Risorti con Cristo siamo nuove creature...

 Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti. “Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. È la testimonianza che ci danno tutti i gulag dell’Europa dell’Est e che riecheggia nella gioia pasquale alla fine del nostro millennio.

                                                    A tutti Auguro una Buona e Santa Pasqua - Padre Salvatore Usai ocd.
 

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 Benedetto il Signore che viene a salvarci nella sua misericordia
La celebrazione di oggi è una preparazione immediata alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la preghiera, la penitenza e le opere di carità fin dall'inizio della Quaresima.
Gesù entra in Gerusalemme per compiere pienamente la sua opera di salvezza del mondo intero, per vivere il mistero e la grazia della sua morte e resurrezione, per offrire tutto se stesso come sacrificio e dono per tutti gli uomini, per ogni uomo. Nel mistero e nella grazia della Pasqua Gesù è veramente il volto della misericordia del Padre, colui che ci porta l'infinito amore di Dio che ci salva.
La liturgia ci invita ad accompagnare con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa e a chiedere la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione.
E' un fatto bello e importante che molta gente, le folle, i giovani, i ragazzi, i bambini sappiano accogliere con gioia e festa grande Gesù nel suo ingresso a Gerusalemme. Gli fanno festa, lo accolgono con segni di gioia, coi rami di ulivo e i loro mantelli, proclamano la loro attesa e la loro fede: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!
E' una festa di fede. Si sente la gioia e la fortuna della fede, non si bada e non ci si lascia intimorire da chi sta tramando contro Gesù.
E' la fede del popolo, è la fede degli uomini, delle donne, dei giovani. I bambini capiscono e vivono con spontaneità e immediatezza questo amore a Gesù il Signore, perché la loro innocenza è come un lago pulito che rispecchia ciò che viene dall'alto.
Com'è la nostra fede? la mia Fede? So vivere la gioia della fede? la festa della fede? C'è tanta gente che accoglie il Signore, tante folle, tanti popoli: so vedere tutto questo bene? So entrare in questo popolo di Dio?
Oppure mi lascio influenzare da chi è dall'altra parte, mi lascio intimorire, perché il mondo, manipolato e schiavo nei suoi peccati, si illude di trovare gioia e salvezza nelle cose materiali, nell'egoismo, finendo per macchiarsi delle più assurde manifestazioni di male?
Siamo chiamati ad accogliere il Signore, a vivere la fede come dono, il nostro attaccamento al Signore, la nostra gioia profonda, il nostro amore al Signore e ai fratelli come impegno che dà senso vero a tutta la vita.
La lettura della passione del Signore ci apre a vivere l'intera settimana santa non nella distrazione, ma nella santificazione, nel contemplare l'amore infinito di Dio così come lo vive Gesù nella sua passione e morte, nell'adorare il Figlio di Dio che non si impone, ma ama e dona se stesso, nel lasciarci riconciliare e salvare, salvare veramente, dal perdono e dalla misericordia di Dio, meritati per noi sulla croce e nella potenza della risurrezione.
                                                           Buona Domenica delle Palme a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

 

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 La donna e Gesù: la misera e la misericordia (S. Agostino)
Abbiamo ancora nella mente e nel cuore la commovente pagina del Figliol prodigo della liturgia di domenica scorsa: era una parabola con cui il Signore ci esortava a credere nella infinita misericordia del Padre celeste e a lasciarci riconciliare con Lui per vivere nella pace vera dell'anima. Oggi dalla parabola passiamo alla realtà: Gesù dà tutto il suo perdono alla donna peccatrice, le cambia il cuore, le dà la possibilità e la forza di ricominciare tutto da capo, di "non peccare più". Anche noi dobbiamo mettere in pratica ciò che abbiamo sperimentato e capito. Abbiamo sperimentato tante volte la misericordia come il figlio prodigo, dobbiamo imparare a vivere nell'amore di Dio, con la sua forza: "rimanete nel mio amore". Abbiamo capito come il figlio maggiore della parabola che non ci possiamo mai sentire a posto, che non possiamo giudicare, che dobbiamo imparare a fare festa per ogni persona che è in cammino verso il Signore: sarà il modo migliore per far scomparire tanta parte del male che c'è nel mondo.
Nell'episodio della peccatrice adultera abbiamo notato il tranello che i farisei e gli scribi tendono a Gesù, ricordando la chiarezza della legge. La legge è chiara, non ci sono dubbi. Una donna che va con un altro uomo non merita pietà. Quello che ha fatto è grave: ha tradito la sua famiglia, suo marito, i suoi figli. Il male che ha commesso deve essere tolto di mezzo. Per questo viene lapidata: perché davanti al male non ci possono essere mezze misure. Gli scribi e i farisei conoscono bene la legge e chiedono a Gesù di applicarla. Senza mezzi termini. Del resto ci troviamo non in un luogo qualsiasi, ma sulla spianata del tempio, in un luogo sacro. Gesù si sentirà di andare contro la "legge di Dio" proprio mentre si trova nella sua casa? Della donna e del male che ha commesso, a questa gente non importa nulla; per loro è solo un pretesto, per mettere Gesù in difficoltà. Dapprima si mette a scrivere, col dito, per terra. Cosa abbia scritto il vangelo non lo dice. Poi lancia il suo avvertimento: "Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei, per ucciderla". Almeno ora diventano onesti e sono coerenti: uno alla volta se ne vanno tutti, cominciando dai più anziani. Ora resta solo la donna e Gesù; dice S. Agostino: la "misera" e la "misericordia". Ma Gesù non vuole affatto condannare, non è venuto per questo. E' venuto a portare misericordia, a guarire i malati, per questo lascia libera la donna. "Nessuno ti ha condannata?" "Neppure io ti condanno!". Ma deve togliere il male, lottare contro il male. Per questo le dice: "Và e non peccare più". Sono le parole più belle e più grandi del cuore di Dio a chi sente tutta la sofferenza dei propri peccati. Gesù dice a ciascuno: Io non ti condanno. Gesù non è venuto a condannare il mondo, ma a salvarlo; non è venuto per i giusti, ma per i peccatori...
Vogliamo imparare tutto l'insegnamento di Gesù mettendoci al posto della peccatrice? Non dobbiamo avere paura di incontrare Gesù quando abbiamo sbagliato, quando siamo nel peccato, nella debolezza, nella tentazione. "Lui ci ama sempre... E' proprio l'unica cosa necessaria che ci possa capitare e che noi dobbiamo cercare: l'incontro con Gesù che prende le nostre difese, ci capisce, ci perdona e ci salva. La fiducia nella misericordia del Signore deve diventare la luce e la forza di ogni giorno della nostra vita. Sentiamo anche tutta la profondità dell'invito di Gesù: Va’ e non peccare più. Amen!     
                                                      Buona Domenica di Quaresima a tutti da Padre Salvatore Usai ocd. 

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 La gioia di Dio è la vita dell'uomo
Quarta domenica di quaresima, domenica della gioia: la gioia di Dio, la tenerezza e la misericordia, la vita dell'uomo, la sua salvezza. Abbiamo il Vangelo del padre e dei due figli, più noto come parabola del "figlio prodigo". Questa pagina di san Luca costituisce un vertice della spiritualità e della letteratura di tutti i tempi. Infatti, che cosa sarebbero la nostra cultura, l'arte, e più in generale la nostra civiltà senza questa rivelazione di un Dio Padre pieno di misericordia? Essa non smette mai di commuoverci, e ogni volta che l'ascoltiamo o la leggiamo è in grado di suggerirci sempre nuovi significati. Soprattutto, questo testo evangelico ha il potere di parlarci di Dio, di farci conoscere il suo volto, meglio ancora, il suo cuore. Dopo che Gesù ci ha raccontato del Padre misericordioso, le cose non sono più come prima, adesso Dio lo conosciamo: Egli è il nostro Padre, che per amore ci ha creati liberi e dotati di coscienza, che soffre se ci perdiamo e che fa festa se ritorniamo. Per questo, la relazione con Lui si costruisce attraverso una storia, analogamente a quanto accade ad ogni figlio con i propri genitori: all'inizio dipende da loro; poi rivendica la propria autonomia; e infine - se vi è un positivo sviluppo - arriva ad un rapporto maturo, basato sulla riconoscenza e sull'amore autentico.
In queste tappe possiamo leggere anche momenti del cammino dell'uomo nel rapporto con Dio. Vi può essere una fase che è come l'infanzia: una religione mossa dal bisogno, dalla dipendenza. Via via che l'uomo cresce e si emancipa, vuole affrancarsi da questa sottomissione e diventare libero, adulto, capace di regolarsi da solo e di fare le proprie scelte in modo autonomo, pensando anche di poter fare a meno di Dio. Questa fase, appunto, è delicata, può portare all'ateismo, ma anche questo, non di rado, nasconde l'esigenza di scoprire il vero volto di Dio. Per nostra fortuna, Dio non viene mai meno alla sua fedeltà e, anche se noi ci allontaniamo e ci perdiamo, continua a seguirci col suo amore, perdonando i nostri errori e parlando interiormente alla nostra coscienza per richiamarci a sé. Nella parabola, i due figli si comportano in maniera opposta: il minore se ne va e cade sempre più in basso, mentre il maggiore rimane a casa, ma anch'egli ha una relazione immatura con il Padre; infatti, quando il fratello ritorna, il maggiore non è felice come lo è, invece, il Padre, anzi, si arrabbia e non vuole rientrare in casa. I due figli rappresentano due modi immaturi di rapportarsi con Dio: la ribellione e una obbedienza infantile. Entrambe queste forme si superano attraverso l'esperienza della misericordia. Solo sperimentando il perdono, riconoscendosi amati di un amore gratuito, più grande della nostra miseria, ma anche della nostra giustizia, entriamo finalmente in un rapporto veramente filiale e libero con Dio.
Meditiamo questa parabola. Rispecchiamoci nei due figli, e soprattutto contempliamo il cuore del Padre. Gettiamoci tra le sue braccia e lasciamoci rigenerare dal suo amore misericordioso.
Scrive S. Paolo: "Vi supplichiamo in nome di Cristo: Lasciatevi riconciliare con Dio!"

                                                         Buona Domenica Quaresimale a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

 

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 Il Signore è paziente e misericordioso
Il Signore è misericordioso e paziente. Con le parole del salmo oggi possiamo pregare, avvicinarci a Dio, contemplare la sua bontà infinità, accogliere i suoi benefici e la sua salvezza, e sperimentare la sua misericordia e la sua pazienza.
Le letture sono il racconto di questa bontà, di questa premura e misericordia del Signore verso i suoi figli.
Innanzitutto possiamo notare come avviene la chiamata di Mosè perché diventi lo strumento di Dio per la liberazione del suo popolo, dei suoi figli, schiavi in Egitto.
La narrazione della vocazione di Mosè implica anche la rivelazione del nome di Dio: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". La curiosità provocata dal prodigio del roveto ardente spinge Mosè ad avvicinarsi; dal roveto, Dio chiama Mosè per due volte. Al patriarca, che manifesta disponibilità, il Signore rivela un progetto di liberazione, da comunicare al popolo. E in seguito, ad una domanda di Mosè, Dio dichiara il proprio nome: "Io sono colui che sono", e aggiunge: "Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi". In realtà, forse Mosè non avrà capito la frase "Io sono colui che sono", cioè sono colui che fa esistere, colui che ti è presente, colui che sarò, e come tale mi manifesterò.
Informato sull'identità di Dio, Mosè accetta di annunziare la salvezza, trasmettendo le parole divine: "Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese, verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele".
Si entra decisamente nella spiritualità pasquale: la liberazione di Israele dall'Egitto è la prefigurazione della libertà e della salvezza operata e offerta da Cristo, attraverso la sua morte e resurrezione e, lungo la storia, attraverso i sacramenti. San Paolo ricorda ai Corinzi il comportamento degli Israeliti nel deserto, le mormorazioni contro Mosè e contro il Signore; quei cristiani sono edotti sul divieto di mormorare. Inoltre si ricorda il miracolo dell'acqua uscita dalla roccia, "e quella roccia era il Cristo". L'interpretazione degli eventi è pienamente Cristologica; si allude al battesimo e alla grazia dei sacramenti.
In questa domenica di Quaresima, la fede è formata con una riflessione sulla liberazione dall'Egitto e sull'acqua uscita da una roccia che accompagnava il popolo: questo avviene nella vita di quanti diventano cristiani.
Con l'evangelista Luca si riflette invece sui segni dei tempi, con un tentativo di capire episodi violenti della storia di Israele. Nelle situazioni difficili non è il Signore che manda dei castighi: il Signore è sempre accanto ai suoi figli per ravvederli, dare loro grazia e forza, per portarli alla conversione e ad una vita operosa che porti frutti di bene.
Il Signore, misericordioso e paziente, concede ancora un po' di tempo per fruttificare. Può essere la situazione di ciascuno di noi. La nostra vita è ancora così lontana dalla bontà, dalla generosità, dalla santità. Il Signore, con tutte le grazie che ci ha dato, si aspetterebbe tanti frutti e invece siamo sempre tanto spogli. Possiamo imparare dall'uomo della parabola che dice: "zapperò, metterò concime, curerò... e vedrai che porterà frutti". Scriveva un giovane, dopo una riflessione su questo fatto: "Signore, abbi pazienza ancora un po' con me, cercherò di darmi da fare, nella vita spirituale e vedrai che porterò frutto, per amore a te e per il bene di tanti fratelli". Questo è un bel segno di un cammino quaresimale nell'impegno.

                                                         Buona Domenica Quaresimale a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                             Risultati immagini per Immagini III domenica di quaresima anno C
  Gesù, vero uomo, vero Dio
Nel cammino della Quaresima ci è presentato Gesù così come è veramente, vero uomo, vero Dio, volto misericordioso del Padre, nostro Salvatore. La celebrazione liturgica non è solo ricordo, esempio, insegnamento, testimonianza, ma è un incontro vivo con Gesù stesso, che si rende presente e opera per noi la grazia, la pace, la misericordia, la salvezza. Lui si unisce a noi, noi ci uniamo a Lui e troviamo in Lui la luce, la forza, il senso della nostra vita.
Abbiamo incontrato Gesù nell'esperienza delle sue tentazioni nel deserto, umile, fragile, debole, tentato, veramente uomo come tutti, ma vincitore sul maligno con la forza della Parola di Dio.
Ora contempliamo e accostiamo Gesù nella sua manifestazione gloriosa, nella trasfigurazione sul monte Tabor. Mentre pregava ecco quello che avviene: la nube della presenza di Dio, le vesti candide e sfolgoranti, Mosè ed Elia, la voce del Padre: "Questi è il Figlio mio, l'eletto: ascoltatelo!". Gesù è veramente Dio, il Messia, l'inviato del Padre per la nostra salvezza.
Accanto a Gesù i tre apostoli, Pietro, Giacomo, Giovanni, scelti a testimoni della sua gloria, della sua divinità, i quali sperimentano e gustano questa nuova vita: "Signore è bello per noi stare qui..."
Ma Gesù ritorna e fa ritornare alla vita normale, quotidiana, tenendo nel cuore l'esperienza profonda che hanno vissuto. Anche noi siamo chiamati a vivere la vita di ogni giorno, con la luce e la forza della presenza del Signore, con le certezze della fede.
Anche nei momenti difficili, anche quando si fa fatica, anche quando si viene meno e si pecca.
Questi tre apostoli saranno gli stessi che Gesù sceglie nell'ora della sua agonia nell'orto degli ulivi, dove Gesù vive e sperimenta tutta la sua passione, il dolore, la solitudine, la morte. E' veramente uomo, il più sofferente degli uomini, perseguitato, innocente, condannato a morire sulla croce.
I tre non comprendono la portata e la tragicità di quel momento, si addormentano, lo lasciano solo, non sono capaci di vegliare un'ora con Lui, vengono meno nella loro debolezza e nel loro peccato.
Ma Gesù è veramente Dio: non resta nella morte, ma la vince in Sé e la vince per tutti noi.
Gli apostoli, non solo quei tre, ma tutti, come tutti i credenti in Gesù, crederanno e saranno i testimoni della Sua risurrezione, della Sua salvezza piena ed eterna, della vita nuova che è data ad ogni uomo sulla terra e nell'eternità di Dio, che diventa eternità dell'uomo.
Gloria, lode, amore a Gesù, vero uomo e nostro vero Dio.

 

                                                         Buona Domenica Quaresimale a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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   Prostriamoci davanti al Signore, inginocchiamoci davanti ai poveri
"La Quaresima di questo Anno sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio". Il Signore è clemente, misericordioso e grande nell'amore. "Benedici il Signore anima mia, non dimenticare nessuno dei suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie..." Lasciamoci abbracciare dal Signore e viviamo nella sua luce e nella sua gioia la nostra vita.
" Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell'amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l'ipocrisia e l'egoismo". Questo un impegno particolare che riscopriamo in questo Anno.
Fin dalla prima domenica di Quaresima si ha lo sguardo rivolto al mistero della Pasqua, a Cristo "risorto dai morti". "Se crederai con tutto il cuore che Dio ha risuscitato Gesù dai morti, sarai salvo". La nostra salvezza è nella fede in Cristo morto, risorto, vivente per sempre. Per questo invochiamo il nome del Signore, per questo professiamo con le parole e con le opere questa nostra fede.
In questa prima domenica di quaresima il vangelo ci riporta il racconto dell'esperienza di Gesù nel deserto prima di iniziare la sua missione pubblica e le tentazioni che subisce per l'accanimento del maligno. Possiamo riprendere e approfondire le varie parti di questo racconto, vedere il comportamento di Gesù, le sue scelte, la sua debolezza e la sua fedeltà, la prontezza con cui affronta e vince le tentazioni del maligno. Possiamo ritrovare nell'esempio di Gesù, le indicazioni di vita per noi cristiani; l'intento di Luca nello stendere il suo vangelo è quello di aiutare il credente a vivere come Gesù, a vivere la vita nuova da Lui portata.
Al credente non sono risparmiate le tentazioni, come non sono state risparmiate a Cristo. Le tentazioni vanno affrontate: ci sono e vanno attraversate. La nostra vita è questo cammino attraverso le tentazioni. E le tentazioni non sono episodi, ma dinamiche esistenziali: occorre allora fare scelte nei significati profondi dell'esistenza. Occorre chiedersi: la mia vita come la imposto? Su cosa la fondo? Sul successo, sul denaro, sul benessere, sulle cose materiali.? Oppure sui valori importanti della vita e sull'amore che è la forza della nostra vita e la possibilità di vita e di sussistenza per tanti altri? A chi faccio riferimento nel mio comportamento? Alla mentalità comune, alla considerazione e al giudizio degli altri, oppure al Signore e alla sua Parola, autentici fondamenti della fede e della morale, cioè del comportamento pratico?
Gesù ha cercato un grande tempo di silenzio, di preghiera, di penitenza prima della sua missione: lo ha fatto Lui, tanto più dovremo farlo noi, che spesso ci ritroviamo nella dispersione dei pensieri, degli impegni, degli affetti. Quanto sono importanti e necessari i tempi del silenzio, della riflessione, della preghiera, del rapporto personale, vero e prolungato, con il Signore. E' in Dio che ritroviamo sempre noi stessi.
Gesù ha accettato le tentazioni, le ha affrontate in tutta la fatica e la lotta che richiedono, non ha perso la testa; ha accettato tutto lo sconvolgimento che le tentazioni portano nel più profondo di sé, ma è rimasto fedele, anzi ha maturato la sua fedeltà al Padre, proprio attraverso questo prove. Gesù ha illuminato i problemi che gli venivano posti con la Parola della Bibbia; con la Parola di Dio ha vinto le suggestioni del maligno. Le chiacchiere umane, le varie opinioni ed idee, le proposte o i miraggi della mentalità mondana. sulle varie cose, possono essere allettanti, ma noi possiamo sempre chiederci: la Parola di Dio cosa mi dice?
E' più forte, più convincente e più affascinante la Parola di Dio o le parole degli uomini?
"Solo davanti al Signore Dio tuo ti prostrerai, Lui solo adorerai!"
Nello spirito della Quaresima comprendiamo che il miglior modo di vincere il male è compiere il bene, molti atti e molte scelte di bene. Il vero modo di vincere l'egoismo è l'amore, la vita spesa nell'amore, che è la fonte della vera gioia. Il modo per vincere la superficialità, il consumismo, l'attaccamento ai beni terreni fino alla dimenticanza di Dio è vivere la fede e l'adorazione al Signore, è la condivisione e la carità verso il prossimo, soprattutto verso i poveri della terra, vicini e lontani. Prostriamoci davanti al Signore, inginocchiamoci, come Gesù, davanti ai poveri.

                                                                            Buona Quaresima a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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   Guardare come Dio
"Togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello".
Gesù ci propone oggi un Vangelo piuttosto ostico, con il desiderio – da parte sua – di lasciare che le beatitudini dirigano la nostra vita. Vi ricordo, però, questo dato fondamentale della vita cristiana: la vita morale è conseguenza di un incontro, non uno sterile moralismo, la legge di Dio, ricorda san Paolo è opera del Signore, non fatica vana come l'obbedire esternamente ad una norma. E' un po' come quando vedo uno dei miei ragazzi che si prende una cotta: la prima cosa che salta agli occhi è che si cura di più, si tiene in ordine, diventa improvvisamente puntuale: perché innamorato. Gesù ci chiede di essere misericordiosi perché il Padre è misericordioso: il nostro agire è conseguenza dell'incontro che abbiamo avuto con Dio.
Il peccato, dunque, l'agire morale. E subito, sicuramente, ci vengono in mente le grandi tragedie della vita, gli omicidi, le stragi, le aberrazioni di cui veniamo a conoscenza. Bhé, visto tutto ciò che capita nel mondo noi non siamo poi così tanto male! Non uccidiamo, non rubiamo (nel senso di rapina a mano armata, ma se capita di grattare senza troppi danni qualche soldino...) quindi siamo a posto. Invece la Scrittura ci invita a leggere la nostra vita puntando in alto, di non paragonarci a chi si comporta peggio, trovandoci passabili, ma confrontandoci col sogno di Dio su di noi. Dio ci vede come dei capolavori, dei pezzi unici, come dei figli. Vuole che – come aquile – voliamo in alto, e noi sembriamo dei paperi che guardano con sufficienza le galline...
Gesù è chiaro: non guardare alla pagliuzza nell'occhio del fratello tu che hai un trave nell'occhio. Quant'è vero! Quanta fatica faccio a riconoscere i miei sbagli! Quanto sono pronto a giustificarli, ad attenuarli! Con me sono comprensivo e benevolo, con gli errori degli altri sono spietato e giudico con durezza eccessiva. Esagero? Ascoltatevi! Ascoltiamoci quando si tratta di parlare di un'altra persona, dei miei vicini, dell'amministratore del mio condominio. Siamo sempre troppo adolescenti, intenti a proteggerci per paura che qualcuno ci ferisca, sempre troppo concentrati a far apparire il meglio di noi per paura che gli altri non vedano il peggio. Liberi, amici, liberi! Siamo aquile fatte per volare, sbattete le ali! Dio ci dona ali di aquila per accogliere ciò che siamo con verità, per imparare ad amarci e ad amare gli altri con semplicità, per sapere che siamo capolavori in costruzione e durante i lavori in corso uno sopporta un po' di polvere e di rumore. Impariamo a vedere noi stessi e gli altri così come Dio ci vede. Non si tratta allora di non giudicare le situazioni, di non esprimere pareri, no. Ma di cambiare il criterio di riferimento, di vedere le cose con lo sguardo pieno di speranza del Padre che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. E' una vera conversione quella che Gesù chiede, un cambiare del tutto l'atteggiamento, un guardare in modo diverso. Siamo tutti peccatori, siamo tutti figli: non abbiamo bisogno, come i bambini dell'asilo, di fare bella figura davanti alla maestra: un padre e una madre conoscono i difetti dei propri figli e amorevolmente li accettano e cercano – insieme – di migliorarli.
Gesù invita a guardare i fatti, non i sogni: dai frutti si vedono gli alberi. Frutto buono – albero buono, semplice, no? E' vero! Può essere un'idea interrogarsi sulla propria vita, sulle cose che crediamo importanti, sulle nostre scelte: che frutti danno? Siamo sereni, pieni di vita, capaci di affrontare le avversità? Buon segno, abbiamo messo il Vangelo al centro. Ma se – invece – il lavoro sempre più ingombrante, l'ansia del benessere o la voglia di apparire vi danno inquietudine, interrogatevi ed abbiate l'umiltà della retromarcia. In settimana cominciamo la quaresima: perché non fare la "penitenza" di entrare questa logica, perché non vedere il lato luminoso della vita e degli altri, invece di vedere sempre l'aspetto negativo? Varrebbe più di mille venerdì di magro e dell'obolo per le missioni (fatelo comunque, ma col cuore!).
                                                                                Buona domenicaa tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

 

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   Dopo averci  presentato - domenica scorsa - nelle “beatitudini” e nei “guai”, il fondamento della vita cristiana, consistente nel “confidare” solo in Dio e non nelle ricchezze o nelle potenze di questa terra, oggi la Paola di Dio ci indica il secondo passo che è anche più impegnativo e più alto.
Il brano dal primo libro di Samuele ci porta a mille anni prima della venuta di Gesù. Davide, che aveva salvato il suo popolo dal gigante Golia e dai filistei, che aveva combattuto vittoriosamente per il re d'Israele Saul, era perseguitato da Saul che voleva ucciderlo; una vera guerra fratricida: di odio quella di Saul, di difesa, quella di Davide. Il brano di oggi ci mette di fronte un momento particolare del confronto: Davide ha la possibilità di uccidere Saul, ma non lo fa. Dimostra una magnanimità senza limiti, una grande capacità di perdono. Non uccide Saul perché è stato consacrato re per volontà di Dio; e anche se ora Davide è stato consacrato re da Samuele in nome di Dio al posto di Saul, non intende mettere la mano su di lui.
Un esempio meraviglioso di quell'amore che perdona di cui parlerà, mille anni dopo, Gesù: la vicenda di Davide si rivela come profezia dell'insegnamento evangelico.
Il brano di Luca - continuazione di quello letto domenica scorsa - presenta la legge fondamentale del Vangelo di Gesù: “Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono...”. È il comandamento dell'amore che perdona, che è imitazione dell'amore generoso del Padre celeste, che “rende figli dell'Altissimo”, che “è benevolo verso gli ingrati e i malvagi”. Un insegnamento sintetizzato con la frase: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”. Con l'aggiunta: “Non giudicate... non condannate; perdonate...”, e la promessa del premio di Dio a chi si comporterà così.
In altre parole: la vita cristiana è fatta di amore, di benedizione, di perdono: è questa la strada per essere noi, a nostra volta, amati, benedetti e perdonati da Dio.
In questo brano evangelico, la parola che appare più significativa è quel “come” a cui si aggiunge la seconda, “così”: “Come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro”. È la premessa dell'insegnamento fondamentale: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”. “Come” il Padre: è possibile? Con le sole forze umane, no; con la grazia e la forza di Dio, sì.
Ecco il senso vero e pieno della vita cristiana: essere “come” Dio, nell'amore, nel perdono, nella vita. Un cammino che non può e non deve fermarsi mai.
E' evidente che bisogna attuare un radicale cambiamento della propria vita in ragione della morte e risurrezione di Cristo, il Salvatore dell'umanità. Lui ci ha riconciliati con Dio, per farci vivere in pace con il cielo e vivere in pace tra di noi sulla terra, senza odi e risentimenti, ma perdonandoci dal profondo del nostro cuore, anche nei nostri errori e sbagli. Sia questa la nostra orazione che eleviamo al Signore con fede e devozione sincera: “Padre clementissimo, che nel tuo unico Figlio ci riveli l'amore gratuito e universale, donaci un cuore nuovo, perché diventiamo capaci di amare anche i nostri nemici e di benedire chi ci ha fatto del male”. Amen!

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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 Dio ci vuole felici, ma veramente.
C'è in tutti un gran desiderio di essere felici: ciascuno sogna secondo un proprio schema ma sempre si scontra con le delusioni scottanti che adagio adagio rendono rassegnati a una vita mediocre.
Ci si illude che la felicità stia in momenti di particolare piacere, o in esperienze di potere, di ricchezza, di benessere materiale immediato. Così, la vita dell'uomo si snoda in tensioni e attese, in delusioni e rassegnazioni che spengono ogni sogno e ogni ideale.
Gesù è venuto per ricondurre l'uomo alla sua autentica felicità, a realizzare quell'antica' immagine dell'Eden dove l'uomo viveva sereno e felice: Gesù è venuto a riproporre l'unica via possibile per risalire dalla china del peccato, dalla ribellione a Dio, dal rifiuto del suo progetto, verso la verità della vera dignità umana nella quale soltanto si può trovare la propria pienezza.
Ecco il senso delle "beatitudini": sono la traccia sicura per ritrovare l'antico equilibrio, per saper godere della realtà così come Dio stesso l'ha pensata. A prima vista l'insegnamento di Gesù sembra condurre alla sofferenza, alla rinuncia, a privarci di quanto ci affascina: essere poveri, avere fame, piangere, sono queste le linee di marcia indicate da Gesù. Qui si trova la vera libertà, la capacità di dominare su di sé e sulle cose, la lealtà di rapporti interpersonali trasparenti.
Nel pensiero di Gesù, la felicità dell'uomo risiede nella capacità di gestire la propria storia non seguendo le linee imposte dall'opinione pubblica, ma cercando la vera grandezza dei figli di Dio.
Il fascino delle cose, delle relazioni amorose, del piacere immediato, della stima e della fama sempre più vasta, è uno stimolo che non può essere l'unico scopo del vivere, né il criterio per le proprie scelte: la libertà dell'uomo resta sempre la condizione più vera per una felicità genuina e duratura. Questa è la proposta di Gesù.
Sembra che nemmeno il cristiano abbia sempre il coraggio di seguirla, tanto più quando già respira aria di potere e di ricchezza: sembra che certe "poltrone" o certi "indici di gradimento" siano ancora il criterio che determina scelte pubbliche e private.
Ma la conseguenza non è la felicità raggiunta: è solo un momento pagato sulla pelle altrui e spesso anche sulla propria.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                       Risultati immagini per Immagini Vi Domenica del tempo ordinario anno c

 Non temere, tu sarai....
Ogni vita è vocazione e ad ogni vocazione è legata una particolare missione da compiere. Fin dall'inizio della storia della salvezza Dio ha chiesto agli uomini la loro collaborazione per realizzare il suo progetto di salvezza a beneficio dell'umanità. Nell'Antico Testamento sono stati chiamati i patriarchi e i profeti, nel Nuovo Testamento lo stesso Gesù e gli apostoli.
Ma Dio continua ancora oggi a chiamare uomini e donne perché collaborino alla costruzione del suo regno nel mondo e facciano conoscere alle persone di tutto il mondo il suo messaggio di amore e di pace.
Dalle letture emerge la chiamata divina innanzitutto come un manifestarsi di Dio all'uomo. Prima di inviare, di affidare una missione, Dio si fa conoscere nella sua grandezza e bontà. L'uomo è posto davanti alla verità di Dio che illumina e gli fa comprendere la sua realtà di creatura debole, fragile, limitata, peccatrice. Eppure è proprio dell'uomo che Dio si serve per diffondere il messaggio di salvezza. E' interessante notale le esperienze, le sensazioni, la paura per la consapevolezza della propria indegnità e infine la risposta generosa sia di Isaia, sia di Pietro e degli apostoli.
Isaia, davanti alla manifestazione di Dio sente tutto il suo peccato e il peccato del suo popolo, ma si apre alla fiducia.
Così Pietro: nel racconto del vangelo Gesù dice a Pietro: "prendi il largo e cala le reti." "Maestro abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso niente. Ma sulla tua parola getterò le reti". Nella fede Gesù compie per Pietro e i suoi compagni il miracolo della pesca abbondante. Pietro, davanti a Gesù, riconosce tutta la sua debolezza e i suoi peccati: "Allontanati da me che sono un peccatore." Ma Gesù lo chiama con una vocazione grande: "Non temere, d'ora in poi sarai pescatore di uomini". E viene sottolineata ancora la generosità della risposta: "Lasciarono tutto e lo seguirono", perché avevano trovato Gesù e Gesù è tutto e li costituisce partecipi e continuatori della sua missione.
Questa liturgia ci porta a pensare alla grande vocazione dei consacrati, i sacerdoti, le suore, i religiosi, i missionari: preghiamo intensamente per la loro fedeltà, la perseveranza, la loro santificazione e vogliamo pregare, come Gesù ci raccomanda, per chiedere sempre nuove vocazioni generose e gioiose.
Poi ciascuno di noi deve pensare come vive la propria vocazione, nella famiglia, nel lavoro o nello studio, nella sofferenza, nelle varie situazioni in cui si trova.
Tutti possiamo vivere la vita come vocazione; vocazione a continuare l'opera e la missione di Gesù, con la generosità del cuore: "Ecco, manda me!". 
                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
                                             
                                                     Risultati immagini per Immagini domenica V del tempo ordinario anno C
La carità, "Amatevi come Io vi ho amato"
Gesù è il vero profeta, che ci parla e ci porta il regno di Dio, l'amore di Dio, la tenerezza e la potenza di Dio che ci salva.
Ma come i profeti della Bibbia, non viene accolto. Pensiamo al profeta Geremia mandato a predicare la conversione e la penitenza: viene contestato, ma Dio gli promette la sua protezione. Ci sono delle espressioni profonde dell'amore di Dio rivolto a Geremia (e ciascuno le può applicare a sé) "prima di formarti nel grembo materno ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato, ti ho stabilito profeta delle nazioni. Alzati in fretta, dì loro tutto ciò che ti ordinerò, non spaventarti di fronte a loro, io sono con te per salvarti"
Gesù, come ci racconta il vangelo, "mandato a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare a prigionieri la liberazione" quando afferma "Oggi si è compiuta questa Scrittura", si trova davanti l'incomprensione, la critica, il rifiuto dei suoi compaesani. A quel punto ricorda loro la benevolenza di Dio manifestata anche verso i pagani, come la vedova di Zarepta, miracolata dal profeta Elia e il generale Naaman, il Siro, guarito dal profeta Eliseo.
Il Signore non viene meno alle sue promesse, al suo amore. Anzi fa comprendere la sua presenza con i tanti atti di amore che esprime, anche con miracoli, verso chi è povero, malato, peccatore, bisognoso di aiuto e di salvezza. Gesù è amore, Gesù ci insegna ad amare, Gesù ci ha dato il suo comandamento, che è il distintivo del cristiano, "Amatevi gli uni gli altri, come Io ho amato voi".
Comprendiamo allora come l'apostolo Paolo nei suoi scritti, come nella lettera ai Corinti, ci parla dell'amore, della carità, come la virtù e l'espressione di vita più grande. Ci aiuta anche a imparare a vivere la carità nelle varie situazioni, a esprimerla in tanti modi concreti e veri.
Afferma. Anche se io facessi le cose più grandi, ma non ho la carità, sono una nullità. Anche se facessi gesti grandi e sacrifici, ma per vanto, senza la carità, non contano nulla.
"La carità è magnanima, benevola è la carità, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine".

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
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Il Signore ci ha fatti popolo di Dio e Corpo di Cristo

La liturgia di oggi mette in luce l'identità profonda della Chiesa: noi siamo un popolo radunato attorno dalla Parola di Dio e costituito in unità dalla Parola di Dio; siamo un popolo salvato dalla presenza vera di Cristo che "oggi" (come in ogni Eucarestia) è in mezzo a noi come Messia e Salvatore.
Riprendendo il racconto dell'A.T. ritroviamo in quel radunarsi di popolo alcuni atteggiamenti propri delle nostre liturgie: leggere la Parola, alzarsi, inginocchiarsi, adorare, ascoltare coloro che spiegano la parola letta, gridare al Signore la nostra fede (Amen, Amen!).
Anche nel vangelo è la Parola che convoca la comunità, che è proclamata solennemente all'assemblea in attento ascolto, è spiegata, interpretata come messaggio di speranza, di gioia, di liberazione. Ma solo con Gesù essa è attualizzata e realizzata pienamente: in Lui si compie la Parola... "oggi". Gesù fa il suo commento, molto breve; ma in esso si rivela, si presenta, si fa conoscere apertamente come il Messia Salvatore. La gente non è pronta, non è attenta al passaggio di Dio; a Nazareth succede il più grande scompiglio. I "suoi" non l'hanno accolto, non si sono aperti alla fede, hanno creduto che fosse un matto, lo hanno cacciato come un bestemmiatore.
Ma Gesù è stato chiaro: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura, che voi avete udita".
Qual'era la Scrittura letta e ascoltata? E' il testo profetico di Isaia: "Lo Spirito del Signore è su di me, per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore".
Cristo Gesù è il Messia, il consacrato di Dio (sono i vari termini usati nell'A.T.). Gesù porta la buona notizia dell'amore infinito di Dio a tutti.
La parola "poveri" significa: i poveri di spirito, i poveri materialmente, gli umili, coloro aspettano e confidano nella Provvidenza del Padre; ma "povero" è ogni uomo, perché non è per nulla padrone della sua vita, perché è debole, fragile, peccatore. Gesù è vangelo, buona notizia, gioia e speranza per tutti. Gesù porta la liberazione vera da ogni schiavitù, dà la luce della verità e porta il senso della vita e delle cose ("dà la vista ai ciechi"). Gesù porta la vera liberazione di fronte a ogni oppressione morale, materiale, di fronte agli sfruttamenti, alle ingiustizie, alle manipolazioni; di fronte all'oppressione del proprio limite e del proprio peccato. Gesù porta ogni grazia e ogni misericordia, ogni rinnovamento, con la possibilità di ricominciare come da capo (anno di grazia è il giubileo di Dio), di rinnovare tutte le cose, di credere, e vivere l'impossibile ("Nulla è impossibile a Dio").
E questo Gesù lo compie, lo realizza "oggi". Lo compie anche per noi in ogni momento e in maniera particolare in questo momento dell'Eucarestia. Per noi suo popolo, per ciascuno di noi membro del suo Corpo (v. II lettura) Gesù compie la sua opera di Messia, di Salvatore.
Anche noi oggi viviamo l'Anno Santo della Misericordia.

Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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 L'amore di Dio è per tutti gli uomini
Il primo dei segni, che noi chiamiamo miracoli, di Gesù, avviene a Cana di Galilea, in una festa di nozze.
Gesù non disdegna le cose umane, è pienamente inserito nella vita della sua gente, nei suoi momenti gioiosi e in quelli tristi. Anzi dà pieno valore e benedizione a tutte le situazioni della vita umana.
Compie il primo miracolo ad una festa di nozze e neanche per una cosa indispensabile... Il primo non lo compie per guarire un malato, sanare un lebbroso, perdonare un peccatore, sfamare le folle... farà anche questo; il primo è per la gioia di due sposi, ai quali è venuto a mancare il vino.
Dimostra tutta la sua attenzione e premura per la vita delle coppie, per le famiglie, perché ci sia o ritorni l'amore, quando sembra venir meno. Per questo va la nostra preghiera per tante situazioni di sofferenza anche oggi.
C'è la sensibilità, l'attenzione, la preghiera di Maria Ss. "Non hanno più vino". "Fate tutto quello che vi dirà".
Il segno di Cana è grande in se stesso, ma è soprattutto il richiamo al continuo grande segno di Dio nel suo amore all'umanità. Dio è lo sposo dell'umanità, è l'innamorato dell'umanità e di ciascuno. Dio è amore, è tenerezza, è misericordia: Dio rinnova sempre il suo amore, anche quando viene meno la nostra fedeltà.
Da Lui impariamo ad amare, nelle vicende delicate e difficili della vita: la sensibilità, l'attenzione, il darsi da fare, il ricorrere a Dio e implorare da Lui quella grazia che può rinnovare la vita delle persone, delle famiglie, della società.
A Cana Gesù partecipando ad una festa di nozze proclama il suo atto di fede nell'amore umano. Lui crede nell'amore, lo benedice, lo rilancia con il suo primo prodigio, lo collega a Dio. Perché l'amore è il primo segnale indicatore da seguire sulle strade del mondo, un evento sempre decretato dal cielo.
Gesù prende l'amore umano e lo fa simbolo e messaggio del nostro rapporto con Dio. Anche credere in Dio è una festa, anche l'incontro don Dio genera vita, porta fioriture di coraggio, realizza la vita dell'uomo. 

Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 
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  Battezzati in Spirito Santo e fuoco
E' la festa del Battesimo del Signore. La pagina del Vangelo sottolinea che, quando Gesù ebbe ricevuto il battesimo da Giovanni nel fiume Giordano, «il cielo si aprì". Questo realizza le profezie. C'è scritta nella Bibbia questa invocazione: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,19). Se i cieli rimangono chiusi, il nostro orizzonte in questa vita terrena è buio, senza speranza. Invece, celebrando la venuta, la fede ci ha dà la certezza che i cieli si sono squarciati, si sono aperti. Nel giorno del battesimo di Gesù ancora contempliamo i cieli aperti. La manifestazione del Figlio di Dio sulla terra segna l'inizio del grande tempo della misericordia, dopo che il peccato aveva chiuso i cieli, elevando come una barriera tra l'essere umano e il suo Creatore. Con la nascita di Gesù i cieli si aprono! Dio ci dà nel Cristo la garanzia di un amore indistruttibile. Da quando il Figlio di Dio si è fatto carne è possibile vedere i cieli aperti. È stato possibile per i pastori di Betlemme, per i Magi d'Oriente, per il Battista, per gli Apostoli di Gesù, per santo Stefano, il primo martire, che esclamò: «Contemplo i cieli aperti!» (At 7,56). Ed è possibile anche per ognuno di noi, se ci lasciamo invadere dall'amore di Dio, che ci è stato donato la prima volta nel Battesimo per mezzo dello Spirito Santo. Lasciamoci invadere dall'amore di Dio! Questo è il grande tempo della misericordia!
Quando Gesù ricevette il battesimo di penitenza da Giovanni il Battista, solidarizzando con il popolo penitente - Lui senza peccato e non bisognoso di conversione -, Dio Padre fece udire la sua voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento». Gesù riceve l'approvazione del Padre celeste, che l'ha inviato proprio perché accetti di condividere la nostra condizione, la nostra povertà. Condividere è il vero modo di amare. Gesù non si dissocia da noi, ci considera fratelli e condivide con noi. E così ci rende figli, insieme con Lui, di Dio Padre. Questa è la rivelazione e la fonte del vero amore. E questo è il grande tempo della misericordia!
"Non vi sembra che nel nostro tempo ci sia bisogno di un supplemento di condivisione fraterna e di amore? Non vi sembra che abbiamo tutti bisogno di un supplemento di carità? Non quella che si accontenta dell'aiuto estemporaneo che non coinvolge, non mette in gioco, ma quella carità che condivide, che si fa carico del disagio e della sofferenza del fratello. Quale sapore acquista la vita, quando ci si lascia inondare dall'amore di Dio!" (papa Francesco)
E ora pensiamo e rinnoviamo la grande grazia del nostro Battesimo. "Io vi battezzo con acqua, ma viene Colui che è più forte di me... Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco". Io sono battezzato nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo; sono consacrato nello Spirito Santo, sono tempio dello Spirito Santo e del fuoco del suo amore.
Questo è bello quando battezziamo i bambini. Ogni bambino che nasce è un dono di gioia e di speranza, e ogni bambino che viene battezzato è un prodigio della fede e una festa per la famiglia di Dio.
Questo è importante quando battezziamo giovani o adulti. Questo è vita cristiana per tutti noi, che ogni giorno viviamo la grazia del nostro battesimo, grazia nella quale cresciamo e maturiamo, realizzando una vita vera e in pienezza davanti a Dio e davanti al prossimo, per noi stessi e per il bene degli altri, che sono veri fratelli.
Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 
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 Le stelle di Dio
Contempliamo la bontà di Dio che è apparsa in mezzo a noi. L'episodio del Vangelo di oggi ci viene riportato solo da Matteo. Egli non racconta nei particolari la nascita di Gesù,
semplicemente la cita, mentre si sofferma in modo dettagliato sulla storia dei Magi, questi saggi pagani che entrano nelle prime pagine del Vangelo. All'Evangelista sta a cuore proprio questo: c'è una Sapienza nuova, Gesù, che non può essere accolta da chi non si mette in cammino, da chi ha paura del cambiamento, da chi non si ritiene bisognoso di luce. E noi dobbiamo metterei sulle orme dei Magi per accogliere e adorare il nostro Salvatore. Il protagonista di questa pagina sembra essere, a dispetto di tutto, proprio il re Erode! Emerge nel suo contrasto con l'atteggiamento dei Magi: questi, accesi dal desiderio di conoscere il Messia, motivo di quella congiunzione astrale insolita, si muovono con entusiasmo. Erode invece, e con lui tutti i saggi esperti delle Scritture, sono subito impauriti. Ma si stava semplicemente realizzando la profezia tanto attesa! Ad un evento di bene si può reagire come Erode: con gelosia, con paura, addirittura con una strage, come avverrà a breve! Eppure Gesù, nella sua regalità, non si presenta con un esercito armato, ma, nella debolezza di un bambino! Dio non è mai ostile e arriva nei tanti segni che accompagnano la nostra giornata, per darci vita. Se come Erode lo vediamo però come un nemico che può toglierci qualcosa, che ci chiede di dare del nostro come un usurpatore, allora coveremmo verso Dio, verso gli altri e verso noi stessi inganno, amarezza, peccato, chiusura alla vita. E' certo che Dio fa sempre saltare i nostri schemi, quando arriva! Non si tratta mai di percorrere una strada già stabilita e programmata, ma di seguire, come fanno i Magi, quella stella che li precede nel cammino. Quante stelle nella nostra storia ci spronano a metterci in cammino, ci accendono il desiderio di Dio, ci stanano dalle nostre comodità. Non dobbiamo fare come Erode, ma come i Magi! Se custodiamo acceso in noi il desiderio di Dio, allora non sarà difficile riconoscere la stella giusta per noi, alzare lo sguardo al cielo e deciderci a seguire la sua traiettoria, perché saremo certi che nell'incomprensione, nella fatica, nell'incertezza del percorso, comunque sarà per un bene, il bene che Dio ha pensato per noi. Così costruiremo la nostra vita nella pienezza della luce e della forza del Signore.

 
Buona Festa della Epifania del Signore da Padre Salvatore Usai ocd.
 
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   Nel nome della Beata Vergine Maria, iniziamo questo nuovo anno del Signore
Un nuovo anno solare che inizia oggi è sempre un motivo per guardare avanti nel segno della gioia, della pace e della speranza.
E ciò lo facciamo affidando questo nuovo itinerario temporale alla Beata Vergine Maria, che oggi celebriamo con il titolo di Madre di Dio, perché Madre di Gesù, nato da lei per opera dello Spirito Santo e della cui natività stiamo celebrando l'annuale ricorrenza con la solennità del Santo Natale che abbiamo ricordato una settimana fa.
Inizia un nuovo anno e l'augurio più bello che possiamo scambiarci, noi cristiani, noi che guardiamo il mondo ed il tempo con gli occhi di Dio e aperti all'eterno, con quanto ci offre la parola di Dio di questo giorno santo e tanto atteso, ma non sempre nel modo migliore, come capita a volte.
Il Capodanno con la Giornata mondiale della pace che noi cattolici celebriamo in questo primo giorno del nuovo anno è sempre qualcosa di stimolante a livello spirituale, umano, sociale, politico, economico.
La benedizione di Mosè a tutto il popolo d'Israele che costituisce il brano della prima lettura di oggi, tratto dal Libro dei Numeri ci può aiutare nel sano e saggio discernimento di come programmare il nuovo anno, alla luce di quanto il Signore opera per noi e si attende da noi: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace.
Benedizione e custodia di Dio nei confronti dell'umanità è quanto assicurato dall'alto, in quanto Dio rispetta i patti ed è fedele per sempre.
Essere in sintonia con Dio e costruire ponti di pace è quanto spetta all'essere umano che cerca la benedizione del cielo e agisce guardando continuamente il cielo, ove è la sua patria per sempre, pur nella consapevolezza che opera nella storia e sulla terra come pellegrino e viandante verso mete celesti.
Non a caso la preghiera iniziale della celebrazione di questo primo giorno dell'anno solare recita così: Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione si renda disponibile ad accogliere il tuo dono.
E nel salmo 66 ci rivolgiamo a Dio chiedendo