La forza di Amare

 La forza di Amare
Gesù Cristo, uomo nuovo, insegna ai suoi discepoli il comandamento dell'amore, la nuova legge del Vangelo che sostituisce per sempre la legge istintiva del vecchio uomo: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". A volte pensiamo di essere buoni cristiani e uomini onesti perché amiamo la nostra famiglia, siamo buoni coi vicini e non facciamo male a nessuno. Ma Gesù ci dice che questo lo fanno anche quelli che non hanno fede e ci propone un ideale di perfezione molto grande. Siamo tutti ben impastati di mentalità mondana, "normale", che può sembrare anche giusta. Si hanno nei confronti del prossimo i più svariati atteggiamenti, molte volte istintivi, a volte egoistici, altre volte competitivi... Sembra svilupparsi sempre più l'aggressività, il sospetto, la critica, il litigio... ma tutto questo non porta serenità o pace nel cuore e nella vita.
   Gesù proprio oggi ci parla del vero amore, ci dà comandamento paradossale... «Avete inteso quello che fu detto: occhio per occhio, dente per dente»... La legge del taglione... «Ma io vi dico: amate i vostri nemici»... Oggi tutta la parola di Dio ci fa delle proposte profonde e sconvolgenti! «Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo». E Gesù: «Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro». «Non coverai nel cuore odio contro il tuo fratello... non ti vendicherai e non conserverai rancore». «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». Sono le cose straordinarie che Cristo vive e che propone ad ogni cristiano. Cose straordinarie da fare in maniera ordinaria, ogni giorno! Se ci professiamo cristiani, e non parliamo il linguaggio dell'amore, del perdono, della comprensione, della non violenza, noi diciamo il falso. Noi cristiani dobbiamo credere che l'amore è più forte dell'odio. Dobbiamo credere che solo l'amore assicura all'umanità un avvenire migliore. Certo: l'odio è più facile dell'amore. Ma se tutti odiassero dove andremmo a fini­re? Non possiamo annullare la potenza del Vangelo, adeguandoci alla mentalità della "legge del taglione", alla mentalità mondana. Dobbiamo ridare all'amore la sua vera dimensione, scoprendone la bellezza, la grandezza e le esigenze. L'amore, forse, è la prova più difficile alla quale un cristiano è chiamato. Ma è, anche, la testimonianza più alta che possiamo dare della nostra fede. Nella vita non si avrà che due o tre volte l'occasione di essere un eroe, ma ogni giorno si ha quella di amare, di amare tutti, di amare sempre... Se tutto quello che facciamo non è fatto per amore non serve a niente (così ci dice S. Paolo nell'inno alla carità, nella prima lettera ai Corinti).
  Certo non è facile vivere in pace con tutti. Ma è bello! Solo chi ama riesce a perdonare. Solo chi è comprensivo perdona. Ritorniamo ad amare! Impegniamoci a vivere concretamente il grande comandamento di Cristo, se vogliamo costruire la civiltà dell' Amore! Accogliamo e viviamo l'invito che ci fa San Giovanni nella sua lettera: «Fratelli, non amiamo a parole, né con la lingua ma con i fatti e in verità».
  Certamente ci sono fatti, persone, esempi, testimonianze che si pongono su un piano diverso, nella linea di relazioni positive col prossimo, chiunque esso sia, nella linea dell'amore, della comprensione, della pazienza, del perdono, del sacrificio... occorre costruire la nostra vita su questi modelli.
   Gesù ci propone un ideale veramente grande, "nuovo", salvifico. Non vogliamo sentirci mai a posto pienamente, non vogliamo giustificarci o lasciarci andare alla mentalità e ai modi correnti del nostro tempo. Gesù non ci dice cose facili, ma cose belle, profonde, che durano non pochi anni, ma per l'eternità, innovatrici e appaganti per chi le accoglie. Gesù ci da il comandamento dell'amore, ma ci dona anche il suo Santo Spirito che è Dio Amore, che ci da la forza di amare.

 

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                          Risultato immagini per Immagini domenica VII tempo ordinario anno A

 La legge dell'amore, sempre 

Sulle labbra di Gesù il "Discorso della montagna" è un invito alla conversione, alla vita vera, alla beatitudine, alla felicità del cuore; gli insegnamenti di Gesù sono sorgente di un continuo rinnovamento spirituale e umano. "Se osserverai i comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in Dio, anche tu vivrai", si dice nel testo del Saracide. La vita non è mortificata dai comandamenti di Dio, ma in essi ha la possibilità di realizzarsi pienamente, nella maniera più profonda. Così Gesù non abolisce ciò che è stato indicato nell'Antico Testamento, ma porta a compimento, cioè vive in sé e insegna a tutti il vero senso della vita, il rapporto con Dio, con gli altri, con se stessi, con la creazione.        
  La Parola di Dio dura in eterno. A volte si tratta anche di correggere interpretazioni umane o applicazioni terrene della Parola di Dio. Gesù è il compimento della Parola e del progetto di salvezza di Dio Padre. E' importante anche per noi accogliere le indicazioni di vita del Signore e insegnarle a tanti altri. Questo è un cammino di vita vera. Fra gli esempi che Gesù riporta in questa parte del Discorso della Montagna ci sono i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non giurare il falso".Sono importanti anche per noi oggi.
  "Non uccidere". Dio è il Dio della vita e quando c'è la morte, Lui ci prepara una vita talmente grande che non riusciamo neanche a immaginare. La vita è la realtà che tutti sentiamo profondamente, è l'unica cosa che abbiamo. La vita va accolta, protetta, cresciuta, difesa, promossa a tutti i livelli. Non è lecito eliminarla. Non si può uccidere, distruggere, eliminare, profanare la vita. Quando questo avviene siamo davanti al peccato, al guaio più grande. Molte volte la vita viene eliminata: nelle guerre, nelle violenze, nelle tragedie familiari, nello sciupio delle energie quando ci si lascia andare a vizi. Con un aggravante: che la violenza entra a far parte della mentalità comune e si finisce per lasciarsi andare alla rassegnazione o al mal esempio.
  Gesù ci dice: Non solo non uccidere, ma ama il prossimo e la sua vita. Anche nelle piccole cose. Ama il prossimo e dà la tua vita per la vita del prossimo. E se uno ama, si sacrifica, dà se stesso per un altro, sinceramente, non si permetterà mai di fare del male. Possiamo pensare a tanti esempi di questo amore vissuto e testimoniato. Quanto amore alla vita viene portato avanti da tanti!
  Gesù dice: "Non commettere adulterio". Insegna e sostiene, con la sua grazia, l'amore fedele, sincero, costante, "per sempre". Certo si possono incontrare difficoltà, tentazioni, momenti di crisi. Occorre avere attenzione a tante suggestioni o pensieri che portano all'adulterio del cuore. Gesù ci vuol dare la forza di essere decisi nelle tentazioni, certo non andarle a cercare, a tagliare con decisione quelle cose che fanno male a noi e agli altri. Per questo preghiamo e ci impegniamo per la fedeltà degli sposi, per l'unità della famiglia. E dove ci sono delle famiglie ferite ci sarà tutto il nostro amore perché ci sia sempre l'esperienza dell'amore di Dio, del suo perdono, della sua forza, della sua gioia. Gesù dice: "Non giurare il falso". E' l'invito alla sincerità, alla trasparenza, all'amore della verità in sé, per gli altri, davanti a Dio, in una coscienza che cerca di essere retta. Beato chi cammina nella legge del Signore!

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                               Risultato immagini per immagini domenica VI tempo ordinario anno a  
   Sale e Luce
"Tutti noi battezzati siamo discepoli missionari e siamo chiamati a diventare nel mondo un vangelo vivente: con una vita santa daremo "sapore" ai diversi ambienti e li difenderemo dalla corruzione, come fa il sale; e porteremo la luce di Cristo con la testimonianza di una carità genuina. Ma se noi cristiani perdiamo sapore e spegniamo la nostra presenza di sale e di luce, perdiamo l'efficacia. Ma che bella è questa missione di dare luce al mondo! E' una missione che noi abbiamo. E' bella! E' anche molto bello conservare la luce che abbiamo ricevuto da Gesù, custodirla, conservarla. Il cristiano dovrebbe essere una persona luminosa, che porta luce, che sempre dà luce! Una luce che non è sua, ma è il dono di Dio, è il regalo di Gesù. E noi portiamo questa luce. Se il cristiano spegne questa luce, la sua vita non ha senso: è un cristiano di nome soltanto, che non porta la luce, è una vita senza senso. Ma io vorrei domandarvi adesso, come volete vivere voi? Come una lampada accesa o come una lampada spenta? Accesa o spenta? Lampada accesa! E' proprio Dio che ci dà questa luce e noi la diamo agli altri. Lampada accesa! Questa è la vocazione cristiana" (papa Francesco).
"Risplenda la vostra luce in mezzo agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli"
In questa "giornata per la Vita" comprendiamo come è importante, anzi necessario, portare la luce della vita in tante situazioni di buio e di morte, che sono la rovina della nostra umanità. Accogliere la vita, promuoverla, difenderla sempre; aiutare chi ha bisogno... gridare con le opere che la vita è la cosa più bella, l'unica cosa bella, che non va mai toccata, ma solo amata, coi nostri sacrifici e i nostri impegni... questa è essere luce, luce vera!
"La vita è bellezza, ammirala. La vita è un'opportunità, coglila. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà.... La vita è la vita, difendiamola. Oggi è un pregiudizio molto diffuso quello che considera la Chiesa nemica dell'amore umano e della gioia di vivere. Bisogna ripetere continuamente, in ogni occasione opportuna, che è vero esattamente il contrario.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Il vecchio Simeone, certo della promessa ricevuta, riconosce Gesù e la salvezza di cui il Cristo è portatore e accetta il compiersi della sua esistenza.
 
Nella festa della Presentazione del Signore al tempio, il vangelo ci propone l'incontro tra Gesù e due persone di Dio: Simeone ed Anna. Essi riconoscono, in un neonato, il Messia, perché resi capaci dallo Spirito Santo di aprire il cuore all'imprevedibile. L'evangelista Luca mostra come si compiono le antiche profezie attraverso il ripetersi dell'espressione «per adempiere la Legge». La purificazione di cui si parla non è solo la purificazione rituale dopo la nascita, ma è la purificazione di tutto il popolo.

Dobbiamo osservare innanzitutto il valore positivo che ha per Luca l'osservanza della Legge. Essa era la norma spirituale, sociale, politica, religiosa. Israele esisteva come popolo solo per il suo legame con la Parola di Dio: non per la sua forza militare, non per il suo peso politico, non per la sua supremazia economica, non per la sua consistenza numerica. La storia del popolo di Israele è dunque la storia di come il popolo si è rapportato con la Legge, e come ha vissuto la fedeltà alle prescrizioni del suo Dio. Le parole del vecchio Simeone indicano che l'attesa si è compiuta: quel Bambino è il compimento delle promesse di Dio. In quel Bambino è possibile un vero, autentico legame tra Dio e l'uomo, non mediato dai sacrifici, ma incarnato da una persona viva, Dio e uomo nello stesso tempo. In quel Bambino è possibile una fraternità nuova, che non riguarda solo Israele, ma si estende anche a tutti i popoli; in quel bambino avverrà una purificazione del popolo: «saranno svelati i pensieri segreti di molti cuori». Cioè, sarà svelata l'autentica adesione alla volontà di Dio, nel profondo della coscienza, e non solo nell'esteriorità dell'adempimento formale. Anche per Maria c'è una parola che suona dura e inaspettata: «una spada ti trafiggerà l'anima». La spada è immagine tradizionale per indicare la Parola di Dio. Anche Maria dovrà, dunque, lasciarsi interrogare da questa Parola. Maria rappresenta ogni credente, chiamato ad una scelta personale e radicale per Cristo. La Parola interpella tutta la vita, e richiede un coinvolgimento integrale, fino alla croce. Tutta la vita è trasformata dall'incontro con la persona di Gesù e con la sua Parola che salva.

   
   Buona Domenica e Festa della Presentazione del Signore Gesù a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Collaboratori del regno di Dio
"Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce". La venuta di Gesù, l'inizio della sua missione pubblica è questa luce per la nostra vita. L'evangelista Matteo, riprendendo un'immagine del libro di Isaia, ci dice così quello che è Gesù per noi: la luce. Nella nostra vita, vediamo spesso tenebre, resistenze, difficoltà, compiti non risolti che si accumulano davanti a noi come una montagna; problemi tra coniugi, con i figli, o gli amici, con la solitudine, con il lavoro...
È tra tutte queste esperienze delicate che ci raggiunge la buona parola: non vedere solo le tenebre, guardare anche la luce con cui Dio rischiara la nostra vita. Egli ha mandato Gesù per condividere con noi i nostri problemi. Noi possiamo contare su di lui che è al nostro fianco, luce nell'oscurità. Viene annunciata con certezza una notizia: che l'ultima tappa di questa corsa dell'umanità non può essere il fallimento, perché Cristo ha promesso di essere con noi fino alla fine del mondo.
Il meglio deve venire. Questa è la virtù della speranza, da coltivare sempre, poggiandola sulla paternità e provvidenza di Dio.
"Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino" «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Matteo è l'evangelista del regno dei cieli. Questa espressione che l'evangelista usa 51 volte indica una realtà ben precisa.
Forse la più bella definizione del regno dei cieli ce la dà S. Paolo, quando scrive ai Romani: «Il regno dei cieli è... giustizia, pace e gioia nello spirito».
"Giustizia" significa salvezza, liberazione. Nella lettera ai Romani giustizia indica sempre un'azione dell'amore salvifico di Dio: occorre lasciarsi liberare da Dio!
"Regno dei cieli": La volta del cielo dava l'impressione di una realtà altissima, immensa, totalmente al di fuori della realtà terrena. Ora il cielo si è avvicinato!  "Convertitevi!"
Il mondo corre dietro a certi valori: carriera, soldi, piacere, successo...
il regno dei cieli ci presenta altri valori, i valori ultimi e massimi che cambiano la vita dell'uomo. Convertirsi: cambiare il senso e i criteri della vita. Il Regno di Dio è vicino. Aprire gli occhi: il regno di Dio si è fatto vicino all'umanità, a ciascuno di noi.
"Venite, vi farò pescatori di uomini": Collaboratori del regno di Dio. Per annunciare che il Regno è vicino, Dio ha bisogno di noi, proprio là dove siamo.
Chiamati a fare esperienza di fraternità (la parola "fratello" viene ripetuta quattro volte in tre versetti!), possiamo lasciare le reti che ci trattengono (paure, affari, logica mondana, disimpegno) per diventare pescatori di uomini e di umanità. Siamo chiamati a tirar fuori da noi stessi e dagli altri tutta l'umanità che Dio ha seminato nei cuori.
E ogni uomo è chiamato a fare un'esperienza di comunione e di autentica umanità.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.


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 Gesù, l'Agnello immolato sulla croce per la nostra redenzione
Dopo la conclusione del tempo di natale, liturgicamente ritorniamo alla normalità, nel senso che il tempo che da Natale ci separa dalla Pasqua, prevede queste settimane intermedie definite del tempo ordinario. Questa che celebriamo è la seconda domenica di questo tempo, in quanto la prima è considera quella del Battesimo di Gesù, che abbiamo celebrato domenica scorsa.
Ogni tempo liturgico è sempre un continuo appello alla conversione: l'avvento in preparazione al Natale, la Quaresima in preparazione alla Pasqua, il tempo ordinario in preparazione alle grandi solennità. Tutto, insomma, concorre, a fare nostro l'appello che Gesù rivolge sempre ad ognuno di noi, in ogni tempo e in ogni situazione: convertitevi perché il Regno di Dio è vicino.
Su questo tema si incentra la parola di Dio di questa domenica, soprattutto con il vangelo, che è continuazione con quello del Battesimo del Signore. Anche oggi ci mettiamo in ascolto di quanto dice il precursore, di cui ci riporta le espressioni precise l'evangelista Giovanni, nel brano che abbiamo appena ascoltato. Infatti Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!
La missione di Cristo è illustrata con poche e precise parole da primo profeta del Nuovo Testamento. E lo stesso Giovanni Battista si rifà a quanto aveva in precedenza detto ai suoi discepoli, ed erano tanti, mettendo in risalto la figura e la missione di Cristo, rispetto anche alla sua pur lodevole persona e missione: Dopo di me - ripete Giovanni - viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Quel prima e dopo, avverbi di tempo non indicano solo un prima e dopo temporalmente inteso, ma dicono la sostanza stessa della persona e della missione di Cristo, rispetto a Giovani. Basta fare riferimento al prologo del quarto vangelo in cui si dice che in principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio.
Quella parola prima di ogni altra parola, compresa quella del precursore o di ogni altro uomo di questo mondo, non è la parola vera e certa, quella definitiva e che salva. Cristo è l'unica parola definitiva, completa e certa di Dio nei confronti dell'umanità, bisognosa di salvezza.
Perciò il Battista, tiene a precisare circa la missione di Gesù e la sua attività di annunciatore: Io non lo conoscevo, e la mia missione è stata quella battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Poi lo stesso precursore fa riferimento al momento del Battesimo di Gesù, in cui Dio rivela pienamente l'identità di Cristo e la sua missione nel mondo: «Ho contemplato -  dice Giovanni Battista - lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. E' lui che battezza nello Spirito Santo. E' Lui il Figlio di Dio». Giovanni Battista non rivendica per se una identità, un ruolo ed una missione che non è propria, ma è esclusivamente del Figlio di Dio, indicato presente in mezzo a noi con parole toccanti e pienamente identificative del salvatore del mondo. In quel Ecce Agnus Dei c'è tutta la sintesi della storia della salvezza, a partire dalla schiavitù dell'Egitto e dal giorno della liberazione, la pasqua ebraica, che viene portata a compimento nella Pasqua di Cristo.
 Il Battista è il testimone di Cristo che rivela il Padre, suo compito è principalmente quello di preparare il cuore del popolo ad accogliere l'annunzio del Regno di Dio tramite il Messia. Ecco perché Giovanni lancia i suoi appelli alla conversione e alla purificazione in attesa di avere l'infusione della grazia da parte di Dio. D'ora in poi il destino dell'uomo si misurerà sull'unico criterio che soltanto Gesù è il Salvatore inviato dal Padre.
Egli nuovo agnello sacrificale che si offre per noi in riscatto dell'umanità. Giovanni Battista aveva visto lontano, anzi aveva l'esatta percezione di chi era davvero il Cristo. Perciò con poche parole lo indica come l'agnello che toglie i peccati del mondo, al quale egli non è degno neppure di sciogliere i legacci dei suoi sandali.
E' proprio vero che chi più si umilia davanti a Dio diventa grande davanti a Lui.

 

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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 Battesimo del Signore
In questa domenica la Chiesa ci fa riascoltare una lettura che è stata motivo di riflessione e di preghiera nel tempo dell’Avvento. Quasi a dire che ciò che ha costituito il contenuto del cammino di Avvento e del Natale deve continuare ad accompagnare la nostra vita anche ora che sta per cominciare il tempo ordinario. Quali sono, allora, i contenuti natalizi che dobbiamo portare con noi nel nuovo tratto di strada che ci accingiamo a intraprendere?
 È il profeta Isaia (40,1-5.9-11) a suggerirli.
 «Consolate, consolate il mio popolo…» (40,1). In Avvento abbiamo atteso la consolazione, a Natale ne abbiamo fatto esperienza; ora dobbiamo portarla con noi, questa consolazione attesa e ricevuta. La consolazione ha un nome ed è una persona: Gesù. Non vi è altra consolazione vera per l’uomo. Nelle difficoltà, nei problemi, nelle fatiche troveremo sempre questa consolazione. Nel peccato, nel male, nelle tribolazioni interiori troveremo ancora questa consolazione. Che non ci capiti di cercare altrove la consolazione! Quale delusione ne avremmo!
  «Una voce grida: preparate la via al Signore…» (40,3). Questo esercizio spirituale che abbiamo fatto in Avvento e a Natale, ora lo dobbiamo prolungare. C’è sempre bisogno di preparare la via al Signore. Dobbiamo colmare il vuoto che è dentro di noi: il vuoto dell’indifferenza, della mediocrità, dell’indolenza, del compromesso. Preparare la venuta di Dio è il grande impegno spirituale di ogni giorno.
  «Sali su un alto monte… alza la voce…» (40,9). In questo abbiamo cercato di essere testimoni di Gesù presso i nostri fratelli e le nostre sorelle: abbiamo cercato di farlo in Avvento perché il Signore potesse fare il suo ingresso nel cuore di molti; abbiamo cercato di farlo a Natale perché il Signore nascesse nel cuore di molti; ancora lo dovremo fare in ogni nostra giornata. Bisogna continuare a dare testimonianza a Cristo salvatore: con la parola e con la vita, senza mai stancarsi. Di Cristo dobbiamo essere testimoni instancabili, per portare a tutti la gioia del Vangelo.
  Oggi la Chiesa celebra la festa del Battesimo del Signore. Due semplici pensieri possono aiutare la nostra riflessione.
  L’evangelista Luca (3,15-16.21-22) annota che Gesù è in preghiera al momento di ricevere il battesimo: «…e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera…» (3,21). Luca è il più attento degli evangelisti a sottolineare la preghiera continua di Gesù durante il corso della sua vita terrena. Per noi questo è un richiamo molto significativo: stiamo in piedi spiritualmente o cadiamo nella misura in cui la preghiera sta o cade nella nostra vita. Pregare: bisogna pregare con lo stesso desiderio di chi respira per non soffocare e morire.
  Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista per partecipare alla condizione dell’umanità peccatrice, per salvare la moltitudine di peccatori che ha bisogno di conversione. È questo il giorno in cui condividere la stessa passione di salvezza che anima il cuore di Gesù. Tutti devono starci a cuore: ma soprattutto coloro che sono perduti a motivo del male e del peccato. Per questi poveri dobbiamo essere disposti a tutto, a dare la vita.

                                          Buona Festa del Battesimo del Signore a Tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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  La luce ha vinto
Approfondiamo la nostra accoglienza di Gesù, il Signore. Siamo colpiti oggi da un immediato contrasto: ci sono luci e tenebre, uomini che accolgono la novità e uomini che la rifiutano. Viviamo ogni giorno in questa contrapposizione, anzi, ce la portiamo dentro. Oggi ci viene rinnovato l'invito a scegliere quotidianamente la strada da percorrere: se quella della luce, o quella delle tenebre, se accogliere una parola che si manifesta così debole, come è la carne di un bambino, se appoggiarci ad altre parole dall'apparenza più solida. E una lotta che dobbiamo affrontare con grande fede perché Dio, come ci dice Lui, ha già vinto, e le tenebre non possono sopraffare la luce.
Il Vangelo odierno ci regala una certezza: «veniva nel mondo la luce vera». "Veniva", ci dice san Giovanni, perché è un Dio che viene continuamente, perché è un Dio che opera sempre nella storia e nella nostra personale vita. Il tempo del Natale ci insegna non a contemplare semplicemente la dolcezza di un bambino in un presepe, ma a riconoscere un Dio che sta in mezzo a noi, che illumina le tenebre dell'umanità tutta. Questa sicurezza è spesso sopraffatta dalle tenebre, non è accolta, non è riconosciuta, anche se ciò non scalfisce la vittoria certa della luce. Quante volte anche le mie tenebre, le mie paure, mie ansie, non fanno entrare la luce vera! Oggi ci vien ricordato che non c'è peccato, né confusione, che possa prevalere sulla presenza di Gesù, la luce. Egli può allora operare prodigi in noi e attraverso di noi. Se poi l'evangelista parla di luce vera, è proprio perché ci possono essere luci che sono invece false. Sono quelle più appariscenti e attraenti, che conquistano per la facilità e la comodità con cui possiamo raggiungerle. Ma propongono felicità deludenti, amare, vuote. La luce che promana invece dalla mangiatoia, e che brilla delicatamente lungo tutte le pagine del Vangelo, fino a noi, con la sua presenza fedele, è quella vera. E meno sgargiante, sicuramente, ma è la sola vera luce. L'importante è distinguerla dalle altre, e lasciarla abitare in noi! Perché è prima di tutto nella nostra storia, nel nostro personale ed unico terreno, che la luce vuole porre la sua tenda, anzi, l'ha già posta gratuitamente con il nostro Battesimo. A noi spetta lasciare che ogni nostra oscurità sia pervasa dalla sua forza, la stessa che ci permette di essere luce per gli altri. "Io sono la luce del mondo", "voi siete la luce del mondo".
Ebbene Gesù Bambino, il Verbo Incarnato che ancora oggi contempliamo nella grotta di Betlemme in attesa dell'arrivo dei Magi e dei sapienti del tempo di Cristo, possa togliere dalla nostra mente le tenebre dell'errore e dal nostro cuore le tenebre della mancanza di amore, Lui che per amore è disceso dal cielo e si è incarnato nel seno della Beata Vergine Maria e si è fatto uomo, perché noi fossimo davvero uomini capaci di amare e donarsi come Lui ha amato e si è donato all'umanità, rivelando il volto bello e tenero di un Dio carità.

                                                                                         Tantissimi Auguri da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Il Messia atteso da secoli, il Salvatore, è un bambino appena nato costretto a giacere in una mangiatoia per le bestie di una stalla. Una follia. L'angelo annuncia questo a un gruppo di pastori al lavoro nel turno di notte, ultimi o quasi nella gerarchia sociale. Solo loro possono accogliere la pazzia di Dio. S'innesca un movimento di cambiamento: quello dell'angelo è l'annuncio di “una grande gioia”, i pastori vanno, senza indugio, né incredulità, raggiungono il luogo indicato; trovano la mangiatoia del Salvatore e lo vedono; poi riferiscono ciò che del bambino è stato detto loro. Infine tornano alla veglia di notte per fare la guardia al loro gregge. Ma la loro vita è cambiata per sempre. Grazie all'incontro con un Salvatore-bambino che si è fatto povero come loro, piccolo accanto alla loro esistenza semplice, per condividerla e riempirla di significato. Mentre sono in cammino lodano e glorificano Dio: l'annuncio di una pazza gioia incarnata in un bimbo che non ha neppure una culla è autentico. Si sono fidati dell'angelo, cioè di un messaggio divino, un'intuizione, una scommessa, un rischio da correre. Un altro messaggero indica il nome che sarà dato al bambino: Gesù, nome diffuso, lo stesso del patriarca Giosué, dal significato chiaro: “Il Signore salva”. Il Signore ci chiama, ci incontra e ci salva nella nostra vita di ogni giorno, l'unica che esiste. Quella semplice, bella ma anche caotica, deludente, dolorosa. Non dà spiegazioni il Dio-bambino. Dà se stesso perché vuole incontrarci.
 Immagino di pregare, cercare il silenzio e rivolgermi a Gesù quando avrò tempo e sarà il momento migliore o lo cerco sempre, a prescindere dalla condizione in cui mi trovo? Di fronte ai poveri, ai piccoli come mi pongo? Li tratto come fratelli?
 
Signore, oggi celebriamo la Giornata della Pace.
Tu l'hai rivelata agli ultimi, ai deboli, ai piccoli,
nel mistero della tua incarnazione.
Essi sanno accogliere più facilmente il seme della Parola.
Donaci un cuore semplice, di carne, al posto del nostro cuore di pietra.
Solo così sapremo comprendere il valore della pace
come fraternità, giustizia e solidarietà.

 

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Una famiglia in fuga
Nel resoconto dei vangeli la nascita di Gesù, che abbiamo appena celebrato, è accompagnata da eventi degni di nota, e non tutti lieti, come invece si penserebbe per il clima festaiolo che si è creato intorno a quel Bambino. Ne dà esempio il vangelo di oggi (Matteo 2,13-15, 19-23): il Bambino è appena nato, ha ricevuto l'omaggio degli umili pastori come dei ricchi misteriosi Magi, quand'ecco che Erode, vedendo in quel Bambino un potenziale rivale, dà ordine di cercarlo e ucciderlo e, per essere sicuro di non mancarlo, fa uccidere tutti i neonati di Betlemme. E' la strage degli innocenti, alla quale Gesù sfugge perché Giuseppe, il silenzioso ma attivo Giuseppe, fedele esecutore della volontà di Dio, avvertito dall'Alto prende il Bambino e sua Madre e con loro fugge in Egitto. Vi resterà sino a quando, per un altro divino comando, torna in patria: non più a Betlemme però, dove il pericolo sussiste, ma a Nazaret, anche perché - conclude questa pagina del vangelo - si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: Sarà chiamato Nazareno?.
La Messa di oggi intende richiamare l'attenzione sulla santa Famiglia, che viene spontaneo confrontare con le famiglie di oggi. Il primo pensiero va alle tante famiglie che cercano di sfuggire agli Erodi del nostro tempo, e per questo devono attraversare deserti e mari, patire la fame, subire violenze inenarrabili, e senza alcuna garanzia di riuscire nell'intento. Un tormento, nella coscienza di chi si dice cristiano. Il Mediterraneo, ha ricordato il papa, è diventato un cimitero, e nessuno conta i cadaveri che punteggiano le piste del Sahara. E quand'anche i fuggiaschi ce la fanno a mettere piede in un Paese sedicente civile, come sappiamo bene dalle cronache di giornali e televisione, per loro i guai non sono finiti; di tornare a casa, poi, non si parla neppure. Tutto sommato, al confronto l'esilio egiziano di Gesù, Giuseppe e Maria non è stato dei peggiori.
Ma quella di Nazaret invita a riflettere sulla famiglia di oggi anche da altri punti di vista, su cui tutti dissertano: abbandoni, separazioni, divorzi, spesso imposti da uno dei coniugi e subiti dall'altro con conseguenti amarezze e rancori, senza riguardo per i figli, sballottati tra i contendenti; liti senza fine; talora la rovina economica o, da parte di chi subisce, la percezione del fallimento dell'intera esistenza. Sulle cause di questi naufragi, sociologi psicologi e politici discutono, individuandone diverse: inadeguata preparazione agli impegni del matrimonio; il fatto che entrambi i coniugi lavorino fuori casa, con conseguenti frustrazioni e carenza di dialogo; l'egoismo che mira solo al proprio benessere, non importa se a spese altrui, coniuge compreso; la sete di una presunta libertà, con il rifiuto di impegni definitivi; gli esempi dati da personaggi famosi, sbandierati e spesso giustificati da giornali e televisione...
Tutte queste motivazioni, cui altre potrebbero aggiungersi, trascurano però la causa prima, la ragione più profonda della crisi della famiglia: il rifiuto che Dio vi entri, come comune punto di riferimento e quindi di unità. Amarsi, ha detto qualcuno, non è guardarsi negli occhi, ma guardare insieme nella stessa direzione; e per i cristiani la direzione è quella della meta cui è offerto loro di tendere. La crisi della famiglia è una crisi di fede; per questo la famiglia di Nazaret è un esempio, un modello. La loro non è stata una vita facile: Giuseppe si è accollato un figlio non suo; la Madre se l'è visto inchiodare a una croce; delle sofferenze di lui, poi, non parliamo neppure. Non è stata una vita facile; ma sono rimasti uniti, e uniti con amore, perché ciascuno di loro era teso a realizzarsi non secondo calcoli di umana convenienza, di personale interesse, ma secondo Dio.

                                                          Tantissimi Auguri a tutte le Famiglie da Padre Salvatore Usai ocd.

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   L'attesa è già metà festa
La quarta domenica di Avvento è la domenica della preparazione immediata al Santo Natale. Si può ben dire che l'attesa è già meta festa, perché quando si attende qualcuno importante, l'attesa stessa ti riempie di gioia e ti fa preparare nel modo dovuto. E qui ad attendere non è una qualsiasi persona o fatto, ma Dio stesso che si fa nostro fratello, nel grembo verginale di Maria, la madre dolcissima di Cristo Redentore. Tutta la parola di Dio, infatti, di questa ultima domenica di avvento ci prepara alla grande festa della nascita del Messia e dell'atteso salvatore del mondo. Lo attende Maria, ma lo attende anche Giuseppe, il padre putativo, Colui che il Signore aveva scelto per essere il degno sposo della Madre del Signore, l'uomo giusto al posto giusto, con la capacità di intercettare i disegni di Dio e dare la sua convincente risposto al suo progetto divino.
Nel racconto di questo unico evento della storia dell'umanità, l'evangelista Matteo sottolinea questa generosità di Giuseppe e questo suo totale abbandono a ciò che il Signore gli chiede di fare, di fronte ad un mistero insondabile della nascita di Gesù per opera dello Spirito Santo. E' uno dei testi del vangelo più belli, emozionanti e coinvolgenti. Non è di tutti accettare con semplicità e con fede, con coraggio, senza temere il giudizio umano, ma solo accettare la volontà di Dio, come è stato per San Giuseppe, lo sposo castissimo della Beata Vergine Maria, il padre adottivo, putativo o legale di Gesù Cristo.
Anche noi, carissimi, siamo chiamati a destarci dal sogno, per vivere nella realtà di tutti i giorni. Una realtà che ci impone delle scelte coraggiose, del si o no e che non ammette mezze misure circa la fede. Anche noi dobbiamo dire e rinnovare il nostro sì a Gesù Cristo, in questo Natale 2019, con la consapevolezza che egli viene nuovamente in mezzo a noi, per ridestarci dal sonno e dai sogni impossibili all'uomo, ma possibilissimi a Dio, se l'uomo di fa guidare dalla luce della fede e non solo e semplicemente della ragione e della scienza. Non dobbiamo aver paura di lasciare fare a Dio, completamente a Lui nella nostra vita, perché, siamone certi, Egli non ci deluderà, ma ci darà tutto quello che è necessario per il nostro bene. Il bene assoluto che Egli ci ha donato è lo stesso suo Figlio Gesù Cristo, venuto tra noi per aprirci le porte della salvezza eterna.
Anche noi, fratelli carissimi, davanti all'imminente celebrazione del Santo Natale, vogliamo farci queste domande, come proposte nel salmo responsoriale: "Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli".
Chi potrà celebrare degnamente questo Natale 2019?
La risposta sta nella parola di Dio di questa domenica che deve diventare parola di vita.
Potrà celebrare e festeggiare il Natale chi non si è macchiato di crimini o che si sia pentito veramente; chi ha avuto ed ha sentimenti puri e belli; chi non si è costruito o pensa di costruirsi idoli di qualsiasi genere, ma cerca nel profondo del suo essere il Dio vero, che Gesù Cristo ci ha rivelato nel mistero della sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione. Buon cammino verso il Natale, ormai vicino, insieme a Giuseppe e a Maria.

                                                Buona Domenica ultima di Avvento a tutti da Padre Salvatore  Usai ocd.
 

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La gioia del vangelo riempie il cuore
Terza domenica di Avvento, domenica della gioia, perché nella liturgia risuona più volte l'invito a gioire, a rallegrarsi. Perché il Signore è vicino e il Natale è questo. Il Natale è vicino. Il messaggio cristiano si chiama "vangelo", cioè "buona notizia", un annuncio di gioia per tutto il popolo; la Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia! E anche coloro che sono tristi trovano in essa la gioia, la vera gioia!
Scrive papa Francesco nell'Evangelii Gaudium: "La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia.
Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l'entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita".
Certo, quella del Vangelo non è una gioia qualsiasi. Trova la sua ragione nel sapersi accolti e amati da Dio. Come ci ricorda oggi il profeta Isaia, Dio è colui che viene a salvarci, e presta soccorso specialmente agli smarriti di cuore. La sua venuta in mezzo a noi irrobustisce, rende saldi, dona coraggio, fa esultare e fiorire il deserto e la steppa, cioè la nostra vita quando diventa arida. E questa gioia vera rimane anche nella prova, perché non è una gioia superficiale, ma scende nel profondo della persona che si affida a Dio e confida in Lui.
"Il Signore è fedele, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati, libera i prigionieri. Ridona la vista ai ciechi, rialza chi è caduto, ama i giusti, protegge gli stranieri. Egli sostiene l'orfano e la vedova, regna per sempre di generazione in generazione."
La gioia cristiana, come la speranza, ha il suo fondamento nella fedeltà di Dio, nel suo amore che è per sempre. "Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi - dice S. Paolo - il S