Quaresima - Padre Salvatore Usai ocd.
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RIFLESSIONE  PER  LA  SANTA  QUARESIMA  2019
PREGHIERA DI INIZIO QUARESIMA
                                      
                                               Il mio viaggio verso Pasqua è incominciato.
                                               Ho fatto tanti propositi:
                                               rinuncerò a qualcosa,
                                               frenerò la lingua,
                                               sarò più paziente,
                                               cercherò di vedere il positivo...
                                               Ed ecco che già iniziano i problemi,
                                               le difficoltà, le stanchezze,
                                               la tentazione di lasciar perdere,
                                               di rimandare al giorno dopo,
                                               di dimenticare la mia promessa...
                                               Mi sono appena messo in cammino,
                                               Signore, ma non ci credo che ce la farò...
                                               Ma forse... ho sbagliato tutto.
                                               Sì… Ho sbagliato a pensare
                                               che il cammino verso Pasqua,
                                               significhi solo una serie di impegni e di rinunce,
                                               una moltiplicazione di sacrifici e di preghiere...
                                               Forse, in questa Quaresima,
                                               dovrei solo abbandonarmi a te,
                                               lasciarmi andare a te così come sono:
                                               fragile, incapace, limitato, peccatore.
                                               Abbandonarmi a te, perché
                                               tu, Signore, sei il cammino che percorro.
                                               Tu, Signore, sei la mano che mi guida.
                                               Tu, Signore, sei lo sguardo che mi fa percepire gli altri.
                                               Tu, Signore, sei la bocca quando ti do testimonianza.
                                               Tu, Signore, sei l'orecchio, che ascolta le parole non dette.
                                               Tu, Signore, sei la strada di questa Quaresima che mi porta
                                                incontro a te,

                                                che mi porta incontro agli altri.
                                                Amen!

 
 
 Gesù: la Via, la Verità e la Vita.
" CESSATE DI FARE IL MALE, IMPARATE A FARE IL BENE. "
Dal libro del profeta Isaìa - Is 1,10.16-20

 
 Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore ...

 

Il cammino verso la Pasqua inizia con la messa del Mercoledì delle Ceneri durante la quale i cristiani ricevono sul capo il segno penitenziale della cenere accompagnato dalle parole “Convertiti e credi al Vangelo” oppure “ Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai “
Durante questo tempo, i cristiani sono invitati in modo più intenso alla preghiera e a praticare il digiuno e l’astinenza, come segno della volontà di distogliere l’attenzione da ciò che non è importante per rivolgerla al Signore.
 
 MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2019
 
 «L’ardente aspettativa della creazione
è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8, 19)
 
 Cari fratelli e sorelle,
ogni anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quaresima 1). In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24). Questo mistero di salvezza, già operante in noi durante la vita terrena, è un processo dinamico che include anche la storia e tutto il creato. San Paolo arriva a dire: «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). In tale prospettiva vorrei offrire qualche spunto di riflessione, che accompagni il nostro cammino di conversione nella prossima Quaresima.
 
1. La redenzione del creato
 
La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo (cfr Rm 8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio.
Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo (cfr Rm 8,14) e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione. Per questo il creato – dice san Paolo – ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello stesso corpo umano. Quando la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi – spirito, anima e corpo –, questi danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature, come dimostra mirabilmente il “Cantico di frate sole” di San Francesco d’Assisi (cfr Enc. Laudato si’, 87). Ma in questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte.
 
2. La forza distruttiva del peccato
 
Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento. L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro (cfr 2,1-11). Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi.
La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo. Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri.
Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole. Il peccato che abita nel cuore dell’uomo (cfr Mc 7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato.
 
3. La forza risanatrice del pentimento e del perdono
 
Per questo, il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e alla terra nuova (cfr Ap 21,1). E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.
Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione. Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire «dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione. Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.
Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.
Cari fratelli e sorelle, la “quaresima” del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc 1,12-13; Is 51,3). La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che «sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). Non lasciamo trascorrere invano questo tempo favorevole! Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione. Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice.
Dal Vaticano, 4 ottobre 2018  - Festa di San Francesco d’Assisi
 
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 MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2018 
La Parola è un dono. L'altro è un dono "

Ecco il testo del Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2019 sul tema:
“La Parola è un dono. L’altro è un dono”.
  
Cari fratelli e sorelle,
la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» ( Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell'amicizia con il Signore. Gesù è l 'amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).
 
La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l'elemosina. Alla base di tutto c'è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità. In particolare, qui vorrei soffermarmi sulla parabola dell'uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19- 31). Lasciamoci ispirare da questa pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione.
 
1. L'altro è un dono
 
La parabola comincia presentando i due personaggi principali , ma è il povero che viene descritto in maniera più dettagliata: egli si trova in una condizione disperata e non ha la forza di risollevarsi, giace alla porta del ricco e mangia le briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe in tutto il corpo e i cani vengono a leccarle (cfr vv. 20-21). Il quadro dunque è cupo, e l'uomo degradato e umiliato.
 
La scena risulta ancora più drammatica se si considera che il povero si chiama Lazzaro: un nome carico di promesse, che alla lettera significa «Dio aiuta». Perciò questo personaggio non è anonimo, ha tratti ben precisi e si presenta come un individuo a cui associare una storia personale. Mentre per il ricco egli è come invisibile, per noi diventa noto e quasi familiare, diventa un volto; e, come tale, un dono, una ricchezza inestimabile, un essere voluto, amato, ricordato da Dio, anche se la sua concreta condizione è quella di un rifiuto umano (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).
 
Lazzaro ci insegna che l’altro è un dono. La giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita. Il primo invito che ci fa questa parabola è quello di aprire la porta del nostro cuore all'altro, perché ogni persona è un dono, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto. La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino. Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore. La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole. Ma per poter fare questo è necessario prendere sul serio anche quanto il Vangelo ci rivela a proposito dell'uomo ricco.

 
2. Il peccato ci acceca
 
La parabola è impietosa nell'evidenziare le contraddizioni in cui si trova il ricco (cfr v. 19). Questo personaggio, al contrario del povero Lazzaro, non ha un nome, è qualificato solo come "ricco". La sua opulenza si manifesta negli abiti che indossa, di un lusso esagerato. La porpora infatti era molto pregiata, più dell'argento e dell'oro, e per questo era riservato alle divinità (cfr Ger 10,9) e ai re (cfr Gdc 8,26). Il bisso era un lino speciale che contribuiva a dare al portamento un carattere quasi sacro. Dunque la ricchezza di quest'uomo è eccessiva, anche perché esibita ogni giorno, in modo abitudinario: «Ogni giorno si dava a lauti banchetti» (v. 19). In lui si intravede drammaticamente la corruzione del peccato, che si realizza in tre momenti successivi: l'amore per il denaro, la vanità e la superbia (cfr Omelia nella S. Messa, 20 settembre 2013).
 
Dice l'apostolo Paolo che «l'avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (1 Tm 6, 10). Essa è il principale motivo della corruzione e fonte di invidie, litigi e sospetti. Il denaro può arrivare a dominarci, così da diventare un idolo tirannico (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 55). Invece di essere uno strumento al nostro servizio per compiere il bene ed esercitare la solidarietà con gli altri, il denaro può asservire noi e il mondo intero ad una logica egoistica che non lascia spazio all’amore e ostacola la pace.
 
La parabola ci mostra poi che la cupidigia del ricco lo rende vanitoso. La sua personalità si realizza nelle apparenze, nel far vedere agli altri ciò che lui può permettersi. Ma l'apparenza maschera il vuoto interiore. La sua vita è prigioniera dell'esteriorità, della dimensione più superficiale ed effimera dell’esistenza (cfr ibid., 62).
 
Il gradino più basso di questo degrado morale è la superbia. L'uomo ricco si veste come se fosse un re, simula il portamento di un dio, dimenticando di essere semplicemente un mortale. Per l'uomo corrotto dall'amore per le ricchezze non esiste altro che il proprio io, e per questo le persone che lo circondano non entrano nel suo sguardo. Il frutto dell'attaccamento al denaro è dunque una sorta di cecità: il ricco non vede il povero affamato, piagato e prostrato nella sua umiliazione.
 
Guardando questo personaggio, si comprende perché il Vangelo sia così netto nel condannare l'amore per il denaro: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24).
 
3. La Parola è un dono
 
Il Vangelo del ricco e del povero Lazzaro ci aiuta a prepararci bene alla Pasqua che si avvicina. La liturgia del Mercoledì delle Ceneri ci invita a vivere un’esperienza simile a quella che fa il ricco in maniera molto drammatica. Il sacerdote, imponendo le ceneri sul capo, ripete le parole: «Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai». Il ricco e il povero, infatti, muoiono entrambi e la parte principale della parabola si svolge nell'aldilà. I due personaggi scoprono improvvisamente che «non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via» (1 Tm 6,7).
 
Anche il nostro sguardo si apre all'aldilà, dove il ricco ha un lungo dialogo con Abramo, che chiama «padre» (Lc 16,24.27), dimostrando di far parte del popolo di Dio. Questo particolare rende la sua vita ancora più contraddittoria, perché finora non si era detto nulla della sua relazione con Dio. In effetti, nella sua vita non c’era posto per Dio, l’unico suo dio essendo lui stesso.
 
Solo tra i tormenti dell'aldilà il ricco riconosce Lazzaro e vorrebbe che il povero alleviasse le sue sofferenze con un po' di acqua. I gesti richiesti a Lazzaro sono simili a quelli che avrebbe potuto fare il ricco e che non ha mai compiuto. Abramo, tuttavia, gli spiega: «Nella vita tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti» (v. 25). Nell'aldilà si ristabilisce una certa equità e i mali della vita vengono bilanciati dal bene.
 
La parabola si protrae e così presenta un messaggio per tutti i cristiani. Infatti il ricco, che ha dei fratelli ancora in vita, chiede ad Abramo di mandare Lazzaro da loro per ammonirli; ma Abramo risponde: «Hanno Mosè e i profeti; ascoltino loro» (v. 29). E di fronte all'obiezione del ricco, aggiunge: «Se non ascoltano Mosè e i profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti» (v. 31).
 
In questo modo emerge il vero problema del ricco: la radice dei suoi mali è il non prestare ascolto alla Parola di Dio; questo lo ha portato a non amare più Dio e quindi a disprezzare il prossimo. La Parola di Dio è una forza viva, capace di suscitare la conversione nel cuore degli uomini e di orientare nuovamente la persona a Dio. Chiudere il cuore al dono di Dio che parla ha come conseguenza il chiudere il cuore al dono del fratello.
 
Cari fratelli e sorelle, la Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi nell'incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo. Il Signore - che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha vinto gli inganni del Tentatore - ci indica il cammino da seguire. Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi. Incoraggio tutti i fedeli ad esprimere questo rinnovamento spirituale anche partecipando alle Campagne di Quaresima che molti organismi ecclesiali, in diverse parti del mondo, promuovono per far crescere la cultura dell'incontro nell'unica famiglia umana. Preghiamo gli uni per gli altri affinché, partecipi della vittoria di Cristo, sappiamo aprire le nostre porte al debole e al povero. Allora potremo vivere e testimoniare in pienezza la gioia della Pasqua.
 Dal Vaticano  -  Festa di San Luca Evangelista  - PAPA  FRANCESCO
 
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LA  CHIESA  SOFFRE  NEI  SUOI  MARTIRI
 
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Dio ha tanto amato il mondo, Dio ama di un amore infinito, unico, inimmaginabile l'umanità e ciascuno di noi suoi figli. Dio ci ama! Proviamo a pensare, ad avvertire il brivido di questa altezza: Dio e l'uomo e, tra essi, amore! L'amore di Dio è una realtà unica, eterna, continua. Questo amore si è rivelato a noi concretamente in una successione di gesti e di interventi che chiamiamo "storia della salvezza".
 
Nella pienezza dei tempi l'amore di Dio è Gesù. "Dio ha tanto amato il mondo da dare per esso il suo Figlio unigenito". Gesù è l'amore di Dio fatto carne; egli è la manifestazione tangibile dell'amore del Padre: In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo (1 Gv. 4,9)
Dio ha "dato" suo Figlio; Gesù ha "dato" la vita, per amore. "Nessuno ha amore più grande di chi dà la vita per la persona amata".
 
Dice il Vangelo che Dio :"Ha mandato il figlio nel mondo non per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui". Dio non giudica, non condanna. Dio ama il mondo, cioè ogni persona così com'è, con tutti i suoi problemi, le sue debolezze, i suoi mali. E Dio ha espresso questo amore dandoci il suo Figlio come Salvatore. Dio ama il mondo, il nostro mondo di oggi.

                           
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RIFLESSIONI SULLA QUARESIMA
 
Voi vi domandate: «Che cos’è diventata la Quaresima?». Voi ritenete che la rinuncia assai relativa al cibo non significa gran che, quando tanti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, vittime di guerre o di catastrofi, soffrono molto, fisicamente e moralmente.
 
Il digiuno riguarda l’ascesi personale, sempre necessaria, ma la Chiesa chiede ai battezzati di caratterizzare anche in altro modo questo tempo liturgico. La Quaresima ha infatti per noi un preciso significato: deve manifestare agli occhi del mondo che l’intero Popolo di Dio, perché peccatore, si prepara nella Penitenza a rivivere liturgicamente la Passione, la Morte e la Risurrezione di Cristo. Questa testimonianza pubblica e collettiva ha la propria sorgente nello spirito di Penitenza di ciascuno di noi e ci induce altresì ad approfondire interiormente tale comportamento ed a meglio motivarlo.
 
Rinunciare non significa soltanto donare il superfluo, ma talvolta anche il necessario, come la vedova del Vangelo, la quale sapeva che il proprio obolo era già un dono ricevuto da Dio. Rinunciare significa liberarsi dalla schiavitù di una civiltà che ci spinge sempre più alla comodità ed al consumo, senza alcuna preoccupazione nemmeno per la conservazione del nostro ambiente, patrimonio comune dell’umanità.
 
Lo spirito di penitenza e la sua pratica ci stimolano a distaccarci sinceramente da tutto ciò che possediamo di superfluo, e talvolta anche di necessario, e che ci impedisce di essere veramente ciò che Dio vuole che noi siamo: «Dov'è il tuo tesoro, là è il tuo cuore» (Mt 6,21). Il nostro cuore è aggrappato alle ricchezze materiali? al potere sugli altri? ad egoistiche sottigliezze di dominio? Allora, abbiamo bisogno del Cristo liberatore che, se noi lo vogliamo, può scioglierci da questi legami di peccato che ci ostacolano.
 
Il cristiano, infatti, chiamato dalla Chiesa alla preghiera, alla penitenza e al digiuno, allo spogliamento interiore ed esteriore di se stesso, si pone davanti a Dio e si riconosce per quello che e, si riscopre.
 
«Ricordati, uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai»  (Parole nella distribuzione delle Ceneri).
 
 Ricordati, uomo, che sei chiamato ad altre cose rispetto a questi beni terreni e materiali, che rischiano di deviarti dall'essenziale. Ricordati, uomo, della tua vocazione fondamentale: tu vieni da Dio, e tu ritorni a Dio con la prospettiva della Risurrezione, che è la via tracciata da Cristo.

 «Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Lc 14,27).

 
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Qual è il vero significato della Quaresima?
E’ tempo di riscoperta e di recupero della propria identità cristiana smarrita o deturpata dal peccato per i già battezzati. La Quaresima, allora, si configura come tempo iniziatico per eccellenza: 40 giorni per riscoprire il proprio legame con Dio e con la propria fede. A questo recupero conduce uno dei compiti principali di tutta la comunità cristiana, e a maggior ragione in Quaresima, ovvero la penitenza, l’impegno intenso e accurato per intavolare cammini credibili di conversione per tutti i credenti.
 
La Quaresima è il tempo ideale programmare autentici percorsi di riconciliazione e penitenza nelle comunità garantendo concretamente la possibilità della celebrazione nelle forma individuale, ma anche e soprattutto dando maggiore cura e spazio alle celebrazioni comunitarie del sacramento.
 
Le opere della penitenza quaresimale sono:
Il digiuno ecclesiastico: anche se limitato al mercoledì delle ceneri e al venerdì santo, esprime la partecipazione del corpo nel cammino della conversione e propizia l’astensione dal peccato.
L’astinenza dalle carni (magro) il venerdì: era al principio segno di povertà, essendo nell’antichità il pesce più economico che la carne. È segno dell’abbandono del lusso per vivere una vita più essenziale.
La preghiera: La quaresima è tempo di più assidua e intensa preghiera, legata molto strettamente alla conversione, per lasciare sempre più spazio a Dio. Preghiera individuale e comunitaria.
La carità: la quaresima è tempo di più forte impegno di carità verso i fratelli. Non c’è vera conversione a Dio senza conversione all’amore fraterno.
 

Quaresima e messa domenicale, la Diocesi invita i fedeli a viverle pienamente
 

Un percorso quaresimale che parte dal silenzio, ma che proseguirà per tutto l’anno pastorale con altri temi, con il desiderio di sollecitare una partecipazione piena, consapevole e attiva di tutti i fedeli.
 La Quaresima come tempo per invitare i fedeli a valorizzare aspetti della celebrazione con brevi interventi prima delle messe festive. Una sollecitazione chiara, che giunge dalla Diocesi di Milano, a favorire una partecipazione piena, consapevole e attiva di tutti i fedeli. E tale partecipazione può nascere solo da una disposizione interiore, che però va coltivata, sia personalmente che in comunità. Ecco il perché di un percorso quaresimale che parte dal silenzio, ma che proseguirà per tutto l’anno pastorale con altri temi. La Diocesi infatti, su invito dell’arcivescovo Angelo Scola, avvia con l’inizio della Quaresima un progressivo approfondimento del senso liturgico, con particolare attenzione alla Messa domenicale. «Vorremmo aiutare a vivere sempre meglio l’Eucaristia - l’invito della Diocesi - per renderla sempre più il cuore della vita della chiesa e del cammino spirituale di ciascuno. Chi decide di venire alla messa domenicale merita il più vivo apprezzamento: occorre però aiutarlo a “partecipare”, vincendo il rischio dell’abitudine e della distrazione, ma anche facendo percepire il buon sapore del dono di Dio offerto nella celebrazione liturgica».
 
Il cammino proposto offre ai fedeli l’occasione per riscoprire il valore dei gesti e delle parole della liturgia. Si partirà, appunto, dal silenzio, valorizzando il momento che precede l’inizio della celebrazione eucaristica, si proseguirà con quello che segue l’omelia, infine con quello che segue la comunione. Una breve monizione prima della celebrazione eucaristica delle prime tre domeniche di Quaresima inviterà a mantenersi nel raccoglimento e ricorderà le ragioni per cui farlo.
 
Nella prima domenica di Quaresima ci sarà dunque l’attenzione al silenzio durante l’ingresso in chiesa, un passaggio dalla dispersione alla convocazione, dall’esteriorità all’interiorità. Entrando in chiesa per la Messa domenicale, è bene trovare un clima di raccoglimento. Questo raccoglimento diventa poi silenzio totale qualche istante prima che suoni la campana per l’inizio della celebrazione.
 

               Quaresima e messa domenicale, la Diocesi invita i fedeli a viverle pienamente


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Percorso di Quaresima
«Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta» (Mt 6,6)
 
Per pregare
Signore Gesù, mentre cerchiamo di muovere i nostri primi passi nel cammino della conversione, della fede e dell’amore vogliamo imitare il tuo discepolo senza nome che ti chiese: « Signore, insegnaci a pregare! ». Non ti chiediamo solo di suggerirci le parole della preghiera, ma ti chiediamo di formare in noi l’albero di gesti che è l’uomo di preghiera. Radicati nella terra della nostra realtà quotidiana, fa’ che, con le nostre mani, il cuore si elevi fino al cielo della tua presenza di misericordia e di pietà. Rendi la nostra preghiera intima e infuocata per la passione di amore che impariamo sotto la cattedra della tua croce. Chiudi dietro di noi la porta dell’ipocrisia e spalanca davanti a noi quella della dedizione segreta che comincia con la preghiera e si irradia nella carità. Kyrie eleison!
 
Per sperare
I gesti, le parole, i sentimenti e le emozioni della preghiera sono le realtà più intime della nostra persona. Come ricordava Etty Híllesum2, sono faccende più intime delle stesse faccende sessuali. Pregare nella verità di se stessi, alla ricerca autentica del volto di quel Dio, che si è rivelato nel silenzio amoroso della croce di Cristo, significa cambiare profondamente il nostro modo di vivere. La preghiera non è una fuga dalla realtà, ma diventa la chiave per entrare nel mistero della vita senza tradirne la complessità. Bisogna imparare ad abitare le zone ombrose del cuore portandovi la luce gentile della speranza e il lume discreto della fede.
 
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Quaresima! Bisogna fare qualcosa! Bisogna dire a tutti che la Quaresima non è un periodo triste di privazioni in cui la Chiesa ti impone rinunce e sacrifici, diceva Papa Benedetto XVI quando affermava:
“ La Quaresima, che comincia oggi, mercoledì delle Ceneri, “nell’opinione comune, rischia di essere connotata dalla tristezza, dal grigiore della vita. Invece essa è dono prezioso di Dio, è tempo forte e denso di significati nel cammino della Chiesa, è l’itinerario verso la Pasqua del Signore”. Vivere il tempo “forte” della Quaresima, itinerario “gioioso” verso la Pasqua  come momento di “conversione autentica a Dio”

 
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