Avvento - Padre Salvatore Usai ocd.


 

                             

              

               

         

                                                           In una notte tutta scura,

                                                           un vecchietto se ne andava

                                                           non aveva, no paura,

                                                           ma piangeva, ma tremava.

                                                           Era solo il vecchierello,

                                                           senza casa e focolar

                                                           ecco vide un focherello

                                                           da un camino sfavillar.

                                                           Vide intorno due bambine,
                                                           una mamma e una nonna,
                                                           un bel cane e due gattine
                                                           le dormivan sulla gonna.
                                                           Alla porta tutta chiusa
                                                           piano piano e gli bussò:

                                                           una bimba assai confusa
 

chi mai fosse domandò.
Il vecchietto, disse allora:
"Apri bimba in cortesia
fa ch'io goda almeno un'ora
nella casa dolce e pia.
Da vent'anni più non poso

presso un caldo focolar,

da vent'anni più non oso
il mio cuore riscaldar.

La fanciulla aprì la porta,
il vecchietto entrò un cucina:
una sedia gli fu porta
dalla provvida mammina;
si sedette il vecchierello
e le lacrime asciugava

là, accanto al focherello,
tutto il cuor gli si scaldava.
Fu così che il vecchiarello
la sua storia raccontava:

con gli occhietti fissi intenti
ogni bimbo l'ascoltava,
a sua madre e ai ceppi ardenti
con amor si avvicinava.
"Anch'io avevo una mamma
lo lasciai per la fortuna,
ho lavorato
sotto il sole e con la luna.
Dopo tanto tempo
alla casa ritornai
ma la porta tutta chiusa
la mia mamma più non trovai.

Era stata tanto tempo sulla porta ad aspettare
poi la misera era morta,
non vedendomi tornar".
La fanciulla disse allora:

 

"riscaldatevi così
tanto a noi non costa nulla!
Se vi piace state qui!

Avevamo un giorno il nonno
che era vecchio come voi
poi l'ha preso un grande sonno
e ha lasciato tutti noi.
Era sempre qui seduto,
vero mamma? Al focolar
ora voi siete venuto il suo posto a occupar".
Il vecchietto, alla fanciulla: "oh, bimba, sei gentil

come il sole dell'aurora
come un fiore dell'april.
Per quest'ora di dolcezza
ti do l'oro che ho trovato,
ti do tutta la ricchezza

 

per la gioia che mi ha dato.
Il vecchietto alla fanciulla
diè una borsa piena d'or:
quel cantuccio ch'era un nulla
ben valeva un gran tesor!

 
Questa e’ una poesia che ho sempre sentito a casa mia,
dalle mie zie, nel giorno di Natale...
una poesia di una volta....
ma riempie il mio cuore di sensazioni bellissime,
di speranza, di fede...

di buoni sentimenti..

 

 

L’AVVENTO
 
Si chiama AVVENTO il periodo di attesa e di preparazione al Natale, alla nascita di Gesù. Comincia la quarta domenica prima di Natale e segna anche l'inizio dell'anno liturgico. Il simbolo principale di questo periodo è la LUCE, la luce che ci separa dall'oscurità di una vita senza Cristo.
 

          

Questo periodo è chiamato AVVENTO, dalla parola latina "ADVENTUS" che indica il termine "venuta", "arrivato", quindi "l'arrivo o la venuta del Salvatore" . I poeti latini hanno parlato dell'"arrivo del giorno", indicando con questa frase che per la vita di  noi cristiani l'arrivo di Gesù Salvatore è l'inizio di un giorno nuovo.

  

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Il periodo dell'Avvento nella Liturgia della Parola si svolge
in 4 domeniche e le letture del Vangelo hanno nelle singole
domeniche una loro caratteristica propria: si riferiscono alla
venuta del Signore alla fine dei tempi (I domenica),
a Giovanni Battista (Il e III domenica); agli antefatti
immediati della nascita del Signore (IV domenica). 

La liturgia dell'Avvento comporta una parte di penitenza,
contraddistinta dal colore liturgico viola, ma domina
l'attesa piena di gioia.

 

un simbolo che caratterizza la liturgia dell''Avvento sono le candele,
ogni domenica, infatti si accende un cero ed ogni cero
ha un suo significato: il cero dei profeti, quello di Betlemme,
quello dei pastori e quello degli angeli.
Arrivati alla quarta domenica con 4 candele accese, che
formeranno la Corona dell'Avvento, con l'accensione
dell'ultima candela, è arrivato il periodo di Natale.

....piccola riflessione....
 
Avvento, tempo di attesa, momento di conversione, periodo di preparazione.
Anche quest'anno le nostre città si stanno riempiendo di luci colorate,
di addobbi, di musica...sembra che si stiano preparando per un evento
importantissimo, e Dio non voglia che questo evento sia "come spogliare
gli italiani dalle tredicesime"! Dio si è fatto povero ed ha scelto di nascere
in una mangiatoia per animali, e noi ci diamo da fare per coprirci di regali
spesso inutili o superflui, di vestiti, di leccornie, di ori....Dio ha aperto le
sue mani a tutti, ma proprio a tutti gli uomini, e noi chiudiamo il nostro
cuore e le porte delle nostre case a coloro che mendicano anche solo
un sorriso...Dio ha preso la nostra carne e si è fatto uomo,
e noi non lo degniamo di uno sguardo!
Ma che Natale sarà questo del 2009?
Ancora panettoni, cene, regali? MA NON E' QUESTO CHE VUOLE IL SIGNORE!!!
Proviamo a spogliarci un po' di tutta la zavorra che ci portiamo dietro,
dei nostri denari, dei nostri beni, del nostro cuore indurito...
proviamo a guardare l'altro con Amore e non più con superbia...
proviamo ad accogliere nella nostra casa coloro che casa e riparo non hanno...
forse il Natale sarà diverso, più povero
esterirormente, ma il nostro cuore scoppierà di gioia, le
nostre mani non potranno contenere tutti i beni che Gesù ci elargirà,
la nostra casa finalmente sarà un luogo di gioia e di accoglienza!
Buon Avvento...in cammino incontro al Signore che viene,
perché Lui ci sarà, ma noi? Avremo tempo per essere puntuali all'appuntamento?


 


 

                         


RIFLESSIONI  SULLA  QUARESIMA DI……

Una persona della nostra Parrocchia S. Bambino di Praga …….. ha inviato questa riflessione contenente un invito a vivere la Quaresima come periodo di purificazione. Ribadisce più volte, nel suo scritto, la necessità di convertirsi e credere al vangelo e suggerisce un cammino spirituale da iniziare senza indugio, in attesa della Pasqua.
 
La Quaresima è un periodo di purificazione e di riflessione prima della Pasqua. In questo periodo Gesù ci invita ad un cambiamento del cuore; per operare questo cambiamento dobbiamo fare silenzio e rientrare in noi stessi.
Rientrare in noi stessi non è facile poiché viviamo in un mondo che ci stordisce con suoni e voci inutili, nel vano tentativo di riempire il vuoto che c’è dentro di noi.
Per questo motivo Cristo ci invita ad entrare nel deserto per riflettere sulla nostra vita e scoprire quali sono gli ostacoli che ci impediscono di essere veramente felici
Il cammino della Quaresima è un invito a guardare dentro noi stessi, a prendere coscienza di tutto ciò che ci allontana dall’amore di Dio, poiché abbiamo sostituito Dio nel nostro cuore con altri idoli: il denaro, il potere, il sesso, il lusso sfrenato, la corruzione. Idoli per i quali siamo disposti a perdere tutto anche il nostro bene più prezioso: la vita eterna.
Nel vangelo di Marco Gesù grida al popolo di Galilea: convertitevi e credete al vangelo! “Convertitevi” è un invito alla purificazione cioè a lasciare cadere dal nostro cuore, dalla nostra mente e dalla nostra vita tutto ciò che ci impedisce di camminare verso il Padre, verso il Regno, verso l’eterna felicità.

Questo cammino però non è facile perché, essendo un cammino di perfezione, è irto di ostacoli, di cadute, di ripensamenti e di tentazioni. Il male escogita ogni mezzo per poter distrarre l’uomo, per attrarlo a sè e farlo deviare dalla giusta via; lo abbaglia sventolando, davanti ai suoi occhi ogni sorta di vanità, di onnipotenza e di falsa felicità  Oppure lo spaventa con la paura della morte, della malattia, della sofferenza e lo incita a godere di questa breve vita anche con l’inganno, il sopruso, la violenza e la sopraffazione  del più debole, coinvolgendolo in una spirale che lo porta a scendere sempre più in basso.
Ma la preghiera continua, la preghiera del cuore ci viene in aiuto, dissipa la nebbia dell’inganno e ci mostra la verità.
La parola del Vangelo ci esorta: “… considerate perfetta letizia, quando subìte ogni sorta di prova, sapendo che la vostra fede messa alla prova produce PAZIENZA. La PAZIENZA completa l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri senza mancare di nulla.” (dalla lettera di S. Giacomo apostolo.)
Il Signore Gesù vuole salvarci tutti, vuole addirittura santificarci per farci godere appieno le gioie del Paradiso. L’unica condizione è che noi lasciamo i nostri pesi, i nostri difetti per essere perfetti, per essere più somiglianti al Padre suo che è perfetto.
Ogni prova che noi accettiamo e superiamo è un passo verso la perfezione e, nello stesso tempo, il metro di misura del nostro cammino spirituale. Nelle prove ci fa capire su che cosa dobbiamo ancora lavorare, modellare, rinunciare, per camminare verso la perfezione. Allora si capisce che le prove devono essere accettate come un segno dell’attenzione e delle cure che Dio ha per noi e non come un segno di abbandono e di crudeltà.
Come una madre affettuosa si scioglie dall’abbraccio del suo bambino per insegnargli a camminare, così Dio permette che l’uomo cada e soffra durante le prove della vita, per fargli raggiungere una meta di perfezione.  E, come la madre non può sostituirsi al figlio in questo cammino di crescita, così Dio non può sostituirsi all’uomo nel suo cammino di salvezza. La madre (Dio) può sorreggerlo, infondergli fiducia (con la lettura della Parola), ma non può sostituirsi a lui: è il bambino che deve agire, fidarsi dell’amore della madre e fare il passo decisivo. Dio non può salvarci senza il contributo della nostra volontà.
Ma Gesù ci esorta esorta ancora: credete al vangelo! Cioè meditate la parola che ci infonderà fiducia nell’amore del Padre; Lui ci darà coraggio e forza nel momento della sofferenza e del dolore, ci aiuterà ad abbandonarci nelle sue braccia quando sarà troppo difficile fare  la sua volontà.
Una volontà a volte dura da comprendere ma, sicuramente, una volontà di infinito amore che ha, come meta finale, il nostro sommo Bene.
La Chiesa in questo particolare periodo ci offre vari strumenti affinché il cammino quaresimale porti i suoi frutti di salvezza:
  1. Confessione – rinuncia al peccato e ritorno a Dio.
  2. Eucarestia – nutrimento dell’anima.
  3. La preghiera del cuore – forza per combattere il male che ci tenta continuamente.
  4. L’Adorazione eucaristica – ricerca dell’aiuto di Dio per vincere le tentazioni e superare le debolezze e le fragilità della nostra natura umana.
  5. Pratica della Via Crucis – la Chiesa ci mostra Gesù sofferente che abbraccia le nostre croci, paga per i nostri misfatti, muore in croce per ridare a noi la vita eterna.
  6. Invito alla Carità – esortazione all’umiltà ed alla Carità perché il vero amore si realizza in due direzioni: una verso l’alto, ovvero verso Dio ed una verso il basso, avvero verso i nostro prossimo.
     
                                                 * Carissima, grazie infinite del tuo prezioso contributo 
 

Esercizi per tutti, credenti e non
 Un periodo di maggior «semplicità» può rappresentare
un momento di umanizzazione che nessuno dovrebbe rifiutare,
nella nostra società del culto dell’io
DI  ENZO  BIANCHI
È tornato il tempo della quaresima, quaranta giorni che i cristiani dovrebbero vivere come 'tempo particolare', tempo favorevole, tempo di ritorno al Signore. San Benedetto, nella sua Regola, scrive che tutta la vita del monaco dovrebbe essere una grande quaresima: tutta la vita dovrebbe cioè essere impegnata nella conversione, ma in realtà, sia per i monaci sia per i comuni cristiani, resta quasi impossibile vivere costantemente nell’esercizio di questa tensione spirituale. La conversione non è mai un evento avvenuto una volta per sempre, ma è un dinamismo che dobbiamo rinnovare a ogni età, in ogni stagione, ogni giorno della nostra esistenza. Sì, perché noi allentiamo le forze, ci stanchiamo, siamo preda dello smarrimento e della consapevolezza della nostra debolezza, siamo abitati da pulsioni che ci fanno cadere e contraddicono il nostro cammino verso il Signore. Non siamo capaci di vivere sempre un’esistenza pasquale: l’incostanza, l’abitudine, la routine ce lo impediscono. Ecco allora il tempo propizio della quaresima, tempo di 'esercizi cristiani', tempo in cui intensifichiamo alcune azioni e riprendiamo alcuni atteggiamenti che, ripetuti con particolare attenzione e forza, ci permettono di sviluppare, confermare e accrescere le nostre risposte alle esigenze della sequela cristiana. È vero che la quaresima è, o meglio dovrebbe essere, vissuta dai cristiani, ma resto sempre convinto che ciò che è autenticamente cristiano è anche autenticamente umano e quindi riguarda tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla loro fede. A molti questa osservazione parrà starna, ma in realtà, proprio perché anche i non credenti hanno una vita interiore, sono capaci di una vita umanizzante e la cercano, anche a loro il tempo della quaresima può dire qualcosa. A volte sono sorpreso di come ci si interessa e quasi si vorrebbe partecipare al ramadan dei musulmani, mentre non ci si interessa ma anzi si prova fastidio al solo sentir menzionare la quaresima dei cristiani. Dipende forse, anche in questo caso, dall’incapacità dei cristiani a comunicare il senso del loro vissuto di fede? Eppure le istanze che presiedono alla quaresima sono a servizio dell’uomo, sono un aiuto affinché l’uomo faccia della propria vita un’opera d’arte. Molte volte su queste colonne ho meditato sulla quaresima, mettendo in evidenza innanzitutto le esigenze della preghiera e del digiuno, ma ora vorrei soffermarmi su altri 'esercizi', a cominciare da quello del ritorno all’essenziale nella vita umana: si tratta di ritrovare la libertà attraverso il distacco da molte cose che non sono necessarie ma anzi si rivelano ingombranti per la nostra vita, come l’edera che soffoca le piante o i licheni che sgretolano le rocce. La quaresima può essere un tempo eversivo in cui si semplifica la propria vita: in una società come la nostra, in cui prevale il culto dell’io, decentrarsi nel quotidiano dei rapporti con gli altri e con le cose, spogliarsi delle nostre maschere, rompere la crosta che chiude il nostro cuore è un esercizio di umanizzazione che nessuno dovrebbe rifiutare.
  Inerente a questo, vi è anche un esercizio di autenticità, di verità su se stessi. Siamo in una società in cui conta ciò che si vede, ciò che appare, una società che guarda più agli obiettivi da perseguire che allo stile e ai mezzi impiegati per raggiungerli. Diventa allora necessario porsi una domanda: perché facciamo certe cose, soprattutto perché compiamo azioni ritenute buone? Per essere visti, per raccogliere consensi, per ricevere applausi? Per noi cristiani sovente in quaresima risuonano le parole di Gesù: «Il Padre vostro vede nel segreto ... Non fate come quelli che ostentano comportamenti devoti ... Non imitate gli ipocriti ... Non chiedete agli altri ciò che voi non fate ... Non imponete agli altri pesi che voi non muovete neppure con un dito...». Ma questi ammonimenti non riguardano forse tutti? Non sono parole ricche di insegnamento e di sapienza umana?
  Infine credo possa giovare a tutti meditare il messaggio di Benedetto XVI per questa quaresima, messaggio che va colto in profondità per non essere stravolto. Il papa invita i cristiani alla pratica dell’elemosina, termine oggi non amato, ma che in realtà significa innanzitutto condivisione: condivisione dei beni di cui gli uomini non sono mai pieni proprietari ma solo amministratori, condivisione dei beni per non essere alienati dal denaro e dal possesso, condivisione dei beni come solidarietà, carità verso chi ne è sprovvisto e si trova nel bisogno. Chi potrebbe affermare che questo messaggio è privo di interesse per chi non è cristiano? Ma, ricorda il messaggio del papa, anche questa azione buona e doverosa dev’essere non ostentata, non fatta per farsi vedere e, ancor meno, per ottenerne qualcosa in cambio. È la pratica del dono gratuito che viene incoraggiata, questo atto così essenziale all’umanizzazione, così eloquente in vista della comunicazione dello scambio, della relazione, della comunione. Gesù ha detto che c’è più gioia nel dare che nel ricevere e questo resta vero, ma colui che dà, di fatto riceve qualcosa nell’atto stesso del dare ed è aiutato ad accettare a sua volta altri doni, in altre forme, con altre modalità.
  Dare e ricevere è il primo modo in cui la comunicazione diventa amorosa, è l’inizio dell’amore in ogni relazione. Sì, il tempo della quaresima e le sue 'pratiche' non alzano un muro tra cristiani e non cristiani, ma anzi potrebbero offrire un invito a imboccare una direzione condivisa: conosco famiglie in cui solo uno dei coniugi è credente e praticante ma in cui entrambi decidono di intraprendere insieme durante la quaresima alcuni 'esercizi' in vista dell’autenticità dei rapporti, della semplificazione della vita, dell’atteggiamento verso gli altri...
  Anche questa convergenza può contribuire a una umanizzazione personale e familiare, recando grande beneficio a tutti: occorre coraggio, certo, ma i credenti – certi che Dio vede nel segreto dei cuori – osino chiedere a chi credente non è di percorrere insieme vie di umanesimo ritrovato, per una migliore qualità della vita.
 «Se oggi sembra contare solo ciò che si vede, diventa necessario chiedersi perché compiamo azioni ritenute buone: per essere visti?»
 

 
***   Racconti di vita ( di d. Paolo Curtaz )

Colloquio di mercoledì scorso, dopo una delle celebrazioni delle ceneri in una mia microscopica parrocchia; protagonista una signora trentacinquenne, in vacanza qualche giorno per disintossicarsi dallo smog; tema: la fatica del credere, come la Parola sentita alla domenica resta dimenticata fino alla domenica successiva. Conclusione della signora: “Manca come un centro, un punto attorno a cui organizzare tutto il resto”. Benvenuti nel terzo millennio dell’era cristiana, tempo in cui non si ha più tempo, tempo nel quale è frantumato, polverizzato in mille inquietudini. Benvenuti nel tempo in cui essere cristiani come nei primi secoli richiede l’eroismo e il martirio, tempo in cui essere sale e luce è avventura entusiasmante e difficile benvenuti in quaresima, palestra che ci diamo una volta all’anno, esercizio per ritrovare l’unità, tempo di deserto. Anche Gesù ha voluto fare l’esperienza del deserto per scegliere come vivere, per far ordine intorno alle sue scelte. Gesù nel deserto sceglie che tipo di Messia vuole essere , come esercitare la sua missione , come assolvere il suo compito. Ed esclude il pane , cioè la visione che esaurisce la vita nella materialità, esclude il potere e il dominio, proposta sempre attuale nel nostro quotidiano , e rifiuta una visione magica di Dio. Ecco allora questi quaranta giorni di revisione, di rettifica,  di essenzialità per ritrovare il senso di ciò che stiamo facendo. Mercoledì abbiamo iniziato il cammino con un gesto simpaticamente tragico: l’imposizione delle ceneri con il monito “Guarda che sei solo polvere”. Basterebbe questa semplice considerazione: “siamo polvere” a guarire il delirio di onnipotenza che , talora, prende la nostra umanità. Ma siamo “polvere” che Dio illumina e trasfigura, accende e rende capolavoro e meraviglia…




Quaresima: una riflessione "giovane"

Dopo un anno è ritornato il tempo della Quaresima e io mi sento in dovere di farvi delle esortazioni. Anche voi infatti siete debitori verso Dio di azioni adeguate al tempo che state vivendo, azioni che possano giovare a voi, non a Dio. Il cristiano anche negli altri tempi dell'anno deve essere fervoroso nelle preghiere, nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia questo tempo solenne deve stimolare anche coloro che negli altri giorni sono pigri in queste cose. Ma anche quelli che negli altri giorni sono solleciti nel fare queste opere buone, ora le debbono compiere con più fervore. La vita che trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà ed è simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore, il quale ha sofferto morendo per noi una volta per sempre, sembra che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti ciò che è stato fatto una sola volta per sempre, perché la nostra vita si rinnovasse, lo si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla memoria.
Così Sant’Agostino in un suo sermone esorta i fedeli del suo tempo e i lettori di oggi a voler puntare sulla Quaresima con determinazione e fiducia, con speranza e umiltà. Come fare questo? Non è un po’ antico come discorso? Facciamo risuonare allora l’invito alla conversione del “Mercoledì delle Ceneri”: Convertiti e credi al Vangelo!
E’ tempo di  Quaresima ed è tempo di prepararsi all’evento centrale del cristianesimo: la Pasqua! Prepararsi sì, come quando lo si fa per una festa di 18 anni o per il primo appuntamento. Insomma bisogna metterci la stessa passione e dedizione, cura e desiderio, chiaramente in questo caso moltiplicando tutto per Dio; dunque una bella occasione fatta di quaranta giorni intensi da vivere puntando sulla preghiera, sul digiuno e sulle opere buone. Difficile? Certo non facile, ma perché non credere che sia “felice”? Si tratta di accogliere questo tempo liturgico come un dono, di sceglierlo come impegno personale o comunitario, di mettersi in gioco. Solo sperimentando si potrà dire se la nostra Pasqua sarà di Resurrezione, e ai giovani la voglia di provare non manca di certo.
Questo tempo possiamo vederlo allora come una specie di palestra dell’anima (ma anche del corpo) per esercitarsi verso un’esperienza di vita sempre più aderente al Vangelo e quindi autentica e piena. Da dove partire? Quali attrezzi usare? Il programma è tracciato e le letture della Domenica sicuramente sono il punto di partenza. Partiamo dalla preghiera. Direte: “Ma io già prego”, che devo fare di più? Beh! Anche il “giovane ricco” del Vangelo aveva la risposta pronta, ma non il coraggio di lasciare tutto. Forse alla preghiera usuale si può aggiungere qualcosa, magari dandosi un ritmo più costante, dedicando più tempo. Qualcuno potrebbe scegliere di partecipare ogni giorno alla Messa, un altro di essere costante nella preghiera delle Lodi e dei Vespri, altri potrebbero “puntare” sul Rosario, altri ancora su una preghiera a partire dalla lettura del Vangelo, dei Padri della Chiesa, delle vite dei Santi, degli scritti dei Pontefici.
Quando si parla di digiuno o di astinenza si rischia di cadere nell’eccessivo e poco fruttuoso devozionalismo legato al non mangiare carne il venerdì e al digiuno il “Mercoledì delle Ceneri” e il “Venerdì Santo”. Non che tutto ciò non debba essere rispettato o tenuto in considerazione, ma si tratta di farlo con intelligenza e cuore libero. Il rischio è che diventi un cappio che nulla ha a che fare con la Quaresima, che ci vuole disponibili e liberi. Che senso avrebbe digiunare nei giorni stabiliti e mangiare l’inverosimile il giorno prima o dopo? E per chi non mangia carne quasi mai per gusto, che sacrificio sarebbe non farlo il venerdì? E se anche fosse un sacrificio e in compenso mangiasse il miglior e più costo pesce del mercato? Il digiuno o l’astinenza dovrebbero partire dalla riflessione sulla Parola di Dio e dal cuore, puntando verso qualcosa che davvero ci rende schiavi. Pensiamo a quale digiuno significativo potrebbe essere limitare l’uso del cellulare, della sigaretta, dell’alcool, delle “parolacce”, del computer, dell’i-pod, della play station, della televisione,ecc. E tutto ciò non per se stessi, ma offrendo a Dio ogni cosa.
Infine il programma relativo alle opere buone, cioè la carità, l’amore. Anche qui si potrebbe avere la coscienza pulita apparentemente da qualche versamento economico per le missioni, una monetina in più data al semaforo, un po’ di commozione davanti a terribili scene viste in televisione. Si può partire da qui, ma la meta è il coinvolgimento totale e il tempo che si spende per l’amore. Dare soldi è fin troppo facile, soprattutto il superfluo, ma mettere in gioco se stessi per la solidarietà, togliendo del tempo ad altro, questo sì che è il banco di prova. Certo non tutti possono fare volontariato o i missionari, ma tutti però abbiamo accanto almeno una persona che può aver necessità di cure, di attenzioni, di un sorriso costante, di una parola buona. La carità può cominciare a casa nostra, sul pianerottolo, per strada, a scuola, all’università, al lavoro, con gli amici.
       
                                                                                          -  Pier Paolo Usai
 
 


 
IV Domenica di Quaresima - Domenica " Laetare " - Mezza Quaresima
    

 

 

Sarà con gioia che ti contemplerò l’ultimo giorno mentre reggi lo scettro della Croce. Poiché ti sei degnato di darmi in sorte questa Croce tanto preziosa, spero di rassomigliarti nel Cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della tua Passione!

                                                                                                                     - Santa Teresa di Lisieux
 


 
 “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà”.
In questa frase, Gesù chiama servi i suoi discepoli, perché essi sono chiamati ad essere disposti a tutto, per Lui. Anche a costo di perdere la vita, per Lui.  Servirlo, perché dove c’è Lui, ci anche noi. Qui Gesù usa il termine di servo. Ancora un poco e si rivolgerà ai suoi discepoli  chiamandoli amici e poi figlioli. Più il discepolo entra in comunione con Lui e più Gesù è presente nella sua vita.
 


 


 

























Gesù a tutti, diceva:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me,
rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni
giorno e mi segua» (Luca 9,23).
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete al vangelo» ( Marco 1,15).