Osanna a chi ci salva col suo amore

 Osanna a chi ci salva col suo amore
Ci commuove ogni anno, nella Domenica delle Palme, salire assieme a Gesù il monte verso il santuario, accompagnarlo lungo la via verso l'alto. In questo giorno, ovunque sulla terra e lungo i secoli, giovani e gente di ogni età Lo acclamano gridando: "Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"
Gesù entra in Gerusalemme. La folla dei discepoli lo accompagna in festa, i mantelli sono stesi davanti a Lui, si parla di prodigi che ha compiuto, un grido di lode si leva.
Folla, festa, lode, benedizione, pace: è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l'anima.
Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. E' grande l'amore di Gesù. E così entra in Gerusalemme con questo amore, e guarda tutti noi. E' una scena bella: piena di luce - la luce dell'amore di Gesù, quello del suo cuore - di gioia, di festa.
"Questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall'aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù". (papa Francesco)
Gesù si era incamminato come pellegrino verso Gerusalemme per le festività della Pasqua. Egli sa che Lo aspetta una nuova Pasqua e che Egli stesso prenderà il posto degli agnelli immolati, offrendo se stesso sulla Croce. Sa che, nei doni misteriosi del pane e del vino, si donerà per sempre ai suoi, aprirà loro la porta verso una nuova via di liberazione, verso la comunione con il Dio vivente. È in cammino verso l'altezza della Croce, verso il momento dell'amore che si dona. Il termine ultimo del suo pellegrinaggio è l'altezza di Dio stesso, alla quale Egli vuole sollevare l'essere umano.
"Una seconda parola: croce. Gesù entra a Gerusalemme per morire sulla Croce. Perché la Croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, di tutti noi, e lo lava, lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l'amore di Dio. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all'umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro. E anche i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l'intera creazione. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell'amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte". (papa Francesco)
Mettere insieme, come fa la celebrazione di oggi, i due atteggiamenti della folla che prima lo acclama e poi lo condanna, ci fa capire come è facile dimenticare l'amore di Dio, lasciarsi andare al peccato, rinnegare il Signore.
Ma il Signore ci inonda del suo amore e della sua misericordia. Si tratta di lasciarci amare e salvare da Lui. Lui che, come dice S. Paolo, "mi ha amato e ha dato tutto se stesso per me".
Così possiamo vivere la Settimana Santa, così possiamo vivere la vita che abbiamo davanti.

                                         Auguro a tutti una Buona Domenica delle Palme - Padre Salvatore Usai ocd.
 
                                      La Domenica delle Palme nelle tradizioni religiose | Comuni 24 Ore

  Gesù è Vita e Resurrezione
Continua il nostro cammino quaresimale. Sempre abbiamo davanti a noi la figura, la vita, la persona di Gesù, nostro salvatore. Abbiamo contemplato e accolto Gesù come acqua che disseta, nell'esperienza del suo incontro di salvezza con la samaritana. Gesù è la risposta alle sete profonda del nostro cuore.
Un giorno ha ridato la luce agli occhi del cieco-nato e ha dato al suo cuore la luce della fede. Gesù è la luce della nostra vita. Ci ha dato questa luce nel battesimo, ci chiama a vivere nella sua luce ogni giorno della nostra vita, ci chiama ad essere anche noi, come Lui, luce del mondo. Oggi accogliamo, contempliamo e adoriamo Cristo Gesù "vita del mondo", vita di ciascuno di noi.
Nella risurrezione di Lazzaro fa con comprendere tutta la sua potenza di Figlio di Dio, di Dio che dà la vita, di Dio che vuole la vita dei suoi figli. Egli afferma: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Ciascuno di noi può dire: "Tu Gesù Signore sei vita, la vera vita, sei la mia vita, sei la vita di tutti, sei la vita del mondo".
Possiamo meditare in questo racconto della risurrezione di Lazzaro l'amore vero e concreto di Gesù per gli uomini, per gli amici: Gesù piange per la morte dell'amico Lazzaro, va alla tomba, si commuove profondamente e affidandosi alla potenza di Dio grida: "Lazzaro vieni fuori!".
Gesù è il padrone della vita. E quello che testimonia ora nei confronti di Lazzaro, lo vivrà pienamente nella sua propria risurrezione dopo aver sofferto una passione indicibile, vissuta come amore per la salvezza, cioè per la vita di tutti, la vita nuova su questa terra la vita che durerà per sempre nell'eternità.
Gesù ha dato tutto se stesso per la mia vita. Possiamo chiederci: "Come vivo la mia vita? che senso ha la mia esistenza? come la costruisco giorno per giorno? verso quale meta è orientata? Ogni giorno della mia esistenza, come nel giorno della mia morte, Gesù Signore è la "risurrezione e la vita", è colui che vuole la mia vita, la vita degli altri, la vita degli uomini sulla terra, vuole la vita di tutti nell'eternità dei cieli.
Gesù mi insegna a vivere, mi sostiene nelle debolezze, mi riempie la vita dei suoi doni e della sua gioia, mi fa capire che il senso e la realizzazione della mia esistenza è una vita vissuta nell'amore: nell'amore a Dio e nell'amore al prossimo. Perché Dio è amore, Dio è gioia, Dio è vita. 

                                        Auguro a tutti una Buona Domenica Quaresimale - Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                                           Domenica delle Palme 2019 - FIGLIE DI SAN PAOLO   

                   
 Gesù, il Signore è la luce e la gioia della vita
La liturgia di questa domenica, chiamata domenica della letizia, invita a rallegrarci, a gioire, così come proclama l'antifona d'ingresso della celebrazione eucaristica: "Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l'amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell'abbondanza della vostra consolazione, che è il Signore". Qual è la ragione profonda di questa gioia? E' il Vangelo, è Gesù stesso, accanto a noi come luce e salvezza. Ha scritto per noi papa Francesco: "La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia". Ne abbiamo la prova nel Vangelo di oggi, nel quale Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita. La domanda che il Signore Gesù rivolge a colui che era stato cieco costituisce il culmine del racconto: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?". Quell'uomo riconosce il segno operato da Gesù e passa dalla luce degli occhi alla luce della fede: "Credo, Signore!". È da evidenziare come una persona semplice e sincera, in modo graduale, compie un cammino di fede: in un primo momento incontra Gesù come un "uomo" tra gli altri, poi lo considera un "profeta", infine i suoi occhi si aprono e lo proclama "Signore". In opposizione alla fede del cieco guarito vi è l'indurimento del cuore dei farisei che non vogliono accettare il miracolo, perché si rifiutano di accogliere Gesù come il Messia. La folla, invece, si sofferma a discutere sull'accaduto e resta distante e indifferente. Gli stessi genitori del cieco sono vinti dalla paura del giudizio degli altri.
  Possiamo chiederci: E noi, quale atteggiamento assumiamo di fronte a Gesù? Anche noi a causa del peccato di Adamo siamo nati "ciechi", ma nel fonte battesimale siamo stati illuminati dalla grazia di Cristo. Il peccato aveva ferito l'umanità destinandola all'oscurità della morte, ma in Cristo risplende la novità della vita e la meta alla quale siamo chiamati. In Lui, rinvigoriti dallo Spirito Santo, riceviamo la forza per vincere il male e operare il bene. Il Signore Gesù è "la luce del mondo", colui che illumina la nostra vita e che continua a rivelare nella complessa trama della storia quale sia il senso dell'esistenza umana. Nel rito del Battesimo, la consegna della candela, accesa al grande cero pasquale simbolo di Cristo Risorto, è un segno che aiuta a cogliere ciò che avviene nel Sacramento. Quando la nostra vita si lascia illuminare dal mistero di Cristo, sperimenta la gioia di essere liberata da tutto ciò che ne minaccia la piena realizzazione. In questi giorni che ci preparano alla Pasqua possiamo ravvivare in noi il dono ricevuto nel Battesimo: quella luce, quella fiamma che a volte rischia di essere soffocata. Possiamo alimentarla con la preghiera e la carità verso il prossimo. Scrive ancora papa Francesco: "la Chiesa, come madre sempre attenta, si impegna perché tutti abbiano la possibilità di una conversione che restituisca loro la gioia delle fede e il desiderio di impegnarsi per il Vangelo".

                                                                 Buona Domenica Laetare a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                      Risultato immagini per Immagi IV domenica quaresima anno A 
 

 Ho sete di Dio?
In questa terza Domenica di Quaresima la liturgia ripropone quest'anno uno dei testi più belli e profondi della Bibbia: il dialogo tra Gesù e la Samaritana. È quasi impossibile comprendere tutta la ricchezza di questa pagina evangelica: occorre leggerla e meditarla personalmente, immedesimandosi in quella donna che, un giorno come tanti altri, andò ad attingere acqua dal pozzo e vi trovò Gesù, seduto accanto, "stanco del viaggio", nella calura del mezzogiorno. La stanchezza di Gesù, segno della sua vera umanità, può essere vista come un preludio della passione, con la quale Egli ha portato a compimento l'opera della nostra redenzione. "Dammi da bere", le disse, lasciandola molto stupita: era infatti del tutto inconsueto che un giudeo rivolgesse la parola a una donna samaritana, per di più sconosciuta. Ma la meraviglia della donna era destinata ad aumentare: Gesù parlò di un'acqua viva capace di estinguere la sete e diventare in lei "sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna"; dimostrò inoltre di conoscere la sua vita personale; rivelò che era giunta l'ora di adorare l'unico vero Dio in spirito e verità; e infine le confidò - cosa rarissima - di essere il Messia.
Tutto questo a partire dall'esperienza reale e sensibile della sete. Il tema della sete attraversa tutto il Vangelo di Giovanni: dall'incontro con la Samaritana, alla grande profezia durante la festa delle Capanne, fino alla Croce, quando Gesù, prima di morire, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete". La sete di Cristo è una porta di accesso al mistero di Dio, che si è fatto assetato per dissetarci, così come si è fatto povero per arricchirci. Sì, Dio ha sete della nostra fede e del nostro amore. Come un padre buono e misericordioso desidera per noi tutto il bene possibile e questo bene è Lui stesso. La donna di Samaria invece rappresenta l'insoddisfazione interiore di chi non ha trovato ciò che cerca: ha avuto "cinque mariti" ed ora convive con un altro uomo; il suo andare e venire dal pozzo per prendere acqua esprime un vivere ripetitivo e rassegnato. Tutto però cambiò per lei quel giorno, grazie al colloquio con il Signore Gesù, che la sconvolse a tal punto da indurla a lasciare la brocca dell'acqua e a correre per dire alla gente del villaggio: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?".
Nell'incontro con la Samaritana risalta in primo piano il simbolo dell'acqua, che allude chiaramente al sacramento del Battesimo, sorgente di vita nuova per la fede nella Grazia di Dio. Questo Vangelo fa parte del cammino di preparazione di quanti si preparano al battesimo nella notte di Pasqua. "Chi berrà dell'acqua che io gli darò - dice Gesù - non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna". Quest'acqua rappresenta lo Spirito Santo, il "dono" per eccellenza che Gesù è venuto a portare da parte di Dio Padre. Chi rinasce dall'acqua e dallo Spirito Santo, cioè nel Battesimo, entra in una relazione reale con Dio, una relazione filiale, e può adorarlo "in spirito e verità", come rivela ancora Gesù alla donna Samaritana.
Ognuno di noi può immedesimarsi con la donna Samaritana: Gesù ci aspetta, specialmente in questo tempo di Quaresima, per parlare al nostro, al mio cuore. Possiamo fermarci qualche momento in silenzio, nella nostra stanza, o in una chiesa, o in un luogo appartato. Possiamo ascoltare la sua voce che ci dice: "Se tu conoscessi il dono di Dio...".
Di che cosa ho sete. Ho sete di Dio, del suo amore? "L'anima mia ha sete del Dio vivente, quando vedrò il suo volto...?" (salmo) Chi può soddisfare la nostra sete di felicità, di verità, di amore?
Possiamo aprire il nostro cuore all'ascolto della parola di Dio per incontrare, come la Samaritana, Gesù che ci rivela il suo amore, si dona e si rivela a noi e ci dice: il Messia, il tuo salvatore "sono io, che ti parlo".

                                       A Tutti Auguro una Santa Domenica Quaresimale - Padre Salvatore Usai ocd.

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 E' bello per noi stare qui
Seconda di Quaresima, domenica della Trasfigurazione, perché il Vangelo narra questo mistero della vita di Cristo. Egli, dopo aver preannunciato ai discepoli la sua passione, "prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce". Secondo i sensi, la luce del sole è la più intensa che si conosca in natura, ma, secondo lo spirito, i discepoli videro, per un tempo breve, uno splendore ancora più intenso, quello della gloria divina di Gesù, che illumina tutta la storia della salvezza.
   Dice il Vangelo che, accanto a Gesù trasfigurato, "apparvero Mosè ed Elia che conversavano con lui"; Mosè ed Elia, figura della Legge e dei Profeti. Fu allora che Pietro, estasiato, esclamò: "Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". Il Padre stesso proclama: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo". Gesù nel suo essere uno con il Padre, è Luce da Luce". Pietro, Giacomo e Giovanni, contemplando la divinità del Signore, vengono preparati ad affrontare lo scandalo della croce. Dice un antico inno: "Sul monte ti sei trasfigurato e i tuoi discepoli, per quanto ne erano capaci, hanno contemplato la tua gloria, affinché, vedendoti crocifisso, comprendessero che la tua passione era volontaria e annunciassero al mondo che tu sei veramente lo splendore del Padre".
Partecipiamo anche noi di questa visione e di questo dono soprannaturale, dando spazio alla preghiera e all'ascolto della Parola di Dio.
   Nel brano della Trasfigurazione ci sono tanti aspetti che ci dicono il grande dono della vita nuova che Dio vuole fare ai suoi discepoli. Il monte: nella Bibbia è il luogo della manifestazione di Dio, dove si sale per ascoltare la sua parola (come Mosè), per fare esperienza della sua presenza (come Elia). La Luce: Dio è Luce e in Lui non ci sono tenebre, Gesù è Luce. La nube: la presenza di Dio in mezzo al suo popolo nell'esodo. Una vera esperienza di Dio ci mette nel cuore gli stessi desideri di Pietro: rimaniamo qui, Signore, si sta proprio bene, "è bello per noi stare qui"... i problemi sembrano lontani...
Chiediamoci: E' bello per noi stare con il Signore? Nei momenti di preghiera, nella Messa, nelle liturgie, nel silenzio della nostra camera? Ho il desiderio di imparare a pregare?
Una parola chiave è "ascoltatelo". È un imperativo assoluto, fino a escludere tutte le altre voci. Solo il Figlio di Dio merita ascolto. Ci sono tutte le nostre tentazioni, le nostre fughe, nell'illusione che le altre voci ci diano più gioia, nel pensare che seguire la mentalità mondana sia più facile, più bello.
Indicazioni di vita: Salire sul monte con Gesù, gustare la sua presenza (è bello per noi stare qui), ritornare nel mondo e vivere l'amore, che è il comando di Gesù, la volontà del Padre.

 

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  Lottiamo con Cristo contro il male per divenire partecipi della sua vittoria
Questa è la Prima Domenica di Quaresima, il Tempo liturgico di quaranta giorni che costituisce nella Chiesa un itinerario spirituale di preparazione alla Pasqua. Si tratta di seguire Gesù che si dirige decisamente verso la Croce, culmine della sua missione di salvezza. Se ci domandiamo: perché la Quaresima? perché la Croce?, la risposta, in termini radicali, è questa: perché esiste il male, anzi, il peccato, che secondo le Scritture è la causa profonda di ogni male. Ma questa affermazione non è affatto scontata, e la stessa parola "peccato" da molti non è accettata, perché presuppone una visione religiosa del mondo e dell'uomo. In effetti è vero: se si elimina Dio dall'orizzonte del mondo, non si può parlare di peccato. Come quando si nasconde il sole, spariscono le ombre; l'ombra appare solo se c'è il sole; così l'eclissi di Dio comporta necessariamente l'eclissi del peccato. Perciò il senso del peccato - che è cosa diversa dal "senso di colpa" - si acquista riscoprendo il senso di Dio.
  Di fronte al male, l'atteggiamento di Dio è quello di opporsi al peccato e salvare il peccatore. Dio non tollera il male, perché è Amore, Giustizia, Fedeltà; e proprio per questo non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Per salvare l'umanità, Dio interviene: lo vediamo in tutta la storia del popolo ebraico, a partire dalla liberazione dall'Egitto. Dio è determinato a liberare i suoi figli dalla schiavitù per condurli alla libertà. E la schiavitù più grave e più profonda è proprio quella del peccato. Per questo Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo: per liberare gli uomini dal dominio di Satana, "origine e causa di ogni peccato". Lo ha mandato nella nostra carne mortale perché diventasse vittima di espiazione, morendo per noi sulla croce. Contro questo piano di salvezza definitivo e universale, il Diavolo si è opposto con tutte le forze, come dimostra in particolare il momento delle tentazioni di Gesù nel deserto.
  Il vangelo ci riporta queste tentazioni che Gesù subisce dal maligno, nei quaranta giorni di preghiera nel deserto. Gesù è un esempio nella sua lotta contro il maligno. Anche la nostra vita è piena di tentazioni che vogliono allontanarci da Dio per farci prendere una direzione sbagliata. Le tentazioni esprimono la situazione dell'uomo: ogni uomo vive la fragilità, la debolezza, la tentazione; ogni uomo deve lottare contro il male; ogni uomo con Cristo può vincere il male che è in lui e attorno a lui. Cristo ci aiuta sempre a prendere la direzione giusta.
Il cristiano è colui che lotta contro il male e il peccato e, unito a Cristo, ottiene la vittoria. Questa è la grazia del nostro battesimo. Oggi l'accento è posto sulla lotta, a Pasqua sarà posto sulla vittoria di Cristo e dei redenti. Come S. Paolo che era stato un grande peccatore, ma che ora può testimoniare che la grazia vince, perché la grazia è più grande di ogni peccato.
Le tre tentazioni non sono tre prove qualsiasi, ma sono rappresentative di tutte le tentazioni o prove cui Gesù si è sottoposto nella sua vita e specialmente di quelle che lo colpiranno sulla croce. Sono anche il modello di tutte le tentazioni alle quali è sottoposto il credente.

 La prima tentazione riguarda il pane, cioè i problemi della sussistenza quotidiana: il cibo, gli affetti, il lavoro. Gesù viene tentato di vivere la figliolanza di Dio in modo egoistico, usandola come potenza che risolve miracolosamente i problemi quotidiani. E' la tentazione a fare meno di Dio, come era stato per Adamo. Ma Gesù vive un'esistenza in cui non c'è altro cibo che fare la volontà del Padre.
  La seconda tentazione è nella Città Santa e il diavolo si serve di una parola di Dio, interpretata a suo modo. Si propone una manifestazione spettacolare che pieghi Dio ai desideri dell'uomo, anziché far intraprendere il cammino della vera fede, quella che si affida al Dio fedele, rimanendo saldi nella prova.
  La terza tentazione riguarda la sete di potere. La risposta di Gesù è il suo stile di vita in cui veramente serve Dio solo. Egli che dichiarerà che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita.
Il vangelo mostra le tentazioni più radicali dell'uomo e soprattutto quella di non voler essere figlio di Dio nel modo in cui lo è Gesù. Voler vivere senza Dio, negandolo o deformandone il volto, spezzare la relazione amorosa con Lui, non affidarsi alla sua paternità, arrogandosi i suoi diritti e progetti.
  Vivere il Tempo liturgico della quaresima significa ogni volta schierarsi con Cristo contro il peccato, affrontare - sia come singoli, sia come Chiesa - il combattimento spirituale contro lo spirito del male e seguirlo nella sua vita e nella sua missione.

                                                            A Tutti Auguro una Santa Quaresima - Padre Salvatore Usai ocd.


                                       Risultato immagini per Immagini domenica I di quaresima Anno A
La forza di Amare
Gesù Cristo, uomo nuovo, insegna ai suoi discepoli il comandamento dell'amore, la nuova legge del Vangelo che sostituisce per sempre la legge istintiva del vecchio uomo: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". A volte pensiamo di essere buoni cristiani e uomini onesti perché amiamo la nostra famiglia, siamo buoni coi vicini e non facciamo male a nessuno. Ma Gesù ci dice che questo lo fanno anche quelli che non hanno fede e ci propone un ideale di perfezione molto grande. Siamo tutti ben impastati di mentalità mondana, "normale", che può sembrare anche giusta. Si hanno nei confronti del prossimo i più svariati atteggiamenti, molte volte istintivi, a volte egoistici, altre volte competitivi... Sembra svilupparsi sempre più l'aggressività, il sospetto, la critica, il litigio... ma tutto questo non porta serenità o pace nel cuore e nella vita.
   Gesù proprio oggi ci parla del vero amore, ci dà comandamento paradossale... «Avete inteso quello che fu detto: occhio per occhio, dente per dente»... La legge del taglione... «Ma io vi dico: amate i vostri nemici»... Oggi tutta la parola di Dio ci fa delle proposte profonde e sconvolgenti! «Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo». E Gesù: «Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro». «Non coverai nel cuore odio contro il tuo fratello... non ti vendicherai e non conserverai rancore». «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». Sono le cose straordinarie che Cristo vive e che propone ad ogni cristiano. Cose straordinarie da fare in maniera ordinaria, ogni giorno! Se ci professiamo cristiani, e non parliamo il linguaggio dell'amore, del perdono, della comprensione, della non violenza, noi diciamo il falso. Noi cristiani dobbiamo credere che l'amore è più forte dell'odio. Dobbiamo credere che solo l'amore assicura all'umanità un avvenire migliore. Certo: l'odio è più facile dell'amore. Ma se tutti odiassero dove andremmo a fini­re? Non possiamo annullare la potenza del Vangelo, adeguandoci alla mentalità della "legge del taglione", alla mentalità mondana. Dobbiamo ridare all'amore la sua vera dimensione, scoprendone la bellezza, la grandezza e le esigenze. L'amore, forse, è la prova più difficile alla quale un cristiano è chiamato. Ma è, anche, la testimonianza più alta che possiamo dare della nostra fede. Nella vita non si avrà che due o tre volte l'occasione di essere un eroe, ma ogni giorno si ha quella di amare, di amare tutti, di amare sempre... Se tutto quello che facciamo non è fatto per amore non serve a niente (così ci dice S. Paolo nell'inno alla carità, nella prima lettera ai Corinti).
  Certo non è facile vivere in pace con tutti. Ma è bello! Solo chi ama riesce a perdonare. Solo chi è comprensivo perdona. Ritorniamo ad amare! Impegniamoci a vivere concretamente il grande comandamento di Cristo, se vogliamo costruire la civiltà dell' Amore! Accogliamo e viviamo l'invito che ci fa San Giovanni nella sua lettera: «Fratelli, non amiamo a parole, né con la lingua ma con i fatti e in verità».
  Certamente ci sono fatti, persone, esempi, testimonianze che si pongono su un piano diverso, nella linea di relazioni positive col prossimo, chiunque esso sia, nella linea dell'amore, della comprensione, della pazienza, del perdono, del sacrificio... occorre costruire la nostra vita su questi modelli.
   Gesù ci propone un ideale veramente grande, "nuovo", salvifico. Non vogliamo sentirci mai a posto pienamente, non vogliamo giustificarci o lasciarci andare alla mentalità e ai modi correnti del nostro tempo. Gesù non ci dice cose facili, ma cose belle, profonde, che durano non pochi anni, ma per l'eternità, innovatrici e appaganti per chi le accoglie. Gesù ci da il comandamento dell'amore, ma ci dona anche il suo Santo Spirito che è Dio Amore, che ci da la forza di amare.

 

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                                          Risultato immagini per Immagini domenica VII tempo ordinario anno A

 La legge dell'amore, sempre 

Sulle labbra di Gesù il "Discorso della montagna" è un invito alla conversione, alla vita vera, alla beatitudine, alla felicità del cuore; gli insegnamenti di Gesù sono sorgente di un continuo rinnovamento spirituale e umano. "Se osserverai i comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in Dio, anche tu vivrai", si dice nel testo del Saracide. La vita non è mortificata dai comandamenti di Dio, ma in essi ha la possibilità di realizzarsi pienamente, nella maniera più profonda. Così Gesù non abolisce ciò che è stato indicato nell'Antico Testamento, ma porta a compimento, cioè vive in sé e insegna a tutti il vero senso della vita, il rapporto con Dio, con gli altri, con se stessi, con la creazione.        
  La Parola di Dio dura in eterno. A volte si tratta anche di correggere interpretazioni umane o applicazioni terrene della Parola di Dio. Gesù è il compimento della Parola e del progetto di salvezza di Dio Padre. E' importante anche per noi accogliere le indicazioni di vita del Signore e insegnarle a tanti altri. Questo è un cammino di vita vera. Fra gli esempi che Gesù riporta in questa parte del Discorso della Montagna ci sono i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non giurare il falso".Sono importanti anche per noi oggi.
  "Non uccidere". Dio è il Dio della vita e quando c'è la morte, Lui ci prepara una vita talmente grande che non riusciamo neanche a immaginare. La vita è la realtà che tutti sentiamo profondamente, è l'unica cosa che abbiamo. La vita va accolta, protetta, cresciuta, difesa, promossa a tutti i livelli. Non è lecito eliminarla. Non si può uccidere, distruggere, eliminare, profanare la vita. Quando questo avviene siamo davanti al peccato, al guaio più grande. Molte volte la vita viene eliminata: nelle guerre, nelle violenze, nelle tragedie familiari, nello sciupio delle energie quando ci si lascia andare a vizi. Con un aggravante: che la violenza entra a far parte della mentalità comune e si finisce per lasciarsi andare alla rassegnazione o al mal esempio.
  Gesù ci dice: Non solo non uccidere, ma ama il prossimo e la sua vita. Anche nelle piccole cose. Ama il prossimo e dà la tua vita per la vita del prossimo. E se uno ama, si sacrifica, dà se stesso per un altro, sinceramente, non si permetterà mai di fare del male. Possiamo pensare a tanti esempi di questo amore vissuto e testimoniato. Quanto amore alla vita viene portato avanti da tanti!
  Gesù dice: "Non commettere adulterio". Insegna e sostiene, con la sua grazia, l'amore fedele, sincero, costante, "per sempre". Certo si possono incontrare difficoltà, tentazioni, momenti di crisi. Occorre avere attenzione a tante suggestioni o pensieri che portano all'adulterio del cuore. Gesù ci vuol dare la forza di essere decisi nelle tentazioni, certo non andarle a cercare, a tagliare con decisione quelle cose che fanno male a noi e agli altri. Per questo preghiamo e ci impegniamo per la fedeltà degli sposi, per l'unità della famiglia. E dove ci sono delle famiglie ferite ci sarà tutto il nostro amore perché ci sia sempre l'esperienza dell'amore di Dio, del suo perdono, della sua forza, della sua gioia. Gesù dice: "Non giurare il falso". E' l'invito alla sincerità, alla trasparenza, all'amore della verità in sé, per gli altri, davanti a Dio, in una coscienza che cerca di essere retta. Beato chi cammina nella legge del Signore!

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

                               Risultato immagini per immagini domenica VI tempo ordinario anno a  
   Sale e Luce
"Tutti noi battezzati siamo discepoli missionari e siamo chiamati a diventare nel mondo un vangelo vivente: con una vita santa daremo "sapore" ai diversi ambienti e li difenderemo dalla corruzione, come fa il sale; e porteremo la luce di Cristo con la testimonianza di una carità genuina. Ma se noi cristiani perdiamo sapore e spegniamo la nostra presenza di sale e di luce, perdiamo l'efficacia. Ma che bella è questa missione di dare luce al mondo! E' una missione che noi abbiamo. E' bella! E' anche molto bello conservare la luce che abbiamo ricevuto da Gesù, custodirla, conservarla. Il cristiano dovrebbe essere una persona luminosa, che porta luce, che sempre dà luce! Una luce che non è sua, ma è il dono di Dio, è il regalo di Gesù. E noi portiamo questa luce. Se il cristiano spegne questa luce, la sua vita non ha senso: è un cristiano di nome soltanto, che non porta la luce, è una vita senza senso. Ma io vorrei domandarvi adesso, come volete vivere voi? Come una lampada accesa o come una lampada spenta? Accesa o spenta? Lampada accesa! E' proprio Dio che ci dà questa luce e noi la diamo agli altri. Lampada accesa! Questa è la vocazione cristiana" (papa Francesco).
"Risplenda la vostra luce in mezzo agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli"
In questa "giornata per la Vita" comprendiamo come è importante, anzi necessario, portare la luce della vita in tante situazioni di buio e di morte, che sono la rovina della nostra umanità. Accogliere la vita, promuoverla, difenderla sempre; aiutare chi ha bisogno... gridare con le opere che la vita è la cosa più bella, l'unica cosa bella, che non va mai toccata, ma solo amata, coi nostri sacrifici e i nostri impegni... questa è essere luce, luce vera!
"La vita è bellezza, ammirala. La vita è un'opportunità, coglila. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà.... La vita è la vita, difendiamola. Oggi è un pregiudizio molto diffuso quello che considera la Chiesa nemica dell'amore umano e della gioia di vivere. Bisogna ripetere continuamente, in ogni occasione opportuna, che è vero esattamente il contrario.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Il vecchio Simeone, certo della promessa ricevuta, riconosce Gesù e la salvezza di cui il Cristo è portatore e accetta il compiersi della sua esistenza.
 
Nella festa della Presentazione del Signore al tempio, il vangelo ci propone l'incontro tra Gesù e due persone di Dio: Simeone ed Anna. Essi riconoscono, in un neonato, il Messia, perché resi capaci dallo Spirito Santo di aprire il cuore all'imprevedibile. L'evangelista Luca mostra come si compiono le antiche profezie attraverso il ripetersi dell'espressione «per adempiere la Legge». La purificazione di cui si parla non è solo la purificazione rituale dopo la nascita, ma è la purificazione di tutto il popolo.

Dobbiamo osservare innanzitutto il valore positivo che ha per Luca l'osservanza della Legge. Essa era la norma spirituale, sociale, politica, religiosa. Israele esisteva come popolo solo per il suo legame con la Parola di Dio: non per la sua forza militare, non per il suo peso politico, non per la sua supremazia economica, non per la sua consistenza numerica. La storia del popolo di Israele è dunque la storia di come il popolo si è rapportato con la Legge, e come ha vissuto la fedeltà alle prescrizioni del suo Dio. Le parole del vecchio Simeone indicano che l'attesa si è compiuta: quel Bambino è il compimento delle promesse di Dio. In quel Bambino è possibile un vero, autentico legame tra Dio e l'uomo, non mediato dai sacrifici, ma incarnato da una persona viva, Dio e uomo nello stesso tempo. In quel Bambino è possibile una fraternità nuova, che non riguarda solo Israele, ma si estende anche a tutti i popoli; in quel bambino avverrà una purificazione del popolo: «saranno svelati i pensieri segreti di molti cuori». Cioè, sarà svelata l'autentica adesione alla volontà di Dio, nel profondo della coscienza, e non solo nell'esteriorità dell'adempimento formale. Anche per Maria c'è una parola che suona dura e inaspettata: «una spada ti trafiggerà l'anima». La spada è immagine tradizionale per indicare la Parola di Dio. Anche Maria dovrà, dunque, lasciarsi interrogare da questa Parola. Maria rappresenta ogni credente, chiamato ad una scelta personale e radicale per Cristo. La Parola interpella tutta la vita, e richiede un coinvolgimento integrale, fino alla croce. Tutta la vita è trasformata dall'incontro con la persona di Gesù e con la sua Parola che salva.

   
   Buona Domenica e Festa della Presentazione del Signore Gesù a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Collaboratori del regno di Dio
"Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce". La venuta di Gesù, l'inizio della sua missione pubblica è questa luce per la nostra vita. L'evangelista Matteo, riprendendo un'immagine del libro di Isaia, ci dice così quello che è Gesù per noi: la luce. Nella nostra vita, vediamo spesso tenebre, resistenze, difficoltà, compiti non risolti che si accumulano davanti a noi come una montagna; problemi tra coniugi, con i figli, o gli amici, con la solitudine, con il lavoro...
È tra tutte queste esperienze delicate che ci raggiunge la buona parola: non vedere solo le tenebre, guardare anche la luce con cui Dio rischiara la nostra vita. Egli ha mandato Gesù per condividere con noi i nostri problemi. Noi possiamo contare su di lui che è al nostro fianco, luce nell'oscurità. Viene annunciata con certezza una notizia: che l'ultima tappa di questa corsa dell'umanità non può essere il fallimento, perché Cristo ha promesso di essere con noi fino alla fine del mondo.
Il meglio deve venire. Questa è la virtù della speranza, da coltivare sempre, poggiandola sulla paternità e provvidenza di Dio.
"Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino" «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Matteo è l'evangelista del regno dei cieli. Questa espressione che l'evangelista usa 51 volte indica una realtà ben precisa.
Forse la più bella definizione del regno dei cieli ce la dà S. Paolo, quando scrive ai Romani: «Il regno dei cieli è... giustizia, pace e gioia nello spirito».
"Giustizia" significa salvezza, liberazione. Nella lettera ai Romani giustizia indica sempre un'azione dell'amore salvifico di Dio: occorre lasciarsi liberare da Dio!
"Regno dei cieli": La volta del cielo dava l'impressione di una realtà altissima, immensa, totalmente al di fuori della realtà terrena. Ora il cielo si è avvicinato!  "Convertitevi!"
Il mondo corre dietro a certi valori: carriera, soldi, piacere, successo...
il regno dei cieli ci presenta altri valori, i valori ultimi e massimi che cambiano la vita dell'uomo. Convertirsi: cambiare il senso e i criteri della vita. Il Regno di Dio è vicino. Aprire gli occhi: il regno di Dio si è fatto vicino all'umanità, a ciascuno di noi.
"Venite, vi farò pescatori di uomini": Collaboratori del regno di Dio. Per annunciare che il Regno è vicino, Dio ha bisogno di noi, proprio là dove siamo.
Chiamati a fare esperienza di fraternità (la parola "fratello" viene ripetuta quattro volte in tre versetti!), possiamo lasciare le reti che ci trattengono (paure, affari, logica mondana, disimpegno) per diventare pescatori di uomini e di umanità. Siamo chiamati a tirar fuori da noi stessi e dagli altri tutta l'umanità che Dio ha seminato nei cuori.
E ogni uomo è chiamato a fare un'esperienza di comunione e di autentica umanità.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.


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