Meravigliosa Serata
 
Ieri sera alla Comunità Alloggio “ Villa Campus” è stata davvero una meravigliosa serata con i nostri Anziani e non in occasione della Befana.
Vivere insieme, stare insieme, gioire insieme, divertirsi insieme, sentire la presenza di tante persone ecc… questa è stata l’atmosfera che ha caratterizzato l’incontro di ieri sera.
Gioia, commozione ci ha tutti accomunati con la presenza, la musica, la tombolata, la presenza della Banda musicale di Ozieri, la presenza della  Befana ( provenienti dal Gruppo Moica: Angela – Maria e Giovanna ), il rinfresco e i doni a tutti.
Il Signore nello spirito evangelico ci ha voluto dare un messaggio natalizio nel senso che per accogliere  il suo messaggio ci vuole tanto poco: amarci, volerci veramente bene e sentirci suoi figli. Grazie o Signore! Grazie o Gesù nostro amatissimo fratello! Aiutaci e  sostienici sempre nel tuo Amore misericordioso.
                                                     Grazie! Grazie! Grazie!
 
NB. L’’Associazione Bidda Noa e il Gruppo Moica
ringraziano sentitamente tutti per la meravigliosa,
stupenda serata a “Villa Campus”

 
Presentiamo ora una serie di FOTO della serata
e....BUONA VISIONE
 
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Con questa carrellata di fotografie abbiamo terminato di presentare una parte di quelle scattate - non tutte si possono mettere per ovvi motivi ....... ci AUGURIAMO siano state di vostro gradimento e... altrimenti .... pazienza. Noi, comunque, sappiate che abbiamo cercato di fare del nostro meglio. OK alla prossima in meglio.

NB. Se qualcuno desiderasse poi dei files delle foto - basta richierle a:
padresalvatore@teletu.it
padresalvatore@interfree.it
-  Cell.  338 8383194

 
In quel di Villputzu - Cagliari
SIGNOR VINCENZO MELONI: 102 ANNI DI SAGGEZZA ED EMOZIONE

Con immenso orgoglio Villaputzu ha da sempre potuto vantare tra i suoi cittadini persone che hanno raggiunto la tanto augurata età dei cento anni, a volte anche superandoli distintamente . Qualcosa a tal proposito la sa bene il signor Vincenzo Meloni che, nato a Dolianova il 18 agosto 1910, ha festeggiato quest’anno il suo 102° compleanno in compagnia dei suoi cari, del vicesindaco Valeria Utzeri e dell’Assessore delle politiche sociali M. Valentina Demuru.
Uomo dalle indiscusse doti elocutorie, ha condiviso quest’importante momento di gioia, intrattenendo i suoi ospiti con poesie, esperienze di vita, riflessioni sulla situazione italiana odierna e momenti di commozione sincera. La saggezza accompagnata da una grande forza critica, arricchite, senza vergogna alcuna, dal manifestare apertamente la propria gioia e il proprio riconoscimento per la vicinanza dell’Amministrazione. Una pergamena dedicata e consegnata al signor Vincenzo sigilla il ricordo della memorabile giornata. 
 


Signor Vincenzo Tantissimi AUGURI E UNA PREGHIERA secondo le sue intenzioni
da parte del Sottoscritto Padre Salvatore Usai  e la benedico nel nome del Signore
Nostro Gesù Cristo  e .....ad Multos Annos ancora.
In questi giorni della festa di Santa Vittoria verrò personalmente
a fargli gli  AUGURI più belli e sinceri. A presto!

 


Presunta truffa della Coop Azzurra:
soluzione vicina per le case di Ozieri
 
Regione e Comune danno l'ok per superare l'impasse dei contributi
 
Le case costruite dalla cooperativa Azzurra nella zona di Sa Pastia (foto: Alessandro Tedde)
Le case costruite dalla cooperativa Azzurra nella zona di Sa Pastia
         
Presunta truffa della Coop Azzurra:
soluzione vicina per le case di Ozieri
 
Regione e Comune danno l'ok per superare l'impasse dei contributi
 
OZIERI. Uno spiraglio in fondo al tunnel di Azzurra, la cooperativa che ha costruito trenta alloggi con i contributi dell’edilizia agevolata ed è stata travolta da un’inchiesta per truffa e un mare di debiti. I giorni scorsi il commissario liquidatore della coop ha avuto l’ok della Regione e del Comune di Ozieri per la modifica delle convenzioni e lo sblocco dell’assegnazione delle case: un passaggio obbligato verso la soluzione della crisi.
«Quando è cominciata la procedura di liquidazione, ci siamo trovati di fronte ad un problema che impediva l’assegnazione definitiva delle case in proprietà», spiega l’avvocato Francesco Azzena, nominato commissario liquidatore dal ministero dello Sviluppo economico. Lo scoglio era la richiesta di realizzare gli alloggi con la formula della «proprietà indivisa o in godimento», una scelta fatta a suo tempo dagli amministratori di Azzurra per aumentare l’entità dei contributi pubblici da incassare (ma il contrario di quanto richiesto dai soci, che avevano già versato migliaia di euro per prenotare le case). Di qui la sottoscrizione delle relative convenzioni tra Regione e Comune per l’erogazione dei fondi.
Ora però si apre una possibile soluzione, con la disponibilità alla modifica «riconoscendo le somme già versate dai soci», assicura Azzena. In pratica la Regione si impegna a non chiedere indietro i contributi a fondo perduto, ma si limita a quelli in «conto interessi». Una notizia che dà sollievo a quasi trenta famiglie da dieci anni in attesa di una casa, che ora chiedono «di fare in fretta». Il prossimo passaggio, infatti, è la stima del valore degli immobili, che aprirà la strada alla vendita con diritto di prelazione per i soci caduti nelle trame di una presunta truffa. «Le stime sono già in corso – conclude il commissario – ma restano ancora delle infrastrutture da realizzare prima di poter chiedere l’abitabilità al Comune». Si parla di quasi 300 mila euro di lavori per strade, rete idrica, elettrica e fognature.
«Da parte nostra – dice il sindaco di Ozieri – c’è la massima disponibilità ad accelerare le procedure perché siamo consapevoli del disagio di questi cittadini». Nessun intoppo anche dal ricorso al presidente della repubblica presentato l’anno scorso dagli ex amministratori per bloccare la liquidazione: secondo le verifiche fatte da Azzena, «non ci sarebbero i presupposti di fatto e di diritto per poter ottenere l’annullamento dell’atto di commissariamento».
Intanto arrivano anche le prime notizie sull’inchiesta aperta nel 2008 dalla Procura di Sassari. A fine anno la Guardia di finanza ha depositato la chiusura degli accertamenti fiscali sulla gestione contabile di Azzurra: dalla relazione delle Fiamme gialle emergerebbero responsabilità amministrative e penali nella gestione della coop, così come accertato nel primo periodo dai commissari nominati dalla Provincia che avevano parlato di «poca trasparenza, conflitti di interesse e assenza di controllo».
di Alessandro Tedde
                   
 

 
Maggiore fatica fisica e poco alcol
Ecco perché i sardi vivono più a lungo

Dall'ateneo di sassari
Il primato mondiale di longevità
spiegato in uno studio dell'Università
La ricerca è stata pubblicata dalla rivista scientifica
Nutrition Metabolism and Cardiovasular Disease

 (foto: teleromaweb.com)

SASSARI - 27/01/2012
Il Comune di Villagrande Strisaili detiene un primato mondiale. In questo piccolo centro dell'Ogliastra le probabilità di un uomo di raggiungere la soglia dei cento anni sono più elevate che in qualsiasi angolo del pianeta e le aspettative di vita maschili e femminili sostanzialmente si equivalgono. Sulle ragioni che concorrono a questo invidiabile record hanno indagato due studiosi dell'Università di Sassari: il ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche Gianni Pes e lo specialista endocrinologo Francesco Tolu.
I risultati di questo studio sono stati pubblicati dalla prestigiosa rivista scientifica Nutrition Metabolism and Cardiovasular Disease. Per la loro ricerca i due studiosi sassaresi si sono serviti di documenti storici, alcuni dei quali mai utilizzati e risalenti agli anni Trenta e Quaranta, che hanno consentito di ricostruire le abitudini di vita e nutrizionali della popolazione sarda. Pes e Tolu hanno poi raccolto i dati demografici dei 377 comuni dell'isola, da cui sono emersi differenti livelli di longevità a seconda dell'area, riconducibili, come la letteratura ha ampiamente chiarito, in minima parte a fenomeni genetici (25%) e per lo più a fattori ambientali, stili di vita e abitudini alimentari (75%). Per meglio definire e quantificare la longevità Pes e Tolu hanno adottato l'ELI (Estreme Longevity Index), un indice che misura la probabilità di un neonato di arrivare a cento anni d'età, metodo ritenuto più accurato rispetto al "vecchio" criterio della prevalenza utilizzato finora dalla comunità scientifica, che fornisce il numero di anziani (prescindendo dal luogo di nascita) in una porzione geografica stabilita.
I due studiosi hanno quindi posto la loro attenzione su alcuni fattori - l'alimentazione, la tipologia di attività lavorativa, la distanza percorsa per raggiungere il posto di lavoro e la pendenza del territorio del comune di appartenenza – e dalla correlazione di questi elementi sono emersi alcuni dati molto interessanti: i quattro centri della Sardegna che vantano una maggiore longevità maschile, tra cui Villagrande Strisaili, sono quelli in cui il tragitto per recarsi al lavoro è più lungo e con una pendenza territoriale maggiore. E'un fatto che in questi centri la pastorizia, soprattutto negli anni addietro, fosse l'attività più diffusa e che percorrere ogni giorno i pendii abbia costituito un ottimo esercizio fisico. Tolu e Pes hanno sottolineato poi come in Sardegna la "transizione alimentare", il passaggio cioè dalla fase in cui la popolazione si nutriva con cibi autoprodotti a quella in cui si serviva di prodotti confezionati industriali, sia arrivata negli anni Cinquanta (circa dieci anni dopo rispetto al resto d'Italia). In particolare, alcune abitudini, come quella di preparare in casa il pane "acido" (che tiene basso il livello di insulina e di glicemia) si è tramandata a lungo proprio nelle aree più interne dell'isola, tra cui l'Ogliastra, una delle Blue Zone sarde, espressione coniata dai due ricercatori sassaresi per indicare quei territori dove le popolazioni vivono più a lungo e che la letteratura scientifica ha ripreso. L'indagine ha rovesciato, infine, una tesi molto diffusa anche in ambito scientifico, evidenziando una debole correlazione negativa con il consumo di vino: dunque si vive più a lungo nei posti in cui si beve meno alcol.

             
                                  
                                                                         
                                                                      
      
 
 


                                                                        
Don Soddu, dalla Caritas diocesana a Roma
Chiamato dalla Cei alla guida dell'organismo italiano per i bisognosi

     

SASSARI. «Ti do un anno di tempo per fondare la Caritas», aveva detto l'arcivescovo Paolo Atzei affidando l'incarico di direttore della Caritas diocesana a don Francesco Soddu, parroco della cattedrale di San Nicola. Era il 2005 e da allora la Caritas ha quadruplicato il suo operato verso gli ultimi. Don Soddu ha risposto alle esigenze dei più bisognosi ed ha evidentemente ottenuto risultati eccellenti che hanno ben impressionato la Commissione permanente della Cei, la Conferenza episcopale italiana che stamane a Roma ufficializzerà l'incarico a don Francesco Soddu di direttore generale della Caritas italiana.
Una decisione di due giorni fa che ha lasciato sorpreso lo stesso don Francesco: «Ma siete proprio sicuri - ha commentato il sacerdote -. Ci sono Caritas che operano in modo magnifico, ad esempio a Torino». Nulla da fare, la persona indicata a guidare la direzione di Caritas italiana sembrava proprio don Soddu. Il quale pensa che evidentemente «nostro Signore sa trarre figli di Abramo dalle pietre». La pietra a quanto pare ha dato un buon figlio: il sacerdote, nato a Chiaramonti 52 anni fa, ha un curriculum lunghissimo e di alto livello, avendo ricoperto incarichi di ogni tipo dopo gli studi al liceo ginnasio Azuni, quindi in seminario e alla Pontificia facoltà Teologica della Sardegna dove nel 1985 consegue il Baccalaureato in Sacra Teologia.
È stato lo nomina vicerettore del seminario arcivescovile diocesano e nel 1997 diventa parroco della cattedrale di San Nicola; l'anno successivo è canonico del Capitolo turritano. Ma era proprio destino che don Francesco Soddu andasse a Roma: «A 19 anni il vescovo Paolo Carta voleva che completassi là gli studi ma non andai; poi ci sono state diverse altre occasioni, io volevo rimanere nella mia terra. Però, nell'immaginetta che preparai per la mia prima messa, avevo impresso la frase: "Signore, vengo per fare la tua volontà". Da quando sono sacerdote non ho mai disubbidito ai miei superiori». Pertanto, un mese per sistemare le cose a Sassari e poi il trasferimento a Roma per un'opera sicuramente più impegnativa di quanto fatto sinora. «La nomina a direttore di Caritas Italiana crea in me uno stato di vertigine indescrivibile - dice -; soltanto chi opera in questo settore, penso possa immaginare la mole di lavoro, la sua delicatezza e l'alta responsabilità.
Con spirito di timore, ma anche di abbandono e di fiducia inizio questa nuova avventura sentendomi, come Abramo, sradicato dalla mia amata terra-diocesi per continuare il servizio di ministro in altro posto ma sempre nell'unica amata Chiesa di Cristo». Don Soddu lascerà il duomo (e il vescovo dovrà nominare un nuovo parroco), mentre la Caritas diocesana continuerà il suo lavoro grazie alla fitta rete di volontari creata negli anni e all'opera del vice direttore Antonello Manca. «Dietro e dentro la Caritas c'è la Chiesa», era stato il motto che padre Paolo Atzei aveva ricordato a don Soddu. Parole che «mi impressionarono alquanto. Da qualche parte bisognava pur iniziare - dice don Francesco -. Si dovette lavorare molto, soprattutto per conferire all'organismo la struttura portante che la caratterizza». Mentre don Soddu iniziava a frequentare il corso base di Caritas Italiana, in diocesi si lavorava assiduamente per la costituzione del consiglio, dell'equipe, della giunta direttiva e per ridare slancio, vitalità e dinamicità alle opere-segno esistenti e nel contempo costruire tutta una rete di relazioni col sociale, indispensabile per il dialogo e gli interventi a favore dei più bisognosi. «I poveri sono stati coloro che hanno illuminato ogni passo del percorso»: con questo spirito hanno visto la luce l'Osservatorio delle povertà e risorse, il Laboratorio di promozione e accompagnamento delle Caritas parrocchiali, l'Ufficio e centro di ascolto per gli stranieri, la Caritas nel carcere, il sito web, lo sportello di consulenza per il Prestito della Speranza. E il Centro di Ascolto, propulsore delle attività Caritas.
I diversi progetti diocesani portati avanti sono tutti collegati dal filo rosso dell'animazione, che con la prevalente funzione pedagogica, è anche l'anima dell'azione propria della Caritas. Con una vastità di persone si è avviato un circuito Caritas di servizio a tutto tondo. «Posso con orgoglio affermare che i responsabili di settore e tutti gli operatori siano persone valide e competenti, tutti cresciuti nell'amicizia, nella fraternità umana e spirituale. Sapranno continuare con la medesima competenza ed entusiasmo il bel cammino portato avanti, con sempre sentita responsabilità anche con chi sarà chiamato a succedermi».
27 gennaio 2012 
                                                                    
 
  
Don Antonio Soddu nuovo direttore di Caritas italiana
«Con spirito di timore, ma anche di abbandono e di fiducia inizio questa nuova avventura sentendomi, come Abramo, sradicato dalla mia amata terra-diocesi per continuare il servizio di ministro in altro posto, ma sempre nell’unica amata Chiesa di Cristo». Così monsignor Francesco Antonio Soddu ha commentato a caldo la notizia della sua nomina a direttore di Caritas italiana decisa dal consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Il nuovo direttore succede a monsignor Vittorio Nozza, che ha diretto Caritas italiana dal 2001 ad oggi. A nome della presidenza, il presidente di Caritas Italiana, Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi, interpretando i sentimenti di tutti gli operatori e collaboratori, ha dato il benvenuto al nuovo responsabile, esprimendo nel contempo un sentito ringraziamento a monsignor Nozza per la competenza con cui, per quasi 11 anni, ha guidato Caritas italiana, accompagnandola oltre il traguardo dei 40 anni, in percorsi pastorali a servizio delle Chiese che sono in Italia e nel mondo, nel rispetto del suo ruolo prevalentemente educativo, capace di far passare, attraverso i fatti e le opere, il Vangelo della carità di Dio. Monsignor Soddu è nato a Chiaramonti (Ss) 52 anni fa. È stato ordinato presbitero nel 1985 e dal 1997 è parroco della cattedrale di Sassari. Dal 2005, inoltre, ricopre gli incarichi di direttore della Caritas e dell’Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Sassari. Soddu ha compiuto gli studi teologici presso la pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, dove ha conseguito il baccalaureato in Sacra Teologia e la licenza in Teologia pastorale.

 

 
                                                                                      Chiesa del Carmelo - Ozieri
  
                                          

Risalente ai primi del Seicento, la chiesa della Beata Vergine del Carmelo ha una facciata impreziosita da un campaniletto a vela al colmo del timpano triangolare, secondo una tipoologia riscontrabile nelle chiesette campestri del territorio. La navata unica è scompartita da tre archi diaframmati ed ha una copertura a due falde lighee a vista.  
  
 
Panorama di Ozieri

Ozieri

La cittadina di Ozieri è situata su un terreno in forte pendio con una caratteristica disposizione ad anfiteatro. Con circa 12 mila abitanti e un territorio che si estende per circa 273 Km quadrati. È la capitale del Logudoro.

 
 

A Colonia la Sardegna di August Sander
                                      di Roberto Cossu


              A Colonia la Sardegna di August Sander
 
  Tornano a casa le fotografie che August Sander dedicò al suo viaggio in Sardegna, nel 1927. Tornano a Colonia, per una grande mostra che fino ad agosto proporrà ai visitatori un'immagine inedita della nostra isola. A promuoverla è la Photografische Sammlung/SK Stiftung Kultur, come dire, il salotto buono di una delle città d'arte più interessanti d'Europa. Dall'ottobre del 2009 al gennaio dell'anno scorso la mostra fu ospitata nella Galleria comunale d'arte di Cagliari. Adesso, in un circolo virtuoso di arte e cultura, compie un viaggio a ritroso e viene allestita per la prima volta nella terra d'origine di Sander, tra le architetture avveniristiche di MediaPark, nella sede prestigiosa della Photographische Sammlung. Oltre al prezioso reportage su Cagliari sono in mostra le sue foto di Sassari, Nuoro, Oristano, Iglesias, Porto Torres, Atzara, Aritzo, Dolianova, Villasor, Uta, Abbasanta, Santa Giusta, Codrongianus, Siliqua. All'inaugurazione, con i promotori, le autorità, gli ospiti tedeschi (e molte testate giornalistiche che hanno dato grande rilievo all'avvenimento), anche Giorgio Pellegrini che come assessore alla cultura del Comune di Cagliari si è molto impegnato per portare la mostra in città. Davanti all'ingresso, una gigantografia delle scalette di Santa Chiara.
Ha una cinquantina d'anni, Sander, quando arriva in Sardegna nel marzo del 1927 e la percorre in lungo e in largo per un mese, realizzando più di trecento immagini. Attento ai paesaggi, ai monumenti e ai costumi tradizionali dell'isola, Sander conoscerà anche il pittore Filippo Figari e il collezionista Luigi Cocco. «Nessun altro fotografo professionista del XX secolo», scrive nel catalogo Gabriele Conrath-Scholl, «ha dedicato alla Sardegna dell'epoca una documentazione tanto rigorosa ed esaustiva come quella di August Sander», attratto anch'egli, come gli altri illustri visitatori tedeschi che lo avevano preceduto, dall'aura barbarica dell'isola. «Uralt ist das Volkstum», antichissimo è il carattere nazionale, sottolinea estasiato Ludwig Mathar, che inizia ai misteri dell'isola l'amico August, testimone di uno scenario fisico ed etnografico allora unico in Europa.
Scrittore e giornalista, già autore di un libro di viaggi che inseriva Cagliari in una sorta di tardivo Grand Tour italiano, Mathar era tornato in Sardegna con l'intento di realizzare un volume dedicato all'isola, illustrato dalle immagini di Sander. Il libro non verrà mai pubblicato ma il diario sardo di Mathar, che avrebbe dovuto servire da base per il volume, è inserito nel Catalogo bilingue, edito da Schirmer Mosel di Monaco di Baviera, con testi di Gabriele Conrath-Scholl, Rajka Knipper, Albertus Mathar, Giorgio Pellegrini e con tutte le 335 tavole fotografiche del reportage, in gran parte inedite.
Stampe e negativi del grande fotografo tedesco sono custoditi oggi presso il Sander Archiv della Photographische Sammlung di Colonia, che ospita la mostra, e che l'11 maggio proporrà in anteprima la proiezione del film "August Sander - eine Reise nach Sardinien". Girato lo scorso settembre in Sardegna dal bavarese Reiner Holzemer, per il canale franco-tedesco ARTE e la Westdeutscher Rundfunk, segue le tracce lasciate dal fotografo nel suo viaggio di ottant'anni fa, in un confronto tra passato e presente lirico e di estremo interesse.
 

                                                   
 
  

Il tempo per cambiare

           Mi piace iniziare con questa bella riflessione di un amico P.V.

"…Ricordo una piccola chiesa nella Bassa Padana che con una certa frequenza ospitò il mio sostare, all’inizio del tempo che mi vide emigrante. Sconsacrata durante l’occupazione francese, era stata adibita a ospedaletto per le truppe napoleoniche. Sotto quelle volte dalla francescana semplicità sembrava ancora di udire il vociare dei feriti e l’andirivieni dei soccorsi. L’unico segno visibile che risaltava dallo sfondo di quelle antiche e spoglie mura era un crocefisso di altezza naturale. Diverse erano le domande che mi frullavano in testa: “Ma che senso ha portare la mia vita ai piedi di questo corpo inerme e tumefatto, sconfitto e disonorato”? “Accostarci alla croce non ci pone ai margini della società”? “E la nostra fragilità, paura, il più delle volte non ci pone a guardar da lontano, da un margine di sicurezza”?…

Una Riflessione...
Chi di noi non ha provato il dolore della malattia e della morte e spesso, disperato, distrutto da un lutto recente, annebbiato da una visione della vita e di un Dio che sembra volerci togliere le persone a noi più care ha invocato la morte come liberazione. Questi sentimenti li abbiamo provati tutti, ma se col tempo il dolore non è scomparso, molti di noi hanno accettato un disegno imperscrutabile a cui daremo risposta solo quando saremo liberi dai lacci che avvolgono la nostra materialità terrena.  Il senso della sofferenza non può essere spiegato, ma solo “trovato” cioè vissuto dall’interno ed un aspetto importante della condizione umana è proprio quello di ritrovarsi con altri che hanno vissuto la nostra stessa esperienza per cominciare a pensare non solo emotivamente.


Le Sue ferite, le nostre ferite.
Dicevo che il senso della sofferenza va “trovato” e capito “dall’interno. Cristo ha fatto questo: egli che avrebbe potuto predicare, narrare il dolore e la morte, ha “raccontato” la sua stessa vita. Prima di lui dolore e morte erano segno di un limite, di imperfezione e bagaglio umano creaturale. Con Lui abbiamo la certezza di essere compresi nella nostra angoscia, nello smarrimento, nello sconforto e nella tristezza. Lui le ha provate tutte, come noi, come un qualsiasi uomo, come una qualsiasi madre: l’abbandono, l’incomprensione, la derisione, la nudità. Noi madri, scarnificate, derelitte, offese, abbruttite potremo tornare a vivere e a sorridere perché la vicinanza “dell’uomo dei dolori” ci aiuterà a rivedere tutta la nostra vita, a comprendere la sofferenza degli altri, a dare la giusta importanza alla relatività delle cose. In questa condizione potremo avvicinarci a Cattolica con maggiore serenità e, siatene certi, saremo ascoltati. L’atteggiamento di chi spera è autenticità che richiama un dono ineffabile divino: quello della “provvidenza” che diviene carisma, luce e conforto. 

La speranza e la comunicazione.
Sperare vuol dire attendere il momento che , opportunamente, arriverà per ciascuno di noi. Sarà un segno di modeste dimensioni, che altri non noteranno, ma che per noi sarà denso di quel contenuto noto a noi soli e che ci abbaglierà come Paolo sulla strada di Damasco. Prepariamoci a questo evento, durante l’estate, e arriviamo a Cattolica non come gente che soffre di una malattia inguaribile, ma con lo spirito che si ritrova nella “Salvifici doloris” di Giovanni Paolo II° del 1984. Arriviamo per volere essere riscattati, con la spiritualità di chi non vuole vivere un  dolore alienante, ma nella prospettiva della salvezza e della risurrezione. Ricordiamo anche che la “comunicazione” con i nostri Cari esige “rispetto” verso coloro che potranno avvicinarci ad essa e verso i fratelli che , come noi, attendono una stilla di acqua benefica. Pensiamo ai nostri amati Figli che non conoscono più invidie, prevaricazioni, miserie e meschinità e chiediamo a loro stessi di venire a noi illuminandoci della loro Luce, abbracciandoci dell’aura benefica che li avvolge, facendosi riconoscere per la loro vicinanza.  Chiediamolo… e attendiamo … con carità e rispetto … per tutti.  E. C.

                                                     


*4 marzo 2011
CHIESA E SOCIETA'
Nuova evangelizzazione, i «lineamenta» del sinodo
La nuova evangelizzazione, alla quale è chiamata la Chiesa nel Terzo Millennio, dovrà operare anche una "critica degli stili di vita, delle strutture di pensiero e di valore, dei linguaggi costruiti per comunicare". Lo affermano i vescovi di tutto il mondo, i cui contributi sul tema sono stati raccolti nei Lineamenta pubblicati oggi dalla segreteria generale del prossimo Sinodo, che si terrà nell'ottobre 2012 sul tema, appunto, della Nuova Evangelizzazione.
 
Lo "scenario culturale di fondo" con cui i cristiani devono confrontarsi è quello di una "profonda secolarizzazione", che, si legge nel testo, "ha perso la capacità di ascoltare e comprendere il Vangelo come un messaggio vivo e vivificante" e immagina il mondo e l'umanità "senza riferimento alla trascendenza".
Nel testo, i vescovi sottolineano che "i discorsi diretti e forti contro Dio, la religione e il cristianesimo" sono diminuiti, ma proprio questo "tono dimesso" ha permesso alla secolarizzazione di "invadere la vita quotidiana delle persone e sviluppare una mentalità in cui Dio è di fatto assente, in tutto o in parte, dall'esistenza e dalla coscienza umana".
Il documento sollecita anche "un'autocritica del cristianesimo moderno, che deve sempre di nuovo imparare a comprendere se stesso a partire dalla proprie radici". L'"apologia della fede" può richiedere di "imparare un nuovo stile", "uno stile globale che abbraccia il pensiero e l'azione, i comportamenti personali come testimonianza pubblica, la vita interna delle nostre comunità e il loro slancio missionario".
Nel testo elaborato sulla base dei suggerimenti giunti  dalle Conferenze Episcopali e dai corrispondenti organi delle Chiese Orientali in comunione con Roma, è denunciata poi l'influenza che ha anche sui cristiani la "cultura mediatica e digitale" che favorisce una "profonda concentrazione egocentrica su di sè e sui soli bisogni individuali", la "perdita del valore oggettivo dell'esperienza della riflessione e del pensiero", ed una "progressiva alienazione della dimensione etica e politica della vita, che riduce l'alterità al ruolo funzionale di specchio e spettatore delle mie azioni".
"Il punto finale a cui possono condurre questi rischi - concludono i Lineamenta - è quello che viene chiamato cultura dell'effimero, dell'immediato, della appartenenza, ovvero una società incapace di memoria e di futuro".

DENUNCIARE INFEDELTA' E SCANDALI NELLE COMUNITA' CRISTIANE
La lotta intransigente di Benedetto XVI contro gli abusi sessuali compiuti da ecclesiastici è appoggiata e condivisa dagli Episcopati di tutto il mondo. È quanto emerge sempre dai Lineamenta. La Chiesa deve avere, si legge nel testo diffuso oggi, "il coraggio di denunciare le infedeltà e gli scandali che emergono nelle comunità cristiane, come segno e conseguenza di momenti di fatica e stanchezza" nel compito dell'annuncio evangelico. Il documento preparatorio dell'assemblea dei vescovi di tutto il mondo richiama "il coraggio di riconoscere le colpe; la capacità di continuare a testimoniare Gesù Cristo mentre raccontiamo il nostro continuo bisogno di essere salvati, sapendo che, come ci insegna l'apostolo Paolo, possiamo guardare le nostre debolezze perché in questo modo riconosciamo la potenza di Cristo che ci salva".
 
  
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* 3 marzo 2012
ANTICIPAZIONE
Il nuovo libro, Benedetto rilegge la Passione
Fra una settimana esatta uscirà in libreria l’attesissimo volume di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione (pp. 348, euro 20). Quasi come aperitivo a questo ghiotto appuntamento la Libreria editrice vaticana, d’intesa con Herder di Friburgo che ha curato l’edizione principe del volume, ha diffuso ieri tre parti del libro, di cui pubblichiamo ampi stralci in queste pagine. Da alcuni giorni sul sito dell’editore americano del volume, la Ignatius Press, è stato messo in rete l’intero indice. L’opera risulta strutturata in 9 capitoli più un epilogo.

Completano il volume anche un’introduzione scritta dal Papa, una bibliografia, un glossario e due indici (di riferimenti biblici e di nomi). I capitoli a loro volta sono suddivisi in più punti. Il primo capitolo tratta dell’ingresso a Gerusalemme e della purificazione del Tempio. Il secondo è dedicato al discorso escatologico di Gesù e si compone di tre parti: la distruzione del Tempio; i tempi dei Gentili e profezia e apocalisse. Il terzo capitolo è dedicato alla lavanda dei piedi ed è diviso in 5 parti: l’ora di Gesù; siete stati lavati; sacramento ed esempio: dono e missione: il nuovo comandamento; il mistero del traditore; due conversazioni con Pietro; lavanda dei piedi e confessione dei peccati. Il quarto capitolo «Preghiera sacerdotale di Gesù», è dedicato alla festa ebraica dell’espiazione come antecedente biblico della preghiera sacerdotale. Il quinto capitolo, come già visto, è su «L’ultima cena».

«Getsemani», il sesto capitolo, comprende: nell’Orto degli Ulivi; la preghiera di Gesù; la volontà di Gesù e la volontà del Padre; la preghiera di Gesù nel Giardino degli Ulivi e nella Lettera agli Ebrei. Il già citato settimo capitolo, su «Il processo a Gesù», si compone di: discussioni preliminari nel Sinedrio; Gesù davanti al Sinedrio e davanti a Pilato. L’ottavo capitolo approfondisce la «Crocifissione e sepoltura di Gesù». Il nono, «La risurrezione di Gesù dai morti», si divide in: che cosa significa la Risurrezione di Gesù?; i due tipi differenti di testimonianza della risurrezione (la tradizione confessionale); la morte di Gesù; la questione della tomba vuota; il terzo giorno; i testimoni (La tradizione narrativa). Le apparizioni di Gesù a Paolo; le apparizioni di Gesù agli evangelisti; la natura della risurrezione di Gesù e il suo significato storico. L’epilogo è infine titolato: «Gesù ascende al cielo – Siede alla destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria».

Il volume è il seguito del primo, Gesù di Nazaret, uscito nell’aprile 2007 e pubblicato in Italia da Rizzoli, dove in dieci capitoli Joseph Ratzinger aveva presentato la prima parte della vita di Cristo ribadendo che il Gesù dei Vangeli è quello storico. Anche il nuovo volume non è un atto di magistero; nel primo anzi lo stesso Pontefice aveva aveva scritto esplicitamente: «Ognuno è libero di contraddirmi».

Il primo testo ebbe una presentazione ufficiale nell’aula nuova del Sinodo, in Vaticano, a cui parteciparono il cardinale di Vienna Christoph Schönborn, il pastore valdese Daniele Garrone e il filosofo Massimo Cacciari.

Questa volta il libro, che uscirà in contemporanea inizialmente in 7 lingue (tedesco, italiano, inglese, spagnolo, francese, portoghese e polacco), sarà ufficialmente presentato a Roma giovedì 10 marzo alle 17, presso la sala stampa della Santa Sede. Interverranno questa volta il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi e Claudio Magris, docente di Letteratura tedesca all’università di Trieste.

Con questo libro, Benedetto XVI raggiunge quota tre in 5 anni di pontificato: oltre al primo e al secondo dedicati alla vita di Gesù, infatti, lo scorso novembre ha visto la luce anche il libro-intervista con il giornalista tedesco Peter Seewald, Luce del mondo. Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi (Lev), frutto di una settimana di colloqui avvenuti nel luglio 2009 a Castel Gandolfo. Senza contare poi, che, secondo quanto confermato da padre Federico Lombardi la scorsa estate, Benedetto XVI ha in cantiere la scrittura di una terza parte del «Gesù», dedicata ai cosiddetti Vangeli dell’infanzia.