide ci ha detto: "Compi le tue opere con mitezza. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile e troverai grazia davanti al Signore. Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti". Se non si è umili non si capisce Dio.
Gesù ha vissuto così, la Madonna ha vissuto così, così i santi, le anime belle e generose, piene di amore. "Sono venuto non per essere servito, ma per servire e dare la vita per tutti". "Imparate da me che sono mite e umile di cuore". L'ultimo posto non è una condanna, è il posto di Dio che si è fatto uomo e ha dato la vita per noi. Maria ss. dice: "L'anima mia magnifica il Signore, ha guardato l'umiltà della sua serva, ha fatto cose grandi in me l'Onnipotente".
Una precisazione. L'umiltà non è dire - un po' ipocritamente - "non so fare nulla". Dire: "non valgo nulla", non è umiltà, è depressione. La persona umile dà il meglio di sé, fa il più possibile, apre il cuore più che può. Così hanno fatto Gesù, Maria, i Santi, tutte le persone generose e impegnate nella società e nella Chiesa.
Umiltà è sapere che il Signore ci ha riempito la vita dei suoi doni e che noi dobbiamo trafficarli come talenti, per il bene di tanti altri e per la nostra salvezza. L'umiltà diventa fecondità, sviluppo dei doni di Dio, per il bene degli altri, nella famiglia, nel lavoro, nella vita sociale ed ecclesiale.
Una piccola cosa: non scherziamo sull'ultimo posto in chiesa. Non è quello che vuole insegnare Gesù. In chiesa, come dovunque, il cristiano fa il più possibile, è attivo, partecipe, impegnato, generoso, dona se stesso per il bene degli altri. Questo dobbiamo impararlo in chiesa, a messa, per viverlo poi nella vita della comunità cristiana e nella società.
C'è poi la seconda parte del vangelo, bellissima, sconcertante, portatrice di novità assoluta: la novità di Gesù, del suo amore per tutti, della sua ricerca dei poveri, dei malati, dei peccatori.
"Quando offri un pranzo, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli né i ricchi vicini... perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. 

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

                      Risultati immagini per Immagini domenica XXII del tempo ordinario Anno C


Come ci si salva?
«Signore, quanti sono coloro che si salvano?» È una domanda alla quale Dio non risponde. Bisogna prendere atto che ci sono domande alle quali Dio non risponde. Anche riguardo al tempo della fine del mondo Gesù non risponde e chiude velocemente il discorso con le celebri parole: «Non sta a voi conoscere il tempo e il momento!».
Perché? Perché le domande che gratificano solo la curiosità non hanno senso nel rapporto religioso: Dio, infatti, cerca uno spazio nella vita dell'uomo e non nelle curiosità degli uomini.. Derivano alcune conseguenze: la Bibbia va letta con la volontà e l'umiltà di chi cerca una strada e una proposta da vivere, non per altri motivi.
La fede dà certezze, ma non sempre e non in tutto dà chiarezza: anzi spesso la fede è cammino nel buio.
Pertanto in nome della fede non posso pretendere di capire tutto, al punto da sostituirmi a Dio: accade il contrario: la fede mi fa capire la mia piccolezza e mi dà la gioia di essere un salvato e un salvato sempre e unicamente da Dio.
Comprendiamo allora l'atteggiamento di Gesù. Egli non solo non risponde alla domanda, ma sposta l'attenzione sul vero problema e dice: "Sforzatevi di entrare per la porta che è stretta". In altre parole Gesù sottolinea: non importa sapere quanti si salvano, quel che importa è sapere come ci si salva e, soprattutto, a me importa sapere come posso salvare me stesso. Gesù porta il discorso in questa
direzione: il suo Vangelo infatti va sempre diritto al cuore della persona e invita ciascuno a cominciare da se stesso il cambiamento del mondo. E' uscito ultimamente un libro con vari interventi , dal titolo: "Cambiare noi"; ci porta su questa linea.
Ecco allora la prima parte della risposta di Cristo: «È' stretta la porta».
Dio è una persona leale: non ci attira con gli specchietti né con la demagogia, che è sempre un inganno. Apertamente egli dice: «La vostra liberazione, la conquista della salvezza, il cammino della vostra felicità passa attraverso la croce, attraverso il martirio».
La fede di una persona diventa adulta solo quando la croce non scandalizza più, quando non scoraggia più, ma diventa cammino quotidiano con Cristo e accoglienza della forza di Cristo nella propria vita.
 Il cardinale Stefano Wyszynski scrisse in carcere, nel settembre del 1953: «La mia vita sarebbe stata imperfetta se non avessi conosciuto la prigione».

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                   Immagine correlata

 Il male da bruciare
C’è una sorta di confusione, tra la gente, tra la bontà e il buonismo. E vale anche per l’immagine che abbiamo del Dio che ci ha presentato Gesù. Il fatto che sia Padre, che ami incondizionatamente, che perdoni sempre, non significa che per lui la nostra scelta tra il bene e il male sia indifferente.
Gesù è venuto sulla terra per sconfiggere il male in tutte le sue forme, compresa quella della vendetta. Pur ritenendo tutti fratelli, si è sempre schierato dalla parte delle vittime, dei deboli, degli ultimi. Ogni peccato grida la sua ingiustizia davanti a Dio. Egli non rimane lontano, ma scende a condividere sofferenza umana e spalanca le porte della risurrezione.
Non ci stupisca l’immagine forte di un fuoco purificatore che Gesù usa nel Vangelo, né la constatazione di aver portato la divisione all’interno delle famiglie e del suo popolo.
Con il male non ci possono essere compromessi: o lo si accetta o lo si respinge. O si sceglie di essere umani, mettendosi nei panni di chi è trattato senza considerazione e rispetto, o si sceglie di imbestialirsi, cioè di mettere da parte l’etica di chi vede in chiunque una persona.  
La pace di Gesù non è la comoda tranquillità del disimpegno, ma la serenità di aver lottato con tutte le forze contro il male e aver fatto posto al bene in sé e fuori di sé. La pace di Gesù non conquista e non è conquistata da tutti. Speriamo lo sia per noi. 
Termino dicendo: Ricordiamoci sempre che le sue parole inquietano, scuotono le coscienze assopite, suscitano ripensamenti e ostilità, sono d’inciampo per tanti. Il suo Messaggio è felice, ma non facile. Accoglierlo è grazia e dà pace. Amen!

                                                            A Tutti Auguro una Buona Domenica – Padre Salvatore Usai ocd.

                                  Risultati immagini per Immagini domenica XX tempo ordinario anno C


      Credere fortemente all'Eternità

"Non temere, piccolo gregge..." Nelle varie situazioni in cui i discepoli si verranno a trovare Gesù è vicino e offre queste parole di fiducia. dice: Non temere, piccolo gregge". Gesù conosce il mondo, i messaggi contrastanti, i pericoli, le persecuzioni di coloro che vivono nelle tenebre e non accolgono la luce. Gesù capisce la fatica che chiede ai suoi discepoli e prevede la paura. "Non temere, piccolo gregge", significa: "State tranquilli, fidatevi di Dio; non ci rimetterete lasciando tutto per amore di Dio, anzi riceverete il centuplo e la vita eterna".
Nella barca con Cristo ogni paura è un'offesa alla Sua presenza e alla Sua promessa. Infatti chi crede, sa che Dio può perdere delle battaglie perché è buono (non perché è debole), ma Dio non può perdere la guerra della storia.
L'ha detto Gesù stesso mentre si avviava alla croce: "Coraggio, io ho vinto il mondo!".
Occorre allora ottimismo e fiducia anche quando è dura la fedeltà, anche quando la fede è derisa, anche quando la Chiesa è perseguitata. Ottimismo e fiducia: vogliamo restare con Cristo e ci lasciamo guidare da Lui. Pensiamo al martirio di S. Stefano: un giovane circondato dall'odio di un tribunale prestigioso, non si lascia piegare. Egli sa quel che rischia. Egli vede i sassi già pronti per l'esecuzione. Eppure è deciso e resta fedele a Cristo. Per lui la vita conta solo se vissuta per Cristo e quindi non esita a perderla per ritrovarla in Cristo. Paolo assiste e certamente disprezza Stefano. Ma un giorno Paolo scriverà: "Da quando ho conosciuto Cristo tutto il resto è diventato spazzatura per me". La fede di Stefano ha preparato la conversione di Paolo.
Però davanti a una prospettiva così esigente viene da chiedersi: "Ma allora cosa diventa la nostra vita nella fede?" Cristo Risponde: "Al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Allora siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito quando arriva e bussa". E' la verità più bella del cristianesimo: la vita non è la festa, ma è l'attesa della festa. Questa verità redime e dà significato alla morte: il credente vede al di là e la fede gli fa vedere la vita che verrà. E' la verità che fa giustizia di tutte le situazioni: malati e sani, ricchi e poveri, intelligenti e sprovveduti... sappiamo che queste situazioni appartengono al tempo dell'attesa. La festa è altrove, è dopo: quaggiù sulla terra siamo tutti in cammino. E' la verità che ha aperto il cristianesimo all'amore di ogni uomo: l'infelice, il lebbroso, l'handicappato contano quanto i sani, anzi vengono chiamati beati, perché più degli altri possono capire la speranza e vivere l'attesa.
Oggi noi cristiani viviamo in un mondo di spensieratezza, di consumismo, di materialismo pratico. Il mondo moderno non pensa alla morte e all'eternità e di conseguenza la vita sulla terra si riduce a un tentativo folle di inventare un paradiso terrestre. Ma la situazione dell'uomo, la sofferenza, la malattia, la morte fanno capire che questo non avviene e costringono a cercare una risposta vera a questi interrogativi profondi e a credere all'eternità, altrimenti sarebbe "troppo vana la vita sulla terra".
Noi cristiani siamo chiamati a credere fortemente all'eternità, come pienezza di vita che Dio darà ai suoi figli, siamo chiamati a ricordare al mondo l'eternità, a svegliare gli uomini dalla dimenticanza della vita più vera che dura per sempre. Per questo il cristiano deve vivere in modo nuovo e diverso il legame con le cose: "Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli..." Per questo tutte le cose sono per il cristiano mezzi del cammino per giungere là, dove Dio ci darà tutto se stesso, dove noi saremo nella pienezza della nostra esistenza, dove non ci sarà più nessuna paura.

 

Dio ha acceso nei nostri cuori una grande luce con la speranza e la certezza della vita eterna. E il pensiero nella vita eterna ci aiuta a vivere nella bontà, nella fiducia, e secondo le parabole del cap. 25 di Matteo, ci aiuta a vivere attenti e vigilanti, a trafficare al massimo i nostri talenti, ad amare in concreto il prossimo. E il Signore dirà ai suoi discepoli, che hanno resistito alle tentazioni del mondo, che hanno creduto, sperato e amato, che hanno dato il giusto valore a tutte le cose terrene in vista della vita eterna: "Vieni servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore".

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                    Risultati immagini per Immagini XIX domenica tempo ordinario anno C

   Usare la testa, e non solo
"Uno della folla disse a Gesù: Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità". Passano gli anni, i secoli, i millenni; il mondo cambia; ma certe cose non cambiano mai. Quante volte accade anche oggi che i fratelli litighino per l'eredità! Un uomo si industria per tutta la vita ad accumulare beni da lasciare ai figli, e in realtà lascia loro il seme di discordie, rivendicazioni, rancori che si trascinano per anni e talora non si placano più. Nel caso sottopostogli, Gesù rifiuta di intervenire: non per disinteresse verso le persone coinvolte ma per invitare, loro e quanti lo stanno ascoltando, ad ampliare gli orizzonti, trasformando l'episodio nell'occasione per parlare delle ricchezze: "Fate attenzione e tenetevi lontano da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che possiede".
Desiderare i beni occorrenti a una vita sicura e dignitosa, a un futuro sereno per sé e i propri cari, è senz'altro legittimo; non c'è pagina della Bibbia che lo biasimi. Altro però è considerare i beni materiali come "il" bene supremo, cui tutto subordinare; porsi come scopo della vita l'accumulare quanto più si può, magari senza badare ai mezzi, se leciti o no, spesso calpestando giustizia, verità, misericordia, talora persino gli affetti familiari. La bramosia della ricchezza è una brutta bestia, che tutto divora, compreso chi se ne lascia dominare.
A fronte di questa ebbrezza, che talora diventa ossessione, Gesù racconta la breve parabola del ricco baciato da nuova fortuna, il quale elabora progetti da gaudente: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni; poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!". Ma, continua il racconto, "Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?" Così è, conclude la parabola, "di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio".
Con questo esempio, Gesù invita anzitutto a usare la testa: prima delle considerazioni dettate dalla fede vengono quelle, per così dire, naturali, che per un uomo dotato di intelligenza dovrebbero essere ovvie. L'uomo che progetta nuovi magazzini per poi darsi alla bella vita trova facili riscontri in chi pensa soltanto a comperare altri appartamenti o accrescere il conto in banca, progettando poi di avvalersene per automobili di lusso, vacanze alle Seychelles e altri piaceri su cui meglio sorvolare. Usare la testa: vale la pena di arrabattarsi tanto, quando non si è sicuri neppure di arrivare a sera? E la prospettiva, si sa, non è campata in aria: nessuno è esente dal rischio di un infarto o di un incidente stradale. Dunque stolto, umanamente stolto cioè privo di intelligenza, è chi si fa prendere nel vortice dei beni materiali.
Solo dopo, chiarito l'aspetto umano, Gesù invita a uno sguardo di fed