Battesimo del Signore

 Battesimo del Signore
In questa domenica la Chiesa ci fa riascoltare una lettura che è stata motivo di riflessione e di preghiera nel tempo dell’Avvento. Quasi a dire che ciò che ha costituito il contenuto del cammino di Avvento e del Natale deve continuare ad accompagnare la nostra vita anche ora che sta per cominciare il tempo ordinario. Quali sono, allora, i contenuti natalizi che dobbiamo portare con noi nel nuovo tratto di strada che ci accingiamo a intraprendere?
 È il profeta Isaia (40,1-5.9-11) a suggerirli.
 «Consolate, consolate il mio popolo…» (40,1). In Avvento abbiamo atteso la consolazione, a Natale ne abbiamo fatto esperienza; ora dobbiamo portarla con noi, questa consolazione attesa e ricevuta. La consolazione ha un nome ed è una persona: Gesù. Non vi è altra consolazione vera per l’uomo. Nelle difficoltà, nei problemi, nelle fatiche troveremo sempre questa consolazione. Nel peccato, nel male, nelle tribolazioni interiori troveremo ancora questa consolazione. Che non ci capiti di cercare altrove la consolazione! Quale delusione ne avremmo!
  «Una voce grida: preparate la via al Signore…» (40,3). Questo esercizio spirituale che abbiamo fatto in Avvento e a Natale, ora lo dobbiamo prolungare. C’è sempre bisogno di preparare la via al Signore. Dobbiamo colmare il vuoto che è dentro di noi: il vuoto dell’indifferenza, della mediocrità, dell’indolenza, del compromesso. Preparare la venuta di Dio è il grande impegno spirituale di ogni giorno.
  «Sali su un alto monte… alza la voce…» (40,9). In questo abbiamo cercato di essere testimoni di Gesù presso i nostri fratelli e le nostre sorelle: abbiamo cercato di farlo in Avvento perché il Signore potesse fare il suo ingresso nel cuore di molti; abbiamo cercato di farlo a Natale perché il Signore nascesse nel cuore di molti; ancora lo dovremo fare in ogni nostra giornata. Bisogna continuare a dare testimonianza a Cristo salvatore: con la parola e con la vita, senza mai stancarsi. Di Cristo dobbiamo essere testimoni instancabili, per portare a tutti la gioia del Vangelo.
  Oggi la Chiesa celebra la festa del Battesimo del Signore. Due semplici pensieri possono aiutare la nostra riflessione.
  L’evangelista Luca (3,15-16.21-22) annota che Gesù è in preghiera al momento di ricevere il battesimo: «…e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera…» (3,21). Luca è il più attento degli evangelisti a sottolineare la preghiera continua di Gesù durante il corso della sua vita terrena. Per noi questo è un richiamo molto significativo: stiamo in piedi spiritualmente o cadiamo nella misura in cui la preghiera sta o cade nella nostra vita. Pregare: bisogna pregare con lo stesso desiderio di chi respira per non soffocare e morire.
  Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista per partecipare alla condizione dell’umanità peccatrice, per salvare la moltitudine di peccatori che ha bisogno di conversione. È questo il giorno in cui condividere la stessa passione di salvezza che anima il cuore di Gesù. Tutti devono starci a cuore: ma soprattutto coloro che sono perduti a motivo del male e del peccato. Per questi poveri dobbiamo essere disposti a tutto, a dare la vita.

                                          Buona Festa del Battesimo del Signore a Tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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  La luce ha vinto
Approfondiamo la nostra accoglienza di Gesù, il Signore. Siamo colpiti oggi da un immediato contrasto: ci sono luci e tenebre, uomini che accolgono la novità e uomini che la rifiutano. Viviamo ogni giorno in questa contrapposizione, anzi, ce la portiamo dentro. Oggi ci viene rinnovato l'invito a scegliere quotidianamente la strada da percorrere: se quella della luce, o quella delle tenebre, se accogliere una parola che si manifesta così debole, come è la carne di un bambino, se appoggiarci ad altre parole dall'apparenza più solida. E una lotta che dobbiamo affrontare con grande fede perché Dio, come ci dice Lui, ha già vinto, e le tenebre non possono sopraffare la luce.
Il Vangelo odierno ci regala una certezza: «veniva nel mondo la luce vera». "Veniva", ci dice san Giovanni, perché è un Dio che viene continuamente, perché è un Dio che opera sempre nella storia e nella nostra personale vita. Il tempo del Natale ci insegna non a contemplare semplicemente la dolcezza di un bambino in un presepe, ma a riconoscere un Dio che sta in mezzo a noi, che illumina le tenebre dell'umanità tutta. Questa sicurezza è spesso sopraffatta dalle tenebre, non è accolta, non è riconosciuta, anche se ciò non scalfisce la vittoria certa della luce. Quante volte anche le mie tenebre, le mie paure, mie ansie, non fanno entrare la luce vera! Oggi ci vien ricordato che non c'è peccato, né confusione, che possa prevalere sulla presenza di Gesù, la luce. Egli può allora operare prodigi in noi e attraverso di noi. Se poi l'evangelista parla di luce vera, è proprio perché ci possono essere luci che sono invece false. Sono quelle più appariscenti e attraenti, che conquistano per la facilità e la comodità con cui possiamo raggiungerle. Ma propongono felicità deludenti, amare, vuote. La luce che promana invece dalla mangiatoia, e che brilla delicatamente lungo tutte le pagine del Vangelo, fino a noi, con la sua presenza fedele, è quella vera. E meno sgargiante, sicuramente, ma è la sola vera luce. L'importante è distinguerla dalle altre, e lasciarla abitare in noi! Perché è prima di tutto nella nostra storia, nel nostro personale ed unico terreno, che la luce vuole porre la sua tenda, anzi, l'ha già posta gratuitamente con il nostro Battesimo. A noi spetta lasciare che ogni nostra oscurità sia pervasa dalla sua forza, la stessa che ci permette di essere luce per gli altri. "Io sono la luce del mondo", "voi siete la luce del mondo".
Ebbene Gesù Bambino, il Verbo Incarnato che ancora oggi contempliamo nella grotta di Betlemme in attesa dell'arrivo dei Magi e dei sapienti del tempo di Cristo, possa togliere dalla nostra mente le tenebre dell'errore e dal nostro cuore le tenebre della mancanza di amore, Lui che per amore è disceso dal cielo e si è incarnato nel seno della Beata Vergine Maria e si è fatto uomo, perché noi fossimo davvero uomini capaci di amare e donarsi come Lui ha amato e si è donato all'umanità, rivelando il volto bello e tenero di un Dio carità.

                                                                                         Tantissimi Auguri da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Il Messia atteso da secoli, il Salvatore, è un bambino appena nato costretto a giacere in una mangiatoia per le bestie di una stalla. Una follia. L'angelo annuncia questo a un gruppo di pastori al lavoro nel turno di notte, ultimi o quasi nella gerarchia sociale. Solo loro possono accogliere la pazzia di Dio. S'innesca un movimento di cambiamento: quello dell'angelo è l'annuncio di “una grande gioia”, i pastori vanno, senza indugio, né incredulità, raggiungono il luogo indicato; trovano la mangiatoia del Salvatore e lo vedono; poi riferiscono ciò che del bambino è stato detto loro. Infine tornano alla veglia di notte per fare la guardia al loro gregge. Ma la loro vita è cambiata per sempre. Grazie all'incontro con un Salvatore-bambino che si è fatto povero come loro, piccolo accanto alla loro esistenza semplice, per condividerla e riempirla di significato. Mentre sono in cammino lodano e glorificano Dio: l'annuncio di una pazza gioia incarnata in un bimbo che non ha neppure una culla è autentico. Si sono fidati dell'angelo, cioè di un messaggio divino, un'intuizione, una scommessa, un rischio da correre. Un altro messaggero indica il nome che sarà dato al bambino: Gesù, nome diffuso, lo stesso del patriarca Giosué, dal significato chiaro: “Il Signore salva”. Il Signore ci chiama, ci incontra e ci salva nella nostra vita di ogni giorno, l'unica che esiste. Quella semplice, bella ma anche caotica, deludente, dolorosa. Non dà spiegazioni il Dio-bambino. Dà se stesso perché vuole incontrarci.
 Immagino di pregare, cercare il silenzio e rivolgermi a Gesù quando avrò tempo e sarà il momento migliore o lo cerco sempre, a prescindere dalla condizione in cui mi trovo? Di fronte ai poveri, ai piccoli come mi pongo? Li tratto come fratelli?
 
Signore, oggi celebriamo la Giornata della Pace.
Tu l'hai rivelata agli ultimi, ai deboli, ai piccoli,
nel mistero della tua incarnazione.
Essi sanno accogliere più facilmente il seme della Parola.
Donaci un cuore semplice, di carne, al posto del nostro cuore di pietra.
Solo così sapremo comprendere il valore della pace
come fraternità, giustizia e solidarietà.

 

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Una famiglia in fuga
Nel resoconto dei vangeli la nascita di Gesù, che abbiamo appena celebrato, è accompagnata da eventi degni di nota, e non tutti lieti, come invece si penserebbe per il clima festaiolo che si è creato intorno a quel Bambino. Ne dà esempio il vangelo di oggi (Matteo 2,13-15, 19-23): il Bambino è appena nato, ha ricevuto l'omaggio degli umili pastori come dei ricchi misteriosi Magi, quand'ecco che Erode, vedendo in quel Bambino un potenziale rivale, dà ordine di cercarlo e ucciderlo e, per essere sicuro di non mancarlo, fa uccidere tutti i neonati di Betlemme. E' la strage degli innocenti, alla quale Gesù sfugge perché Giuseppe, il silenzioso ma attivo Giuseppe, fedele esecutore della volontà di Dio, avvertito dall'Alto prende il Bambino e sua Madre e con loro fugge in Egitto. Vi resterà sino a quando, per un altro divino comando, torna in patria: non più a Betlemme però, dove il pericolo sussiste, ma a Nazaret, anche perché - conclude questa pagina del vangelo - si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: Sarà chiamato Nazareno?.
La Messa di oggi intende richiamare l'attenzione sulla santa Famiglia, che viene spontaneo confrontare con le famiglie di oggi. Il primo pensiero va alle tante famiglie che cercano di sfuggire agli Erodi del nostro tempo, e per questo devono attraversare deserti e mari, patire la fame, subire violenze inenarrabili, e senza alcuna garanzia di riuscire nell'intento. Un tormento, nella coscienza di chi si dice cristiano. Il Mediterraneo, ha ricordato il papa, è diventato un cimitero, e nessuno conta i cadaveri che punteggiano le piste del Sahara. E quand'anche i fuggiaschi ce la fanno a mettere piede in un Paese sedicente civile, come sappiamo bene dalle cronache di giornali e televisione, per loro i guai non sono finiti; di tornare a casa, poi, non si parla neppure. Tutto sommato, al confronto l'esilio egiziano di Gesù, Giuseppe e Maria non è stato dei peggiori.
Ma quella di Nazaret invita a riflettere sulla famiglia di oggi anche da altri punti di vista, su cui tutti dissertano: abbandoni, separazioni, divorzi, spesso imposti da uno dei coniugi e subiti dall'altro con conseguenti amarezze e rancori, senza riguardo per i figli, sballottati tra i contendenti; liti senza fine; talora la rovina economica o, da parte di chi subisce, la percezione del fallimento dell'intera esistenza. Sulle cause di questi naufragi, sociologi psicologi e politici discutono, individuandone diverse: inadeguata preparazione agli impegni del matrimonio; il fatto che entrambi i coniugi lavorino fuori casa, con conseguenti frustrazioni e carenza di dialogo; l'egoismo che mira solo al proprio benessere, non importa se a spese altrui, coniuge compreso; la sete di una presunta libertà, con il rifiuto di impegni definitivi; gli esempi dati da personaggi famosi, sbandierati e spesso giustificati da giornali e televisione...
Tutte queste motivazioni, cui altre potrebbero aggiungersi, trascurano però la causa prima, la ragione più profonda della crisi della famiglia: il rifiuto che Dio vi entri, come comune punto di riferimento e quindi di unità. Amarsi, ha detto qualcuno, non è guardarsi negli occhi, ma guardare insieme nella stessa direzione; e per i cristiani la direzione è quella della meta cui è offerto loro di tendere. La crisi della famiglia è una crisi di fede; per questo la famiglia di Nazaret è un esempio, un modello. La loro non è stata una vita facile: Giuseppe si è accollato un figlio non suo; la Madre se l'è visto inchiodare a una croce; delle sofferenze di lui, poi, non parliamo neppure. Non è stata una vita facile; ma sono rimasti uniti, e uniti con amore, perché ciascuno di loro era teso a realizzarsi non secondo calcoli di umana convenienza, di personale interesse, ma secondo Dio.

                                                          Tantissimi Auguri a tutte le Famiglie da Padre Salvatore Usai ocd.

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   L'attesa è già metà festa
La quarta domenica di Avvento è la domenica della preparazione immediata al Santo Natale. Si può ben dire che l'attesa è già meta festa, perché quando si attende qualcuno importante, l'attesa stessa ti riempie di gioia e ti fa preparare nel modo dovuto. E qui ad attendere non è una qualsiasi persona o fatto, ma Dio stesso che si fa nostro fratello, nel grembo verginale di Maria, la madre dolcissima di Cristo Redentore. Tutta la parola di Dio, infatti, di questa ultima domenica di avvento ci prepara alla grande festa della nascita del Messia e dell'atteso salvatore del mondo. Lo attende Maria, ma lo attende anche Giuseppe, il padre putativo, Colui che il Signore aveva scelto per essere il degno sposo della Madre del Signore, l'uomo giusto al posto giusto, con la capacità di intercettare i disegni di Dio e dare la sua convincente risposto al suo progetto divino.
Nel racconto di questo unico evento della storia dell'umanità, l'evangelista Matteo sottolinea questa generosità di Giuseppe e questo suo totale abbandono a ciò che il Signore gli chiede di fare, di fronte ad un mistero insondabile della nascita di Gesù per opera dello Spirito Santo. E' uno dei testi del vangelo più belli, emozionanti e coinvolgenti. Non è di tutti accettare con semplicità e con fede, con coraggio, senza temere il giudizio umano, ma solo accettare la volontà di Dio, come è stato per San Giuseppe, lo sposo castissimo della Beata Vergine Maria, il padre adottivo, putativo o legale di Gesù Cristo.
Anche noi, carissimi, siamo chiamati a destarci dal sogno, per vivere nella realtà di tutti i giorni. Una realtà che ci impone delle scelte coraggiose, del si o no e che non ammette mezze misure circa la fede. Anche noi dobbiamo dire e rinnovare il nostro sì a Gesù Cristo, in questo Natale 2019, con la consapevolezza che egli viene nuovamente in mezzo a noi, per ridestarci dal sonno e dai sogni impossibili all'uomo, ma possibilissimi a Dio, se l'uomo di fa guidare dalla luce della fede e non solo e semplicemente della ragione e della scienza. Non dobbiamo aver paura di lasciare fare a Dio, completamente a Lui nella nostra vita, perché, siamone certi, Egli non ci deluderà, ma ci darà tutto quello che è necessario per il nostro bene. Il bene assoluto che Egli ci ha donato è lo stesso suo Figlio Gesù Cristo, venuto tra noi per aprirci le porte della salvezza eterna.
Anche noi, fratelli carissimi, davanti all'imminente celebrazione del Santo Natale, vogliamo farci queste domande, come proposte nel salmo responsoriale: "Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli".
Chi potrà celebrare degnamente questo Natale 2019?
La risposta sta nella parola di Dio di questa domenica che deve diventare parola di vita.
Potrà celebrare e festeggiare il Natale chi non si è macchiato di crimini o che si sia pentito veramente; chi ha avuto ed ha sentimenti puri e belli; chi non si è costruito o pensa di costruirsi idoli di qualsiasi genere, ma cerca nel profondo del suo essere il Dio vero, che Gesù Cristo ci ha rivelato nel mistero della sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione. Buon cammino verso il Natale, ormai vicino, insieme a Giuseppe e a Maria.

                                                Buona Domenica ultima di Avvento a tutti da Padre Salvatore  Usai ocd.
 

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La gioia del vangelo riempie il cuore
Terza domenica di Avvento, domenica della gioia, perché nella liturgia risuona più volte l'invito a gioire, a rallegrarsi. Perché il Signore è vicino e il Natale è questo. Il Natale è vicino. Il messaggio cristiano si chiama "vangelo", cioè "buona notizia", un annuncio di gioia per tutto il popolo; la Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia! E anche coloro che sono tristi trovano in essa la gioia, la vera gioia!
Scrive papa Francesco nell'Evangelii Gaudium: "La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia.
Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l'entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita".
Certo, quella del Vangelo non è una gioia qualsiasi. Trova la sua ragione nel sapersi accolti e amati da Dio. Come ci ricorda oggi il profeta Isaia, Dio è colui che viene a salvarci, e presta soccorso specialmente agli smarriti di cuore. La sua venuta in mezzo a noi irrobustisce, rende saldi, dona coraggio, fa esultare e fiorire il deserto e la steppa, cioè la nostra vita quando diventa arida. E questa gioia vera rimane anche nella prova, perché non è una gioia superficiale, ma scende nel profondo della persona che si affida a Dio e confida in Lui.
"Il Signore è fedele, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati, libera i prigionieri. Ridona la vista ai ciechi, rialza chi è caduto, ama i giusti, protegge gli stranieri. Egli sostiene l'orfano e la vedova, regna per sempre di generazione in generazione."
La gioia cristiana, come la speranza, ha il suo fondamento nella fedeltà di Dio, nel suo amore che è per sempre. "Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi - dice S. Paolo - il Signore è vicino!" Per aprirmi alla gioia ho bisogno di essere povero, di spirito e anche materialmente. Proviamo a pensare dove si festeggia il Natale, senza nessuna di tutte quelle cose che abbiamo noi o che cerchiamo.
Le espressioni le ritroviamo nel vangelo. Gesù opera tanti miracoli, che sono il segno della sua bontà, della sua tenerezza, del suo amore, della sua salvezza per sempre. Quando Giovanni Battista manda i suoi discepoli a chiedere, "se è Lui, Gesù, il Messia oppure dobbiamo aspettare un altro". Gesù risponde: "Riferite a Giovanni che tutte le promesse di Dio si stanno realizzando. "I ciechi acquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo". E poi pronuncia il grande elogio su Giovanni Battista.
I segni ci sono: si tratta di aprire gli occhi, di saperli vedere, di capire che sono i segni della presenza del Signore. Impariamo a riconoscere i segni della presenza di Dio, alziamo lo sguardo, apriamoci alla bellezza e alla gioia del bene che il Signore opera attraverso tante persone. Il Salvatore è in mezzo a noi e riempie di doni i suoi figli.

                                                         Buona Domenica dell'Avvento a Tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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  La bellezza e la purezza di Maria riempia di luce la nostra vita
La solennità dell'Immacolata Concezione che ogni anno celebriamo l'8 dicembre riporta alla nostra riflessione la bellezza e la purezza di Maria, la Madre di Dio e Madre nostra, alla quale dobbiamo ispirarci per essere in sintonia con quanto abbiamo riacquistato nel giorno del battesimo, sacramento che ha rimosso da noi il peccato originale, ridonandoci quella innocenza che dobbiamo difendere ogni giorno per non entrare in tentazione.
Maria è annunciata come soggetto indispensabile nel progetto di Dio fin dal Protovangelo, dopo la caduta di Adamo ed Eva, nel paradiso terrestre e la promessa da parte di Dio di salvare l'umanità dalla sua condizione di peccato.
Una donna sarà la co-protagonista di questo progetto di salvezza del genere umano: ?Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Genesi 3,14-15). In questa ?Donna singolare?, la spiritualità mariana hanno visto l'immagine della Madonna Immacolata, simbolicamente espressa in questo modo anche nell' iconografia cristiana.
Maria, nel momento dell'Annunciazione, all'Arcangelo Gabriele dice il suo generoso Sì a Dio che la vuole Madre del suo Figlio, Gesù Cristo, l'atteso redentore e salvatore dell'uomo. Lei la piena di grazia come la chiama l'Arcangelo è nella condizione ottimale di accogliere nel suo grembo purissimo il salvatore del mondo.
Infatti, con il concepimento verginale, per opera dello Spirito santo, il grembo di Maria Immacolata diventa il tabernacolo dell'Altissimo, dove giorno, dopo giorno, per nove mesi, Maria è in stretto contatto con Gesù. Lo coccola come giovane Madre e lo cura con amore già dal primo istante in cui conosce il mistero che si è manifestato in Lei. Accoglie Gesù nel suo purissimo grembo e vive con Lui un'esperienza di comunione che solo Lei può assaporare profondamente nel suo cuore. Con Gesù Maria compie il suo cammino di fede, speranza ed amore. Lei è la donna del cammino in Cristo, con Cristo e per Cristo, dal primo momento in cui ha avuto l'annuncio dell'Arcangelo Gabriele. Maria è donna del cammino, soprattutto lungo la Via Crucis ed ai piedi del Crocifisso. Il cuore immacolato di Maria, diventa il cuore trafitto della Madre Addolorata. Non a caso, la devozione popolare mariana ha voluto esprimere il dolore immenso della Madre di Dio mediante le sette più dolorose spade che hanno trafitto il suo cuore. 

                 Auguro a tuttu una Buona Festa della Immacolata Concezione  -  Padre Salvatore Usai ocd.
 

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  Lo sguardo rivolto in alto, in avanti... in attesa, con fiducia, con gioia
Oggi, prima domenica di Avvento, la Chiesa inizia un nuovo Anno liturgico, un nuovo cammino di fede che, da una parte, fa memoria dell'evento di Gesù Cristo e, dall'altra, si apre al suo compimento finale. E proprio di questa duplice prospettiva vive il Tempo di Avvento, guardando sia alla prima venuta del Figlio di Dio, quando nacque dalla Vergine Maria, sia al suo ritorno glorioso, quando verrà "a giudicare i vivi e i morti", come diciamo nel Credo.
Per noi cristiani la parola Avvento indica una realtà meravigliosa e sconvolgente: Dio stesso ha varcato il suo Cielo e si è chinato sull'uomo.
L'Avvento è il tempo dell'attesa e della presenza dell'Eterno.. Proprio per questa ragione è in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia che nessuna sofferenza può cancellare.
L'attesa, l'attendere è una dimensione che attraversa tutta la nostra esistenza personale, familiare e sociale. L'attesa è presente in mille situazioni, da quelle più piccole e banali fino alle più importanti, che ci coinvolgono totalmente e nel profondo. Pensiamo, tra queste, all'attesa di un figlio da parte di due sposi; a quella di un parente o di un amico che viene a visitarci da lontano; pensiamo, per un giovane, all'attesa dell'esito di un esame decisivo, o di un colloquio di lavoro; nelle relazioni affettive, all'attesa dell'incontro con la persona amata, della risposta ad una lettera, o dell'accoglimento di un perdono... Si potrebbe dire che l'uomo è vivo finché attende, finché nel suo cuore è viva la speranza. E dalle sue attese l'uomo si riconosce: la nostra "statura" morale e spirituale si può misurare da ciò che attendiamo, da ciò in cui speriamo.
Ognuno di noi, specialmente in questo Tempo che ci prepara al Natale, può domandarsi: io, che cosa attendo? A che cosa, in questo momento della mia vita, è proteso il mio cuore? E questa stessa domanda si può porre a livello di famiglia, di comunità, di nazione. Che cosa attendiamo, insieme? Che cosa unisce le nostre aspirazioni, che cosa le accomuna? Nel tempo precedente la nascita di Gesù, era fortissima in Israele l'attesa del Messia, cioè di un Consacrato, discendente del re Davide, che avrebbe finalmente liberato il popolo da ogni schiavitù morale e politica e instaurato il Regno di Dio. Ma nessuno avrebbe mai immaginato che il Messia potesse nascere da un'umile ragazza quale era Maria, promessa sposa del giusto Giuseppe. Neppure lei lo avrebbe mai pensato, eppure nel suo cuore l'attesa del Salvatore era così grande, la sua fede e la sua speranza erano così ardenti, che Egli poté trovare in lei una madre degna. Del resto, Dio stesso l'aveva preparata, prima dei secoli.
Per noi è modello e sostegno Maria Ss., per mezzo di lei ci è stato donato il Bambino Gesù. L'Avvento ci invita, in mezzo alle difficoltà della vita e del mondo, a rinnovare la certezza che Dio è presente, è entrato nel mondo per essere il nostro Salvatore vero, il Salvatore potente che ci salva col suo amore. E il Signore chiede anche a noi di diventare segno della sua azione nel mondo. Attraverso la nostra fede, la nostra speranza, la nostra carità, Egli vuole entrare nel mondo sempre di nuovo e vuole di nuovo far risplendere la sua luce nelle nostre tenebre.

                                               Buon Inizio del Periodo dell'Avvento a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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  Gesù Cristo Re dell'Universo
 La parola di Dio di questa solennità di Cristo Re dell'universo è particolarmente importante in quanto è conclusiva dell'anno liturgico e Nel ringraziare il Signore per tutti i benefici che ci ha concesso in questo anno straordinario di grazia, ci mettiamo in ascolto della sua parola e ne facciamo tesoro per il proseguimento del nostro cammino verso l'eternità. Gesù Cristo non ci educa al fatalismo, alla rassegnazione, ma alla responsabilità, alla partecipazione. Gesù Cristo è un Dio che non vuol fare più niente da solo.
Possiamo riprendere una storia come simbolo: in un grande prato era stato portato un mucchio di sabbia, il cemento, l'acqua, i mattoni, il ferro, le travi, le tegole e... tutto quello che serviva per fare una casa. C'era pure il progetto. Ogni cosa da sola era importante, ma aveva bisogno di tutto il resto per far crescere la costruzione; se qualcosa fosse mancato il progetto non era realizzabile.
Anche noi abbiamo bisogno di amalgamarci con gli altri per realizzare il progetto di Dio. Isolarsi, impermalirsi, rifiutarsi, potrà dare una qualche ebbrezza, ma non si costruisce nulla.
Ecco come esercita il servizio regale Gesù Cristo: stimola, incentiva, solleva, invita a non isolarsi, a mettersi a servizio, ad usare tutti i doni ricevuti, ad uscire dalla atrofia, dalla apatia. Noi abbiamo una idea della "regalità" diversa da quella di Cristo. Per Lui regnare vuol dire servire. Chi vuol essere il primo sia l'ultimo...una strana regalità la Sua, consumata per stare con lebbrosi, paralitici, ciechi, zoppi, storpi, i paria della società, a far loro ritrovare la dignità umana, a dar loro una fierezza, ad identificarsi con loro. "Chi sfama, cura, disseta, visita uno di questi ultimi, lo fa a me".
Regalità di Gesù che da "infinito" che era si fece povero fino a morire da malfattore tra due ladri.
Con gli ultimi, perché siano trattati come i primi. Pronto a prendere le difese degli orfani, delle vedove, degli stranieri.
Dio si è fatto come noi, per farci come Lui. La sua presenza perfora il tempo e lo spazio e si incunea in ogni epoca, in ogni realtà. Cristo è RE dell'universo perché innaffia di speranza ogni situazione disperata, perché il suo sangue è versato per tutti, perché è come il lievito che fa fermentare ed evolvere in bene tutte le situazioni, perché annuncia misericordia e proclama la paternità universale di Dio, perché lo Spirito della Sua Resurrezione permea l'universo.
Non ha eserciti, non distrugge, ma ricrea, rinnova, restaura, offre il senso vero della vita.
  Regnare nel cuore di Cristo è servire, fino al sacrificio supremo della propria vita, per amore dei fratelli che il Signore ha messo lungo il percorso della nostra esistenza terrena.
Esercitiamo la nostra regalità, acquisita per grazia, nel Battesimo e sul modello di Cristo, Re dell'universo diventiamo servi per amore di un amore misericordioso e gioioso per tutti gli uomini, che è il nostro universo umano e temporale.

                                                                            Tantissimi Auguri a Tutti da Padre Salvatore Usai ocd. 
 

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 Vincere il male con la perseveranza
Con il suo linguaggio apocalittico il brano non racconta la fine del mondo, ma il significato, il mistero del mondo. Vangelo dell'oggi ma anche del domani, del domani che si prepara nell'oggi. Se lo leggiamo attentamente notiamo che ad ogni descrizione di dolore, segue un punto di rottura dove tutto cambia, un tornante che apre l'orizzonte, la breccia della speranza: non è la fine, alzate il capo, la vostra liberazione è vicina.
Al di là di profeti ingannatori, anche se l'odio sarà dovunque, ecco quella espressione struggente: Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto; ribadita da Matteo 10,30: i vostri capelli sono tutti contati, non abbiate paura. Nel caos della storia lo sguardo del Signore è fisso su di me, non giudice che incombe, ma custode innamorato di ogni mio frammento. Il vangelo ci conduce sul crinale della storia: da un lato il versante oscuro della violenza, il cuore di tenebra che distrugge; dall'altro il versante della tenerezza che salva. In questa lotta contro il male, contro la potenza mortifera e omicida presente nella storia e nella natura, " con la vostra perseveranza salverete la vostra vita". La vita - l'umano in noi e negli altri - si salva con la perseveranza. Non nel disimpegno, nel chiamarsi fuori, ma nel tenace, umile, quotidiano lavoro che si prende cura della terra e delle sue ferite, degli uomini e delle loro lacrime. Scegliendo sempre l'umano contro il disumano (Turoldo).
Perseveranza vuol dire: non mi arrendo; nel mondo sembrano vincere i più violenti, i più crudeli, ma io non mi arrendo.
Anche quando tutto il lottare contro il male sembra senza esito, io non mi arrendo. Perché so che il filo rosso della storia è saldo nelle mani di Dio. Perché il mondo quale lo conosciamo, col suo ordine fondato sulla forza e sulla violenza, già comincia a essere rovesciato dalle sue stesse logiche. La violenza si autodistruggerà (M. Marcolini).
Il Vangelo si chiude con un'ultima riga profezia di speranza: risollevatevi, alzate il capo, la vostra liberazione è vicina.
In piedi, a testa alta, liberi: così vede i discepoli il vangelo. Sollevate il capo, guardate lontano e oltre, perché la realtà non è solo questo che si vede: viene un Liberatore, un Dio esperto di vita.
Sulla terra intera e sul piccolo campo dove io vivo si scaricano ogni giorno rovesci di violenza, cadono piogge corrosive di menzogna e corruzione. Che cosa posso fare? Usare la tattica del contadino. Rispondere alla grandine piantando nuovi frutteti, per ogni raccolto di oggi perduto impegnarmi a prepararne uno nuovo per domani. Seminare, piantare, attendere, perseverare vegliando su ogni germoglio della vita che nasce.

                                                                              Buona Domenica a Tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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Oltre la morte, la Vita
Non ne abbiamo alcuna certezza. Sappiamo che la vita, per come la scienza la concepisce, un giorno si fermerà. Il cuore cesserà di battere, il cervello colliquerà. Il corpo, lentamente ma inesorabilmente, si consumerà.
Eppure, laddove la ragione deve dichiarare il proprio limite, può subentrare la fede. La fede dei fratelli narrati nel libro dei Maccabei, che sono disposti a «morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri», nella convinzione che il «re dell’universo» li «risusciterà a vita nuova ed eterna». La fede di Gesù Cristo, che, venendo da Dio, sa che egli è «Dio dei viventi» e non dei morti: tutti vivono in Lui, con Lui, per Lui.
Gli esseri umani hanno bisogno di colorare la propria vita di speranza, di immaginare un porto di quiete, di recuperare i momenti di ingiustizia tra le braccia di un Signore equo e amorevole. Non sono così importanti i dettagli di ciò che ci aspetta dopo la morte, quanto continuare ad «aggiungere vita ai giorni, più che aggiungere giorni alla vita» (E. Bianchi). Per questo obiettivo la fede nella risurrezione è un grande sostegno: relativizza le nostre preoccupazioni e ci permette di amare senza legarci troppo alle cose che passano.
Quelli che Dio riconoscerà come suoi figli staranno per sempre con lui. Non potranno più sbagliare, né cadere, né soffrire. Sentiranno e vivranno l’amore più grande ed eterno

 

                                                                           Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd 
 

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L'incontro con Cristo trasforma la vita
Il vangelo ci riporta la conversione di Zaccheo. Quest'uomo è una pecora perduta, è disprezzato e uno "scomunicato", perché è un pubblicano, anzi, è il capo dei pubblicani della città, amico degli odiati occupanti romani, è un ladro e uno sfruttatore.
Impedito dall'avvicinarsi a Gesù, probabilmente a motivo della sua cattiva fama, ed essendo piccolo di statura, Zaccheo si arrampica su un albero, per poter vedere il Maestro che passa. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del suo gesto, nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando arriva vicino a quell'albero, lo chiama per nome: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Quell'uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell'anonimato; ma Gesù lo chiama per nome.
E Gesù va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico che diceva: - Ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano? Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo». In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, entrò la pace, entrò la salvezza, entrò Gesù.
C'è questo dialogo meraviglioso: "Zaccheo, scendi: oggi vengo a casa tua". A casa mia, Signore?  Ma io sono... Zaccheo, scendi! Signore ma questa gente... Lascia stare, Zaccheo! Io sono colui che abbandona novantanove pecore nell'ovile e cerca la pecora smarrita: io sono venuto per i peccatori.
E Cristo entra nella casa di Zaccheo. E che cosa accadde in Zaccheo? Che cosa accadde nella casa del suo cuore? L'incontro vero con Cristo.
Zaccheo capisce il dono di Cristo, è sconvolto, perché tutto gli appare incredibile; Zaccheo capisce l'amore gratuito di Dio e si rende conto che l'Amore di Dio aspetta una risposta: una risposta d'amore!
E allora? Ecco la sua decisione:" Signore, io do la metà dei mie beni ai poveri e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto" .
E la risposta di Cristo: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è il figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
Non c'è professione o condizione sociale, non c'è peccato di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. "Dio ricorda", sempre, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Lui è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno.
"Lasciamoci anche noi chiamare per nome da Gesù! Nel profondo del cuore, ascoltiamo la sua voce che ci dice: "Oggi devo fermarmi a casa tua", cioè nel tuo cuore, nella tua vita. E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore, può liberarci dall'egoismo e fare della nostra vita un dono d'amore. Gesù può farlo; lasciati guardare da Gesù!" (papa Francesco)
Anche per noi c'è l'incontro con Cristo Signore. Una domanda allora: io riesco a prendere una decisione vera di cambiare vita come ha fatto Zaccheo?
In questo senza scoraggiarsi. Il perdono di Dio dà la forza di cambiare il cuore e la vita. Nulla è impossibile all'amore di Dio.

 

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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 Il Signore mi è vicino e mi dà forza
Gesù continua l'insegnamento sulla preghiera. Preghiera di ringraziamento: uno dei dieci lebbrosi guariti che torna a ringraziare. Pregare sempre senza stancarsi mai: parabola della vedova insistente. Oggi la parabola del fariseo e del pubblicano. Gesù insegna la preghiera umile, penitente, sincera, la preghiera di chi si sente davanti a Dio veramente povero, bisognoso di tutto. E Dio scolta ed esaudisce la preghiera dei poveri che sono in necessità e dei poveri in spirito, di coloro cioè che non presumano, ma sentono tutta la loro piccolezza e povertà, tutte le debolezze e i peccati della propria vita. "Il Signore ascolta la preghiera dell'oppresso, non trascura la supplica dell'orfano e della vedova". Il pubblicano del vangelo tornò a casa sua giustificato, perché chi si umilia, sarà esaltato. Ecco la preghiera umile e fiduciosa.
Ma oggi vorrei soprattutto sottolineare quanto S. Paolo nella Lettera a Timoteo afferma in un bilancio della propria vita. Abbiamo una pagina sublime della consapevolezza di Paolo, della sua missione evangelizzatrice, della sua fedeltà all'amore del Signore.
"Sto per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita". La vita è un cammino, è una corsa, verso l'eternità, verso la pienezza che Dio; siamo un'offerta davanti a lui.
"Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede". E' una sintesi essenziale e meravigliosa di tutta una esistenza: la vita, combattimento e impegno, per il vangelo. Soprattutto la fede: che è accoglierla presenza di Dio nella propria vita e vivere per Lui. Ho conservato la fede; forse si può anche perdere. Ci deve essere la preoccupazione di conservare, accrescere, far fruttare la fede. Sento molto forte questa espressione di Paolo, soprattutto in questo anno della fede e nella mia vita che è scelta di Dio e aiuto alla fede delle persone. Paolo crede nella vita eterna che il Signore dà ai suoi servi fedeli.
Paolo ripensa ad alcuni momenti difficili nella sua opera di evangelizzatore. Sente l'amarezza dell'abbandono dei suoi, li ricorda e vive verso di loro il perdono e ancora una volta dichiara ed esalta la bontà e la grazia del Signore. "il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché portassi a compimento l'annuncio del vangelo per la salvezza delle genti. Molta profonda questa affermazione che vorremmo fare nostra: "Il Signore mi è vicino e mi dà forza".
Poi la speranza che è la certezza che Dio porterà a compimento la sua opera di salvezza: "Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli".
Paolo vive ed esprime la sua fede nella carità del vangelo. "Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza perché io potessi portare a compimento l'annuncio del vangelo e tutte le genti lo ascoltassero". Siamo alla fine nel mese missionario e possiamo pensare a quante persone hanno risposto alla vocazione di Dio che li ha chiamati all'opera della evangelizzazione.
Così ciascuno di noi può imparare a vivere la propria missione per il vangelo e per Gesù Cristo negli ambienti in cui si trova e col cuore aperto al mondo.

                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.
 

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   Le mani alzate e quel grido "giorno e notte"
Nella parabola del vangelo di oggi, Gesù lega in modo ormai indissolubile due temi importanti per la vita di noi cristiani: la necessità e l'insistenza della preghiera. La necessità dell'insistenza della preghiera sembra essere il tema principale della parabola del giudice disonesto. Come egli esaudirà le richieste continue della vedova così il Padre sarà pronto a soddisfare le nostre preghiere. Potremo sviluppare questo tema con gli elementi importanti che fornisce Gesù nella parabola stessa. La scelta dei personaggi per esempio è significativa. La vedova è una persona che non aveva molte tutele che oggi chiameremo sociali. La stessa legge mosaica aveva cercato di dare delle protezioni per le vedove ed altre categorie deboli come gli orfani e gli stranieri. Negli Atti degli Apostoli, l'istituzione dei diaconi è sorta proprio in relazione alla mancanza verso delle vedove.
Ci si può chiedere: chi oggi grida giorno e notte la sua pena al Signore?
Gesù dice: E' necessario pregare sempre. Senz'altro tutti noi ogni tanto preghiamo, diciamo le preghiere, pensiamo al Signore. Ma cosa vuol dire: "pregare sempre, senza stancarsi"? Scopriremo che attraverso i momenti di preghiera noi impariamo ad amare e amare è la vera preghiera e amare si ama sempre.
Meditiamo e approfondiamo oggi il tema della preghiera; anche se è meglio parlare poco di essa e mettersi invece a pregare, a dare tempo e cuore all'incontro con il Signore. Vorrei anche nel profondo interrogare me e ciascuno di voi: "Ho veramente il desiderio di imparare a pregare, oppure sento la preghiera come una cosa noiosa, inutile? Sono deciso a fare passi nella preghiera, programmando tempi precisi per la preghiera, aiutandomi con mezzi, cercando l'essenziale della preghiera, che è il cuore, cioè un rapporto di amore vero con il Signore"?
Se è sincero il mio desiderio "Signore insegnami a pregare", se ho questa volontà, se sono disposto a cambiare atteggiamenti, modi di vivere, orari, il Signore trasformerà la mia vita spirituale e mi aiuterà. Perché, come qualcuno ha scritto, "imparare a pregare è imparare a vivere"; "la preghiera è il respiro dell'anima"; "la preghiera è la forza di Dio nella nostra vita, è l'onnipotenza di Dio messa nelle nostre mani, nella nostra fede".
Gesù dice questa parabola ai suoi discepoli sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi.
                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

 

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   Fede, purificazione e riconoscenza
In tempi difficili come i nostri, in cui la riconoscenza non entra nella dimensione delle relazioni umane nei rapporti tra le persone, la parola di Dio di questa domenica ci dà l'esatta misura di come esprimere la nostra gratitudine a Dio per tutto quello che ogni attimo riceviamo senza nostro merito o perché migliori degli altri.
E' soprattutto il testo del Vangelo di questa domenica, classificato come dei "dieci Lebbrosi", che ci fa capire come sia distante il nostro modo di pensare ed agire rispetto a quello del Signore. Su dieci lebbrosi guariti, nonostante il consiglio e l'indicazione data dallo stesso Gesù che aveva guarito tutti, solo uno (diremmo oggi in termini statistici: il 10%) va a ringraziare Dio; mentre il restante 90% non sente né l'esigenza, né il dovere morale di farlo. E' come dire che solo il 9-10% dei cristiani che oggi frequentano regolarmente la chiesa, soprattutto di domenica, rende grazie al Signore per i benefici che ricevono ogni giorno e caratterizza di spiritualità la giornata di festa, la Pasqua settimanale, che celebriamo la Domenica. E' questa fede e religione superficiale, non sentita o all'acqua di rosa, scialba, che molti cristiani vivono oggi, pensando di essere dei buoni cristiani. Non è affatto così. La riconoscenza e la gratitudine nascono e si sviluppano nel quadro di una fede vera, autentica e sincera. Solo chi ha fede sa dire grazie ogni attimo a Dio. Quante volte i nostri genitori, nonni ed educatori, di fronte alle nostre continue lamentele, ci ricordavano sistematicamente di dire grazie a Dio per tutto: per la vita, per la famiglia, per il lavoro, per il cibo (anche se poco) per la salute ed anche per la malattia quando sopraggiungeva e nella fede doveva essere giustamente accettata con rassegnazione alla volontà di Dio. "Signore mai peggio"; ringrazia il Signore che poteva andare peggio, contentati di quello che hai, erano e sono i continui appelli e messaggi per ricordare e rammentare che davvero dobbiamo inginocchiarci per dire grazie a Colui che tanto di dona e ci offre per la nostra vita fisica e spirituale.
Comprendere lo stretto rapporto che intercorre tra fede e gratitudine non è facile. Perché spesso la fede è strumentale. E' finalizzata ad ottenere e poi a dimenticare il dono ricevuto. La fede è altra cosa che ricevere una grazia ed un favore. La fede è costante dialogo con Dio, è un costante dire "grazie Signore" per tutto quello che ci dona. Ci ricorda Paolo, che è in carcere e soffre tanto per il vangelo, nel brano della lettera a Timoteo che: "Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso".
La salute del corpo per i più è quella che interessa la stragrande maggioranza dei fedeli. E non sempre si ha la stessa attenzione e preoccupazione per la salute spirituale. Nella colletta specifica della domenica odierna noi così preghiamo: "O Dio, fonte della vita temporale ed eterna, fa' che nessuno di noi ti cerchi solo per la salute del corpo: ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede, e la Chiesa intera sia testimone della salvezza che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio".
Sappiamo anche noi, fratelli e sorelle,  davanti alle nostre povertà spirituali gridare come i lebbrosi: Gesù, abbi pietà di noi. diventa presa di coscienza delle nostra pochezza, come ci viene ricordato nell'antifona iniziale della liturgia di questa domenica: "Se consideri le nostre colpe, Signore, chi potrà resistere? Ma presso di te è il perdono, o Dio di Israele". Amen!
                                                                               Buona Domenica a tutti da Padre Salvatore Usai ocd.

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 Ravviva il dono di Dio che è la fede
Gli apostoli dissero al Signore: "Accresci in noi la fede!". Tutti noi possiamo fare nostra questa invocazione. Anche noi come gli Apostoli diciamo al Signore Gesù: "Accresci in noi la fede!". Sì, Signore, la nostra fede è piccola, la nostra fede è debole, fragile, ma te la offriamo così com'è, perché Tu la faccia crescere. "Signore, accresci in noi la fede!"
Ho paura che molti non comprendano l'importanza di avere la fede, di crescere nella fede... in mezzo a tanta gente che vuole distruggere la fede, che immette nella cultura e nel modo di pensare materialista che vorrebbe convincere che avere la fede significa non divertirsi, non essere felici, che la felicità è da un'altra parte... E molte persone ci cascano e rischiano di rovinare la propria vita, dandosi solo alle mondanità o, al meglio, alle carriere e ai miraggi umani. Persone che rischiano di perdere e rovinare la propria vita nell'eternità: "che cosa serve guadagnare anche il mondo intero, se poi uno perde la sua anima?" ci dice Gesù..
Ecco l'importanza della fede: la fortuna, la gioia, il dono della fede, la luce e la forza della fede!
E il Signore che cosa ci risponde? Risponde: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire.... Il seme della senape è piccolissimo, però Gesù dice che basta avere una fede così, piccola, ma vera, sincera, per fare cose umanamente quasi impossibili, impensabili. Ed è vero! Tutti conosciamo persone semplici, umili, ma con una fede fortissima, che davvero spostano le montagne! Pensiamo, per esempio, a certe mamme e papà che affrontano situazioni molto pesanti; o a certi malati, anche gravissimi, che trasmettono serenità a chi li va a trovare. Queste persone, proprio per la loro fede, non si vantano di ciò che fanno, anzi, come chiede Gesù nel Vangelo, dicono: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».
In questo mese di ottobre, che è dedicato in particolare alle missioni, possiamo pensare a tanti missionari, uomini e donne, che per portare il Vangelo hanno superato ostacoli di ogni tipo, hanno dato veramente la vita; come dice san Paolo a Timoteo: «Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro, ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo». "Ravviva il dono di Dio che ti è stato dato. Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità..." Questo però riguarda tutti: ognuno di noi, nella propria vita di ogni giorno, può e deve dare testimonianza a Cristo, con la forza di Dio, la forza della fede. La fede piccolissima che noi abbiamo, ma che è forte e che aiuta a compiere cose grandi! Con questa forza dare testimonianza di Gesù Cristo, essere cristiani con la vita, con la nostra testimonianza, col nostro amore.
Papa Francesco ci invita fortemente ad essere evangelizzatori e missionari per portare a tutti la gioia del vangelo.
E come attingiamo questa forza? La attingiamo da Dio nella preghiera e nella formazione cristiana. La formazione cristiana avviene nelle varie forme di catechesi, di incontri, di parola di Dio, di esperienza, di evangelizzazione.

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