Il male da bruciare

 Il male da bruciare
C’è una sorta di confusione, tra la gente, tra la bontà e il buonismo. E vale anche per l’immagine che abbiamo del Dio che ci ha presentato Gesù. Il fatto che sia Padre, che ami incondizionatamente, che perdoni sempre, non significa che per lui la nostra scelta tra il bene e il male sia indifferente.
Gesù è venuto sulla terra per sconfiggere il male in tutte le sue forme, compresa quella della vendetta. Pur ritenendo tutti fratelli, si è sempre schierato dalla parte delle vittime, dei deboli, degli ultimi. Ogni peccato grida la sua ingiustizia davanti a Dio. Egli non rimane lontano, ma scende a condividere sofferenza umana e spalanca le porte della risurrezione.
Non ci stupisca l’immagine forte di un fuoco purificatore che Gesù usa nel Vangelo, né la constatazione di aver portato la divisione all’interno delle famiglie e del suo popolo.
Con il male non ci possono essere compromessi: o lo si accetta o lo si respinge. O si sceglie di essere umani, mettendosi nei panni di chi è trattato senza considerazione e rispetto, o si sceglie di imbestialirsi, cioè di mettere da parte l’etica di chi vede in chiunque una persona.  
La pace di Gesù non è la comoda tranquillità del disimpegno, ma la serenità di aver lottato con tutte le forze contro il male e aver fatto posto al bene in sé e fuori di sé. La pace di Gesù non conquista e non è conquistata da tutti. Speriamo lo sia per noi. 
Termino dicendo: Ricordiamoci sempre che le sue parole inquietano, scuotono le coscienze assopite, suscitano ripensamenti e ostilità, sono d’inciampo per tanti. Il suo Messaggio è felice, ma non facile. Accoglierlo è grazia e dà pace. Amen!

                                                            A Tutti Auguro una Buona Domenica – Padre Salvatore Usai ocd.

                                  Risultati immagini per Immagini domenica XX tempo ordinario anno C


      Credere fortemente all'Eternità

"Non temere, piccolo gregge..." Nelle varie situazioni in cui i discepoli si verranno a trovare Gesù è vicino e offre queste parole di fiducia. dice: Non temere, piccolo gregge". Gesù conosce il mondo, i messaggi contrastanti, i pericoli, le persecuzioni di coloro che vivono nelle tenebre e non accolgono la luce. Gesù capisce la fatica che chiede ai suoi discepoli e prevede la paura. "Non temere, piccolo gregge", significa: "State tranquilli, fidatevi di Dio; non ci rimetterete lasciando tutto per amore di Dio, anzi riceverete il centuplo e la vita eterna".
Nella barca con Cristo ogni paura è un'offesa alla Sua presenza e alla Sua promessa. Infatti chi crede, sa che Dio può perdere delle battaglie perché è buono (non perché è debole), ma Dio non può perdere la guerra della storia.
L'ha detto Gesù stesso mentre si avviava alla croce: "Coraggio, io ho vinto il mondo!".
Occorre allora ottimismo e fiducia anche quando è dura la fedeltà, anche quando la fede è derisa, anche quando la Chiesa è perseguitata. Ottimismo e fiducia: vogliamo restare con Cristo e ci lasciamo guidare da Lui. Pensiamo al martirio di S. Stefano: un giovane circondato dall'odio di un tribunale prestigioso, non si lascia piegare. Egli sa quel che rischia. Egli vede i sassi già pronti per l'esecuzione. Eppure è deciso e resta fedele a Cristo. Per lui la vita conta solo se vissuta per Cristo e quindi non esita a perderla per ritrovarla in Cristo. Paolo assiste e certamente disprezza Stefano. Ma un giorno Paolo scriverà: "Da quando ho conosciuto Cristo tutto il resto è diventato spazzatura per me". La fede di Stefano ha preparato la conversione di Paolo.
Però davanti a una prospettiva così esigente viene da chiedersi: "Ma allora cosa diventa la nostra vita nella fede?" Cristo Risponde: "Al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Allora siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito quando arriva e bussa". E' la verità più bella del cristianesimo: la vita non è la festa, ma è l'attesa della festa. Questa verità redime e dà significato alla morte: il credente vede al di là e la fede gli fa vedere la vita che verrà. E' la verità che fa giustizia di tutte le situazioni: malati e sani, ricchi e poveri, intelligenti e sprovveduti... sappiamo che queste situazioni appartengono al tempo dell'attesa. La festa è altrove, è dopo: quaggiù sulla terra siamo tutti in cammino. E' la verità che ha aperto il cristianesimo all'amore di ogni uomo: l'infelice, il lebbroso, l'handicappato contano quanto i sani, anzi vengono chiamati beati, perché più degli altri possono capire la speranza e vivere l'attesa.
Oggi noi cristiani viviamo in un mondo di spensieratezza, di consumismo, di materialismo pratico. Il mondo moderno non pensa alla morte e all'eternità e di conseguenza la vita sulla terra si riduce a un tentativo folle di inventare un paradiso terrestre. Ma la situazione dell'uomo, la sofferenza, la malattia, la morte fanno capire che questo non avviene e costringono a cercare una risposta vera a questi interrogativi profondi e a credere all'eternità, altrimenti sarebbe "troppo vana la vita sulla terra".
Noi cristiani siamo chiamati a credere fortemente all'eternità, come pienezza di vita che Dio darà ai suoi figli, siamo chiamati a ricordare al mondo l'eternità, a svegliare gli uomini dalla dimenticanza della vita più vera che dura per sempre. Per questo il cristiano deve vivere in modo nuovo e diverso il legame con le cose: "Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli..." Per questo tutte le cose sono per il cristiano mezzi del cammino per giungere là, dove Dio ci darà tutto se stesso, dove noi saremo nella pienezza della nostra esistenza, dove non ci sarà più nessuna paura.

 

Dio ha acceso nei nostri cuori una grande luce con la speranza e la certezza della vita eterna. E il pensiero nella vita eterna ci aiuta a vivere nella bontà, nella fiducia, e secondo le parabole del cap. 25 di Matteo, ci aiuta a vivere attenti e vigilanti, a trafficare al massimo i nostri talenti, ad amare in concreto il prossimo. E il Signore dirà ai suoi discepoli, che hanno resistito alle tentazioni del mondo, che hanno creduto, sperato e amato, che hanno dato il giusto valore a tutte le cose terrene in vista della vita eterna: "Vieni servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore".

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                    Risultati immagini per Immagini XIX domenica tempo ordinario anno C

   Usare la testa, e non solo
"Uno della folla disse a Gesù: Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità". Passano gli anni, i secoli, i millenni; il mondo cambia; ma certe cose non cambiano mai. Quante volte accade anche oggi che i fratelli litighino per l'eredità! Un uomo si industria per tutta la vita ad accumulare beni da lasciare ai figli, e in realtà lascia loro il seme di discordie, rivendicazioni, rancori che si trascinano per anni e talora non si placano più. Nel caso sottopostogli, Gesù rifiuta di intervenire: non per disinteresse verso le persone coinvolte ma per invitare, loro e quanti lo stanno ascoltando, ad ampliare gli orizzonti, trasformando l'episodio nell'occasione per parlare delle ricchezze: "Fate attenzione e tenetevi lontano da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che possiede".
Desiderare i beni occorrenti a una vita sicura e dignitosa, a un futuro sereno per sé e i propri cari, è senz'altro legittimo; non c'è pagina della Bibbia che lo biasimi. Altro però è considerare i beni materiali come "il" bene supremo, cui tutto subordinare; porsi come scopo della vita l'accumulare quanto più si può, magari senza badare ai mezzi, se leciti o no, spesso calpestando giustizia, verità, misericordia, talora persino gli affetti familiari. La bramosia della ricchezza è una brutta bestia, che tutto divora, compreso chi se ne lascia dominare.
A fronte di questa ebbrezza, che talora diventa ossessione, Gesù racconta la breve parabola del ricco baciato da nuova fortuna, il quale elabora progetti da gaudente: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni; poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!". Ma, continua il racconto, "Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?" Così è, conclude la parabola, "di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio".
Con questo esempio, Gesù invita anzitutto a usare la testa: prima delle considerazioni dettate dalla fede vengono quelle, per così dire, naturali, che per un uomo dotato di intelligenza dovrebbero essere ovvie. L'uomo che progetta nuovi magazzini per poi darsi alla bella vita trova facili riscontri in chi pensa soltanto a comperare altri appartamenti o accrescere il conto in banca, progettando poi di avvalersene per automobili di lusso, vacanze alle Seychelles e altri piaceri su cui meglio sorvolare. Usare la testa: vale la pena di arrabattarsi tanto, quando non si è sicuri neppure di arrivare a sera? E la prospettiva, si sa, non è campata in aria: nessuno è esente dal rischio di un infarto o di un incidente stradale. Dunque stolto, umanamente stolto cioè privo di intelligenza, è chi si fa prendere nel vortice dei beni materiali.
Solo dopo, chiarito l'aspetto umano, Gesù invita a uno sguardo di fede: lo scopo primario nella vita di un uomo dovrebbe consistere nel preoccuparsi di ciò che la trascende, cioè che va oltre: duri un giorno o cent'anni, questa vita in ogni caso è limitata. E dopo? Le ricchezze vere non sono quelle che lasceremo qui, ma quelle che potremo portare con noi. Quali siano, in questa pagina il vangelo non lo dice, ma è facile dedurlo dalle pagine precedenti e seguenti. Ciò che "arricchisce presso Dio" è il bene compiuto; è la fede in Gesù, unica salvezza; è la speranza, coltivata giorno per giorno, di vivere per sempre con lui.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

 

                               Risultati immagini per Immagini XVIII domenica del tempo ordinario anno C

    Il Padre e la preghiera al Padre misericordioso
In questa domenica la liturgia ci offre due brani della Parola di Dio toccanti e significativi che ci aprono ad una dimensione di vita intensa davanti a Dio e a favore dei fratelli.
Al centro vogliamo mettere il Padre, Dio Padre. Prima della preghiera a Dio, c'è Dio e Gesù ci ha rivelato che Dio è Padre. Vogliamo imparare a contemplare, adorare, amare Dio Padre. Sentire innanzitutto il suo amore: tutto ci parla del suo amore, nella vita, nell'universo, nella Bibbia, nelle parole di Gesù. Dio non è solo l'Essere Creatore e Signore di tutte le cose, ma è mio Padre, mio papà; così ci insegna S. Paolo.
Se riesco a percepire, un po' almeno, l'amore di Dio, anch'io cercherò di amarlo, di rispondere al suo amore col mio piccolo amore e di costruire la mia vita e le mie giornate come amore a Dio. Un amore - noi lo sappiamo - che diventa vero e concreto quando amiamo i fratelli.
Tanto è vero che Gesù ci insegna a dire: "Padre nostro", non Padre mio. La preghiera che ci insegna non è perché noi dobbiamo dire delle parole, ma perché trasformiamo la vita. La preghiera cambia la vita. La preghiera cambia il cuore di Dio, ma innanzitutto cambia il nostro cuore, la nostra vita.
In questo rapporto di amore e di fiducia noi facciamo nostre le invocazioni che ci ha insegnato Gesù, che sono profonde e uniche....
Gesù ci insegna la vera fiducia in Dio: E' Padre, mi ha dato tutto, come non mi darà ogni cosa buona e santa così come ho bisogno? Ricordiamo i discorsi di Gesù sulla Provvidenza "il Signore nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo", come non nutrirà i suoi figli?
Per questo con una parabola particolare e con esortazioni pressanti invita ad affidarci alla bontà e alla potenza di Dio. Per ben sei volte ci dice di chiedere l'amore di Dio: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto, perché chi chiede riceve, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto.
Ciascuno di noi potrebbe ricordare tante esperienze personali o fatti conosciuti, vedere come il Signore, ama, salva, esaudisce i suoi figli. Certo ci affidiamo al cuore di Dio, che ci sa esaudire non secondo le nostre visuali, ma secondo la grandezza del suo cuore. "Se voi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro Darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono": lo Spirito Santo, cioè tutto l'amore di Dio, Dio in persona.
Un fatto molto concreto e sacro è quello che fa Abramo quando intercede per la città immersa nel peccato, la città di Sodoma. E' impressionate questa preghiera, fa vedere come Abramo ha fiducia in Dio, che usa espressioni che si riferiscono alla sua giustizia, ma muove il cuore di Dio alla misericordia per tutti i peccatori. E' un dialogo serata fra Abramo e il Signore e il Signore vuole esaudire Abramo, vuole salvare i peccatori. Dio è Padre misericordioso.
Come portare nella vita la Parola del Signore di oggi?
Alcuni punti: La contemplazione del Padre, l'esperienza del suo amore, la preghiera fiduciosa e perseverante, la intercessione per quanti operano il male nel mondo, la compassione per gli uomini nostri fratelli, l'amore concreto alle persone vicine e lontane: tutti sono fratelli, tutte sono sorelle, perché Dio è il Padre di tutti.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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Momento favorevole per la vita spirituale
 Siamo ormai nel cuore dell'estate. Il tempo delle vacanze o delle ferie può essere un momento favorevole per dare il primo posto a ciò che effettivamente è più importante nella vita, vale a dire l'ascolto della Parola del Signore. Ce lo ricorda anche il Vangelo di questa domenica, con il celebre episodio della visita di Gesù a casa di Marta e Maria, narrato da san Luca.
Marta e Maria sono due sorelle; hanno anche un fratello, Lazzaro, che però in questo caso non compare. Gesù passa per il loro villaggio e - dice il testo - Marta lo ospitò. Questo particolare lascia intendere che, delle due, Marta è la più anziana, quella che governa la casa. Infatti, dopo che Gesù si è accomodato, Maria si mette a sedere ai suoi piedi e lo ascolta, mentre Marta è tutta presa dai molti servizi, dovuti certamente all'Ospite eccezionale. Ci sembra di vedere la scena: una sorella che si muove indaffarata, e l'altra come rapita dalla presenza del Maestro e dalle sue parole. Dopo un po' Marta, evidentemente risentita, non resiste più e protesta, sentendosi anche in diritto di criticare Gesù: "Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". Marta vorrebbe addirittura insegnare al Maestro! Invece Gesù, con grande calma, risponde: "Marta, Marta - e questo nome ripetuto esprime l'affetto -, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta". La parola di Cristo è chiarissima: nessun disprezzo per la vita attiva, né tanto meno per la generosa ospitalità; ma un richiamo netto al fatto che l'unica cosa veramente necessaria è un'altra: ascoltare la Parola del Signore; e il Signore in quel momento è lì, presente nella Persona di Gesù! Tutto il resto passerà e ci sarà tolto, ma la Parola di Dio è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano.
Questa pagina di Vangelo è quanto mai  intonata a questo tempo che viviamo, perché richiama il fatto che la persona umana deve sì lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno prima di tutto di Dio, che è luce interiore di Amore e di Verità. Senza amore, anche le attività più importanti perdono di valore, e non danno gioia. Senza un significato profondo, tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. E chi ci dà l'Amore e la Verità, se non Gesù Cristo? Impariamo ad aiutarci gli uni gli altri, a collaborare, ma prima ancora a scegliere insieme la parte migliore, che è e sarà sempre il nostro bene più grande.
In una grande esperienza di amicizia, come ci è raccontato dai brani biblici, c'è l'ascolto profondo di Dio che parla. C'è amicizia nella casa di Abramo che ospita i tre pellegrini, c'è amicizia in casa di Marta e Maria. E' nella familiarità con la persona di Gesù che si comprende oggi l'importanza dell'ascolto della sua Parola. Perché si realizzi l'ascolto c'è bisogno di stare insieme a colui che parla, di sostare con gioia nell'intimità del dialogo, trovare pace e silenzio nel cuore perché trovi spazio l'amico, l'ospite.
Accanto a questo atteggiamento, incarnato da Maria che siede ai piedi del maestro, c'è quello di Marta, indaffarata e presa da mille cose da fare. Pur riconoscendo il primato dell'ascolto, la meditazione di questo brano di vangelo deve portarci a non considerare in opposizione vita contemplativa e vita attiva, piuttosto a considerarle espressioni ambedue importanti della vita di fede.
Che cosa potremmo dare a Dio in cambio del suo amore, della creazione, della salvezza?
Maria sa di non aver nulla da offrire a Gesù più importante di quello che potrà ricevere mettendosi in ascolto della sua parola. E' da lei che impariamo a entrare nella giusta relazione con Gesù, il senso autentico dell'ascolto.
Penso che possiamo pregare così: Signore donaci un cuore umile e mite, per ascoltare la parola del tuo Figlio e per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli. Amen!

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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 Una parabola autobiografica
Oggi si legge una delle pagine più celebri dei vangeli, la parabola del buon samaritano (Luca 10,25-37), che basta da sola a dire tutto sul precetto fondamentale dell'amore del prossimo. Gesù la racconta, in risposta alla domanda di un "dottore della Legge", cioè un esperto nell'interpretazione della Bibbia: so, Maestro, che cosa sta scritto; per ereditare la vita eterna bisogna amare Dio e il prossimo; ma chi sarebbe il prossimo?
La risposta è in forma di racconto. "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico...": lungo la strada in discesa che attraversa il deserto della Giudea, tutto aride collinette rocciose, non era raro che i predoni assaltassero i viandanti. Gesù immagina appunto una loro vittima, derubato di tutto, percosso a sangue e abbandonato mezzo morto. Gli passano accanto, indifferenti, un sacerdote e poi un levita, due uomini delle categorie più rispettate nell'antico Israele, mentre un samaritano, cioè uno degli stranieri eretici che gli ebrei detestavano e dai quali si tenevano a distanza, proprio lui si ferma a prestargli soccorso: "Gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla propria cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno".
Il racconto condensa in un esempio tutto quanto occorre tenere presente nei rapporti con coloro che entrano, stabilmente o occasionalmente, nella nostra vita. Sono loro "il prossimo", da amare non a chiacchiere ma con i fatti. Fatti concreti, commisurati non sulle nostre voglie, sui nostri umori del momento, ma sulle loro necessità. Fatti che impegnano la nostra attenzione e la nostra disponibilità, vale a dire la nostra intelligenza e il nostro cuore. Fatti: di fronte a un uomo ferito e abbandonato, il samaritano non si limita a buone parole di consolazione ma gli dedica il suo tempo, le sue cose (il vino per disinfettare, l'olio per lenire il male) e anche il suo denaro. Fatti, come quelli dei tanti (si contano a milioni solo in Italia) che dedicano il tempo libero al volontariato, o i tanti altri che sostengono con i loro soldi le organizzazioni di carità.
Come altre volte a proposito dei detestati samaritani (la donna al pozzo cui Gesù rivela la propria divinità; il lebbroso che a differenza di quelli ebrei torna a ringraziare di essere stato guarito) anche qui Gesù assume un atteggiamento provocatorio: un samaritano è delineato migliore di due tra i più rispettabili ebrei. Sottinteso: spesso le persone non sono quelle che sembrano; giudicare per categorie (gli zingari, gli immigrati, gli omosessuali, gli ex carcerati, e chi più ne ha più ne metta) si basa su pregiudizi che tante volte si rivelano privi di fondamento.
Inoltre la parabola si presta ad una ulteriore lettura, presente già negli scritti degli antichi Padri della Chiesa: senza nulla togliere al suo valore di esempio per noi, essi vi hanno visto anche un significato più profondo. L'uomo che scende da Gerusalemme a Gerico rappresenta tutti gli uomini, per ciascuno dei quali la vita è una traversata del deserto; ciascuno è solo nel cammino attraverso il "deserto" di questo mondo, dove incontra dei briganti che colpiscono "dentro" (le esperienze negative, le delusioni, l'inquietudine motivata dalle cause più diverse) e talora colpiscono duro, lasciandoci spiritualmente mezzi morti. Molti ci passano accanto senza prestarci aiuto, o perché non si accorgono delle nostre ferite, o perché sanno contrapporvi solo chiacchiere o, peggio, perché non gliene importa nulla. Ma uno c'è, che conosce nel profondo lo stato di salute della nostra anima, la sa e la vuole curare. Quella del buon samaritano è una parabola autobiografica: il vero buon samaritano, attento e, se lo vogliamo, disponibile per ciascuno di noi, è lui. E non occorre dirne il nome.  

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                        Risultati immagini per Immagini domenica XV tempo ordinario anno C
  Dove noi vediamo deserti, Dio vede chance
Vangelo di strade e di case. Vanno i settantadue, a cielo aperto, senza borsa né sacca né sandali, senza cose, senza mezzi, semplicemente uomini. A due a due, non da soli, un amico almeno su cui appoggiare il cuore quando il cuore manca; a due a due, per sorreggersi a vicenda; a due a due, come tenda leggera per la presenza di Gesù, perché dove due o tre sono uniti nel mio nome là ci sono io. E senti una sensazione di leggerezza, di freschezza, di coraggio: vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, che però non vinceranno, che saranno forse più numerosi degli agnelli ma non più forti, perché su di loro veglia il Pastore bello.
E le parole che affida ai discepoli sono semplici e poche: pace a questa casa, Dio è vicino. Parole dirette, che venivano dal cuore e andavano al cuore. Ma in cima a tutto una visione del mondo, lo sguardo esatto con cui andare per le strade e per le case: la messe è molta, ma gli operai sono pochi, pregate dunque... L'occhio grande, l'occhio puro di Dio vede una terra ricca di messi, là dove il nostro occhio opaco vede solo un deserto: la messe è molta. Gesù ci contagia del suo sguardo luminoso e positivo: i campi traboccano di buon grano, là dove noi vediamo solo inverni e numeri che calano.
Gesù manda discepoli, ma non a intonare lamenti sopra un mondo distratto e lontano, bensì ad annunciare un capovolgimento: il Regno di Dio, Dio stesso si è fatto vicino. Noi diciamo: c'è distanza tra gli uomini d'oggi e la fede, si sono allontanati da Dio! E Gesù invece: il Regno di Dio è vicino. È davvero uno sguardo diverso (A. Casati).
E i discepoli per strade e case portano il volto di un Dio in cammino verso di noi, che entra in casa, che non se ne sta asserragliato nel suo tempio, dietro muri di sacerdoti o di leviti. In qualunque casa entriate, dite: pace a questa casa. Non una pace generica, ma a questa casa, a queste pareti, a questa tavola, a questi volti. «La pace va costruita artigianalmente, a cominciare proprio dalle case, dalle famiglie, dal piccolo contesto in cui ciascuno vive» (papa Francesco).
Pace è una parola da riempire di gesti, di muri da abbattere, di perdoni chiesti e donati, di fiducia concessa di nuovo, di accoglienza, di ascolti, di abbracci. Gesù e i suoi proclamano che Dio si è avvicinato, scavalcando tutto ciò che separava la terra dal cielo; è un padre esperto in abbracci e abbatte ciò che emargina pubblicani e peccatori, ciò che separa gli scribi dal popolo, i farisei dalle prostitute, i lebbrosi dai sani (R. Virgili), gli uomini dalle donne.
Allora la pace, davvero il succo del Vangelo, dalla periferia delle case avanzerà fino a conquistare il centro della città dell'uomo.

                                           Buona Domenica ed Inizio Novena del Carmelo - Padre Salvatore Usai ocd.

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Gesù vuole eliminare il concetto stesso di «nemico»
Vuoi che scenda un fuoco dal cielo e li consumi? La reazione di Giacomo e Giovanni al rifiuto dei Samaritani è logica e umana: farla pagare, occhio per occhio.
Gesù si voltò, li rimproverò e si avviò verso un altro villaggio. Nella concisione di queste parole si staglia la grandezza di Gesù. Uno che difende perfino la libertà di chi non la pensa come lui.
La logica umana dice: i nemici si combattono e si eliminano. Gesù invece vuole eliminare il concetto stesso di nemico.
E si avviò verso un altro villaggio. C'è sempre un nuovo paese, con altri malati da guarire, altri cuori da fasciare, altre case dove annunciare pace.
Gesù non cova risentimenti, lui custodisce sentieri verso il cuore dell'uomo, conosce la beatitudine del salmo: beato l'uomo che ha sentieri nel cuore (Salmo 84,6). E il Vangelo diventa viaggio, via da percorrere, spazio aperto. E invita il nostro cristianesimo a non recriminare sul passato, ma ad iniziare percorsi.
Come accade anche ai tre nuovi discepoli che entrano in scena nella seconda parte del Vangelo: le volpi hanno tane, gli uccelli nidi, ma io non ho dove posare il capo.
Eppure non era esattamente così. Gesù aveva cento case di amici e amiche felici di accoglierlo a condividere pane e sogni. Con la metafora delle volpi e degli uccelli Gesù traccia il ritratto della sua esistenza minacciata dal potere religioso e politico, sottoposta a rischio, senza sicurezza. Chi vuole vivere tranquillo e in pace nel suo nido sicuro non potrà essere suo discepolo.
Noi siamo abituati a sentire la fede come conforto e sostegno, pane buono che nutre, e gioia. Ma questo Vangelo ci mostra che la fede è anche altro: un progetto da cui si sprigiona la gioiosa fatica di aprire strade nuove, la certezza di appartenere ad un sistema aperto e non chiuso.
Il cristiano corre rischio di essere rifiutato e perseguitato, perché, come scriveva Leonardo Sciascia, «accarezza spesso il mondo in contropelo», mai omologato al pensiero dominante. Vive la beatitudine degli oppositori, smonta il presente e vi semina futuro.
Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Una frase durissima che non contesta gli affetti umani, ma che si chiarisce con ciò che segue: Tu va e annunzia il Regno di Dio. Tu fa cose nuove. Se ti fermi all'esistente, al già visto, al già pensato, non vivi in pienezza («Non pensate pensieri già pensati da altri», scriveva padre Vannucci). Noi abbiamo bisogno di freschezza e il Signore ha bisogno di gente viva.
Di gente che, come chi ha posto mano all'aratro, non guardi indietro a sbagli, incoerenze, fallimenti, ma guardi avanti, ai grandi campi del mondo, dove i solchi dell'aratro sono ferite che però si riempiono di vita. 

                                                                   Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Celebriamo la solennità del Corpo e Sangue del Signore, di Gesù vivente nell'Eucarestia, dato a noi nel pane consacrato che ci alimenta, ci sostiene, ci dà forza, ci salva. Ci aiuta in questa Maria Ss. che veneriamo in maniera particolare in questa conclusione del mese di maggio. Possiamo prendere come linee di riflessione, di preghiera, di impegno, le parole del Santo Padre.
«Fate questo». Cioè prendete il pane, rendete grazie e spezzatelo; prendete il calice, rendete grazie e distribuitelo. Gesù comanda di ripetere il gesto con cui ha istituito il memoriale della sua Pasqua, mediante il quale ci ha donato il suo Corpo e il suo Sangue, ci ha donato tutto se stesso. E questo si attua attraverso le nostre povere mani unte di Spirito Santo.
«Fate questo». Davanti alle folle stanche e affamate, Gesù dice ai discepoli di "fare", di darsi da fare: «Voi stessi date loro da mangiare». In realtà, è Gesù che benedice e spezza i pani fino a saziare tutta quella gente, ma i cinque pani e i due pesci vengono offerti dai discepoli, e Gesù voleva proprio questo: che, invece di congedare la folla, loro mettessero a disposizione quel poco che avevano. I pezzi di pane, spezzati dalle mani sante del Signore, passano nelle povere mani dei discepoli, i quali li portano alla gente. Questo è "fare" con Gesù, è "dare da mangiare" insieme con Lui.

E' chiaro che questo miracolo non vuole soltanto saziare la fame di un giorno, ma è segno di ciò che Cristo intende compiere per la salvezza di tutta l'umanità donando la sua carne e il suo sangue. Gesù si è spezzato, si spezza per noi. E ci chiede di darci, di spezzarci per gli altri. Proprio questo "spezzare il pane" è diventato il segno di riconoscimento di Cristo e dei cristiani.
A Emmaus: lo riconobbero «nello spezzare il pane». I primi cristiani a Gerusalemme: «Erano perseveranti nello spezzare il pane». E' l'Eucaristia, che diventa fin dall'inizio il centro e la forma della vita della Chiesa.
Ma possiamo pensare anche a tutti i santi e le sante - famosi o anonimi - che hanno "spezzato" sé stessi, la propria vita, per "dare da mangiare" ai fratelli. Quante mamme, quanti papà, insieme con il pane quotidiano, tagliato sulla mensa di casa, hanno spezzato il loro cuore per far crescere i figli, e farli crescere bene!
Quanti cristiani, come cittadini responsabili, hanno spezzato la propria vita per difendere la dignità di tutti, specialmente dei più poveri, emarginati e discriminati! Dove trovano la forza per fare tutto questo? Proprio nell'Eucaristia: nella potenza d'amore del Signore risorto, che anche oggi spezza il pane per noi e ripete: «Fate questo in memoria di me» ( papa Francesco).
S. Giovanni Paolo II ci presenta Maria Ss. come Donna Eucaristica. "Beata te che ha creduto: Maria ha anticipato, nel mistero dell'Incarnazione, anche la fede eucaristica della Chiesa. Quando, nella Visitazione, porta in grembo il Verbo fatto carne, ella si fa, in qualche modo, «tabernacolo» - il primo «tabernacolo» della storia - dove il Figlio di Dio, ancora invisibile agli occhi degli uomini, si concede all'adorazione di Elisabetta, quasi «irradiando» la sua luce attraverso gli occhi e la voce di Maria. E lo sguardo rapito di Maria nel contemplare il volto di Cristo appena nato e nello stringerlo tra le sue braccia, non è forse l'inarrivabile modello di amore a cui deve ispirarsi ogni nostra comunione eucaristica?
Maria è presente, con la Chiesa e come Madre della Chiesa, in ciascuna delle nostre Celebrazioni eucaristiche. Se Chiesa ed Eucaristia sono un binomio inscindibile, altrettanto occorre dire del binomio Maria ed Eucaristia. Anche per questo il ricordo di Maria nella Celebrazione eucaristica è unanime, sin dall'antichità, nelle Chiese dell'Oriente e dell'Occidente". (Ecclesia de Eucarestia)

                                                        Buona Festa del Corpus Domini a tutti da Padre Salvatore Usai ocd
         
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  Dio è Trinità, Dio è Amore
Oggi è la Domenica della Santissima Trinità. Qui abbiamo la gioia e lo stupore della fede: riconosciamo che Dio non è qualcosa di vago, di astratto, un essere solitario: «Dio è amore». Non è un amore sentimentale, ma l'amore del Padre che è all'origine di ogni vita, l'amore del Figlio che muore sulla croce e risorge, l'amore dello Spirito che rinnova l'uomo e il mondo. Pensare che Dio è amore ci fa tanto bene, perché ci insegna ad amare, a donarci agli altri come Gesù si è donato a noi.
La Santissima Trinità non è frutto di ragionamenti umani e non si comprende con ragionamenti; è il volto con cui Dio stesso si è rivelato, non dall'alto di una cattedra, ma camminando con l'umanità. E' proprio Gesù che ci ha rivelato il Padre e ci ha promesso lo Spirito Santo. Dio ha camminato con il suo popolo nella storia del popolo d'Israele e Gesù ha camminato in mezzo a noi e ci ha promesso lo Spirito Santo che è fuoco, che ci insegna tutto quello che noi non sappiamo, che dentro di noi ci guida, ci dà delle buone idee e delle buone ispirazioni.
La Trinità è comunione di Persone divine le quali sono una con l'altra, una per l'altra, una nell'altra: questa comunione è la vita di Dio, il mistero d'amore del Dio Vivente. E Gesù ci ha rivelato questo mistero. Lui ci ha parlato di Dio come Padre; ci ha parlato dello Spirito; e ci ha parlato di Sé stesso come Figlio di Dio. E così ci ha rivelato questo mistero. E quando, risorto, ha inviato i discepoli ad evangelizzare le genti, disse loro di battezzarle «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). Questo comando, Cristo lo affida in ogni tempo alla Chiesa, che ha ereditato dagli Apostoli il mandato missionario. Lo rivolge anche a ciascuno di noi che, in forza del Battesimo, facciamo parte della sua Comunità.
Siamo chiamati a vivere non gli uni senza gli altri, sopra o contro gli altri, ma gli uni con gli altri, per gli altri, e negli altri. Questo significa accogliere e testimoniare concordi la bellezza del Vangelo; vivere l'amore reciproco e verso tutti, condividendo gioie e sofferenze, imparando a chiedere e concedere perdono, valorizzando i diversi carismi sotto la guida dei Pastori. In una parola, ci è affidato il compito di edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere lo splendore della Trinità e di evangelizzare non solo con le parole, ma con la forza dell'amore di Dio che abita in noi.
Nella Trinità riconosciamo anche il modello della Chiesa, nella quale siamo chiamati ad amarci come Gesù ci ha amato. È l'amore il segno concreto che manifesta la fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. È l'amore il distintivo del cristiano, come ci ha detto Gesù: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Oggi lodiamo Dio non per un particolare mistero, ma per Lui stesso, «per la sua gloria immensa», come diciamo nella preghiera. Lo lodiamo e lo ringraziamo perché è Amore, e perché ci chiama ad entrare nell'abbraccio della sua comunione, che è vita vera, vita eterna già su questa terra.
Ce lo ricordiamo ogni volta che facciamo il segno della croce: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

                       Auguro a Tutti una Buona Solennità della SantissimaTrinità - Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Vieni o Spirito Santo, vita del mondo e della Chiesa
Gli Atti degli Apostoli narrano che, cinquanta giorni dopo la Pasqua, nella casa dove si trovavano i discepoli di Gesù, «venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso...e tutti furono colmati di Spirito Santo». Da questa effusione i discepoli vengono completamente trasformati: alla paura subentra il coraggio, la chiusura cede il posto all'annuncio e ogni dubbio viene scacciato dalla fede piena d'amore. E' il "battesimo" della Chiesa, che iniziava così il suo cammino nella storia, guidata dalla forza dello Spirito Santo.
Quell'evento, che cambia il cuore e la vita degli Apostoli e degli altri discepoli, si ripercuote subito al di fuori del Cenacolo. Infatti, quella porta tenuta chiusa per cinquanta giorni finalmente viene spalancata e la prima Comunità cristiana, non più ripiegata su sé stessa, inizia a parlare alle folle di diversa provenienza delle grandi cose che Dio ha fatto, cioè della Risurrezione di Gesù, che era stato crocifisso. E ognuno dei presenti sente parlare i discepoli nella propria lingua. Il dono dello Spirito ristabilisce l'armonia delle lingue che era andata perduta a Babele e prefigura la dimensione universale della missione degli Apostoli. La Chiesa non nasce isolata, nasce universale, una, cattolica, con una identità precisa ma aperta a tutti, non chiusa, un'identità che abbraccia il mondo intero, senza escludere nessuno. A nessuno la madre Chiesa chiude la porta in faccia, a nessuno! Neppure al più peccatore, a nessuno! E questo per la forza, per la grazia dello Spirito Santo. La madre Chiesa apre, spalanca le sue porte a tutti perché è madre.
Lo Spirito Santo effuso a Pentecoste nel cuore dei discepoli è l'inizio di una nuova stagione: la stagione della testimonianza e della fraternità. È una stagione che viene dall'alto, viene da Dio, come le fiamme di fuoco che si posarono sul capo di ogni discepolo. Era la fiamma dell'amore che brucia ogni asprezza; era la lingua del Vangelo che varca i confini posti dagli uomini e tocca i cuori della moltitudine, senza distinzione di lingua, razza o nazionalità. Come quel giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo è effuso continuamente anche oggi sulla Chiesa e su ciascuno di noi perché usciamo dalle nostre mediocrità e dalle nostre chiusure e comunichiamo al mondo intero l'amore misericordioso del Signore. Comunicare l'amore misericordioso del Signore: questa è la nostra missione! Anche a noi sono dati in dono la "lingua" del Vangelo e il "fuoco" dello Spirito Santo, perché mentre annunciamo Gesù risorto, vivo e presente in mezzo a noi, scaldiamo il nostro cuore e anche il cuore dei popoli avvicinandoli a Lui, via, verità e vita.
Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli, accendi in noi il fuoco del tuo amore.

 

                                                                            Buona Pentecoste a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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  Testimoni e missionari dell'amore di Gesù, della misericordia del Padre
Celebriamo l'Ascensione di Gesù al cielo, avvenuta quaranta giorni dopo la Pasqua. Gli Atti degli Apostoli raccontano questo episodio, il distacco finale del Signore Gesù dai suoi discepoli e da questo mondo. Il Vangelo riporta la gioia degli apostoli, in attesa dello Spirito Santo, per essere in grado di andare a predicare ai popoli la conversione, il perdono dei peccati e a testimoniare con la vita l'amore del Signore.
Gesù parte, ascende al Cielo, cioè ritorna al Padre dal quale era stato mandato nel mondo. Ha compiuto la sua missione, ora torna al Padre. Ma nello stesso tempo Egli rimane per sempre con noi, in una forma nuova. Con la sua ascensione, il Signore risorto attira lo sguardo degli Apostoli - e anche il nostro sguardo - alle altezze del Cielo per mostrarci che la meta del nostro cammino è il Padre. Lui stesso aveva detto che se ne sarebbe andato per prepararci un posto in Cielo.
Tuttavia, Gesù rimane presente e operante nelle vicende della storia umana con la potenza e i doni del suo Spirito; è accanto a ciascuno di noi: anche se non lo vediamo con gli occhi, Lui c'è! Ci accompagna, ci guida, ci prende per mano e ci rialza quando cadiamo. Gesù risorto è vicino ai cristiani perseguitati e discriminati; è vicino ad ogni uomo e donna in tutti gli aspetti della vita, quelli belli e quelli delicati. Gesù è davanti al Padre, sempre pronto a intercedere per noi. Mostrando le sue piaghe che hanno meritato la salvezza degli uomini e il Padre riversa su di noi la sua misericordia infinita. "Il Padre sempre perdona, perché guarda le piaghe di Gesù, guarda il nostro peccato e lo perdona". (papa Francesco)
Gesù è presente anche mediante la Chiesa, che Lui ha inviato a prolungare la sua missione. "Riceverete la forza dello Spirito Santo e mi sarete testimonia Gerusalemme, in tutta la giudea, la Samaria, fino ai confini del mondo".
La comunità cristiana è l'insieme dei fedeli che sono mandati "in missione", ad annunciare e testimoniare con le opere e con le parole l'amore infinito di Dio e la sua misericordia. Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini, nella vita nuova (la vita nell'amore) su questa terra e nella vita delle pienezza eterna.
L'ultima parola di Gesù ai discepoli è il comando di partire: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli". È un mandato preciso, non è facoltativo! La comunità cristiana è una comunità "in uscita", "in partenza". Di più: la Chiesa è nata "in uscita". E voi mi direte: ma le comunità di clausura? Sì, anche quelle, perché sono sempre "in uscita" con la preghiera, con il cuore aperto al mondo, agli orizzonti di Dio. E gli anziani, i malati? Anche loro, con la preghiera e l'unione alle piaghe di Gesù.
Ai suoi discepoli missionari Gesù dice: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Da soli, senza Gesù, non possiamo fare nulla! Nella vita e nell'opera missionaria non bastano le nostre forze, le nostre risorse, che pure dobbiamo impiegare pienamente. Senza la presenza del Signore e la forza del suo Spirito la nostra vita è fragile, il nostro impegno debole. Ma Gesù è con noi; lo Spirito, che Lui sempre ci dà, è la nostra forza, la nostra gioia.

 

                                      Buona Festa della Ascensione del Signore a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Amore, gioia, pace nello Spirito Santo
"Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui".
Amare Gesù, il Signore: come? Osservando, mettendo in pratica la sua parola, quella parola grande, profonda, vera, che ci è donata nel vangelo, quella parola di vita eterna, che ha pronunciato per il mondo e per ciascuno di noi. E qui possiamo ricordare di volta in volta qualche sua parola... Osservare, vivere la parola di Gesù.
Gesù dice che allora avviene una cosa grande: Dio Padre ci esprime tutto il suo amore e viene in noi, assieme a Gesù e prende dimora in noi. Dio che abita nel cuore della persona umana, nel mio povero cuore; povero umanamente, ma con la ricchezza più grande: Dio stesso nella sua comunione d'amore.
Continua Gesù: il Padre vi manderà nel mio nome lo Spirito Santo, Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto. Il dono del Padre e del Figlio è lo Spirito. Lo Spirito lo chiamiamo Dio Amore, lo contempliamo in tutte le sue opere, lo invochiamo nella preghiera del cuore; Lui è luce e forza della nostra vita. Lui ci ricorda e ci insegna le cose di Gesù, come ha fatto già dai primi tempi della Chiesa, come ci ha raccontato la prima lettura: "E' parso bene allo Spirito Santo e a noi di seguire queste indicazioni..." per la vita cristiana che il Signore vuole offrire a tutti i popoli.
Gesù dice: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, Io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbiate timore.
Come va il mondo? Che pace dà? E quando in qualche parte c'è pace, che pace è? Spesso non è l'armonia di popoli e persone che cercano il bene comune gli uni degli altri, ma il compromesso o l'equilibrio fragile tra egoismi ed interessi particolari.
Ma Gesù è venuto per darci la vera pace: "Gloria a Dio e pace in terra". La pace di Gesù è vita piena, perché è la sua vita, il suo amore, il suo sacrificio, il suo progetto di salvezza per tutti gli uomini.
La pace di Gesù è anche e soprattutto la pace delle coscienze, la sua grazia, la sua misericordia, il cuore nuovo che riempie del suo Spirito.
                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

 

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 Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi
Il Signore, nel momento in cui annuncia la sua partenza da questo mondo, quasi come testamento ai suoi discepoli per continuare in modo nuovo la sua presenza in mezzo a loro, dà ad essi un comandamento: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri». Se ci amiamo gli uni gli altri, Gesù continua ad essere presente in mezzo a noi, ad essere glorificato nel mondo.
Gesù parla di un "comandamento nuovo". Ma qual è la sua novità? Già nell'Antico Testamento Dio aveva dato il comando dell'amore; ora, però, questo comandamento è diventato nuovo in quanto Gesù vi apporta un'aggiunta molto importante: «Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri». Ciò che è nuovo è proprio questo "amare come Gesù ha amato". Tutto il nostro amare è preceduto dal suo amore e si riferisce a questo amore, si inserisce in questo amore, si realizza proprio per questo amore. L'Antico Testamento non presentava alcun modello di amore, ma formulava soltanto il precetto di amare. Gesù invece ci ha dato se stesso come modello e come fonte di amore. Si tratta di un amore senza limiti, universale, in grado di trasformare anche tutte le circostanze negative e tutti gli ostacoli in occasioni per progredire nell'amore. E vediamo nei santi la realizzazione di questo amore, attinto sempre dalla fonte dell'amore di Gesù.
Dandoci il comandamento nuovo, Gesù ci chiede di vivere il suo stesso amore, dal suo stesso amore, che è il segno davvero credibile, eloquente ed efficace per annunciare al mondo la venuta del Regno di Dio. Ovviamente con le nostre sole forze siamo deboli e limitati. C'è sempre in noi una resistenza all'amore e nella nostra esistenza ci sono tante difficoltà che provocano divisioni, risentimenti e rancori. Ma il Signore ci ha promesso di essere presente nella nostra vita, rendendoci capaci di questo amore generoso e totale, che sa vincere tutti gli ostacoli, anche quelli che sono nei nostri stessi cuori. Se siamo uniti a Cristo, possiamo amare veramente in questo modo. Amare gli altri come Gesù ci ha amati è possibile: con quella forza che ci viene comunicata nel rapporto con Lui, specialmente nell'Eucaristia, in cui si rende presente in modo reale il suo Sacrificio di amore che genera amore; con la luce e la forze del suo stesso Spirito che è "Amore" in Dio trinità, che è "amore" in noi e tra di noi.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Amati dal Signore, lo ascoltiamo e lo seguiamo
Gesù risorto è vivo nei cieli e sempre accanto a noi come pastore buono per la nostra vita e la vita dell'umanità.
Ci sono nel breve testo del vangelo di oggi tre espressioni che esprimo e sintetizzano questo rapporto profondo tra noi e Gesù il Signore. Dice Gesù: Le mie pecore ascoltano la mia voce, Io le conosco, esse mi seguono. Noi abbiamo ascoltato la voce del Signore, ma siamo chiamati ad ascoltarla sempre di più con attenzione, gioia, amore. Nel cammino della vita cì può essere il rischio di sbagliare strada, di perdersi, di cedere alle tante tentazioni e suggestioni del male, di andar dietro a tante altre voci. Chi ci insegna la vita giusta, chi ci dà il senso vero della vita, chi ci aiuta a costruirla e realizzarla in pienezza, "in pascoli di erbe fresche"? E' il Signore, è la sua Parola. Noi possiamo sentire l'amore profondo e concreto di Gesù: Lui ci conosce, ci conosce con amore, "conosce i pensieri e i dubbi del nostro cuore, Lui ci viene a cercare, sempre. Gesù mi conosce, mi cura, mi guarisce, mi porta al sicuro, nella comunità dei credenti su questa terra, nella beatitudine dei figli di Dio nell'eternità. Gesù ripone in me tanta fiducia, sempre la rinnova e con la sua fiducia quante cose posso fare! La terza espressione dice: Le pecore mi seguono. Quanto è importante seguir Gesù, Lui è la via, la verità, la vita. Come seguirlo? Nella fede, nell'amore, nell'ascolto della sua parola, nel costruire ogni giorno la risposta alla vocazione che ci ha dato, nell'amore al prossimo e ai bisognosi, nel corpo e nello spirito, perché è nel prossimo che Gesù è presente, mi parla, mi muove a seguirlo.
Oggi la "Giornata del Buon Pastore" è la Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni, perché il Signore che ha detto "Pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe", ci sono pastori e guide, sacerdoti, suore, religiosi, religiose, missionari. Nella preghiera umile, sincera, costante comprendiamo quanto è importante che le nostre comunità cristiane e le nostre famiglie siano come dei giardini preparati e pronti per accogliere le vocazioni che Dio vorrà seminare e perché siano aiutate a crescere, a svilupparsi, a maturare risposte belle e forti davanti a Dio, per la Chiesa e l'umanità intera.
"Ma Gesù a un certo punto disse, riferendosi alle sue pecore: «Il Padre mio, che me le ha date...» (Gv 10,29). Questo è molto importante, è un mistero profondo, non facile da comprendere: se io mi sento attratto da Gesù, se la sua voce riscalda il mio cuore, è grazie a Dio Padre, che ha messo dentro di me il desiderio dell'amore, della verità, della vita, della bellezza... e Gesù è tutto questo in pienezza! Questo ci aiuta a comprendere il mistero della vocazione, specialmente delle chiamate ad una speciale consacrazione. A volte Gesù ci chiama, ci invita a seguirlo, ma forse succede che non ci rendiamo conto che è Lui, proprio come è capitato al giovane Samuele... Domanda a Gesù che cosa vuole da te e sii coraggioso! Sii coraggiosa! Domandaglielo! Dietro e prima di ogni vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata, c'è sempre la preghiera forte e intensa di qualcuno: di una nonna, di un nonno, di una madre, di un padre, di una comunità... Le vocazioni nascono nella preghiera e dalla preghiera; e solo nella preghiera possono perseverare e portare frutto" (papa Francesco)

                                                                                 Buna Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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